Denis Verdini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Denis Verdini
Denis verdini.JPG

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XVII
Gruppo
parlamentare
- ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare (Dal 29/07/2015-attualmente)

In precedenza:

- Forza Italia - Il Popolo della Libertà XVII legislatura (Da inizio legislatura al 28/07/2015)

Coalizione Coalizione di centro-destra del 2013
Circoscrizione Regione Toscana
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature - XIV

- XV

- XVI

Gruppo
parlamentare
XIV e XV:

Forza Italia

XVI:

Popolo della Libertà

Coalizione XIV e XV:

Casa delle Libertà

XVI:

Coalizione di centro-destra del 2008

Circoscrizione Toscana
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico ALA (Dal 2015)

In precedenza:

Forza Italia (1994-2009)

Il Popolo della Libertà (2009-2013)

Forza Italia (2013-2015)

Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Professione Commercialista

Denis Verdini (Fivizzano, 8 maggio 1951) è un politico, banchiere e imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Fivizzano in Toscana, da giovanissimo si trasferisce a Campi Bisenzio con la famiglia. Titolare di macellerie (si occupava soprattutto di import-export), si laurea in scienze politiche all'Istituto Cesare Alfieri di Firenze (con professore Giovanni Spadolini di cui diventerà uomo di fiducia e vicino di casa) e si specializza come dottore commercialista, esercitando a lungo la professione insieme al fratello Ettore prima di divenire nel 1991, grazie a un circolo di imprenditori fiorentini, presidente della Cassa Rurale e Artigiana di Campi Bisenzio, divenuta poi Credito Cooperativo Fiorentino (banca in orbita DC). Con lui triplicano i soci da 300 a 1000, il capitale da 7 milioni sale a oltre 50 milioni di euro e la banca sbarca a Firenze con sette nuovi sportelli.

Nel corso degli anni diventa azionista de Il Foglio, Il Giornale della Toscana e Metropoli. È anche socio di un ristorante a Campi Bisenzio.[1]

È assistente docente di Storia delle dottrine economiche all'università Luiss di Roma nell'anno accademico 1996-97. Cultore di storia economica, approfondisce gli studi su banca e moneta.

Vive a Firenze e si è sposato due volte, la seconda con Simonetta Fossombroni (contessa di Arezzo ed ex annunciatrice di TeleToscana nonché segretaria di Spadolini);[2] ha tre figli: Tommaso, Francesca e Diletta.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Dal PRI a Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere di quartiere per il PSI a fine anni '80,[3] diventa poi esponente del Partito Repubblicano Italiano di Spadolini nella "Prima Repubblica". In occasione delle elezioni politiche del 1992 è candidato alla Camera nella circoscrizione Firenze-Pistoia ma con 3847 preferenze non viene eletto.[4] Ci riprova due anni dopo con il Patto per l'Italia in quota Patto Segni (lista che accoglieva al suo interno i repubblicani) nel collegio uninominale di Sesto Fiorentino raccogliendo il 14,61% e 1.613 preferenze senza venire eletto.[5]

Dopo la vittoria delle elezioni da parte di Forza Italia diventa "forzista"[6] e si candida alle consultazioni regionali del 23 aprile 1995 nella lista Forza Italia-Polo Popolari con candidato presidente Paolo Del Debbio ed è eletto nella circoscrizione provinciale di Firenze, con 2.856 voti di preferenza. Diventa vicepresidente del Consiglio regionale,[6] membro della commissione Attività produttive e della commissione di Vigilanza.

Nel 1997 Verdini sostiene Giuliano Ferrara nella campagna elettorale per il seggio del Mugello, elezione in cui, vigente il sistema maggioritario, Ferrara perde contro l'ex PM Antonio Di Pietro. Diventa poi socio al 15% de Il Foglio di Ferrara.[6]

Silvio Berlusconi (Forza Italia) e Gianfranco Fini (Alleanza Nazionale) gli preferiscono Altero Matteoli come candidato alla presidenza della Toscana alle elezioni regionali del 16 aprile 2000. Nonostante la sconfitta, è eletto nella circoscrizione provinciale di Firenze con 7.166 voti di preferenza e diventa vicepresidente del Consiglio regionale, membro della commissione Affari istituzionali e della commissione speciale Statuto.

