Filippo Bubbico

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Filippo Bubbico
Συναντήσεις του ΑΝΥΠΕΞ Ν. Ξυδάκη στη Ρώμη (10.03.2016) (25585064551).jpg

Viceministro dell'Interno
Durata mandato 3 maggio 2013 –
3 ottobre 2017
Presidente Enrico Letta
Matteo Renzi
Paolo Gentiloni
Predecessore Carlo De Stefano (sottosegretario)

Presidente della Regione Basilicata
Durata mandato 16 aprile 2000 –
3 aprile 2005
Predecessore Angelo Raffaele Dinardo
Successore Vito De Filippo

Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico
Durata mandato 17 maggio 2006 –
5 maggio 2008
Predecessore Giuseppe Galati
Successore Adolfo Urso

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature - XV (Fino al 25/10/2006)

- XVI

- XVII

Gruppo
parlamentare
XV:

L'Ulivo

XVI:

Partito Democratico (XVI, XVII 2013-2017)
Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista (XVII dal 28/02/2017)

Coalizione XV:

L'Unione

XVI:

PD-IdV

XVII:

Italia. Bene Comune

Circoscrizione Regione Basilicata
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico MDP (Dal 2017)
In precedenza:
PCI (Fino al 1991)
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
PD (2007-2017)
Professione Architetto

Filippo Bubbico (Montescaglioso, 26 febbraio 1954) è un politico e architetto italiano, è stato Viceministro dell'Interno sotto il Ministro Angelino Alfano nel Governo Letta e riconfermato nel Governo Renzi e nel Governo Gentiloni sotto Marco Minniti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in architettura a Roma nel 1979, l'anno seguente venne eletto sindaco del suo paese(Montescaglioso) e dal 1985 entrò per la prima volta nel Consiglio Regionale della Basilicata; nel 1987 si dimise tuttavia da quest'incarico per diventare segretario provinciale del Partito Comunista Italiano a Matera.

La politica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1991 aderisce dapprima al Partito Democratico della Sinistra e poi ai Democratici di Sinistra. Nel 1995 diventa per la seconda volta consigliere regionale e Vice Presidente della Giunta Regionale ricoprendo, inoltre, l'incarico di assessore alla Sanità e all'Ambiente ed in seguito quello di presidente della regione Basilicata dal 2000 al 2005, alla guida di una coalizione di centrosinistra ottenendo il 63,1% dei consensi contro il 35,1% di Nicola Pagliuca candidato del centrodestra e lo 0,8% di Maurizio Bolognetti candidato della Lista Bonino Pannella.

Eletto in Basilicata al Senato dopo le elezioni politiche del 2006 in rappresentanza dell'Ulivo, il 18 maggio del 2006 è stato nominato Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico nel secondo governo Prodi.

Il 25 ottobre 2006 si dimette da senatore e viene sostituito da Salvatore Adduce.

L'anno seguente si candida alle primarie del Partito Democratico nel collegio di Pisticci con una lista a sostegno di Walter Veltroni.

Nelle elezioni del 2008 viene eletto senatore nel Partito Democratico. Al Senato, è componente della commissione permanente per l'industria, il commercio e il turismo.

Nel dicembre 2012, alle primarie del PD della provincia di Matera, indette per eleggere i candidati del partito al Parlamento italiano in vista delle elezioni politiche italiane del 2013, ha ottenuto il primo posto tra i vari candidati con 5.144 preferenze[1], è quindi candidato del PD al parlamento italiano alle elezioni 2013. Il 25 febbraio 2013 viene rieletto senatore.

Il 30 marzo 2013, in quanto presidente della commissione senatoriale permanente, viene invitato dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano a far parte del gruppo ristretto che si occuperà di preparare iniziative di leggi nel campo economico e sociale[2].

Il 2 maggio 2013 viene nominato Viceministro dell'Interno sotto il Ministro Angelino Alfano nel Governo Letta.

Il 28 febbraio 2014 viene nominato Viceministro dell'Interno del Governo Renzi.

Nel 2017 lascia il PD e aderisce ad Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Processo Panio[modifica | modifica wikitesto]

In data 15 ottobre del 2001 il dottor Giuseppe Panio, all'epoca direttore dell'Asl di Venosa, denuncia la giunta Bubbico per averlo sollevato dall'incarico (dalla stessa giunta precedentemente conferito) in seguito alla sua decisione di licenziare un medico che si era fatto operare in un'altra struttura sanitaria rispetto a quella di appartenenza. In seguito a ciò la Procura di Potenza apre un'inchiesta che vede indagati Bubbico e tutta la sua giunta per concorso in abuso d'ufficio.

Il 29 giugno 2004 il sostituto procuratore Felicia Genovese chiede l'archiviazione del caso. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Potenza, tuttavia, nega l'archiviazione e dispone ulteriori indagini.

