Decreto Maroni

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Il decreto Maroni (ovvero decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38), è una legge della Repubblica Italiana contenente una serie di norme in tema di diritto penale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente promosso dal Ministro dell'interno Roberto Maroni con l'approvazione da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri in data 23 febbraio 2009, si è successivamente arricchito di proposte avviate da numerosi firmatari. Venne approvato con approvato dal Senato con 261 sì, 3 no e un astenuto in data 22 aprile 2009, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 il 24 aprile 2009.

Il via libera da Palazzo Madama è avvenuto a seguito della modifica da parte della Camera delle contestate norme sulle ronde e dell'eliminazione del provvedimento che, nella versione originale del DL all'articolo 5, prevedeva il prolungamento della permanenza degli immigrati clandestini nei Centri di identificazione e espulsione da due a sei mesi.[1]

Contenuto normativo[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione delle ronde[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ronda (guardia).

La prima versione del decreto prevedeva la possibilità di istituire comitati di volontari finalizzati al pattugliamento del territorio a supporto delle forze di polizia italiane, ma senza alcuna precisazione riguardo l'equipaggiamento dei partecipanti. Solo successivamente è stato precisato che i volontari non debbano essere armati, ma solo dotati di un telefono cellulare con cui segnalare episodi di violenza alle autorità competenti. È stato inoltre disposto che le ronde debbano essere attivate e coordinate dai comitati provinciali dell'ordine pubblico, dai prefetti e dai sindaci.[2] L'introduzione delle ronde è stata fortemente voluta dalla Lega Nord (partito di cui Maroni fa parte), ma ha trovato una strenua opposizione da parte delle frange della maggioranza che fanno capo ad AN, guidate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Proprio su pressione di queste ultime è stata apportata la modifica secondo cui le ronde non debbano essere armate.[3]

Carcere obbligatorio per imputati di reati sessuali[modifica | modifica wikitesto]

Viene previsto il carcere obbligatorio per chi è sospettato di particolari reati, e nella fattispecie violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile e pedopornografia, turismo sessuale; per questo genere di crimini basterà dunque una denuncia non palesemente infondata per far scattare il regime carcerario. Questo punto del provvedimento è stato inserito nel decreto sicurezza a seguito delle polemiche suscitate dalla concessione degli arresti domiciliari a un giovane accusato di aver perpetrato uno stupro del quale ha poi fornito piena confessione, convincendo così il giudice ad attuare una misura cautelare meno severa;[4] a questo proposito, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiarò che l'introduzione è stata fatta «d'urgenza sull'onda del clamore, ma la realtà è che nel 2008 gli stupri in Italia sono diminuiti».[5] Tuttavia il decreto fu facilmente aggirato e al ragazzo venne concessa la libertà in attesa di processo (il decreto, in realtà, a differenza di come si pensava, escludeva solo la possibilità di concedere gli arresti domiciliari agli indagati per stupro). È inoltre esclusa la concessione dei benefici dell'affidamento in prova e della semilibertà per chi è stato condannato per tali reati;[6] diventa anche più difficile la possibilità di accedere a vantaggi penitenziari come l'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione.

La violenza sessuale, gli atti sessuali con minorenni e la violenza sessuale di gruppo, così come lo stalking, diventano infine aggravanti speciali del delitto di omicidio grazie a due modifiche applicate all'articolo 576 del codice penale italiano.[1]

Repressione dello stalking[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stalking.

Il decreto prevede infine l'introduzione del reato di "atti persecutori" a firma Mara Carfagna atto a prevenire i fenomeni di stalking, con la congiunta introduzione di nuove misure a disposizione di Prefetti e questori che potranno così notificare atti di ammonimento e allontanamento dalla vittima (previa esplicita richiesta da parte di quest'ultima, salvo casi particolarmente gravi in cui è comunque consentita la procedibilità d'ufficio) a carico dello stalker.[1]

Il dibattito sulla norma[modifica | modifica wikitesto]

Un censimento delle "ronde" nell'agosto 2009 ne contava circa 70, di cui 17 solo in Lombardia, 10 in Veneto. Un anno dopo, a seguito del decreto, erano 4 (Varazze - unica ronda già autorizzata - e poi a Milano, Treviso, Bolzano).

La norma è stata contestata per presunta incostituzionale rispetto all'art.18, comma 2, da parte di Antonio Di Pietro[7] e del CSM[8] La sentenza 28 aprile 2010 n. 226 della Corte costituzionale della Repubblica Italiana ha ribadito la legittimità delle ronde, ma ha sancito l'illegittimità del loro uso nelle situazioni di "disagio sociale".[9]

Nel formulare il decreto, Maroni ha ripetutamente dichiarato di essersi ispirato al modello dei City Angels di Milano.[10] Il presidente e fondatore dei City Angels, Mario Furlan, si è dichiarato sostanzialmente favorevole al provvedimento.[11][12]

Secondo un articolo de La Repubblica il decreto Maroni, fissando parametri e istituendo una procedura di registrazione, avrebbe scoraggiato la maggioranza delle ronde fai-da-te. Per altri, per lo stesso motivo i gruppi già esistenti come i City Angels non avrebbero avuto ragione di cercare l'iscrizione, considerandosi agenti sociali e non di sicurezza. Nel settembre 2010, i City Angels non risultavano registrati o in attesa di registrazione come associazioni di volontari per la sicurezza presso la Prefettura di Milano o delle altre città in cui sono presenti.

Sempre secondo Furlan:

« Le norme volute da Maroni si sono rivelate inutili, almeno per noi. I City Angels infatti non sono ronde, ma volontari che si limitano a dare una mano ai bisognosi e ai cittadini in difficoltà. Noi svolgiamo un'attività sociale, che nulla ha a che fare con la sicurezza".[13] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]