Nel 2001 Verdini si candida alla Camera nelle file di Forza Italia e viene eletto nella quota proporzionale del collegio fiorentino dove è terzo in lista dopo Paolo Bonaiuti e Roberto Tortoli.[6] Si dimette da consigliere regionale e al suo posto subentra il 4 luglio di quell'anno Paolo Marcheschi.

Alle elezioni regionali del 3-4 aprile 2005 è eletto nella circoscrizione di Firenze per la lista di Forza Italia, sempre nel listino bloccato, poi rassegna le dimissioni da consigliere regionale per incompatibilità con la carica di parlamentare: è sostituito da Angelo Pollina nella prima seduta consiliare il 5 maggio.

Alle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006, indicato nel listino bloccato sempre senza preferenze, è riconfermato deputato della Repubblica al Parlamento Italiano per la XV Legislatura.[6]

Dopo le elezioni politiche del 13-14 aprile 2008 è nominato Coordinatore Nazionale di Forza Italia. Gestisce la fusione del suo partito con Alleanza Nazionale.[6] Nel 2009, dopo la nascita del Popolo della Libertà, è creato l'ufficio di Coordinatore Nazionale che è ricoperto da tre persone: Verdini ne fa parte insieme a Sandro Bondi e Ignazio La Russa.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.[7] Il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia.

La rottura con Berlusconi e il sostegno al Governo Renzi[modifica | modifica wikitesto]

Diventa poi il fautore del "Patto del Nazareno" tra Berlusconi e il segretario del PD Matteo Renzi riguardante una collaborazione su riforme costituzionali (titolo V e Senato "Camera delle Autonomie") e legge elettorale Italicum, patto sancito il 18 gennaio 2014.

La fine dei rapporti è sancita con l'elezione di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015; Verdini viene man mano allontanato dal cosiddetto "cerchio magico" di Berlusconi composto da Mariarosaria Rossi, Francesca Pascale, Deborah Bergamini e Giovanni Toti.[8][9]

Il 23 luglio dello stesso anno, dopo aver pranzato con Berlusconi, annuncia la sua fuoriuscita da Forza Italia, ritenendosi troppo distante dalle politiche intraprese dal partito.[10] Infine il 29 luglio presenta i nuovi gruppi parlamentari di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, dichiarando di voler sostenere il disegno di legge di riforma della Costituzione promosso dal governo Renzi.[11]

Il 14 luglio 2016 con l'adesione ad Ala del viceministro all'Economia Enrico Zanetti (Scelta Civica) il partito di Verdini ha così un suo membro in rappresentanza nel governo.

Il nuovo governo Gentiloni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il Referendum costituzionale del 2016 in Italia vinto dal fronte del NO, il Governo Renzi si dimette e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver avviato un veloce giro di consultazioni, incarica il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni di formare un nuovo esecutivo. Il premier incaricato, accetta con riserva avvia le sue personali consultazioni e il 12 dicembre 2016 stila la lista dei ministri che porta al Quirinale. Nella lista non sono presenti esponenti del movimento politico di Verdini il quale, insieme all'ex Vice ministro al Ministero dell'economia e delle finanze Enrico Zanetti, non voterà la fiducia al nascente Governo Gentiloni.

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Caso di violazione della legge elettorale: archiviato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 avrebbe usato una carta della sua banca, che allora si chiamava ancora Cassa Rurale e Artigiana, per promuovere a soci e clienti della stessa la sua candidatura alla Camera in vista delle elezioni politiche. Viene così messo sotto accusa per violazione della legge elettorale ma verrà archiviato.[12]

