Partito Autonomista Trentino Tirolese

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Partito Autonomista Trentino Tirolese
PresidenteFederico Masera
SegretarioFranco Panizza
VicesegretarioSimone Marchiori
StatoItalia Italia
SedeVia Torre Verde 8, 38122 Trento
AbbreviazionePATT
Fondazione17 gennaio 1988 (come ASAR nel 1945, come PPTT nel 1948)
IdeologiaAutonomismo,
Cristianesimo democratico[1].
CollocazioneCentro
CoalizioneGrande coalizione (2013-2014)
PD-AP-SC-PATT (2014-2016)
PD-AP-PATT (2016-2017)
Gruppo parl. europeoPPE
Seggi Camera
1 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Consiglio provinciale
4 / 35
TestataStelle Alpine
Organizzazione giovanileGiovani Autonomisti PATT
Iscritti1450 (2017 (Fonte: Segreteria PATT))
ColoriBianco, Rosso[senza fonte]
Sito webwww.patt.tn.it

Il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) è un partito politico italiano della provincia autonoma di Trento, di ispirazione autonomista e cristiano-democratica, fondato il 17 gennaio 1988.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le radici: l'A.S.A.R.[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Popolare Trentino Tirolese.

Le radici storiche del Partito Autonomista Trentino Tirolese vanno ricondotte ad una associazione di carattere culturale e autonomista, l'Associazione Studi Autonomistici Regionali (ASAR). L'A.S.A.R., attiva dopo la seconda guerra mondiale a partire dal settembre del 1945, che fu un movimento decisivo per l'ottenimento dello statuto speciale per l'intero territorio del Trentino-Alto Adige (lo slogan del movimento era infatti «autonomia integrale da Borghetto al Brennero»).

L'associazione, molto diffusa soprattutto in Valsugana, Vallagarina, Val di Fiemme e Val di Fassa, aprì in breve tempo una sede a Trento, delle sedi staccate in tutto il territorio e fondò il giornale "Autonomia", la cui direzione era composta da Silvio Bortolotti e Remo Defant. Tra l'ottobre del 1945 e l'aprile del 1946 vennero tenute oltre 400 riunioni in tutte le valli trentine. Il primo congresso dell'A.S.A.R. si tenne a Trento nella Sala della Filarmonica, alla presenza di 230 rappresentanti delle sezioni regionali.[2]

Nell'estate del 1946, di autonomia e della questione sudtirolese si discuteva anche alla conferenza di pace di Parigi[non chiaro]. Per questo, all'inizio di quell'anno il Governo italiano aveva incaricato un'apposita commissione di preparare un progetto di statuto per l'autonomia trentina. La bozza di questo progetto però non piacque agli asarini, i quali elaborarono uno statuto alternativo.[3]

Il 5 settembre 1946 il Presidente del consiglio italiano Alcide Degasperi e il Ministro degli esteri austriaco Karl Gruber firmarono l'Accordo di Parigi, dove per la prima volta venivano definite le norme a tutela delle minoranze di lingua tedesca in Trentino e in Sudtirolo. Anche in questo caso gli asarini non furono completamente soddisfatti, in quanto il progetto prevedeva un'autonomia "a due velocità", cioè statuti diversi per il Trentino ed il Sudtirolo.[3]

L'ASAR organizzò quindi un primo comizio il 15 settembre 1946 in Piazza Italia e un secondo il 20 aprile 1947 in Piazza della Fiera, entrambi a Trento ed entrambi con la partecipazione di migliaia di persone.[3]

Il 27 aprile 1947, in occasione del secondo congresso dell'ASAR, iniziarono però ad emergere i primi contrasti all'interno del movimento, che ne portarono allo scioglimento l'anno seguente.[3]

Il 25 febbraio 1948 si tenne infatti il quarto congresso dell'ASAR; all'interno del movimento andavano emergendo due correnti: una di "autonomisti indipendenti", l'altra intenzionata a trasformare il movimento in un partito vero e proprio.[3]

Pochi giorni dopo, il 28 febbraio 1948, l'Assemblea costituente italiana approvò il primo Statuto di autonomia del Trentino – Alto Adige.[3]

Il P.P.T.T.[modifica | modifica wikitesto]

Nel quarto congresso svoltosi il 25 luglio 1948, l'ASAR decretò il suo scioglimento e la sua trasformazione in un soggetto politico, il Partito Popolare Trentino Tirolese (PPTT), tra i cui fondatori c'era anche Enrico Pruner. In soli quattro mesi (le prime elezioni regionali si tennero il 28 novembre 1948) il PPTT ottenne il 16,8% dei voti e 4 consiglieri regionali, risultato però ben lontano dal 57,6% della Democrazia Cristiana di Alcide Degasperi.[3]

Per le vicende del PPTT tra il 1948 e gli anni '80 si veda la voce dedicata al Partito Popolare Trentino Tirolese.