All'inizio del 2006 il procuratore di Potenza Giuseppe Galante, nuovo responsabile delle indagini, chiede nuovamente l'archiviazione del caso. Il Giudice per le Indagini Preliminari Alberto Iannuzzi, tuttavia, nega l'archiviazione e dispone l'archiviazione coatta degli imputati.

Nel giugno del 2006, pertanto, Bubbico e la sua giunta sono rinviati a giudizio con l'accusa di concorso in abuso d'ufficio.

Il 4 marzo 2008 il Tribunale di Potenza assolve tutti gli imputati dalle accuse a loro contestate perché "il fatto non sussiste". La procura ricorre in appello.

Il 18 ottobre 2009 la Corte d'Appello di Potenza assolve nuovamente tutti gli imputati perché "il fatto non sussiste".

Non essendo state presentate impugnazioni davanti alla Corte di Cassazione, la sentenza passa in giudicato.

Inchiesta Toghe Lucane[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2007 Bubbico viene indagato dalla Procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta "Toghe Lucane", guidata dal sostituto procuratore Luigi de Magistris. Le accuse sono di associazione a delinquere, abuso d'ufficio e truffa aggravata finalizzata ad ottenere finanziamenti pubblici.

Il 23 luglio 2008 il Consiglio Superiore della Magistratura trasferisce De Magistris dalla Procura di Catanzaro al Tribunale di Napoli, dove è nominato giudice. In seguito a ciò l'inchiesta viene affidata al sostituto procuratore Vincenzo Capomolla.

Il 1º luglio 2009 Capomolla chiede l'archiviazione del caso. Alcune parti offese (in particolare Giuseppe Galante, Alberto Iannuzzi, Michele Zito e Nicola Picenna) tuttavia, si oppongono all'archiviazione.

Il 20 marzo 2011 il Giudice per l'Udienza Preliminare del Tribunale di Catanzaro Maria Rosa di Girolamo decreta l'archiviazione del caso, in quanto il quadro accusatorio sarebbe «lacunoso» e tale da non presentare elementi «di per sè idonei» a esercitare l'azione penale. Bubbico e gli altri imputati vengono quindi prosciolti dalle accuse loro contestate.

La nomina del consulente[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2009 Bubbico viene indagato per abuso d'ufficio dalla Procura di Potenza: l'accusa riguarda l'assunzione dell'avvocato Paolo Albano come consulente del Consiglio Regionale avvenuta nel 2005 nell'ambito della riforma del Consiglio Regionale stesso. Tale consulenza, secondo la procura, sarebbe stata effettuata sebbene non ve ne fosse bisogno. Per la medesima vicenda Bubbico viene indagato dalla Procura Contabile per danno erariale. Per entrambi i casi viene rinviato a giudizio.

Nel novembre 2013 il Tribunale di Potenza dichiara prescritta l'accusa. Bubbico, tuttavia, rinuncia alla prescrizione.

Il 15 dicembre 2014 il Tribunale di Potenza assolve Bubbico dall'accusa di abuso d'ufficio perché "il fatto non sussiste". Non essendo stati presentati ricorsi in appello, la sentenza passa in giudicato.

Il 4 luglio 2015 la Corte dei Conti della Basilicata condanna Bubbico al pagamento di un'ammenda di 4 500 euro di risarcimento alla regione Basilicata per l'accusa di danno erariale.

Indagato per abuso d'ufficio[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 febbraio 2016 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, il reato contestatogli è l'abuso d'ufficio. Con il viceministro Bubbico sono indagati anche il Ministro degli Interni Angelino Alfano (Ncd), l'ex senatore e attuale segretario provinciale PD di Enna Vladimiro Crisafulli e il presidente dell'Università Kore di Enna Cataldo Salerno. Il reato sarebbe stato commesso il 23 dicembre 2015, data in cui il Consiglio dei Ministri deliberò il trasferimento ad Isernia del Prefetto Fernando Guida. La procura ritiene che tale trasferimento sia stato effettuato per evitare che Guida, prima del trasferimento Prefetto di Enna, commissariasse a dicembre 2015 la Fondazione Kore, ente che gestisce l'ateneo omonimo.[3] Il prefetto Guida in un'intervista al Corriere della Sera afferma che non fu rimosso ma il trasferimento fu concordato con lui, e che il commissariamento della Kore fu accelerato dal Viminale[4].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 agosto 2016, l'Amministrazione comunale di Pomarico gli conferisce il premio LucaniaOro per la Politica.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ha scritto, insieme ad Andrea Di Consoli, il libro Una lucida passione. Il riformismo meridionale, la Basilicata, la rivolta di Scanzano (Avagliano editore, 2006)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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