Caso di violenza sessuale: assolto[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2001, appena eletto deputato, la PM Angela Pizzi chiede il rinvio a giudizio per lui con l'accusa di violenza sessuale per avere aggredito una cliente della sua banca, il Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio. Verdini si difende affermando che alle 15.30 del 6 dicembre 1999, il momento dell'aggressione, stava partecipando al funerale dell'ex presidente della banca Onorato Nannicini alla presenza di molti testimoni. Nella primavera del 2000 aveva denunciato per estorsione il marito della donna che lo aveva minacciato con una pistola chiedendogli del denaro: questo sostenne di non aver minacciato il politico, ma di avergli solo contestato le violenze alla moglie e come risposta il 1º giugno lo denuncia per ingiurie e diffamazione mentre la moglie presenta la querela.[13] Per la polizia e per la PM la violenza è compatibile con la partecipazione al funerale, ma di diverso avviso sono il GIP Antonio Crivelli che il 26 luglio lo proscioglie dall'accusa e la Procura Generale che non presenta ricorso contro il proscioglimento. La Pizzi e il Procuratore della Repubblica Ubaldo Nannucci presentano ricorso.
Il 23 marzo 2002 la Corte d'Appello decide ugualmente per il processo a Verdini[14] con la PM che chiede una condanna a 3 anni e 5 mesi e l'avvocato della signora che chiede un risarcimento di 100.000 euro per danni morali.
Il 22 novembre seguente Verdini viene assolto con formula piena dall'accusa di violenza sessuale perché "il fatto non sussiste" e con la formula del dubbio da quella di molestie telefoniche.[15]

Caso della Maddalena: accusa di concorso in corruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2010 viene indagato dalla Procura di Firenze per il reato di concorso in corruzione riguardo ad alcune irregolarità a lui imputabili su alcuni appalti a Firenze e alla Maddalena, sede in cui si sarebbe dovuto tenere il G8 (poi spostato all'Aquila).[16] Il gip si riserva la decisione di ricorrere ad eventuale rinvio a giudizio. Nell'aprile del 2014 il Senato autorizza l'utilizzo delle intercettazioni riguardanti Verdini.[17]

Caso della P3: rinvio a giudizio per corruzione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: P3 (inchiesta).

Nel maggio 2010 viene indagato dalla Procura di Roma in riguardo ad un'inchiesta su un presunto comitato d'affari, la cosiddetta "cricca", che avrebbe gestito degli appalti pubblici in maniera illecita.[18]

A luglio viene arrestato l'imprenditore Flavio Carboni, coinvolto a Roma in un'inchiesta che punta a scoperchiare una cupola con interessi nella gestione degli appalti sull'energia eolica in Sardegna, insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Democrazia Cristiana e all'imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli. Queste persone vengono accusate dalla Procura di Roma di aver esercitato forzature sui giudici della Corte Costituzionale al fine di favorire il giudizio di legittimità costituzionale sul Lodo Alfano, di aver sostenuto la riammissione della lista civica regionale Per la Lombardia,[19] collegata al candidato di centrodestra alle elezioni regionali del 2010 e successivamente eletto governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni e infine di aver favorito la nomina a presidente della Corte d'Appello di Milano al pm Alfonso Marra. Nella stessa indagine sugli appalti dell'energia eolica viene indagato anche il governatore PDL della Sardegna Ugo Cappellacci.

Il 23 luglio in una lettera resa pubblica il 26 luglio Verdini si dimette da presidente e consigliere del consiglio di amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino a causa dello scandalo P3 che lo vede coinvolto per corruzione e violazione della Legge Anselmi sulle società segrete. Verdini afferma: "Su di me scatenata una tempesta mediatica e queste accuse rischiano di gettare ombra sulla banca".[20][21] Per solidarietà a Verdini si dimette dopo poche ore tutto il consiglio di amministrazione del credito.[22] Alcuni politici tra cui Fini ne chiedono le dimissioni anche dagli incarichi politici.[23]

Dall'inchiesta emerge che il 23 settembre 2009 avrebbe avuto luogo un incontro presso l'abitazione di Denis Verdini, incontro a cui avrebbero preso parte l'imprenditore e faccendiere Flavio Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. In questa riunione si sarebbe delineata la strategia di persuasioni indebite da adottare sui giudici della Consulta intorno all'approvazione del lodo che il 7 ottobre seguente verrà poi bocciato perché ritenuto incostituzionale.[19] Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro definisce la cupola che si sarebbe costruita attorno a Flavio Carboni una «nuova loggia massonica», con le stesse caratteristiche della vecchia loggia Propaganda 2. Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, chiede all'esecutivo di far luce sulla vicenda, mentre il senatore e capogruppo dell'UDC Giampiero D'Alia richiede l'intervento della Commissione parlamentare Antimafia.[24]

Nell'agosto del 2011 la Procura di Roma annuncia di aver chiuso l'inchiesta P3.

