Carta del Carnaro

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Carta del Carnaro
Altri titoliCostituzione della Reggenza di Fiume
AutoreGabriele D'Annunzio, Alceste De Ambris
1ª ed. originale1920
Generecostituzione
Lingua originale italiano

La Carta del Carnaro (detta anche, in latino, Charta Quarnerina[1]) fu la costituzione della Reggenza italiana del Carnaro, scritta da Alceste De Ambris e rielaborata da Gabriele d'Annunzio, che venne promulgata l'8 settembre 1920 a Fiume durante gli ultimi mesi dell'eroica impresa fiumana del Vate.

Le istanze[modifica | modifica wikitesto]

Già nella Premessa si affermava la chiara volontà di entrare a far parte integrante dello Stato Italiano e consequenzialmente l'italianità di Fiume e vi si sosteneva un futuro stato rivoluzionario-corporativo. Proprio dalla Carta del Carnaro "dannunziana" anche il regime fascista in seguito prenderà spunto per la propria dottrina politica economica riproposta nella Carta del lavoro del 1927, dove attraverso la politica del corporativismo si voleva, in teoria, creare un sistema antagonista nei confronti della società capitalistica, e di quella marxista[2]

« Premessa - Il Popolo della Libera città di Fiume, in nome delle sue secolari franchigie e dell'inalienabile diritto di autodecisione, riconferma di voler far parte integrante dello Stato Italiano mediante esplicito atto d'annessione; ma poiché l'altrui prepotenza gli vieta per ora il compimento di questa legittima volontà, delibera di darsi una Costituzione per l'ordinamento politico ed amministrativo del territorio (Città, Porto e Distretto) già formante il "corpus separatus" annesso alla corona Asburgica e degli altri territori adriatici che intendone seguirne le sorti. »

« Art. 2 - La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta, che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali. Essa conferma perciò la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione; ma riconosce maggiori diritti ai produttori e decentra, per quanto è possibile, i poteri dello Stato, onde assicurare l'armonica convivenza degli elementi che la compongono. »

« Art. 5 - La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l'istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, l'assistenza in caso di malattia o d'involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, l'uso dei beni legittimamente acquistati, l'inviolabilità del domicilio, l'habeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere. »

La Carta ha contenuti riferibili all'interventismo di sinistra, che a Fiume trovava espressione in una frangia di futuristi di sinistra e nel giornale ufficiale Testa di ferro. Il suo direttore, Mario Carli, era infatti (seppur a suo modo) filobolscevico, come filobolscevica e libertaria era una parte dei legionari fiumani.[3][4]

Giuseppe Bottai rievocando la Carta del Carnaro nel 1938 scrisse:

« Le dichiarazioni della Carta del Carnaro costituiscono la prima espressione del nuovo ordinamento spirituale e giuridico degli italiani. »

(Giuseppe Bottai nel 1938 in Ordinamento corporativo[5])

D'Annunzio per sue caratteristiche di esteta e di narciso fu attratto dall'aspetto creativo dell'avventura rivoluzionaria di Fiume, che gli permetteva di esternare tali sue caratteristiche. Non escludendo per nulla, al momento che vi fosse anche buona fede e passione, da parte del poeta, nel pensare all'edificazione di una società ben diversa da quella italiana del tempo.[4]

Il tentativo di superamento con la Carta del Lavoro (1927)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carta del Lavoro.

La Carta ha una matrice che discende dall'interventismo di sinistra dei Fascio rivoluzionario d'azione internazionalista, ma soprattutto dal sindacalismo rivoluzionario di Alceste De Ambris, Filippo Corridoni e Vittorio Picelli e che in parte si ritrova nel Manifesto dei Fasci italiani di combattimento di piazza San Sepolcro (sansepolcrismo). Nello specifico, dal manifesto pubblicato su Il Popolo d'Italia viene estrapolata la parte più legata al sindacalismo rivoluzionario del manifesto di San Sepolcro (tralasciando la parte imperialistica) e quindi il manifesto pubblicato risulta teoricamente base del fascismo, ma non verrà mai pienamente applicato dal fascismo, per essere poi accantonato dalla cultura ufficiale.

Soltanto il sindacalismo fascista negli anni venti si distaccò in parte dalla cultura ufficiale del Fascismo rifacendo suo il "mito" dell'Impresa di Fiume e della Carta del Carnaro redatta da Alceste De Ambris.[6]

Ma l'atteggiamento più diffuso durante il fascismo fu quello di considerare la Carta del Carnaro come l'espressione più alta e più compiuta di una esperienza ormai conclusa, quindi irripetibile, destinata ad essere superata dalla nuova Carta del Lavoro proposta da Giuseppe Bottai e approvata dal Gran Consiglio Fascista il 21 aprile 1927.

Sostanzialmente dalla Carta del Carnaro furono estratti gli elementi più corporativi mentre furono completamente accantonate le istanze democratico-libertarie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leone Kochnitzky, La quinta stagione o i centauri di Fiume, Bologna, Zanichelli, 1922, p. 472.
  2. ^ Giuseppe Parlato, La sinistra fascista, Bologna, il Mulino, 2000 pag 88: "Che la cultura sindacale fosse, nel profondo rimasta antagonista.... lo dimostrò uno dei miti del sindacalismo fascista, l'impresa fiumana, che divenne il punto di discrimine più evidente fra la cultura fascista ufficiale che preferiva non evocare il Comandante e la "città olocausta" come prodromo del fascismo, e una cultura sindacale nella quale il ricordo della Carta del Carnaro era talvolta taciuto ma pur vivo ed attuale"
  3. ^ Mario Carli, Il nostro bolscevismo, Società Editrice Barbarossa, Milano, 1996.
  4. ^ a b Claudia Salaris Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, il Mulino, Bologna, 2002.
  5. ^ Giuseppe Bottai, "Ordinamento corporativo", Edizioni Arnoldo Mondadori, Milano, 1938 pag. 14-15
  6. ^ Giuseppe Parlato, La sinistra fascista, Bologna, Il Mulino, 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriele D'Annunzio La Carta del Carnaro e altri scritti su Fiume, Roma, Castelvecchi, 2009.
  • G. Negri e S. Simoni Le Costituzioni inattuate, Roma, Colombo, 1990.
  • Claudia Salaris Alla festa della rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]