La spaccatura: dal P.P.T.T. all'U.A.T.T. al P.A.T.T.[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni '80 nel P.P.T.T. iniziarono ad emergere due anime, una più conservatrice e una più dinamica. Nel 1981, il coordinatore del movimento giovanile si dimise accusando i vertici del partito di atteggiamenti antidemocratici. Alla spaccatura si arrivò l'anno successivo, nel 1982.[2]

Alle elezioni provinciali del 1983 ad entrambi i partiti nati dalla spaccatura venne proibito dal tribunale l'utilizzo del simbolo storico; si presentarono così due liste:

- una, più conservatrice, col simbolo dell'SVP, che elesse tre consiglieri (Franco Tretter, Eugenio Binelli e Guido Sembenotti) e diede vita all'Unione Autonomisti Trentino Tirolesi (UATT);

- una, più centrista, col nome di Autonomia Integrale (AI), che ottenne il 3,1% dei voti ed elesse il suo leader Enrico Pruner e Domenico Fedel.[3]

Il 29 maggio 1987 i Congressi dei due partiti, UATT e Autonomia Integrale, dichiararono la volontà di unirsi nuovamente in un unico partito, cosa che avvenne il 17 gennaio 1988 a Riva del Garda con la fondazione del Partito Autonomista Trentino Tirolese[4] con Franco Tretter ed Enrico Pruner co-presidenti, di cui divenne segretario politico Carlo Andreotti.[3]

Il boom del 1993[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni del 1993 il P.A.T.T. ottenne il 20,2% dei voti, ed un autonomista, Andreotti, assunse per la prima volta la presidenza provinciale. A capo di coalizioni basate su difficili equilibri politici, Andreotti dovette formare tre diverse giunte provinciali nei cinque anni della legislatura (1994-1999). Durante la legislatura infatti si sono alternati ben 4 governi a Roma e 3 a Trento: anche il Trentino era scosso dagli scandali di Tangentopoli e per ben tre volte gli alleati del PATT nella Giunta provinciale si sono dimessi, ponendo il Trentino e l'autonomia a rischio commissariamento.[3]

L'alleanza col centro-sinistra di Dellai (1998-2001)[modifica | modifica wikitesto]

Con le elezioni regionali del 1998 divenne presidente della provincia Lorenzo Dellai, a capo di una coalizione di centro-sinistra.

Alle elezioni provinciali del 1998 il P.A.T.T. è riuscito a far eleggere 4 consiglieri. A causa di contrasti in occasione della composizione della giunta provinciale però il mondo autonomista si è così scomposto: in giunta sono entrati Franco Panizza e Dario Pallaoro (e poi Carlo Andreotti come Presidente), Sergio Casagranda (eletto nella lista autonomista Autonomia Integrale - Federazione Autonomista Regionale (AI-FAR), e Sergio Muraro, eletto nella Lista Dini.[2]

Autonomia Integrale - Federazione Autonomista Regionale (AI-FAR) è stato un partito politico regionale, attivo nella Provincia di Trento negli anni novanta, di ispirazione autonomista e centrista. Il partito venne creato nel 1996 da Domenico Fedel, politico autonomista che era stato eletto nel consiglio provinciale nel 1993 con la lista Lega Autonomia Trentino. Nelle elezioni provinciali del 1998 il partito ottenne il 3,8% dei voti ed elesse Sergio Casagranda al consiglio. Durante la XII Legislatura AI-FAR sostenne il governo provinciale di Lorenzo Dellai, del quale Casagranda divenne assessore. Autonomia Integrale-FAR confluì di fatto nel partito Autonomisti Trentini - Genziane, che continuò a sostenere Dellai e la sua Giunta mentre il PATT si avvicinava al centro-destra.

Nel maggio 2001 infatti Dario Pallaoro è uscito dal PATT ed ha fondato il partito degli Autonomisti Trentini - Genziane, di cui è stato eletto presidente, mentre svolgeva le funzioni di segretario politico Renzo Foladori.[3]

Nel centro-destra (2001)[modifica | modifica wikitesto]

Il P.A.T.T. si avvicinò al centro-destra, stringendo un'alleanza con la Casa delle Libertà in occasione delle elezioni politiche del 2001, nelle quali il segretario del partito, Giacomo Bezzi, venne candidato alla Camera nel collegio della Val di Non, dove fu sconfitto da Luigi Olivieri (dei Democratici di Sinistra).

Nel centro-sinistra autonomista (2002 - 2018)[modifica | modifica wikitesto]

Franco Panizza, segretario del PATT dal 2012, è stato eletto senatore nel 2013.