Il 5 novembre 2014 Denis Verdini viene rinviato a giudizio per corruzione. Il processo prende il via il 5 febbraio 2015 davanti alla IX sezione penale.[25]

Caso dell'Aquila: prosciolto[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2010 Verdini viene indagato con l'accusa di tentato abuso d'ufficio insieme all'imprenditore Riccardo Fusi riguardo ai 4 appalti da 21 milioni di euro assegnati per la ricostruzione post terremoto all'Aquila: il politico avrebbe favorito il Consorzio Federico II nel quale era presente Fusi e tre imprenditori aquilani. Già nell'ottobre 2011 i due vengono prosciolti dal gup perché il fatto non sussiste perché il reato che veniva contestato era assente dai presupposti normativi dopo che ad agosto la Camera aveva negato l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni riguardanti Verdini.[26]

Caso della P4[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: P4 (inchiesta).

Il 12 giugno 2012 la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati accorda ai magistrati di utilizzare le intercettazioni (34 in tutto) che coinvolgono Denis Verdini nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. Il PdL è l'unico partito a votare contro.[27]

Caso del Credito Cooperativo Fiorentino: condanna in primo grado a 9 anni per truffa e bancarotta[modifica | modifica wikitesto]

La Banca d'Italia, con delibera unanime del Direttorio del 20 luglio 2010, propone al Ministro dell'economia e delle finanze "la sottoposizione dell'azienda alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell'amministrazione e gravi violazioni normative".[28] Con decreto del 27 luglio il Ministro dell'Economia dispone il commissariamento della banca.[28] Il 14 agosto la Banca d'Italia contesta a Verdini un conflitto d'interessi pari a 60,5 milioni di euro per la banca di cui è stato amministratore.[29] Nel marzo 2012 l'istituto, sottoposto dalla Banca d'Italia a liquidazione coatta amministrativa, cessa di esistere. Le attività sono acquisite da Chiantibanca mentre le sofferenze sono acquisite dal fondo nazionale di garanzia delle Bcc.[30]

Il 14 marzo 2013 i pm di Firenze chiedono il rinvio a giudizio per Verdini per il procedimento sulla gestione del Credito Cooperativo Fiorentino.[31]

Nel luglio 2014 il gup di Firenze Fabio Frangini accoglie la richiesta dei PM. Viene fissata la prima udienza per il 21 aprile 2015. Verdini dovrà rispondere per truffa ai danni dello Stato.[32]

Il 23 luglio 2015 viene rinviato a giudizio dal gup di Firenze nell'ambito di un procedimento in cui viene ipotizzata la bancarotta fraudolenta per il fallimento di un'impresa edile di Campi Bisenzio che aveva un debito di 4 milioni di euro con il Credito cooperativo fiorentino presieduto da Verdini. La prima udienza del processo si terrà il 13 ottobre.[33]

Il 2 marzo 2017 per il fallimento della banca in primo grado viene condannato a 9 anni di reclusione e all'Interdizione perpetua dai pubblici uffici.[34][35][36][37][38][39]

Caso dell'immobile in via della Stamperia: rinvio a giudizio per finanziamento illecito e truffa[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 dicembre 2012 viene rinviato a giudizio con l'accusa di finanziamento illecito e truffa aggravata: la società Estate 2, amministrata dal senatore amico Riccardo Conti, il 31 gennaio 2011 di quell'anno avrebbe acquistato un immobile in via della Stamperia, in centro a Roma, per 26 milioni di euro dal Fondo Omega di Intesa Sanpaolo per poi rivenderlo poche ore dopo all'Enpap di Angelo Arcicasa, anch'esso indagato, generando così una plusvalenza sospetta di 18 milioni.[40] Il 22 novembre 2014 i tre vengono rinviati a giudizio.[41]

