Stefano Bonaccini

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Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini 2016.jpg

Presidente della Regione Emilia-Romagna
In carica
Inizio mandato 22 dicembre 2014
Predecessore Vasco Errani

Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
In carica
Inizio mandato 17 dicembre 2015
Predecessore Sergio Chiamparino

Dati generali
Partito politico PD, già PDS-DS
Titolo di studio Diploma di Liceo Scientifico

Stefano Bonaccini (Modena, 1º gennaio 1967) è un politico italiano, presidente della Regione Emilia-Romagna dal 2014.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Si accosta alla politica a fine anni ottanta tramite i movimenti per la pace[1].

Nel 1990 è nominato assessore alle Politiche giovanili, alla cultura, allo sport e al tempo libero nel comune di Campogalliano.

Dal 1993 al 1995 ricopre la carica di segretario provinciale della Sinistra giovanile; nel ‘95 è eletto segretario del PDS della città di Modena.

Dal 1999 al 2006 è assessore al Comune di Modena con delega ai lavori pubblici, al patrimonio ed al centro storico. Dal 2005 è coordinatore della scuola di formazione politica "PensarEuropeo".

Nel 2007 è eletto segretario provinciale del neonato PD modenese e alle elezioni amministrative del 2009, è eletto consigliere comunale di Modena[2]. Nello stesso anno, dopo il successo alle primarie, diventa segretario del Partito Democratico in Emilia-Romagna espressione della "mozione Bersani", affermandosi su Mariangela Bastico, aderente alla "mozione Franceschini", e Thomas Casadei, aderente alla "mozione Marino"[3].

Nel marzo 2010 è eletto consigliere regionale dell'Emilia-Romagna. Dopo aver sostenuto come candidato premier il segretario Pd Pier Luigi Bersani alle primarie del 2012 contro Matteo Renzi, diviene sostenitore di quest'ultimo nelle primarie del 2013 che incoronano Renzi nuovo segretario nazionale del PD. Dopo la vittoria, il 10 dicembre 2013, è nominato responsabile nazionale Enti Locali nella segreteria nazionale del Partito Democratico.

A seguito delle dimissioni del Governatore Vasco Errani (a seguito della condanna penale per falso ideologico nel processo "Terremerse", poi trasformata in definitiva assoluzione in sede di appello), e dopo il fallimento di un accordo condiviso e unitario del centrosinistra sul sindaco di Imola Daniele Manca come candidato indicato direttamente dalla dirigenza del partito, decide di correre alle primarie per la scelta del candidato alla guida del palazzo di viale Aldo Moro contro il deputato PD Matteo Richetti e l'ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, determinando così una spaccatura tra i renziani[senza fonte]. Il 9 settembre, Richetti si ritira a sorpresa dalla competizione, a seguito della diffusione della notizia dell'indagine a suo carico per peculato sull'uso dell'auto di servizio (all'epoca in cui era presidente del consiglio regionale) e su pressione dello stesso Renzi preoccupato da una lotta fratricida nel partito[senza fonte]. Anche a Bonaccini la Procura contesta il reato di peculato nell'inchiesta "spese pazze" e perciò si registrano pressioni interne al partito per un suo ritiro[senza fonte], facendo così venire meno i presupposti per le primarie e consentendo una convergenza su un unico candidato forte (come il Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti o il Ministro della Cultura Dario Franceschini). Bonaccini tuttavia, ribadendo la correttezza del suo operato, chiede ed ottiene di poter chiarire, in tempi ravvicinati, la sua posizione in Procura che, a seguito della sua audizione, chiede l'archiviazione del procedimento. Immediatamente dopo egli annuncia l'intenzione di voler continuare a correre per le primarie. Così il 27 settembre, vince le primarie del centrosinistra contro l'ex sindaco di Forlì, Roberto Balzani, con il 60,9% dei voti (contro il 39,1% del rivale), ma con una affluenza "flop" di soli 58 mila votanti (meno dei soli iscritti al PD di tutta la Regione) diventando il candidato della coalizione di centrosinistra alla Presidenza della regione[4].

Alle elezioni regionali del 23 novembre 2014, caratterizzate dal bassissimo dato di affluenza di votanti (essendosi recati alle urne solo il 37% degli aventi diritto), ottiene il 49% dei voti ed è così eletto Presidente della giunta regionale dell'Emilia-Romagna[5].

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Bonaccini nel 2015.

Il 29 novembre 2013, al termine del procedimento con rito abbreviato dinanzi al GUP, è assolto dall'accusa di abuso d'ufficio, reato ipotizzato dalla Procura di Modena a carico di Bonaccini (assessore all'epoca dei fatti) e di altri politici e dirigenti comunali modenesi coinvolti nella cosiddetta inchiesta "Chioscopoli" sulla gestione di un chiosco nel parco cittadino "Ferrari"[6].

Il 9 settembre 2014, su richiesta formulata ex art. 335 cpp[7], risulta indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sulle cosiddette "spese pazze" dei gruppi consiliari emiliano-romagnoli. In relazione agli addebiti contestati (in totale circa 4.000 euro di spese per rimborsi chilometrici e buoni pasto) rende dichiarazioni spontanee dinanzi ai magistrati inquirenti. Il 24 settembre, come più sopra anticipato, la Procura della Repubblica di Bologna chiede l'archiviazione del procedimento[8]. Al momento delle elezioni tuttavia il Giudice per le Indagini Preliminari non si era ancora espresso sulla richiesta di archiviazione[9]. Il 4 febbraio 2015 il Giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta della Procura di archiviare definitivamente la posizione di Bonaccini [10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Emilia-Romagna Successore Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg
Simonetta Saliera (ad interim) dal 24 novembre 2014 in carica