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Imposta patrimoniale

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L'imposta patrimoniale, talvolta indicata in ambito giornalistico come "imposta sui ricchi" o "tassa sui ricchi",[1][2] è un'imposta che colpisce il patrimonio personale e generale delle persone fisiche o giuridiche in un dato momento, differenziandosi dalle imposte sui redditi o sui consumi. Può assumere natura ordinaria (se applicata con cadenza periodica, solitamente annuale) o straordinaria (se applicata una tantum per far fronte a specifiche emergenze).

Sotto il profilo fiscale, il tributo è generalmente concepito per applicare un prelievo maggiore sui contribuenti con un'elevata capacità contributiva[Detto così, non è chiara la differenza con la tassazione ordinaria all'interno di un sistema fiscale progressivo (come, ad esempio, anche quello italiano).], mentre dal punto di vista politico persegue l'obiettivo di redistribuire la ricchezza a favore delle fasce di popolazione meno abbienti, sotto forma di sgravi fiscali, spesa pubblica o assistenza (perequazione sociale)[Idem, come commento precedente].

Nella sua accezione "generale", il tributo colpisce la somma di tutte le componenti attive del patrimonio netto del contribuente (immobili, investimenti finanziari, liquidità, beni di lusso), al netto delle passività. Esistono inoltre imposte patrimoniali "speciali" (o parziali) applicate unicamente a singole categorie di beni, come nel caso delle imposte sugli immobili o sui depositi finanziari.

Storicamente diffusa in gran parte dell'Europa nel XX secolo, nei decenni successivi l'imposta patrimoniale generale è stata abolita in numerosi Paesi dell'area OCSE a causa delle difficoltà di accertamento e del rischio di fuga di capitali, rimanendo tuttavia in vigore con diverse declinazioni in nazioni come Svizzera, Spagna e Norvegia.

A partire dagli anni Venti del Duemila, a fronte del marcato aumento delle disuguaglianze economiche globali, l'imposta ha riassunto un ruolo centrale nel dibattito politico e accademico internazionale. Il confronto contemporaneo si è progressivamente spostato dal modello di tassazione generale verso l'introduzione di modelli fortemente selettivi e progressivi, mirati esclusivamente ai grandi o grandissimi patrimoni (il cosiddetto top 1% o 0,1% della popolazione).

Nel contesto italiano, il tema ha riacquisito centralità nel 2026 tramite proposte di legge di iniziativa popolare e sindacale (come la campagna "1% Equo" o la proposta della CGIL, tarate su una soglia di esenzione di 2 milioni di euro), volte a sostituire le attuali imposte patrimoniali speciali con un prelievo unico e progressivo. Recenti rilevazioni demoscopiche evidenziano come la misura registri ampi consensi trasversali laddove preveda alte franchigie di esenzione (inclusa la prima casa) e vincoli di destinazione del gettito verso sanità e istruzione pubblica.

Terminologia e inquadramento nel diritto comparato

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A livello internazionale, il concetto di "imposta patrimoniale" (che si riferisce specificamente all'imposizione sul patrimonio netto o ricchezza globale) assume diverse denominazioni giuridiche. La letteratura tributaria comparata utilizza frequentemente il termine inglese net wealth tax per indicare le imposte ricorrenti sul patrimonio netto individuale.[3]

LinguaTermine giuridicoTraduzione letteraleContesto e note normative
IngleseWealth tax o Net wealth taxImposta sulla ricchezza (o ricchezza netta)Il termine tecnico net wealth tax è utilizzato nella letteratura internazionale per indicare l'imposizione sul patrimonio netto. Nell'ordinamento dell'India il Wealth-tax Act, 1957 ha disciplinato un'imposta generale sulla ricchezza fino alla sua abrogazione nel 2015.[4] Nei principali Paesi anglosassoni (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia) l'imposta non è attualmente in vigore a livello nazionale, ma è al centro di un vasto dibattito istituzionale: negli Stati Uniti d'America tramite proposte legislative federali, come l'Ultra-Millionaire Tax Act rilanciato nel 2026 dalla senatrice Elizabeth Warren per i patrimoni superiori ai 50 milioni di dollari;[5] in Canada e Australia attraverso formali proiezioni di gettito elaborate dai rispettivi uffici parlamentari di bilancio (Parliamentary Budget Office);[6][7] nel Regno Unito, la sua fattibilità è stata analizzata dalla commissione accademica indipendente Wealth Tax Commission nel 2020.[8]
FranceseImpôt sur la fortuneImposta sulla fortuna (ricchezza)Negli ordinamenti francofoni è questa la forma lessicale più diffusa. In Francia, l’esempio storico principale è costituito dall'Impôt de solidarité sur la fortune (ISF), sostituito nel 2018 dall'Impôt sur la fortune immobilière (IFI), limitato ai soli patrimoni immobiliari.[9]
SpagnoloImpuesto sobre el PatrimonioImposta sul patrimonioQuesta espressione è comune a tutto il mondo ispanofono. Nell'ordinamento della Spagna l'imposta è disciplinata dalla Ley 19/1991 e grava sul patrimonio netto delle persone fisiche.[10]
TedescoVermögensteuerImposta sul patrimonioComune agli ordinamenti di lingua tedesca. In Germania la legge è formalmente in vigore ma la riscossione è sospesa dal 1997, dopo che nel 1995 la Corte costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) ne dichiarò incostituzionali alcune modalità di valutazione.[11] Anche l'Austria ha abrogato l'imposta nel 1994.[12] Al contrario, in Svizzera la Vermögensteuer è pienamente operativa: viene applicata a livello cantonale e comunale, costituendo uno dei pochi esempi mondiali di patrimoniale generale strutturale e continuativa.[13]
PortogheseImposto sobre Grandes Fortunas (IGF)Imposta sulle grandi fortuneSia in Portogallo che in Brasile ci si riferisce a questo concetto con questa espressione, con differenze importanti nell'assetto giuridico e nell'applicazione. In Brasile, la Costituzione federale (art. 153, VII) prevede la possibilità di istituire l'IGF tramite legge complementare, ma la disciplina non è stata finora attuata.[14][15] In Portogallo non vige un'imposta generale sulla ricchezza netta, ma dal 2017 è applicata l'AIMI, un'addizionale che funge da patrimoniale speciale sui patrimoni immobiliari di elevato valore.[16]
NorvegeseFormuesskattImposta sulla ricchezzaLa Norvegia applica una tassa sul patrimonio netto dei contribuenti, calcolata sul valore degli attivi meno le passività.[17]
OlandeseVermogensbelastingTassa sul patrimonioL'imposta patrimoniale generale dei Paesi Bassi è stata abolita nel 2001. L'attuale sistema fiscale affronta la ricchezza tramite il meccanismo del Box 3: non si tratta di una patrimoniale in senso stretto, bensì di un'imposta sul reddito che colpisce un rendimento fittizio (o presunto). Questo rendimento viene calcolato forfettariamente dallo Stato sulla base del patrimonio netto del contribuente, determinato dal valore dell'attivo patrimoniale (risparmi, investimenti, immobili) al netto dei debiti in corso (come mutui o prestiti).[18]
Cinese (Mandarino)财产税 (Cáichǎn shuì)Imposta sul patrimonioL'espressione indica in generale imposte su beni patrimoniali specifici. La Cina non applica una net wealth tax generale sul patrimonio netto individuale; il sistema tributario comprende invece imposte riferite a specifiche componenti patrimoniali. La tassazione della ricchezza in Cina è oggetto di dibattito nella letteratura fiscale comparata.[19]
RussoНалог на имущество (Nalog na imuščestvo)Imposta sul patrimonioNella Federazione Russa il termine indica imposte sul patrimonio riferite a specifiche categorie di beni, tra cui gli immobili delle persone fisiche, e non una net wealth tax generale sul patrimonio netto individuale.[20]
Araboضريبة الثروة (Darībat al-Tharwa)Imposta sulla ricchezzaL'espressione araba Darībat al-Tharwa è una traduzione moderna del concetto di wealth tax. Nei sistemi islamici tradizionali la Zakāt rappresenta un istituto religioso obbligatorio collegato alla ricchezza, ma non coincide con una moderna imposta patrimoniale statale.[21]