Caso Settemari: accusa di truffa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2013, nell'ambito di un'inchiesta per truffa per una presunta indebita percezione di fondi per l'editoria, la Procura della Repubblica di Firenze emette un'ordinanza attraverso la quale la Guardia di Finanza sequestra beni per 12 milioni di euro alla società Settemari di Verdini, Massimo Parisi e altre persone.[42]

Caso dell'appalto della Scuola Marescialli: 2 anni in primo grado per concorso in corruzione[modifica | modifica wikitesto]

In relazione alle presunte irregolarità legate all'appalto per la Scuola Marescialli di Firenze vengono prima arrestati nel 2010 e poi condannati nel 2012 il provveditore delle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis (3 anni e 8 mesi), il presidente del consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci (3 anni e 8 mesi), l'avvocato Guido Cerruti e l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (2 anni e 8 mesi) mentre le posizioni di Verdini e dell'imprenditore della Btp Riccardo Fusi sono stralciate. Verdini si sarebbe attivato affinché Fusi venisse aiutato nei suoi affari e De Santis nominato provveditore con l'aiuto dell'allora Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

Il 9 aprile 2014 il Senato dà l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni riguardanti Verdini che il 19 novembre seguente viene rinviato a giudizio dal gup Cinzia Parasporo per concorso in corruzione.

Il processo inizia il 10 aprile 2015 davanti ai giudici della VII sezione penale del tribunale di Roma.[7]

Il 17 marzo 2016 viene condannato a 2 anni di reclusione con pena sospesa per concorso in corruzione.[43]

