Enrico Costa (politico)

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Enrico Costa
Enrico Costa daticamera.jpg

Ministro per gli affari regionali
con delega alla famiglia
Durata mandato 12 dicembre 2016 –
19 luglio 2017[1]
Presidente Paolo Gentiloni
Predecessore Se stesso (ministro per gli affari regionali e le autonomie)
Successore Gianclaudio Bressa (Sottosegretario di stato per gli affari regionali)

Ministro per gli affari regionali e le autonomie
Durata mandato 29 gennaio 2016 –
12 dicembre 2016
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Maria Carmela Lanzetta
Successore Se stesso (ministro per gli affari regionali)

Viceministro della giustizia
Durata mandato 28 febbraio 2014 –
29 gennaio 2016
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Giuseppe Berretta (sottosegretario)

Deputato della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 28 aprile 2006
Legislature XV, XVI, XVII
Gruppo
parlamentare
XV: - Forza Italia
XVI: - Popolo della Libertà
XVII: - Gruppo Misto - componente: Fare!-PRI-Liberali (dal 25/7/2017)
In precedenza:
- Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente (fino al 18/11/2013)
- Area Popolare-NCD-Centristi per l'Italia (18/11/2013-25/7/2017)
Coalizione XV: Casa delle Libertà
XVI: Coalizione di centro-destra del 2008
XVII: Coalizione di centro-destra del 2013
Circoscrizione Piemonte 2
Incarichi parlamentari
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Indipendente (dal 2017)
In precedenza:
FI (2006-2009)
PdL (2009-2013)
NCD (2013-2017)
AP (2017)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato

Enrico Costa (Cuneo, 29 novembre 1969) è un politico e avvocato italiano, ex ministro per gli affari regionali nel Governo Gentiloni, ed ex ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Renzi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Avvocato, è figlio dell'ex ministro Raffaele Costa.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 è consigliere comunale di Forza Italia a Isasca e il 16 maggio 2005 è eletto Consigliere regionale del Piemonte (Gruppo FI)[2].

Eletto deputato alla Camera nel 2006 nella lista Forza Italia nella circoscrizione Piemonte 2, è membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione[3].

Rieletto nel 2008 nelle liste del PdL, è capogruppo del PdL in Commissione Giustizia alla Camera e membro della Giunta per le Autorizzazioni a procedere di Montecitorio e della Commissione Affari Costituzionali. In Commissione Giustizia è stato relatore per il Governo di norme molto discusse come il Lodo Alfano, che bloccava i processi giudiziari nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato (poi abrogato dalla Corte Costituzionale), e il cosiddetto Legittimo impedimento, che prevedeva la sospensione dei processi giudiziari a carico del Presidente del Consiglio e dei Ministri fino al mantenimento della carica elettiva.

Nel 2011, insieme a Manlio Contento, ha chiesto al neo Ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma l'invio di ispettori ministeriali alla Procura di Napoli, dove si celebrava un'indagine che vedeva il Presidente del Consiglio Berlusconi vittima di un ricatto. In Commissione Giustizia, a ottobre 2011, ha presentato un emendamento molto discusso dalle opposizioni al DDL Intercettazioni, che ne vieta la pubblicazione prima di una cosiddetta "udienza filtro"[4]. Coordinatore provinciale del PdL a Cuneo, nel gennaio 2013 è nominato coordinatore regionale del PdL nel Piemonte[5].

Rieletto deputato alle politiche del febbraio 2013 con il PdL, diviene vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera e membro della Commissione Giustizia.

Il 18 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà[6], aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano[7][8], venendo eletto Capogruppo alla Camera dei Deputati e Coordinatore Regionale in Piemonte del "Nuovo Centrodestra"[9].

Incarichi governativi[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio 2014 diviene viceministro alla Giustizia nel governo Renzi, lasciando quindi la carica di capogruppo e venendo sostituito da Nunzia De Girolamo.

Alle regionali piemontesi del 2014 è candidato alla presidenza della regione per l'NCD arrivando quinto con il 2,98%.

Il 28 gennaio 2016 diviene ministro per gli affari regionali e le autonomie succedendo a Maria Carmela Lanzetta (esattamente un anno dopo le sue dimissioni). Oltre alle deleghe proprie del suo dipartimento, il premier Renzi gli affida le competenze in materia di politiche per la famiglia. Verrà riconfermato ministro con le medesime deleghe anche nell'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni.

Il 12 dicembre 2016 viene riconfermato ministro senza portafoglio per il Governo Gentiloni[10].

Il 19 luglio 2017 si dimette dall'incarico di ministro senza portafoglio per il Governo Gentiloni. In una lettera al Presidente del Consiglio spiega "rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero", riferendosi al suo dissenso riguardo alcuni provvedimenti proposti dal Consiglio dei Ministri di cui faceva parte[11][12]. Lo stesso giorno decide di lasciare Alternativa Popolare. Silvio Berlusconi blinda però le porte di Forza Italia a Costa, che rimane senza partito.

Il 3 agosto aderisce alla componente del gruppo misto "Fare! - PRI - Liberali".

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per gli affari regionali e le autonomie Successore Emblem of Italy.svg
Maria Carmela Lanzetta 29 gennaio 2016 - 12 dicembre 2016 Se stesso
(ministro per gli affari regionali)
Predecessore Ministro per gli affari regionali Successore Emblem of Italy.svg
Se stesso
(ministro per gli affari regionali e le autonomie)
12 dicembre 2016 - 19 luglio 2017 Paolo Gentiloni (interim)