Terminologia della politica italiana

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Nel lessico politico e giornalistico italiano, l'espressione formale "imposta patrimoniale" viene quasi universalmente contratta nel sostantivo femminile assoluto "la patrimoniale". A causa della storica avversione di ampi settori del mondo politico ed economico verso la tassazione della ricchezza accumulata, il termine ha assunto nel tempo connotati fortemente divisivi: viene frequentemente definito dagli analisti come un vero e proprio "tabù" o uno "spauracchio" elettorale, spesso associato nella retorica del centro-destra o dei partiti liberali all'immagine dello Stato che "mette le mani nelle tasche degli italiani".[22][23]

Accanto all'uso di "patrimoniale", il dibattito si avvale spesso di formule puramente mediatiche come "tassa sui ricchi" o "legge sui ricchi". Questa espressione è entrata in modo dirompente nel dibattito nazionale nel marzo 2009, in seguito a un'accesa polemica sollevata dall'allora premier Silvio Berlusconi.[24]

Tuttavia, l'espressione "tassa sui ricchi" prescinde dal concetto tecnico-tributario del diritto comparato (che definisce "patrimoniale" unicamente l'assoggettamento dello stock di ricchezza netta), prestandosi a significati eterogenei e a un uso prettamente elettorale: nel linguaggio comune italiano, infatti, sotto tale ombrello vengono talvolta impropriamente raggruppate anche proposte estranee alla sfera patrimoniale, come l'inasprimento delle aliquote marginali sui redditi (IRPEF), la revisione degli estimi catastali o l'incremento delle accise sui beni di lusso.

Origini ed evoluzione nel mondo

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Le imposte sul patrimonio netto in senso moderno, distinte dalle storiche imposte fondiarie sui terreni (di derivazione medievale), hanno iniziato a diffondersi in Europa tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Tra le prime applicazioni sistematiche figura quella introdotta nel Regno di Prussia nel 1893 (il Supplementary Tax Act), che colpiva il valore totale dei beni imponibili come imposta supplementare a quella sul reddito.[25]

Nei decenni successivi, il modello fu adottato da diverse nazioni scandinave e dai Paesi Bassi (che la introdussero nel 1914), con l'obiettivo di affiancare le neonate imposte sul reddito per colpire in modo più equo la maggiore capacità contributiva garantita dal possesso di capitali, ricchezza che spesso sfuggiva alla sola tassazione del flusso reddituale.[26]

Nel corso del Novecento, e in particolare nel secondo dopoguerra, l'imposta patrimoniale generale ha conosciuto la sua massima espansione. Tra gli anni Cinquanta e Ottanta, molti paesi europei (tra cui Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Spagna, Svezia e Svizzera) adottarono imposte annuali sul patrimonio netto delle persone fisiche, concependole come un complemento necessario ai sistemi di tassazione progressiva sul reddito.[27]

Nel 1990, dodici paesi dell'area OCSE (quasi tutti europei) applicavano una forma di tassazione progressiva sulla ricchezza globale delle persone fisiche.[3]

Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Novanta, questa tendenza si è bruscamente invertita. Una vasta ondata di riforme ha portato all'abrogazione del tributo in gran parte delle nazioni occidentali (tra cui Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi). Questa dismissione sistematica è stata storicamente motivata da una combinazione di fattori: gli elevati costi amministrativi, la difficoltà di valutare asset illiquidi, l'inefficienza nel raggiungere il gettito sperato e, soprattutto, il rischio di fuga dei capitali in un'economia globale sempre più finanziarizzata.[12] Le istituzioni hanno quindi progressivamente virato verso modelli di tassazione dei redditi da capitale (capital gains) e imposte patrimoniali speciali di natura immobiliare.

