Laudi

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Laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi
Altri titoli Laudi
Laudi del cielo, del mare, del la terra e degli eroi De Carolis (1903).jpg
Copertina del primo libro, ilustrata da De Carolis
Autore Gabriele D'Annunzio
1ª ed. originale 1903 - 1935
Genere poesia
Lingua originale italiano
Serie Laudi

Le Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi sono una serie di cinque libri di Gabriele D'Annunzio, che costituiscono l'opera poetica fra le più note dell'autore, in cui viene sviluppato il concetto di superomismo.

Il progetto[modifica | modifica wikitesto]

Urbino, descritta da D'Annunzio in Elettra

Il progetto delle Laudi, realizzato solo in parte, prevedeva la produzione di sette libri, uno per ogni stella delle Pleiadi. Le prime tre (Maia, Elettra, e Alcyone) vennero pubblicate nel 1903, nonostante la loro stesura fosse iniziata già nel 1896. Il quarto libro, Merope, apparirà solo nel 1912 ed esprime l'esaltazione della guerra italo-turca iniziata l'anno precedente; il libro di Asterope (1918) potrebbe essere considerato il quinto libro della serie, comprendente gli Inni sacri della guerra giusta, espressione degli ideali bellicisti e nazionalisti che animavano il poeta. Degli ultimi libri progettati, Taigete e Celeno, restano solo i titoli, dato che non furono nemmeno iniziati.

Temi: estetismo e superomismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Superuomo.

Il tema principale è il viaggio spirituale che porta alla fusione degli elementi dell'estetica decadente e la figura del superuomo niciano. L'idea risente del viaggio in Grecia del poeta sul finire del secolo, che ispirò l'impalcatura con la conformazione del mito classico e della tragedia (ispirazione dalla Nascita della tragedia di Nietzsche). La Grecia è vista nella sua forma primordiale e dionisiaca, dagli aspetti ferini e sublimi dei paesaggi, da rappresentare mediante la poesia la rinascita della civiltà italiana, nella forma culturale (teoria) e pratica, mediante le azioni di conquista. Non a caso il primo '900 fu il periodo della guerra di Libia (1912) da parte dell'Italia.

L'intento principale del poeta è il riformare lo stile poetico, creando una nuova matrice moderna che abbia collegamenti capillari con il passato lirico dell'autore e con i modelli classici. Specialmente in Maia-Elettra il tema dominante è la carica celebrativa del panismo, la comunione simbolica totale con la natura, mescolata ad elementi celebrativi e profetici. Questi sono presenti soprattutto nel secondo libro.

Il cosiddetto Laus vitae è il primo libro, in cui l'eroe dannunziano è incarnato nella figura di un "Ulisside" (riferimento a Omero), votato alla conoscenza, animato dal desiderio di scoperta di nuovi orizzonti poetici. La descrizione di tale figura è una palese dichiarazione di poetica, ove sono riassunti tutti i sistemi di cui fa uso il protagonista: il superomismo, convertito dell'elemento filosofico al poetico pratico, l'estetismo decadente il quale fa uso del superomismo per affermarsi, e la riscoperta dei valori tradizionali della cultura classica antica, ispirata allo studio di d'Annunzio della tragedia e alle esperienze del viaggio in Grecia. La celebrazione della "rinascita" del dio Pan e l'estasi dinanzi agli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina, sono il risultato della fusione pratica della modernità con l'elemento antico, celebrati dal poeta nel primo libro. Gabriele D'Annunzio inoltre dichiara anche la necessità di questa natura idilliaca e di tali valori per la società, in risposta al materialismo e all'industrializzazione delle città.

La Basilica di San Francesco di Assisi (descritta nella sezione "Città del Silenzio" di Elettra

L'aura che avvolge i componimentidi Elettra è la presentazione della metamorfosi dell'Eroe dannunziano, non più un "Ulisside", ma una entità che ha pieno possesso della fusione esteta-superuomo, e che quindi ora è votato a nuove imprese di conquista e propaganda. Tali fenomeni, ancora coronati dal panismo e dalla fusione con la natura, anticiperanno la nuova visione futurista del poeta durante la Grande Guerra. La figura dell'Eroe è tracciata con elementi del romanticismo: un uomo enorme, superbo e solitario che ama i grandi spazi, pronto a risollevare le sorti dell'Italia con la cultura e soprattutto l'azione. Ciò si rispecchia nelle poesie Alle montagne, A Dante e al Re Giovine (Vittorio Emanuele III). Oltre ai componimenti politici, come questi, vi è anche la sezione delle poesie civili, come Per i marinai d'Italia morti in Cina - La notte di Caprera - A Roma. Particolare è il doppio ritratto dannunziano di Giuseppe Garibaldi: un uomo d'azione calcolatore e grande stratega, ma anche umile e mite nelle mura domestiche, chiaro riferimento di propaganda del buon cristiano, successivamente ripreso in era fascista. I canti civili bellici sono una "esterizzazione della storia", immagine italiana della dimensione ideale da rendere eterna con la poesia, e da prendere a modello per il futuro.

