Contante

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Il denaro contante, anche detto denaro liquido, è il denaro materialmente rappresentato da monete e banconote.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Per effetto del riconoscimento ufficiale dell'entità (solitamente statale) che lo emette, il contante è immediatamente spendibile e, per ordine e prestigio della banca emittente, deve essere universalmente accettato nel territorio di riferimento.

Il contante viene contrapposto al denaro valutario, titolario, o in genere "cartolare", come assegni e cambiali, che rappresenta in forme fiduciarie il contante.

Per questo motivo, in taluni campi del commercio il contante è una forma di pagamento decisamente preferita, al punto da consentire l'applicazione di sconti. Non è estranea a questa pratica la considerazione della minore visibilità fiscale delle transazioni eseguite, e di una più generale riservatezza dei soggetti coinvolti.

Tracciabilità dei pagamenti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tracciabilità dei pagamenti.

Esistono varie proposte tendenti a restringere l'utilizzo del contante attraverso misure legislative che spingano verso la tracciabilità dei pagamenti mediante l'uso di transazioni elettroniche, o introducendo una tassazione sui prelievi in contanti. Quest'ultima imposizione, anche se di lieve incidenza, potrebbe produrre un gettito elevato, proporzionato alla massa del contante prelevato: ad esempio, in un sistema economico come l'Italia, i soli prelievi in contanti da sportelli automatici ammontano a una quota annuale di circa 142 miliardi di euro (dati 2010)[1]. Un'imposta di 1 euro su 200 di prelievo (pari al 5 per mille) produrrebbe un gettito di 700 milioni di euro sui soli contanti prelevati dagli sportelli automatici, compensando ampiamente l'ammanco di gettito (circa 150 milioni di euro) derivante dall'abolizione dei bolli su carte di credito e conti correnti[1]. Il saldo positivo potrebbe essere usato per incentivare l'uso di strumenti alternativi e tracciabili in quelle categorie sociali, come pensionati e famiglie a basso reddito, che, tradizionalmente, vi fanno meno ricorso[1]. In alcuni casi, sono state immaginate misure che ispirate ai meccanismi della Tobin Tax. Misure del genere sono state oggetto di un'inchiesta giornalistica del programma televisivo Report, trasmessa da Rai Tre il 15 aprile 2012, nel pieno della crisi finanziaria ed economica che ha colpito l'Italia[2][3].

Dati in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione delle restrizioni all'utilizzo del contante: a partire dal 25 giugno 2008, in seguito alle modifiche alla normativa antiriciclaggio, qualsiasi pagamento in contanti non può superare i 12.500 euro (D.L. n. 112/2008) Tale limite è stato abbassato dal 31 maggio 2010 a euro 5.000 (D.L. n. 78/2010), quest'ultimo limite è stato ulteriormente ridotto nel 2011 alla cifra di euro 2.500 dal 13 agosto (D.L. n. 38/2011) per finire poi dal 6 dicembre 2011 a 1.000 euro (D.L. n. 201/2011). Quindi dal 6/12/2011 se l'importo da pagare è superiore a 999,99 euro, deve avvenire con assegno, bonifico o carta di credito, cioè passare attraverso le banche o le poste.

La ratio della normativa va ricercata nella istituzione di misure per la prevenzione del riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite e per contrastare il fenomeno del cosiddetto "pagamento in nero", cioè senza emissione di fattura. Si vedano i siti istituzionali per maggiori dettagli.

L'Italia è terzultima nella UE per uso di carte e bancomat. Gli italiani usano banconote e monete per l’86% della loro spesa. La media europea di uso di bancomat, carte di credito e altri strumenti è del 74%. La Grecia è all'ultimo posto. Tra il 2008 e il 2017 il contante in circolazione in Italia è passato da 127,9 a 197,7 miliardi di euro, con un aumento del 3,8% solo nel 2017. Il valore delle banconote e delle monete in circolazione è passato nel decennio dall’8,1% all’11,6% del PIL. Nello stesso periodo la quantità di denaro prelevato agli sportelli bancomat è aumentato dell’8,9% all’anno, fino a raggiungere i 193,6 miliardi di euro. Cresce parallelamente l'uso di pagamenti elettronici, saliti del 5,4% in media all’anno dal 2008 in poi, fino ai 177,8 miliardi di euro nel 2016; All'anno vengono effettuati 43,1 acquisti con carte di pagamento. L'osservatorio Ambrosetti, calcola che allineandosi alla media europea dei pagamenti elettronici l’Italia potrebbe fare emergere 40 miliardi di economia sommersa e 4 miliardi di euro di gettito IVA. Settori strategici ad alto incasso come i supermercati e le stazioni di rifornimento, hanno una media di acquisti in contante tra il 70 e il 75% del totale.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Carlo Milani, Meno contante contro l'evasione Archiviato il 2 luglio 2012 in Internet Archive., Lavoce.info, 22 dicembre 2011
  2. ^ Stefania Rimini , Contanti saluti al nero, Report, puntata del 15 aprile 2012
  3. ^ Sigfrido Ranucci, Luca Chianca, Il gioco delle parti, Report, puntata del 15 aprile 2012
  4. ^ L'Italia è rimasta il Paese dei contanti: così l'86% dei pagamenti, su avvenire.it, 14 aprile 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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