Il dibattito globale e i tentativi sovranazionali (XXI secolo)

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Nei primi decenni del XXI secolo, in risposta all'aumento delle disuguaglianze economiche e sulla scia delle crisi finanziarie, il dibattito sull'imposta patrimoniale ha superato i singoli confini nazionali, concentrandosi sull'esigenza di un coordinamento sovranazionale per prevenire la fuga di capitali e contrastare l'elusione fiscale dei super-ricchi.

A livello europeo, nel luglio 2023 la Commissione Europea ha registrato l'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) denominata "Tax the Rich", sostenuta da attivisti e accademici (tra cui Thomas Piketty). L'obiettivo era istituire un'imposta comunitaria sui grandi patrimoni per finanziare la transizione ecologica e sociale e per dotare l'Unione europea di "risorse proprie" con cui ripagare il debito comune contratto con il Next Generation EU, evitando di scaricarne il peso sui bilanci nazionali e sui contribuenti ordinari.[28] Pur essendosi conclusa nell'ottobre 2024 senza aver raggiunto il quorum, la campagna ha segnato il primo tentativo formale di istituzione di una patrimoniale coordinata su scala continentale.

A livello globale, una svolta istituzionale si è registrata nel 2024 durante la presidenza brasiliana del G20. Il governo del Brasile ha promosso ufficialmente l'idea di una tassa globale coordinata sulle grandi fortune, commissionando un piano tecnico all'economista Gabriel Zucman mirato all'applicazione di un prelievo minimo del 2% sui patrimoni dei miliardari. Nell'aprile 2024, la proposta ha incassato un inedito appoggio politico congiunto da parte dei ministri di nazioni chiave quali Francia, Spagna, Germania e Sudafrica, aprendo di fatto un nuovo capitolo nella diplomazia fiscale internazionale.[29]

Parallelamente alle iniziative istituzionali, il dibattito internazionale ha visto l'emergere di movimenti di pressione (lobbying) composti dagli stessi detentori di grandi ricchezze, come le reti "Tax Me Now" in area germanica e "Patriotic Millionaires" negli Stati Uniti e nel Regno Unito, volti a sostenere un inasprimento della tassazione sui patrimoni più elevati per finanziare i servizi pubblici e frenare la polarizzazione sociale. Indagini demoscopiche condotte su tali bacini (come il sondaggio Survation del 2026 sui milionari britannici) hanno evidenziato che la maggioranza degli intervistati (75%) si dichiara favorevole a un incremento del proprio carico fiscale, ritenendo l'equità sociale e il finanziamento delle infrastrutture nazionali prioritari rispetto al mero calcolo tributario personale.[30]

Nell'ordinamento italiano si è attuata un'imposta patrimoniale prevalentemente in periodi di crisi economica congiunturale, come nel 1922 (con il R.D.L. 5 febbraio 1922, n. 78) a seguito della depressione del 1920-1921, oppure per far fronte a esigenze straordinarie, come il finanziamento delle guerre d'Africa (1936-1938), biennio in cui furono decretate tre imposte patrimoniali straordinarie[31], e la ricostruzione postbellica del 1947.

  • R.D.L. 5 febbraio 1922, n. 78. Essa si applicò sia alle persone fisiche che agli enti collettivi (comprese le società per azioni).
  • R.D.L. 5 ottobre 1936, n.1743, convertito in legge n.151 del 14 gennaio 1937. Si applicò alla proprietà immobiliare.
  • R.D.L. 19 ottobre 1937, n. 1729. Si applicò al capitale delle società per azioni.
  • R.D.L. 9 novembre 1938. Si applicò al capitale delle aziende industriali.
  • Legge 1 settembre 1947, n. 828. Imposta straordinaria sul patrimonio delle persone fisiche.
  • A partire dagli anni Novanta, l'Italia ha progressivamente abbandonato l'uso di imposte patrimoniali straordinarie, consolidando invece un sistema basato su diverse imposte patrimoniali speciali (ossia non generalizzate all'intera composizione della ricchezza, ma mirate a specifiche componenti del patrimonio). L'esempio storicamente più rilevante è la tassazione sugli immobili: introdotta in forma strutturale proprio a fine 1992 con l'ICI, si è successivamente evoluta nell'attuale IMU, divenuta il principale strumento fiscale di finanziamento per gli enti locali.

Applicazione nel mondo

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Negli ultimi decenni, l'applicazione dell'imposta patrimoniale ha subito una forte contrazione a livello globale. Molti governi hanno optato per la sua abolizione, sostituendola spesso con imposte parziali (principalmente sugli immobili) o incrementando la tassazione sui redditi da capitale.[13]

Paesi in cui è in vigore

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  • Svizzera: L'imposta sul patrimonio è riscossa a livello cantonale e comunale. Le aliquote e le franchigie variano significativamente da cantone a cantone, stimolando una concorrenza fiscale interna. Si tratta di uno dei pochi Paesi in cui il tributo garantisce un gettito strutturale rilevante.[13]
  • Spagna: Applica l'Impuesto sobre el Patrimonio, sebbene la sua gestione sia delegata alle comunità autonome, alcune delle quali (come la Comunità di Madrid) applicano un'esenzione quasi totale. Nel 2022 il governo centrale ha introdotto un'Imposta di Solidarietà sulle Grandi Fortune temporanea per compensare tali esenzioni regionali.[34]
  • Norvegia: Mantiene un'imposta netta sulla ricchezza (formuesskatt), applicata sui patrimoni netti globali dei residenti.[13]