La seconda parte delle "Città del Silenzio" è un iter meditativo dell'Eroe dannunziano, nell'attesa di ricarica per andare alla conquista. Lo stile, prima pragmatico, chiaro e scorrevole, nella seconda parte è più riflessivo e pacato, rappresentato dalla forma chiusa e schematica del sonetto. Lo sperimentalismo di questa seconda sezione consiste in un progetto di abbandono del tipico stile ampolloso, per sperimentare uno nuovo che ha per protagonista il ricordo meditabondo, usando la tecnica di uno stile liturgico sacrale, in contrapposizione all'enfasi oratoria politica.

Il terzo libro di Alcyone è il più riuscito nell'intento del poeta di raggiungere le vette dello stile decadente. L'elemento celebrato è la perpetua comunione dell'uomo con la natura, come l'esempio più riuscito de La pioggia nel pineto. L'uomo è portato con ambiti descrittivo-poetici alla naturalizzazione completa, dallo stato vegetale di una pianta a quello di un paesaggio. Un fattore importante per tale trasformazione è la riattualizzazione del mito greco (esempio della metamorfosi di Dafne), che restituisce vitalità al mondo moderno. Tale trasformazione può avvenire dunque solo grazie alla ripresa del mito, alla creazione dell'Eroe dannunziano (esteta-superuomo) e per mezzo finale dell'estrazione della parola nella poesia. Da qui la rivendicazione del privilegio artistico, mediante l'autocertificazione a diventare "Poeta Vate" della civiltà moderna, basandosi sugli eterni valori classici.

Le ultime due raccolte di Merope - Asterope hanno come riferimento la guerra di Libia (1912) e la prima guerra mondiale (1914-18). Lo stile è altalenante, tra l'enfasi oratoria e la descrizione minuta delle battaglie, nonché il contenuto di passi celebrativi e sacrali per il commiato dai caduti.

Composizione dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il volume di Maia

Maia - Laus vitae[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Maia (poesia).

Il primo libro, Maia, fu composto nel 1903 e pubblicato nello stesso anno; è la mitizzazione del suo viaggio in Grecia, spunto per un'esaltazione panica della natura. Il sottotitolo, Laus Vitae, ne chiarisce i motivi ispiratori: una vitalistica celebrazione dell'energia vitale ed un naturalismo pagano impreziosito dai riferimenti classici e mitologici. Contiene diverse liriche famose come l'Inno alla vita, l'Annunzio, il Canto amèbeo della guerra, la Preghiera alla Madre Immortale e La quadriga imperiale. Il tema principale è quello del superuomo e artista perfetto, incarnato nel poeta stesso, profeta di un nuovo mito.

Elettra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elettra (D'Annunzio).

Il secondo libro, Elettra, composto tra il 1899 e il 1902 e pubblicato nel 1903, è dedicato al mito del superuomo nell'arte e nell'eroismo universale. Segna anche la nascita del nazionalismo dannunziano. D'Annunzio stesso rimane in genere in secondo piano e diviene il cantore degli eroi immortali: nelle prime due parti celebra principalmente gli eroi della patria (La notte di Caprera dedicata a Garibaldi), in cui l'Italia viene trasformata nella "supernazione", proprio come il poeta è diventato "superuomo", e dell'arte (A Dante, Per la morte di Giuseppe Verdi, ma anche le liriche dedicate a Victor Hugo e a Nietzsche); nella terza parte, i "Canti della ricordanza e dell'aspettazione", sono cantate venticinque "Città del silenzio" (Ferrara, Ravenna, Pisa, ecc.), simbolo del passato glorioso dell'Italia; nella quarta si trovano il Canto di festa per Calendimaggio e il famoso Canto augurale per la Nazione eletta, che infiammò di entusiasmo i nazionalisti, e chiude il libro.

Alcyone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Alcyone.

Il terzo libro, Alcyone, fu pubblicato assieme al secondo e contiene per acquisito giudizio il meglio del D'Annunzio poeta (La pioggia nel pineto, La sera fiesolana, Stabat nuda Aestas, I pastori, Meriggio, Le stirpi canore, La tenzone e vari "ditirambi"). Esso è un unico e vasto poema solare, che raffigura l'estate trascorsa dal poeta con la compagna Ermione (Eleonora Duse) sulla costa della Versilia. In essa il superuomo si fonde totalmente con la natura, divenendone parte ("panismo dannunziano").

Merope - Canti della guerra d'oltremare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Merope (D'Annunzio).

Il quarto libro, Merope, raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia e della guerra italo-turca in Dodecaneso, composti ad Arcachon, e pubblicati dapprima sul Corriere della Sera e poi in volume nel 1912. Si tratta di una nuova divagazione sul tema patriottico e nazionalista e sul mito di Roma. Nota è La canzone dei Dardanelli, inizialmente censurata per alcuni versi ritenuti offensivi verso l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria.

Asterope - Inni sacri della guerra giusta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Asterope (D'Annunzio).

Il quinto libro, incluso nelle Laudi dopo la morte di D'Annunzio, fu in realtà concepito come parte di esse. Racconta l'esperienza del poeta nella prima guerra mondiale e le imprese compiute dagli italiani per il completamento dell'Unità d'Italia contro l'Austria. L'ultima parte è dedicata all'impresa di D'Annunzio come Comandante a Fiume della Reggenza italiana del Carnaro. In essa si trova la famosa lirica La canzone del Quarnaro, celebrazione della beffa di Buccari a cui aveva partecipato lo stesso poeta nel febbraio del 1918.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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