Reggimento alpini "Tagliamento"

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Reggimento alpini "Tagliamento"
Descrizione generale
Attiva 1943 - 30 aprile 1945
Nazione Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Servizio War flag of the Italian Social Republic.svg Esercito Nazionale Repubblicano
Tipo Fanteria
Ruolo Truppe da montagna
Dimensione 1.600 uomini
Guarnigione/QG Caserma "Di Prampero", Udine dal 17 settembre 1943;
Cividale del Friuli dal 24 aprile 1944;
San Pietro al Natisone dal 28 febbraio 1945
Soprannome "Tagliamento"
Motto Sin simpri chèi!
Battaglie/guerre Protezione dei confini orientali
Scontri col IX Corpus iugoslavo
Reparti dipendenti
  • 1º Battaglione Alpini "Isonzo"
  • 2º Battaglione Alpini "Vipacco"
  • 3º Battaglione Bersaglieri "Natisone"
Comandanti
Degni di nota Colonnello Ermacora Zuliani

[senza fonte]

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Il Reggimento alpini "Tagliamento" fu un reparto autonomo della Repubblica Sociale Italiana costituito il 17 settembre 1943 dal colonnello Ermacora Zuliani in (provincia di Udine) e da Piero Pisenti, ministro della giustizia della Repubblica di Salò.

Reggimento volontari friulani "Tagliamento"[modifica | modifica wikitesto]

Il colonnello Ermacora Zuliani ed un altro ufficiale nella caserma di Cividale del Friuli

Il Reggimento alpini "Tagliamento" fu costituito il 17 settembre 1943 presso la caserma "Giovanni di Prampero" di Udine, già sede dell'8º Reggimento alpini, inizialmente con la denominazione di Reggimento volontari friulani "Tagliamento". Impiegato in funzione antipartigiana nella lotta contro il IX Corpus dell'esercito popolare iugoslavo nella conca di Tolmino e ancora più a est in Val Baĉa. Gli alpini del "Tagliamento" si schierarono così a protezione delle strade che conducevano a Udine. Nel febbraio 1944 il presidio a Faedis subì uno degli attacchi partigiani più poderosi, supportato anche da mortai. Il 2 aprile il reggimento fu spostato a Tolmino, Monte Spino e Canale Isonzo. Si trovarono affiancati dai bersaglieri del Battaglione Mussolini.

Reggimento alpini "Tagliamento"[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 1944 il reggimento, oramai costituito da tre battaglioni, (1º Battaglione alpini "Isonzo", 2º Battaglione alpini "Vipacco", 3º Battaglione misto alpini e bersaglieri "Natisone") cambiò denominazione diventando Reggimento alpini Tagliamento. Numerose furono in questo periodo le battaglie contro i partigiani titini tra cui quella campale di Tarnova, per tutta l'estate del 1944 numerosi furono gli attacchi contro i capisaldi del "Tagliamento", soprattutto presso le falde del monte Nero e di monte Spino. Fu in questo periodo che subiscono numerose perdite a causa di azioni partigiane. Tra marzo ed aprile 1945 ci furono gli ultimi e più duri attacchi partigiani contro le posizioni tenute dagli alpini che resistettero fino al 27 aprile.
Nei giorni successivi, il reggimento ripiegò ordinatamente fino a Cividale del Friuli, dove ci fu un accordo con il comandante Specogna e con le forze partigiane della "Osoppo". Il Reggimento Alpini Tagliamento, appoggiato dalle brigate Osoppo, liberò la città di Cividale, per poi dirigersi verso Udine, fino al 30 aprile quando si arrese alle truppe neozelandesi. Nei combattimenti contro le formazioni partigiane perse 720 uomini tra morti e dispersi, 608 furono i feriti, e 45 gli assassinati a guerra finita[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Rossi e Luca Soldati con la collaborazione del Centro Studi dell'Associazione Nazionale Alpini, Gli alpini, uomini, storia e uniformi, Edizioni Del Prado, 2006 pag. 424 "Per venti mesi i volontari del Reggimento Alpini Tagliamento avevano combattuto per contrastare l'invasione degli slavi, lamentando ben 720 morti e 608 feriti. Nonostante questo, quarantacinque di loro non sopravvissero alle violente reazioni antifasciste del dopoguerra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cucut, Penne nere sul confine orientale. Storia del reggimento alpini «Tagliamento» 1943-1945, Marvia, 2008, ISBN 88-89089-18-0, 382pag

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • [1] Sito Vecio - scheda - visto 18 dicembre 2008