Paesi che l'hanno abolita

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  • Francia: Dal 1982 applicava l'impôt de solidarité sur la fortune (ISF, imposta di solidarietà sulla ricchezza), pagata annualmente dai contribuenti aventi un patrimonio personale elevato (la soglia minima di imposizione, ad esempio, era fissata a 750.000 euro nell'anno 2009). Nel 2018 l'ISF è stata abolita dal governo Macron[Governo o presidenza?] e sostituita dall'Imposta sul patrimonio immobiliare (IFI), limitando il prelievo ai soli asset immobiliari e scorporando gli investimenti finanziari.[34]
  • Germania e Austria: L'Austria ha abrogato l'imposta nel 1994;[12] in Germania la riscossione è sospesa (sebbene la legge non sia formalmente abrogata) dal 1997 a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale.[34]
  • Svezia e Paesi Bassi: Hanno abolito le rispettive imposte sul patrimonio generale nei primi anni Duemila, optando per modelli alternativi di tassazione dei capitali e dei rendimenti presunti.[12]
  • India: Ha applicato per oltre cinquant'anni un'imposta generale sulla ricchezza (disciplinata dal Wealth-tax Act del 1957). È stata formalmente abrogata nel 2015 dal governo indiano, che ha giustificato la cancellazione con gli eccessivi oneri amministrativi e di accertamento a fronte di un gettito reale molto modesto, sostituendola di fatto con una sovrattassa (surcharge) applicata direttamente sui redditi dei contribuenti più ricchi.[4]

Le imposte patrimoniali speciali in vigore in Italia

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Sebbene nell'ordinamento tributario italiano contemporaneo non esista un'imposta patrimoniale "generale", il sistema fiscale prevede diverse imposte patrimoniali speciali, spesso definite nel dibattito pubblico come "micro-patrimoniali". L'insieme di queste imposte genera attualmente un gettito stimato in oltre 37 miliardi di euro all'anno per le casse dello Stato.

Le principali imposte attualmente in vigore sono così strutturate:[35]

Tipologia di ImpostaBase imponibile
IMUPossesso di seconde case e immobili di lusso.
Imposta di bollo titoliApplicata sui prodotti finanziari in portafoglio (pari allo 0,20% del valore di mercato).
Imposta di bollo conti correntiQuota fissa di 34,20 euro/anno per depositi superiori a 5.000 euro.
IVIE e IVAFEImmobili e attività finanziarie detenute all'estero.
Tasse sul possessoBollo auto, superbollo e canone Rai.
Imposte sui trasferimentiImposta di registro, ipotecaria, catastale, di successione e donazione.

Inoltre, alcune componenti dell'Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) sono applicate al patrimonio netto delle imprese.

Il dibattito economico contemporaneo, più che sulla creazione ex novo di un nuovo tributo, si concentra sulla necessità di riorganizzare e razionalizzare questi prelievi per alleggerire la pressione sui piccoli risparmiatori, spostando il carico fiscale in modo progressivo verso i patrimoni più ingenti.

Il dibattito politico contemporaneo in Italia

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A partire dagli anni 2020, dopo la crisi pandemica del 2000 e il trend in aumento del debito pubblico, in Italia sono state avanzate diverse proposte di reintroduzione di un'imposta patrimoniale generale, nessuna delle quali è giunta ad approvazione parlamentare. Nel 2020, durante l'esame della legge di bilancio, alcuni parlamentari di Partito Democratico e Liberi e Uguali (area Sinistra Italiana) presentarono un emendamento per una patrimoniale sostitutiva di IMU e imposte di bollo. L'iniziativa, successivamente trasformata da Sinistra Italiana in una campagna di legge popolare ribattezzata politicamente Next Generation Tax, prevedeva una soglia di applicazione a partire da 500.000 euro (basata sulla simulazione di Lavoce.info), ma fu ritirata in seguito alla forte opposizione del Governo dell'epoca e di ampi settori del Parlamento, che la ritenevano penalizzante per il ceto medio.

Tra il 2022 e il 2023, Alleanza Verdi e Sinistra ha sostenuto un'ipotesi di contributo sui patrimoni superiori ai 5 milioni di euro, con aliquote tra lo 0,5% e l'1,5%. Nel 2025 la CGIL guidata da Maurizio Landini ha rilanciato l'idea di un prelievo sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, istanza confluita nel 2026 nell'iniziativa di legge popolare "1% Equo".[36]

Con una forte accelerazione nel 2026, il dibattito ha visto convergere proposte di iniziativa sia popolare che sindacale e politica, tutte caratterizzate da un approccio selettivo limitato ai grandi patrimoni. Oltre che dalle pressanti raccomandazioni della Commissione Europea — che ha più volte invitato l'Italia a spostare il carico fiscale dal lavoro alle rendite e alle grandi concentrazioni di ricchezza — le spinte verso una rimodulazione del prelievo derivano da un'urgenza di finanza pubblica: la necessità sistemica di individuare nuove coperture strutturali per finanziare il welfare e far fronte al progressivo rientro dal debito contratto con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Accanto alle motivazioni di finanza pubblica, l'obiettivo primario di natura redistributiva e sociale rimane il contrasto alle disuguaglianze, un tema alimentato dalla marcata concentrazione della ricchezza evidenziata dai dati della Banca d'Italia: a fine 2025 il 10% delle famiglie più facoltose deteneva il 60,6% della ricchezza netta nazionale, contro il 7,2% detenuto dalla metà meno abbiente; nello stesso periodo, l'indice di Gini sulla distribuzione della ricchezza risultava in ascesa, passando da 0,69 (2018) a 0,72 (2025).

I modelli selettivi in discussione

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Le proposte emerse tra il 2020 e il 2026 condividono l'obiettivo di superare la frammentazione delle attuali "micro-patrimoniali" e il rischio di tassare due volte il patrimonio, ma divergono significativamente per soglia di applicazione, aliquote e rapporto con i tributi esistenti:

