Piero Pisenti

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Piero Pisenti
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Perugia
Data nascita 20 Marzo 1887
Luogo morte Pordenone
Data morte 29 settembre 1980
Professione Politico
Partito PNF
Legislatura XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Piero Pisenti

Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica Sociale Italiana
Durata mandato 4 novembre 1943 -
25 aprile 1945
Predecessore Antonino Tringali Casanova
Successore nessuno

Dati generali
Partito politico Partito Fascista Repubblicano
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato

Piero Pisenti (Perugia, 20 marzo 1887Pordenone, 29 settembre 1980) è stato un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Discendente da una famiglia di docenti universitari, si laureò in giurisprudenza a Bologna nel 1912 ed un anno dopo si trasferì a Pordenone, dove aprì uno studio professionale ed iniziò la carriera politica, diventando consigliere e assessore comunale di questa città dal 1915 al 1919 con una lista conservatrice. Nel 1920 fondo` ad Udine il movimento politico "Unione del Lavoro", che pochi mesi dopo confluì nel Partito Nazionale Fascista.

Impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Iscrittosi anch'egli al PNF nel gennaio del 1921, si impose come capo dello squadrismo friulano. Segretario del Fascio di Udine dal 1922 al 1923 fu anche segretario federale (1922-1924), alto commissario politico del Fascismo (1923), intendente generale per i debiti di guerra, direttore del Giornale del Friuli (1923-1925) e presidente della sezione udinese dell'Istituto di Cultura Fascista.

Nel 1926 non approvò alcune leggi interne e fu per questo espulso dal partito, essendo poi riammesso un anno dopo: in base a tale circostanza anni dopo Benito Mussolini lo definì come "l'uomo che durante tutto il ventennio fascista ha avuto il coraggio d'una sua illuminata eterodossia"[senza fonte]. Eletto deputato per la prima volta nel 1924 e sempre confermato fino al 1939, divenne nel corso degli anni uno dei gerarchi più fedeli al duce, che lo ricompensò affidandogli numerosi incarichi nazionali e regionali.

Adesione a Salò[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'8 settembre del 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, pur non avendo inizialmente incarichi in essa. Alla morte di Antonino Tringali Casanova, avvenuta il 4 novembre dello stesso anno, venne scelto per occupare il dicastero della Giustizia ed in questa veste, quando seppe della domanda di grazia chiesta dai condannati a morte del processo di Verona (tra gli altri Galeazzo Ciano, Emilio De Bono e Carluccio Pareschi), avrebbe voluto seguire l'iter corretto, ma ciò gli fu impedito da Alessandro Pavolini.

Assieme al colonnello Ermacora Zuliani, ricostituì il disciolto 8º Reggimento Alpini con il nome di Reggimento Alpini Tagliamento, impegnato nella difesa del Friuli dai partigiani sloveni, che miravano ad annettere la Piccola Patria alla Jugoslavia.

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Al termine della Seconda guerra mondiale fu arrestato il 21 giugno 1945 e grazie all'Intervento di Fermo Solari poté evitare la fucilazione che i partigiani avevano già programmato (replica all'Avv. Pisenti di B Signorelli in la "Libertà 21/9/1946"). Dopo un anno di carcere preventivo, processato per collaborazionismo, Pisenti venne assolto dalla Corte d'Assise Speciale di Bergamo con formula piena (per non aver commesso il fatto). Poi, nel 1947 la sentenza di assoluzione trovò conferma presso la Corte di Cassazione"[1]. Assolto, tornò a Pordenone esercitando l'attività forense. Morì a Pordenone nel 1980.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mario Meneghini "Piero Pisenti" pagina 19(edizioni Nuovo Fronte)

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