A seguito della sconfitta, nella seconda parte della legislatura il PATT abbandonò il centro-destra e si alleò nel Consiglio Regionale con il centro-sinistra e la SVP, eleggendo alla presidenza della regione Andreotti, governatore della regione dal 2002 al 2004.

Alle elezioni provinciali del 2003 lo schieramento degli Autonomisti Trentini - Genziane si è presentato unito al PATT, ottenendo l'elezione di un assessore (Franco Panizza) e tre consiglieri (Dario Pallaoro, poi Presidente del Consiglio provinciale, Sergio Muraro e Caterina Dominici, subentrata a Giacomo Bezzi, eletto alla Camera dei Deputati). Alle elezioni provinciali del 2003 infatti il partito ha scelto di sostenere Dellai e il centro-sinistra (ottenendo il 9,0% dei consensi), mentre Andreotti ha abbandonato il partito e fondato Trentino Autonomista, formazione alleata con il centro-destra.[3]

Nella XIII Legislatura (iniziata nel 2004) il leader del PATT, Giacomo Bezzi, ha assunto la presidenza del Consiglio Provinciale, fino all'elezione a deputato nell'aprile 2006 nella lista comune SVP-PATT.

Il congresso celebrato il 22 aprile 2007 a Levico Terme ha sancito la riunificazione del movimento Autonomisti Trentini - Genziane con il PATT, mentre l'ex leader Andreotti ha continuato a mantenere una posizione indipendente nei confronti del partito.

L'evoluzione del quadro politico nazionale conseguente alla caduta del Governo Prodi II nel gennaio 2008, ha acuito le tensioni interne al partito, nel quale alcuni esponenti di minoranza hanno richiesto inutilmente un ricollocamento più vicino al centro-destra: il dibattito, comune a quello in corso nell'SVP, ha provocato la defezione di Giacomo Bezzi dal movimento[5] e, nelle elezioni politiche del 2008, un sensibile calo di consensi che ha privato il partito della propria rappresentanza a Montecitorio. Nelle elezioni politiche del 2008 infatti il PATT, incluso come da tradizione nelle liste dell'SVP, non ha conseguito che il 4,8% a livello provinciale.[6]

Nelle elezioni provinciali del 2008 il partito ha invece ottenuto l'8,5% dei voti ed ha eletto tre consiglieri, due dei quali, Franco Panizza e Ugo Rossi, sono poi stati nominati assessori provinciali da Lorenzo Dellai.

Nelle elezioni delle Comunità di Valle che si sono svolte il 24 ottobre 2010 ha ottenuto risultati abbastanza eterogenei negli ex-comprensori, tuttavia il PATT si è attestato mediamente al 20,03%.

Ugo Rossi, segretario organizzativo e poi politico dal 2003 al 2012, nel 2013 è stato eletto presidente della provincia autonoma di Trento

Alle elezioni politiche del 2013 il PATT elegge due parlamentari: Mauro Ottobre alla Camera dei Deputati nella lista SVP e Franco Panizza al Senato nel collegio uninominale di Trento, sostenuto anche da Partito Democratico (PD) e Unione per il Trentino (UpT), nell'ambito di un'alleanza che ha portato ad eleggere anche Giorgio Tonini (PD) nel collegio di Pergine Valsugana e Vittorio Fravezzi (UpT) nel collegio di Rovereto.

Il 13 luglio 2013 il PATT partecipa alle primarie del centrosinistra autonomista per il presidente della provincia autonoma di Trento con Ugo Rossi che vince superando Alessandro Olivi (PD), Mauro Gilmozzi (UpT), Alexander Schuster (indipendente PSI) e Lucia Coppola (Verdi). Il 27 ottobre alle elezioni provinciali Rossi viene eletto con il 58,12% delle preferenze. Ottimo anche il risultato della lista che con il 17,55% è il secondo partito dopo il PD, riuscendo ad eleggere sette consiglieri oltre al presidente.

Nel giugno 2016 l'onorevole Mauro Ottobre abbandona il PATT, criticandone la gestione e il segretario Franco Panizza.

Alle elezioni politiche del 2018 il PATT forma, come spesso avvenuto in precedenza, una lista unica con l'SVP nella parte proporzionale, grazie alla quale elegge alla Camera Emanuela Rossini.[7]. Franco Panizza, ricandidato per il centro-sinistra nel collegio uninominale di Trento, è clamorosamente sconfitto dal candidato di centrodestra Andrea De Bertoldi.[8]

La scelta Blockfrei[modifica | modifica wikitesto]

La composizione del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento in base ai risultati delle elezioni tenutesi il 21 ottobre 2018.