Confronto tra le principali proposte di imposta patrimoniale in discussione in Italia (2020-2026)
PropostaPromotoreSoglia patrimonio nettoAliquoteEsenzioni principaliRapporto con le micro-patrimoniali esistentiPopolazione coinvolta (stima)Gettito annuo stimato
"Next Generation Tax" (Emendamento 2020)Sinistra Italiana / Liberi e Uguali (con simulazione economica a cura di Lavoce.info)[37]Oltre 500.000 €Da 0,2% a 3% per scaglioniSostituzione di IMU e bollo5,11% dei contribuenti23,5 mld - Inferiore del 14% rispetto al gettito IMU/bollo sostituito negli anni successivi al 2021[37]
"Tax the Rich" / soglia 0,1% (2023-2026)Manifesto di 134 economisti italiani[38]; Iniziativa dei Cittadini Europei promossa da Oxfam[28]Oltre 5,4 milioni €1,7% (5,4-8 mln), 2,1% (8-20,9 mln), 3,5% (oltre 20,9 mln)Sostituzione delle micro-patrimoniali esistentiCirca 50.000 persone (0,1% della popolazione)15,7 mld €
Proposta CGIL (2025-2026)Maurizio Landini, segretario generale CGIL[39]Oltre 2 milioni €Aliquota unica, dichiarata in diverse occasioni tra l'1% e l'1,5%Non specificate pubblicamenteNon specificatoCirca 500.000 persone (1% della popolazione)26 mld €[39]
"1% Equo" (2026)Comitato promotore di iniziativa popolare[40][41]Oltre 2 milioni €1% sopra i 2 milioni; 1,7% tra i 5 e gli 8 milioni, 2,1% tra gli 8 e i 20 milioni, 3,5% oltre i 20 milioniPrima casaDeducibilità (credito d'imposta su IMU/bollo/IVIE/IVAFE)Circa 1% dei contribuenti (200.000-500.000 persone)26-60 mld €[40][41]

L'Iniziativa dei Cittadini Europei "Tax the Rich" è stata formalmente registrata l'11 luglio 2023 e si è chiusa il 29 ottobre 2024 senza raccogliere il numero di firme necessario a livello europeo,[28] ma i suoi assunti teorici sono rimasti un riferimento per le forze politiche italiane favorevoli a un modello selettivo, in particolare per Alleanza Verdi e Sinistra. La proposta "1% Equo", depositata in Corte di Cassazione il 7 maggio 2026 come iniziativa di legge popolare, ha raggiunto le 50.000 firme necessarie all'esame parlamentare entro i primi giorni di giugno dello stesso anno.[42] Le stime di gettito riportate in tabella sono diffuse dai rispettivi promotori e non sono state sottoposte a verifica indipendente; l'ampia oscillazione di alcune proiezioni (ad esempio i 26-60 miliardi di euro indicati per "1% Equo") riflette l'incertezza intrinseca a queste simulazioni, influenzate in larga misura da ipotesi su elusione, frazionamento patrimoniale e difficoltà di valutazione di asset illiquidi.

La proposta "1% Equo" è inoltre affiancata da una parallela riforma dell'Imposta sulle successioni e donazioni, con una franchigia di 1 milione di euro per beneficiario e aliquote dell'8% e del 15% sulle quote eccedenti, per un extragettito aggiuntivo stimato dai promotori fino a 8 miliardi di euro annui.[35]

Simulazione degli scaglioni e concentrazione della ricchezza

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Lo studio Lavoce.info del 2020, oltre a valutare l'ipotesi di sostituzione di IMU e bollo riportata in tabella, ha utilizzato un simulatore basato sulle metodologie di Thomas Piketty, incrociando dati di Oxfam, Credit Suisse, Forbes e World Inequality Database, per stimare la distribuzione del potenziale carico fiscale tra le diverse fasce di ricchezza:

Percentuale di popolazione e ricchezza suddivisa per scaglione (simulazione Lavoce.info, 2020)
ScaglioneAliquota ipotizzataPopolazioneRicchezza (%)Ricchezza (miliardi di €)
500 mila - 1 milione0,2%3,4%13,8%1.189
1 milione - 5 milioni0,5%1,6%16,8%1.456
5 milioni - 50 milioni1%0,1%6,3%546
50 milioni - 1 miliardo2%0,01%4,7%407
Più di 1 miliardo3%0,0001%1,7%144
Totale5,1101%43,3%3.742

Lo studio ha inoltre evidenziato alcune criticità tecniche relative all'eventuale sostituzione delle imposte esistenti, criticità in parte richiamate anche in relazione alle proposte successive: il rischio di un gettito effettivo inferiore a quello soppresso, la probabilità di comportamenti elusivi tramite frazionamento patrimoniale o schermatura societaria, e la perdita di autonomia impositiva dei Comuni in caso di abolizione dell'IMU, che andrebbe compensata con trasferimenti statali strutturali.[37]

Il superamento della doppia tassazione tecnica sui patrimoni: sostituzione vs deducibilità

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Le proposte elencate in tabella si dividono in due distinti approcci tecnici per risolvere il problema della sovrapposizione con le imposte speciali esistenti:

  • Sostituzione totale: abrogazione di IMU e imposte di bollo, integralmente rimpiazzate dalla nuova imposta. Pur garantendo una maggiore semplificazione, questo modello espone ai rischi indicati in precedenza (gettito inferiore, perdita di autonomia locale, maggiore esposizione all'elusione rispetto a imposte di difficile evasione come quelle catastali e bancarie).
  • Deducibilità (o scomputo): mantenimento in vigore delle micro-patrimoniali esistenti, con l'applicazione di un meccanismo di credito d'imposta che sottrae dall'importo totale dovuto quanto già versato nello stesso anno per IMU, bollo titoli, IVIE e IVAFE.[43] Questo modello, adottato dalla proposta "1% Equo", mira a salvaguardare l'autonomia finanziaria degli enti locali e la prevedibilità del gettito base statale, colpendo esclusivamente l'eccedenza di ricchezza netta dei grandi patrimoni.

Posizioni critiche e confronto tecnico

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Il problema della "doppia tassazione"

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Le obiezioni più ricorrenti alle proposte di riforma si articolano su due forme di "doppia tassazione":

  • Doppia tassazione sui redditi: argomento sollevato dal Governo in carica e da esponenti di area liberale, secondo cui il patrimonio è fisiologicamente composto da risparmi derivanti da redditi già assoggettati a IRPEF al momento della loro percezione; una nuova imposta patrimoniale si configurerebbe pertanto come un doppio prelievo sulla medesima ricchezza.[44][45]
  • Doppia tassazione tecnica sui patrimoni: riguarda la potenziale sovrapposizione con le imposte speciali già in vigore (IMU, bollo), un nodo che le proposte più strutturate tentano di risolvere tramite il meccanismo di deducibilità descritto in precedenza.

