Socializzazione dell'economia

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Nell'ambito dell'ideologia fascista, la locuzione socializzazione dell'economia indica una teoria, proclamata nella Repubblica Sociale Italiana, di trasformazione sociale dell'economia nella quale la proprietà dei mezzi di produzione non è esclusiva del capitalista, ma è partecipata con i lavoratori impiegati nell'azienda.

Tale teoria economica venne elaborata e prevista nel Manifesto di Verona, documento che conteneva il programma politico del Partito Fascista Repubblicano, allora alla guida della neo costituita Repubblica Sociale Italiana. Il manifesto fu presentato durante il Congresso del PFR tenutosi a Verona il 14 novembre 1943. Fino ad allora, secondo i fascisti intervenuti a Verona, ogni realistico tentativo di apporre più ardite modifiche al sistema economico italiano era naufragato di fronte all'ostracismo dei poteri economici definiti come plutocrazia.

La legge "quadro" sulla socializzazione, entrata in vigore nel 1944 (Decreto Legislativo 12 Febbraio 1944 N.375) ebbe tuttavia scarsissima applicazione sperimentale, e non poté incidere - come sperato dal regime - nel creare consenso attorno ad esso e rilanciare decisamente la produzione bellica, per altro rigidamente controllata dai tedeschi occupanti e da essi in larghissima misura assorbita.

La socializzazione nel fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Il termine venne coniato nel 1943 per indicare una dottrina economica concepita dal fascismo all'interno del sistema economico corporativista della Repubblica Sociale Italiana, ma i prodromi vanno individuati nella Carta del Carnaro promulgata a Fiume nel 1920 e nella Carta del Lavoro del 1927. La socializzazione fascista avrebbe dovuto costituire, nelle intenzioni dei suoi proponenti, la "terza via" nei confronti dei due maggiori sistemi economici del Novecento: il capitalismo ed il bolscevismo, sia per quanto riguarda l'economia che per i suoi riflessi sul piano sociale. Prese parte al suo sviluppo anche l'ex comunista Nicola Bombacci (caro amico di Benito Mussolini) che contribuì a quest'opera riprendendo, tra l'altro, le teorie dell'anarchico ucraino Nestor Ivanovyč Machno, dal fabianesimo e dal distributismo geselliano. Amico di vecchia data di Benito Mussolini, nonché condivisore degli ideali socialisti del Fascismo, Nicola Bombacci collaborò a questa politica economica della Repubblica Sociale Italiana senza tuttavia rinnegare i propri ideali comunisti, ma sforzandosi di farli collimare con la politica sociale fascista.

Nel Manifesto di Verona si affermava che la base della Repubblica Sociale Italiana e della dottrina economica del Partito Fascista Repubblicano sarebbe stato il lavoro (articolo 9); che la proprietà privata, frutto di lavoro e risparmio sarebbe stata garantita, ma non si sarebbe dovuta per ciò trasformare in entità disgregatrice della personalità altrui sfruttandone il lavoro (articolo 10). Tutto ciò che era di interesse collettivo, da un punto di vista economico si sarebbe dovuto nazionalizzare (articolo 11). Nelle aziende sarebbe stata avviata e regolata la collaborazione tra maestranze e operai per la ripartizione degli utili e per la fissazione dei salari (articolo 12). In agricoltura le terre incolte o mal gestite sarebbero state espropriate e riassegnate a favore di braccianti e cooperative agricole (articolo 13). L'Ente Nazionale per la casa del popolo avrebbe avuto l'obbiettivo di fornire una casa in proprietà a tutti (articolo 15). Si sarebbe costituito un sindacato dei lavoratori, obbligatorio, e avrebbe riunito tutte le categorie (articolo 16).

La socializzazione dell'economia attuata durante la RSI, deriva dalla corporazione proprietaria ideata da Ugo Spirito, ovvero la corporazione che diventa proprietaria dell'azienda, ricercando l'equilibrio tra le due componenti della produzione: lavoro e capitale.[1]

La socializzazione si trovò affiancata agli altri due "capisaldi" dell'ideologia economica del fascismo: il "corporativismo" e la "fiscalità monetaria", come base del sistema politico della democrazia organica.

« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero "di sinistra"; le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra. A noi non interessa quindi nulla di avere alleata, contro la minaccia del pericolo rosso, la borghesia capitalista: anche nella migliore delle ipotesi non sarebbe che un'alleata infida, che tenterebbe di farci servire i suoi scopi, come ha già fatto più di una volta con un certo successo. Sprecare parole per essa è perfettamente superfluo. Anzi, è dannoso, in quanto ci fa confondere, dagli autentici rivoluzionari di qualsiasi tinta, con gli uomini della reazione di cui usiamo talvolta il linguaggio »
(Enzo Pezzato in La Repubblica fascista", 22 aprile 1945.[2])

Socializzazione delle imprese[modifica | modifica wikitesto]

Fu Mussolini già il 23 settembre 1943 nel formare il governo a volere l'istituzione del ministero dell'Economia corporativa, nominando ministro prima Silvio Gai e dal 1º gennaio 1944 Angelo Tarchi. Fu quest'ultimo ad accelerare la stesura del decreto legge sulla socializzazione.

La socializzazione delle imprese - vista con sospetto e boicottata dalla Germania nazionalsocialista - venne disposta inizialmente con il Decreto Legislativo del 12 febbraio 1944 N.375, alla firma di Benito Mussolini unita a quelle di Domenico Pellegrini Giampietro e Piero Pisenti. Per diretta conseguenza il compito venne assegnato al ministro dell'Economia corporativa l'ingegner Angelo Tarchi, che si insediò nella sede del ministero, a Bergamo.

Il 20 giugno 1944, ossia appena quattro mesi dopo il decreto legislativo, il dirigente della federazione fascista degli impiegati del commercio, Anselmo Vaccari, in un rapporto diretto a Mussolini riportò come "I lavoratori considerano la socializzazione come uno specchio per le allodole, e si tengono lontano da noi e dallo specchio. Le masse ripudiano di ricevere alcunché da noi.[3]

L'attuazione integrale della socializzazione era prevista, ironia della sorte, per il 25 aprile 1945.[4]

Difatti il 25 aprile 1945 tra i primi atti politico-amministrativi del CLNAI dopo la sconfitta del fascismo nel nord Italia, vi fu proprio l'abrogazione del DL sulla socializzazione definita da esso un tentativo "di aggiogare le masse lavoratrici dell'Italia occupata al servizio ed alla collaborazione con l'invasore"[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il comunista in camicia nera, Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini, Arrigo Petacco, Mondadori, 1997
  2. ^ Luciano Lanna, Filippo Rossi, Fascisti immaginari: tutto quello che c'è da sapere sulla destra, Vallecchi, 2003, pag. 176.
  3. ^ Rapporto Vaccari al Duce, in: Santo Peli, Storia della Resistenza in Italia, Einaudi, Torino, 2006, ISBN 88-06-18092-4, p. 69; Edoardo e Duilio Susmel Opera Omnia di Benito Mussolini, La Fenice, Firenze; F. Deakin, Storia della Repubblica di Salò, Einaudi, Torino, 1963; Gianni Oliva, La Repubblica di Salò, Giunti, 1997.
  4. ^ Antonio Fede, Appunti critici di storia recente, Ed. Coop. Quilt, Messina 1988, pag. 41
  5. ^ C.L.N., Bollettino ufficiale degli atti del C.L.N.-Giunta regionale di governo per il Piemonte, 25 aprile 1945, tratto da:
    Perticone, G. La repubblica di Salò, Ed. Leonardo, Roma 1947

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Amicucci, I 600 giorni di Mussolini, Faro, Roma 1948.
  • Giorgio Bocca, Mussolini socialfascista, Milano, Garzanti, 1983.
  • Paolo Buchignani, Fascisti rossi, Mondadori, 1998.
  • Arrigo Petacco, Il comunista in camicia nera, Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini, Mondadori, 1997.
  • Claudio Schwarzenberg, Il sindacalismo fascista, Mursia, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]