Dopo un lungo contrasto con le altre forze componenti l'ex coalizione del centro-sinistra-autonomista sulla scelta del candidato presidente[9], alle elezioni provinciali del 2018 il PATT si presenta da solo, con Ugo Rossi candidato presidente e ottiene 32.104 voti pari al 12,58% delle preferenze.[10] Vengono così eletti quattro consiglieri: lo stesso Ugo Rossi, l'assessore uscente Michele Dallapiccola, il consigliere uscente Lorenzo Ossanna e Paola Demagri.[11]

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Il partito, che si pone innanzitutto come ponte fra il mondo latino e la cultura germanica, ispira la propria azione ai principi morali riconducibili alla tradizionale Weltanschauung cristiana delle genti trentine dalla dottrina sociale della Chiesa, accompagnati da valori di eguaglianza, libertà e solidarietà ed escludendo contrapposizioni violente, degenerazioni, personalismi.[12]

Altri punti programmatici riguardano naturalmente una coerente visione dell’autonomia, con conseguente diritto all'autogoverno e all'autogestione dell’economia, della finanza, della scuola, della sanità, delle politiche sociali, della giustizia e dell’ordine pubblico.

Citiamo anche l'impegno a collaborare con la provincia di Bolzano e con il Tirolo alla costruzione di una Euroregione Trentino-Tirolese, capace di rappresentare efficacemente in sede europea le esigenze del territorio alpino e di dare ascolto all'anima genuina delle vallate, con particolare riguardo a quei cittadini oggettivamente distanti dai centri di potere economico e politico.[12]

Si ritiene inoltre opportuno osservare una rigorosa disciplina onde potenziare l’organizzazione interna e quella sul territorio, con commissioni di partito e referenti affidabili in ogni comune del Trentino, in grado di costituire una efficiente cinghia di trasmissione fra la periferia e il centro.[12]

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

Cariche del partito[modifica | modifica wikitesto]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Provinciali Trento[modifica | modifica wikitesto]

Voti % seggi
Provinciali 1988 29.624 9,6%
3 / 35
Provinciali 1993 62.138 20,2%
7 / 35
Provinciali 1998 35.281 12,4%
4 / 35
Provinciali 2003 24.261 9,0%
3 / 35
Provinciali 2008 23.335 8,5%
3 / 35
Provinciali 2013 41.684 17,5%
8 / 35
Provinciali 2018 32.109 12,5%
4 / 35

Politiche[modifica | modifica wikitesto]

Voti % Seggi
Politiche del 2001 Camera Nella Casa delle Libertà
0 / 630
Senato - - -
Politiche del 2006 Camera Nella lista SVP
1 / 630
Senato - - -
Politiche del 2008 Camera Nella lista SVP
0 / 630
Senato - - -
Politiche del 2013 Camera Nella lista SVP
1 / 630
Senato Nella coalizione PD-SVP-UpT-PATT
1 / 315
Politiche del 2018 Camera Nella lista SVP-PATT
1 / 630
Senato Nella lista SVP-PATT
0 / 315

Iscritti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) ITALY, su Parties and Elections in Europe. URL consultato il 5 ottobre 2010.
  2. ^ a b c Franco Panizza, Autonomisti in Trentino, Trento, 2007, p. 33.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Franco Panizza, Autonomisti in Trentino - Una tradizione che apre al futuro (PDF), in Patt, 2007. URL consultato il 13 agosto 2008 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).
  4. ^ Antonio Del Giudice, Tra CL e cattocomunisti Trento si scopre verde, la Repubblica, 20 novembre 1988. URL consultato il 13 agosto 2008.
  5. ^ Lo strappo di Bezzi: "Io voto per Divina"[collegamento interrotto], Trentino, 16 marzo 2008.
  6. ^ Elezione della Camera dei deputati del 13 - 14 aprile 2008: Provincia di Trento Archiviato il 13 settembre 2008 in Internet Archive., Ministero dell'Interno.
  7. ^ Ministero dell'Interno - Portale Eligendo
  8. ^ Ministero dell'Interno - Portale Eligendo
  9. ^ Ugo Rossi non sarà il candidato presidente del centrosinistra autonomista, il Pd ha deciso. Giuliano Muzio sfiduciato, in il Dolomiti, 17 agosto 2018. URL consultato il 6 novembre 2018.
  10. ^ Elezioni 2018 - Provincia autonoma di Trento, su www.elezioni-2018.provincia.tn.it. URL consultato il 6 novembre 2018.
  11. ^ Elezioni 2018 - Provincia autonoma di Trento, su www.elezioni-2018.provincia.tn.it. URL consultato il 6 novembre 2018.
  12. ^ a b c Principi fondanti | Partito | PATT, su www.patt.tn.it. URL consultato il 9 dicembre 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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