Il nodo della liquidità

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Una componente rilevante dei grandi patrimoni italiani è costituita da beni non immediatamente liquidabili (immobili di pregio, partecipazioni azionarie o societarie). I critici osservano che un contribuente formalmente in possesso di un patrimonio elevato, ma privo di adeguata liquidità corrente, potrebbe trovarsi costretto ad alienare parte dei propri asset — incluse quote di aziende familiari — per adempiere all'obbligazione tributaria, generando possibili ripercussioni negative sulla continuità aziendale e sulle attività produttive.[46]

Fuga di capitali ed elusione

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Il rischio maggiormente evocato dai detrattori è il potenziale trasferimento di residenza fiscale da parte dei detentori di grandi patrimoni verso giurisdizioni con regimi impositivi più favorevoli, agevolato dai principi di libera circolazione dei capitali nell'Unione europea.[47] Le analisi della letteratura economica disponibile evidenziano tuttavia che l'effettiva incidenza di tale rischio dipende strettamente dal grado di coordinamento internazionale dell'intervento fiscale: la maggior parte degli studi empirici attiene alla concorrenza fiscale interna a singoli Stati (ad esempio tra cantoni svizzeri), mentre i dati sugli effetti di una patrimoniale generalizzata nel contesto dell'Unione europea risultano limitati. Le ricerche più recenti non individuano necessariamente un esodo permanente o generalizzato, specialmente qualora l'imposizione derivasse da accordi multilaterali.[30][47] Un ulteriore rischio operativo è rappresentato dal "frazionamento": la tendenza a disperdere la titolarità delle quote patrimoniali tra diversi componenti del nucleo familiare, al mero scopo di abbattere il valore imponibile pro-capite al di sotto della franchigia di esenzione.[37]

Attendibilità delle stime di gettito

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Le proiezioni di gettito diffuse dai promotori delle proposte (sintetizzate nella tabella superiore) sono state oggetto di perplessità da parte di analisti terzi per l'assenza di metodologie di calcolo trasparenti, specie in relazione alla complessa fotografia distributiva della Banca d'Italia. A supporto di tale cautela, si osserva che le esperienze internazionali di lungo periodo, come in Norvegia e in Svizzera, evidenziano un extragettito reale storicamente inferiore alle simulazioni ex-ante.[48]

Posizioni politiche

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L'Esecutivo in carica si è espresso negativamente in merito all'introduzione di una nuova imposta patrimoniale, motivando il diniego con la necessità di tutelare il risparmio privato e di non introdurre fattori di scoraggiamento per gli investimenti interni, oltre che evitare la doppia tassazione di risparmi ottenuti tramite redditi già tassati in origine e patrimoni già oggetto di imposte patrimoniali speciali.[49][50]

Nell'ambito delle forze di opposizione e del centrosinistra prevale un orientamento genericamente favorevole, pur in assenza di una sintesi programmatica univoca. Alleanza Verdi e Sinistra rivendica la necessità di un'imposizione sui grandi patrimoni congiunta a una riforma in senso maggiormente progressivo di IRPEF e imposte di successione; all'interno del partito, figure come Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli ne sostengono l'urgenza nazionale, mentre esponenti quali Ilaria Salis privilegiano un approccio coordinato su scala europea per minimizzare la fuga di capitali.[36] Nel Movimento 5 Stelle convivono anime differenti: la parlamentare Chiara Appendino si è spesa in favore di una "Millionaire Tax", laddove il presidente Giuseppe Conte ha manifestato posizioni più caute circa la reale magnitudo delle risorse esigibili tramite tale strumento.[36][49] Il Partito Democratico, per voce della segretaria Elly Schlein, ha precisato che la misura non costituisce ancora un punto programmatico formale dell'alleanza, mostrando nel contempo attenzione verso l'architettura di una tassa globale europea mirata esclusivamente ai patrimoni ultra-elevati (superiori ai 100 milioni di euro), in continuità con i modelli elaborati da Gabriel Zucman.[36][49]

L'opinione pubblica

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Le rilevazioni demoscopiche condotte in Italia tra il 2024 e il 2026 concordano nell'individuare una maggioranza di cittadini tendenzialmente favorevole a un'imposta sui grandi patrimoni. L'analisi dei dati evidenzia come il consenso cresca proporzionalmente all'innalzamento della soglia di esenzione (il cosiddetto "fattore soglia"):

Sondaggi sul consenso verso l'imposta patrimoniale in Italia
Istituto / committenteDataIpotesi sottopostaFavorevoli
Demopolis / Oxfam Italia[51]Settembre 2024Imposta europea sullo 0,1% più ricco (oltre 5,4 mln €)70%
Eumetra MR / Piazzapulita[52]Novembre 2025Soglia oltre 5 milioni €64,1%
Eumetra MR / Piazzapulita[52]Giugno 2026Patrimoniale generica, senza soglia specificata57,1%
Eumetra MR / Piazzapulita[53]Giugno 2026Soglia oltre 2 milioni €64,5%
Eumetra MR / Piazzapulita[52]Giugno 2026Soglia oltre 5 milioni €69,4%

L'istituto Demopolis, nello studio commissionato da Oxfam nel 2024, ha misurato inoltre una spiccata trasversalità elettorale. Pur registrando un fisiologico picco di approvazione presso gli elettori di Sinistra Verdi (94%), Movimento 5 Stelle (88%) e Partito Democratico (86%), l'ipotesi di prelievo sui grandi patrimoni ha intercettato ampi segmenti dell'elettorato di centro-destra (49% in Fratelli d'Italia, 46% nella Lega e 45% in Forza Italia) e si è rivelata particolarmente popolare nell'area dell'astensionismo (73%). Lo studio evidenziava infine una chiara preferenza dell'opinione pubblica per un modello redistributivo a tutela dello stato sociale: il 67% degli intervistati si dichiarava favorevole a inasprire la pressione fiscale sui grandi patrimoni pur di finanziare e potenziare i servizi pubblici essenziali, rifiutando l'ipotesi contrapposta di un taglio generalizzato delle tasse a scapito del welfare. [51]

Teoria economica e dibattito accademico

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Nella letteratura economica, l'imposta patrimoniale costituisce un tema divisivo, che polarizza la dottrina tra chi ne sottolinea l'indispensabilità per l'equità sociale e chi ne rileva le perduranti inefficienze allocative.

