Ministero della solidarietà sociale

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Ministero della solidarietà sociale
Ministero Lavoro via Fornovo.jpg
la sede del ministero, foto del 2016
StatoItalia Italia
TipoMinistero
Istituito1987 come Dipartimento per gli affari sociali, 2006 come Ministero
daGoverno Goria
Soppresso2008
daGoverno Berlusconi IV
SuccessoreMinistero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
SedeRoma
IndirizzoVia Fornovo, 8

Il Ministero della solidarietà sociale era un dicastero del Governo italiano istituito nel 2006 per scorporo dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Nel 2008 è stato accorpato, insieme a quest'ultimo dicastero e al Ministero della salute, nel nuovo Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

Il dicastero aveva la sua sede in Via Fornovo n. 8, Roma.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L'antesignano del Ministero è rappresentato dal Dipartimento per gli affari sociali nato nel 1987 nel Governo Goria. Il Dipartimento costituito presso la Presidenza del Consiglio era retto da un Ministro senza portafoglio.

Nel 1994 il Governo Berlusconi I introduce una cambiamento di denominazione, ribattezzando la struttura in Dipartimento per la famiglia e solidarietà sociale.

Nel 1996, con il Governo Prodi I, diventa Dipartimento per la solidarietà sociale.

Nel 1999, la riforma Bassanini provvede ad accorpare il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, il Ministero della sanità e il predetto Dipartimento in un dicastero di nuova istituzione, il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. La riforma sarebbe divenuta operativa nel 2001; il Governo Berlusconi II, tuttavia, mantiene l'autonomia del ministero della sanità (con la nuova denominazione di Ministero della salute) e accorpando soltanto il Ministero del lavoro e della previdenza sociale con il Dipartimento per la solidarietà sociale, costituendo in tal modo il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Nel 2006, il Governo Prodi II provvede ad un ulteriore scorporo, da un lato ripristinando il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e dall'altro costituendo il Ministero della solidarietà sociale, che, al contrario di quanto previsto nella previgente struttura organizzativa, si configura non già come dipartimento, bensì come ministero.

Nel 2008, il governo Berlusconi IV dà seguito alle previsioni già a suo tempo disposte dalla riforma Bassanini (reintrodotte dalla legge 244/2007, finanziaria per il 2008), salvo, un anno dopo, ricostituire l'autonomia del Ministero della salute. Le competenze del Dipartimento prima e poi del Ministero della solidarietà sociale sono dunque attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Competenze[modifica | modifica wikitesto]

Esso esercitava funzioni in materia di politiche sociali e di assistenza e assolveva ai compiti di vigilanza dei flussi di entrata dei lavoratori esteri non comunitari e neo comunitari; ai compiti di coordinamento delle politiche per l'integrazione degli stranieri immigrati; ai compiti in materia di politiche antidroga già attribuite alla Presidenza del Consiglio dei ministri insieme alla gestione e alle risorse finanziarie dell'Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze; alle funzioni in materia di Servizio Civile Nazionale.

L'unica figura a ricoprire formalmente la carica di "Ministro della solidarietà sociale" nella storia della Repubblica, dal 2006 al 2008, è stato Paolo Ferrero.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero della Solidarietà Sociale era organizzato secondo 7 Direzioni Generali (D.G.):

  • D.G. della comunicazione.
  • D.G. per l'inclusione, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese (CSR).
  • D.G. per la gestione del fondo nazionale per le politiche sociali e monitoraggio della spesa sociale.
  • D.G. dell'immigrazione.
  • D.G. per il volontariato, l'associazionismo e le formazioni sociali.
  • D.G. per le politiche sulle dipendenze.
  • Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito istituzionale