Caso della Toscana Edizioni: accusa di bancarotta[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 novembre 2014 viene indagato dalla procura di Firenze insieme al collega Massimo Parisi con l'accusa di bancarotta fraudolenta in riguardo al fallimento della Società Toscana Edizioni, debitoria nei confronti del Credito Fiorentino di Verdini, avvenuto nel febbraio 2014: i due esponenti politici nel 2005 si sarebbero appropriati di 1,3 milioni di euro della società vendendole quote della Nuova Toscana Editrice, controllata da loro al 40% e con un capitale di 62.000 euro. Vengono messi sotto inchiesta anche i vertici di allora della Toscana Edizioni. Questo processo è collegato ad altri due processi riguardanti Verdini, quello del Credito Fiorentino con 20 milioni di euro di contributi a Il Giornale della Toscana e quello della P3 con Flavio Carboni e altre due persone che nel 2009 versano 800.000 euro alla Nuova Toscana Editrice per rilevare delle quote.[44]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La scalata di Denis che cambiò la "banchina"
  2. ^ Denis Verdini - Ritratto
  3. ^ Verdini, una scalata lunga vent'anni corriere.it, 15 agosto 2010
  4. ^ ARCHIVIO STORICO DELLE ELEZIONI - CAMERA DEL 5 APRILE 1992
  5. ^ ARCHIVIO STORICO DELLE ELEZIONI - CAMERA DEL 27 MARZO 1994
  6. ^ a b c d e f L'uomo che guidò la fusione con AN, in La Stampa, 16 febbraio 2010, p. 4. URL consultato il 5 maggio 2010.
  7. ^ a b L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia.
  8. ^ Forza Italia, Denis Verdini nel mirino del cerchio magico azzurro.
  9. ^ Forza Italia, giovani, donne e ultrà di Berlusconi: dalla Rossi alla Prestigiacomo, chi guida il correntone delle anti-Verdini.
  10. ^ Denis Verdini rompe con Berlusconi e va con Renzi.
  11. ^ Verdini presenta nuovo gruppo Ala: "Ddl Boschi va approvato così com'è.
  12. ^ Le disavventure di un banchiere
  13. ^ Verdini sotto inchiesta per violenza sessuale
  14. ^ Denis Verdini a processo per violenza sessuale
  15. ^ Verdini assolto 'Non fu violenza'
  16. ^ G8, l'inchiesta si allarga Indagato pure Denis Verdini, in Il Secolo XIX, 16 febbraio 2010. URL consultato il 5 maggio 2010.
  17. ^ SENATO, OK ALL'USO DELLE INTERCETTAZIONI DI VERDINI.
  18. ^ Appalti, anche Verdini indagato per corruzione "Irregolarità nei progetti eolici in Sardegna", in La Repubblica, 5 maggio 2010. URL consultato il 5 maggio 2010.
  19. ^ a b Il gip: "Carboni cercò di influire sulla Consulta per la decisione su Lodo Alfano", in Corriere della Sera, 8 luglio 2010. URL consultato il 9 luglio 2010.
  20. ^ Inchiesta P3, Verdini per nove ore davanti al pm "Non mi dimetto dal Pdl, richiesta è impropria", il Giornale, 27 luglio 2010. URL consultato il 15 agosto 2010.
  21. ^ P3: Dell'Utri in procura a Roma, ANSA, 27 luglio 2010. URL consultato il 25 agosto 2010.
  22. ^ Credito Fiorentino: si dimette anche cda, solidarietà a Verdini, Il Sole 24 ORE Radiocor, 26 luglio 2010. URL consultato il 15 agosto 2010.
  23. ^ P3, Verdini a Fini: non devo dimettermi, in Ansa, 27 luglio 2010. URL consultato il 4 dicembre 2010.
  24. ^ Appalti eolico: Gip, tentarono di influire su lodo Alfano, in ANSA, 9 luglio 2010. URL consultato il 9 luglio 2010.
  25. ^ P3, Verdini a giudizio, l'uomo delle riforme accusato di corruzione.
  26. ^ Lavori post sisma, assolti Verdini e Fusi «Appalti regolari».
  27. ^ Sonia Oranges, P4, la giunta della Camera autorizza l’uso delle intercettazioni di Verdini, in il Fatto Quotidiano, 12 giugno 2012. URL consultato il 3 marzo 2017.
  28. ^ a b Tremonti firma, commissariata la banca di Verdini, Il Sole 24 Ore.
  29. ^ Bankitalia attacca Verdini: nella sua ex banca conflitto d'interessi per 60 milioni, Corsera.it, 14 agosto 2010. URL consultato il 4 dicembre 2010.
  30. ^ Addio al «Credito» di Verdini Bankitalia: liquidazione coatta, corrierefiorentino.corriere.it. URL consultato il 2 maggio 2012.
  31. ^ Credito Cooperativo, chiesto il rinvio a giudizio per Verdini e Dell'Utri, in Corriere della Sera, 14 marzo 2013. URL consultato il 13 aprile 2013.
  32. ^ Redazione de Il Fatto Quotidiano, Denis Verdini a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta e truffa, in Il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2014. URL consultato il 2 ottobre 2014.
  33. ^ Redazione de Il Fatto Quotidiano, Verdini, quinto processo: rinvio a giudizio per il crac di ditta indebitata con il Ccf, in Il Fatto Quotidiano, 23 luglio 2015. URL consultato il 24 luglio 2015.
  34. ^ Verdini è stato condannato, Repubblica, 2 marzo 2017
  35. ^ Crac del Credito cooperativo,Verdini condannato a nove anni, corriere.it, 2 marzo 2017. URL consultato il 2 marzo 2017.
  36. ^ Crac del Credito Cooperativo Fiorentino, Verdini condannato a nove anni, lastampa.it, 2 marzo 2017. URL consultato il 2 marzo 2017.
  37. ^ Verdini condannato a 9 anni per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, ilmessaggero.it, 2 marzo 2017. URL consultato il 2 marzo 2017.
  38. ^ Denis Verdini condannato a 9 anni per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, ansa.it, 2 marzo 2017. URL consultato il 2 marzo 2017.
  39. ^ Verdini condannato, IlFattoQuotidiano, 2 marzo 2017
  40. ^ Pdl, Verdini e Conti indagati. Accuse di finanziamento illecito e truffa aggravata.
  41. ^ Denis Verdini rinviato a giudizo per finanziamento illecito.
  42. ^ Truffa allo Stato, sequestrati 12 milioni a Denis Verdini, in Corriere della Sera, 11 aprile 2013. URL consultato il 13 aprile 2013.
  43. ^ Scuola Marescialli: Verdini condannato a 2 anni, pena sospesa.
  44. ^ Nuova accusa di bancarotta per Verdini.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN7557611 · LCCN: (ENn98110406 · BNF: (FRcb13583997h (data)