Argomenti a favore

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Gli accademici favorevoli strutturano le proprie tesi su un filone di studi che ha assunto rilievo globale negli anni 2010, trainato dalle pubblicazioni di Thomas Piketty e dai successivi approfondimenti dell'EU Tax Observatory, diretto da Gabriel Zucman:

  • Correzione strutturale delle disuguaglianze: secondo l'impostazione di Piketty, qualora il tasso di rendimento del capitale superi strutturalmente il tasso di crescita dell'economia (la dinamica nota come "r > g"), si innesca una fisiologica concentrazione della ricchezza nei decili più alti della popolazione, una polarizzazione che, senza correttivi fiscali adeguati, diviene inarrestabile e intergenerazionale.[54]
  • Tutela delle istituzioni democratiche: economisti come Emmanuel Saez e istituzionalisti contemporanei evidenziano che l'estrema concentrazione della ricchezza tende a tradursi inevitabilmente in un potere politico sproporzionato (tramite attività di lobbismo, finanziamento della politica o controllo dei mezzi di comunicazione). In quest'ottica, la funzione primaria di un'imposta progressiva sui grandissimi patrimoni non sarebbe solo la massimizzazione del gettito, ma la salvaguardia del pluralismo democratico, disinnescando la formazione di oligopoli o derive plutocratiche.[55]
  • Contrasto all'elusione sui redditi societari: come rendicontato nel Global Tax Evasion Report 2024 dell'EU Tax Observatory, i miliardari globali sopportano un'aliquota fiscale effettiva stimata intorno allo 0,3% della loro reale ricchezza, un dato figlio della diffusa prassi di schermare gli asset in società holding, evitando di generare "reddito imponibile" liquidato e sfuggendo di fatto all'imposizione progressiva.[56][57]
  • Finanziamento del welfare: a livello macroeconomico, tassare in via esclusiva i detentori di grandi fortune genererebbe risorse capaci di finanziare la spesa pubblica senza appesantire il cuneo fiscale sul costo del lavoro, come osservato dalla presidenza brasiliana del G20 e approfondito da Gabriel Zucman nel contesto della proposta di patrimoniale globale sui 3.000 miliardari più ricchi al mondo.[57]
  • Sostenibilità del debito e impatto sociale asimmetrico: di fronte all'esigenza degli Stati di far fronte al debito pubblico eccezionale accumulato per i recenti piani di investimento (come il Next Generation EU su scala continentale o il PNRR in Italia), l'imposta sui grandi patrimoni viene teorizzata come lo strumento di bilancio più efficace in virtù della sua asimmetria. Genera infatti un elevato gettito fiscale concentrando il prelievo su una frazione minima della popolazione (es. il top 1%), evitando così di scaricare il conto del debito sulle generazioni future. Questo approccio permette di onorare i prestiti senza deprimere i consumi della stragrande maggioranza dei cittadini e senza dover inasprire la pressione fiscale sul costo del lavoro.[28]
  • Sostenibilità amministrativa accertata: a smentita della tesi sull'impossibilità tecnica di gestire e accertare patrimoni complessi, la dottrina favorevole cita modelli istituzionali maturi — come la tassazione cantonale svizzera, attiva da decenni — che provano la fattibilità del tributo a fronte di un adeguato apparato normativo.[3]
  • Stimolo all'efficienza allocativa (effetto "use it or lose it"): la tassazione ricorrente sullo stock di ricchezza può spingere i detentori di capitali a cercare rendimenti che superino il costo dell'imposta, per evitare l'erosione del proprio patrimonio. Secondo diversi modelli macroeconomici, questo meccanismo disincentiverebbe il "parcheggio" di capitali in asset sicuri ma improduttivi (tesoreggiamento, liquidità inattiva o immobili sfitti), favorendo invece lo spostamento di risorse verso investimenti più produttivi, innovativi o di rischio nell'economia reale, stimolando così la crescita aggregata.[58]

Argomenti contro ed effetti macroeconomici

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I critici del prelievo patrimoniale, esponenti principalmente delle scuole di pensiero neoclassiche e liberali, ne evidenziano le distorsioni sul ciclo economico e le insidie di finanza pubblica:[59]

  • Effetti depressivi sul PIL: indagini empiriche longitudinali hanno registrato stime di contrazione sulla dinamica del PIL in nazioni in cui l'imposta patrimoniale generale è stata mantenuta in vigore per periodi prolungati.[60][61]
  • Disincentivo al risparmio privato: la tassazione ricorrente sull'accumulazione netta rischia di alterare le preferenze intertemporali degli individui, fungendo da disincentivo sistemico al risparmio delle famiglie e frenando, di riflesso, l'apporto di capitale agli investimenti produttivi.[62]
  • Fuga dei capitali (capital flight): come sottolineato da vari dossier internazionali, tra cui un'approfondita analisi dell'OCSE, il rischio di delocalizzazione finanziaria è storicamente la principale motivazione che ha condotto i Paesi europei ad abrogare il tributo. Il report dell'OCSE sottolinea peraltro un limite intrinseco dell'imposta: a dispetto della vigorosa espansione dei patrimoni netti mondiali negli ultimi decenni, i gettiti incassati dalle patrimoniali non sono progrediti in modo proporzionale, sintomo di inefficienze sistematiche nel censimento catastale, nonché di un endemico ricorso a pratiche di ottimizzazione fiscale ed elusione.[3] Al fine di quantificare la reale portata di tale rischio rispetto ad altri fattori esogeni, la letteratura economica e sociologica più recente ha iniziato ad analizzare i flussi migratori delle diverse classi professionali. Un'indagine del 2026 condotta sui contribuenti con patrimonio superiore al milione di sterline ha evidenziato come l'effettivo rischio di esodo dei grandi capitalisti sia ritenuto secondario dagli stessi soggetti patrimonializzati (allarmati dal fenomeno solo nel 9% dei casi), i quali si sono dichiarati significativamente più preoccupati (43%) dall'emigrazione all'estero di personale altamente qualificato e operante nel welfare — in primis medici e personale sanitario — causata dal progressivo sottofinanziamento dei servizi pubblici.[30]
  • Erosione dello stock: l'imposta patrimoniale, andando a incidere su una consistenza statica (lo stock) e non su un flusso rinnovabile annualmente come il reddito, rischia di innescare scenari di decumulo patrimoniale, specialmente quando incide su capitali impiegati nel tessuto d'impresa.
  • Costi di compliance e asimmetrie valutative: dal punto di vista dell'amministrazione finanziaria, censire annualmente il valore di asset non standardizzati o illiquidi comporta elevatissimi costi procedurali e un marcato margine di contenzioso tributario.[63]
  • Violazione del principio di equità orizzontale (doppia imposizione): la teoria fiscale neoclassica fa notare che il patrimonio personale è tipicamente costituito da risparmi derivanti da redditi da lavoro o d'impresa che hanno già scontato l'imposizione progressiva al momento della loro produzione (es. IRPEF o IRES). Tassare il capitale accumulato equivale teoricamente a una doppia imposizione sulla medesima base di ricchezza, penalizzando fiscalmente la propensione al risparmio rispetto alla propensione al consumo.[3]
  • Distorsioni da vincoli di liquidità ("asset-rich, cash-poor"): in presenza di patrimoni elevati ma scarsamente liquidi (quote di controllo di aziende familiari, startup, o proprietà terriere), il titolare potrebbe non disporre del flusso di cassa necessario per saldare l'obbligazione tributaria. La letteratura aziendalistica avverte che costringere un azionista a vendere frazioni del proprio capitale societario o asset strategici al solo scopo di pagare l'imposta patrimoniale può alterare la governance delle imprese, deprimendone il valore di mercato e minacciando la continuità aziendale.[3]
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  2. Secondo il ceo di Jp Morgan una tassa sui ricchi aiuterebbe l’economia, su forbes.it, 24 settembre 2020. URL consultato il 7 febbraio 2022.
  3. 1 2 3 4 5 6 (EN) OECD, The Role and Design of Net Wealth Taxes in the OECD (PDF), OECD Publishing, 2018, DOI:10.1787/9789264290303-en. URL consultato il 21 giugno 2026.
  4. 1 2 (EN) Wealth Tax, su Income Tax Department - Government of India.
  5. (EN) As wealth taxes gain traction, Warren proposes levy on the ultra-rich, su CBS News, 26 marzo 2026. URL consultato il 21 giugno 2026.
  6. (EN) Net wealth tax on Canadian resident economic families, su Parliamentary Budget Officer (Canada). URL consultato il 21 giugno 2026.
  7. (EN) Tax billionaires and future billionaires and make them pay their fair share, su Parliamentary Budget Office (Australia). URL consultato il 21 giugno 2026.
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  9. (FR) Comment fonctionne l’impôt sur la fortune immobilière (IFI) ?, su Ministère de l’Économie, des Finances et de la Souveraineté industrielle et énergétique.
  10. (ES) Ley 19/1991, de 6 de junio, del Impuesto sobre el Patrimonio, su Boletín Oficial del Estado.
  11. (DE) Erfolglose Verfassungsbeschwerde im Zusammenhang mit einem nach dem 31. Dezember 1996 ergangenen Vermögensteuerbescheid, su Bundesverfassungsgericht.
  12. 1 2 3 4 (EN) Sarah Perret, Why were most wealth taxes abandoned and is this time different?, in Fiscal Studies, vol. 42, n. 3-4, 2021.
  13. 1 2 3 4 (EN) Wealth Taxes in Europe, 2024, su Tax Foundation, 2024.
  14. (PT) Constituição da República Federativa do Brasil, art. 153, VII, su Planalto.
    «Art. 153. Compete à União instituir impostos sobre: [...] VII - grandes fortunas, nos termos de lei complementar.»
  15. A tentativa de inclusão do Imposto sobre Grandes Fortunas na Reforma Tributária, su Faditu. URL consultato il 21 giugno 2026.
  16. (PT) O que é o Adicional ao Imposto Municipal sobre Imóveis (AIMI)?, su Caixa Geral de Depósitos (CGD). URL consultato il 21 giugno 2026.
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  19. (EN) Wei Cui, The Chinese Tax System: Where It Stands and How We Should Study It, in Handbook of Public Finance in China, 2024.
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  21. (EN) Timur Kuran, Islam and Mammon: The Economic Predicaments of Islamism, Princeton University Press, 2004, ISBN 9780691126296.
  22. Sulla patrimoniale un tabù da superare, su Lavoce.info, 9 settembre 2024. URL consultato il 21 giugno 2026.
  23. Tassare i ricchi è l'ultimo tabù rimasto nel dibattito politico italiano, su Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2021. URL consultato il 21 giugno 2026.
  24. Premier: "Tassa ricchi è sbagliata" (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2009). - politica - Tgcom 12/3/2009
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  34. 1 2 3 Edoardo Tamagnone, Patrimoniale in Italia? Com'è la tassa sulla ricchezza in Europa, su We Wealth.
  35. 1 2 Patrimoniale e successione: spunta la proposta di tassazione, cosa si rischia?, su Fiscomania.
  36. 1 2 3 4 È giusto tassare i ricchi? La sinistra si spacca: come funzionerebbe la patrimoniale in Italia, su Today.it. URL consultato il 20 giugno 2026.
  37. 1 2 3 4 Luisa Loiacono e Leonzio Rizzo, Facciamo i conti con la patrimoniale, su Lavoce.info, 17 dicembre 2020.
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Voci correlate

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