Parisina

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Parisina
Plinio nomellini per officine ricordi, parisina, poster, 1913.jpg
Poster di Plinio Nomellini (Wolfsoniana, Genova)
Lingua originaleitaliano
Generetragedia lirica
MusicaPietro Mascagni
LibrettoGabriele d'Annunzio
Fonti letterarieGeorge Gordon Byron
Atti4 atti
Epoca di composizione1913
Prima rappr.15 dicembre 1913
TeatroTeatro alla Scala

Parisina è una tragedia lirica o opera in quattro atti del compositore Pietro Mascagni. Il libretto è di Gabriele D'Annunzio tratto dal poema omonimo di Byron (1816). La sua prima esecuzione fu data nell'ambito della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano il 15 dicembre 1913.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Mascagni raggiunse il successo agli inizi della sua carriera con l'opera Cavalleria rusticana, la sua più famosa composizione. Con quella batté più di settanta compositori che parteciparono al Premio Sonzogno nel 1888. La fama che gliene ne derivò incoraggiò una prolifica carriera, in quanto subito associato alle melodie vibranti di Cavalleria rusticana. Infatti Mascagni fu anche ben noto all'estero. In Inghilterra diresse le sue opere nella stagione italiana al Covent Garden nel 1892. Nel 1902 intraprese un tour in Nord America dove ritornò anche l'anno successivo. La sua inventiva sembrò però esaurirsi e diverse delle sue prime furono ampiamente criticate sia dal pubblico che dalla critica. In particolare per Le maschere, che debuttò simultaneamente in sette teatri in tutta Italia, il successo arrise soltanto a Roma, dove lui stesso diresse l'opera.

Nel tentativo di riguadagnare il suo precedente successo, Mascagni compose la "colta" Parisina riducendo la tragedia omonima di Gabriele D'Annunzio composta per essere la seconda parte della trilogia dei "Malatesta",[1] (il primo era Francesca da Rimini) il cui terzo episodio Sigismondo, in realtà non fu mai scritto. Mascagni venne sedotto dall'atmosfera tragica e potente e dalla abilità di D'Annunzio nel creare personaggi convincenti. Meno di un mese dopo la realizzazione del testo definitivo, Mascagni aveva già iniziato a comporre l'opera, tale era il suo entusiasmo per il progetto. La sua unica preoccupazione espressa fu per la durata del lavoro.

Quando, nel 1909, corse sulle pagine dei principali giornali italiani la notizia sensazionale che D'Annunzio, come librettista, e Mascagni, come musicista, avrebbero tentato di dar vita ad un'opera lirica, furono molti a manifestare stupore, incredulità, scetticismo. Il Mattino di Napoli, che in pochi anni era diventato il più diffuso giornale del Mezzogiorno e uno dei più importanti d'Italia, pubblicò una vivace e motivatissima requisitoria.[2]

Adorava la "semplicità trasparente" della "cantabilità melodiosa dei versi", che "insieme al fuoco delle idee" faceva "pulsare gli impulsi". La creatività venne però a scemare quando la moglie venne a sapere di una sua storia con Anna Lolli e lo costrinse a partire. Al suo ritorno fece grandi progressi e finì l'opera, all'inizio di febbraio del 1913 (appena 11 mesi dopo che il libretto era stato completato). I ruoli creati in Parisina erano molto impegnativi, sia vocalmente che emotivamente. Le frasi lapidarie sono drammatiche e spesso accompagnate da musica dello stesso tenore da parte dell'orchestra. I rapidi cambiamenti di umore e di carattere sono efficaci e il declamato in stile arioso è realizzato con brillantezza.

La paura di Mascagni per la lunghezza dell'opera si era dimostrata fondata. L'opera, in quattro atti[3], durava tre ore e quaranta minuti, troppo per i gusti del pubblico italiano e anche della critica. La lunghezza fu condannata da Giovanni Pozza, il critico italiano allora più influente, nel suo commento alla prima rappresentazione. Dopo aver ricordato le numerose qualità del lavoro scrisse: "Smodata lunghezza: se questo difetto non è impostato bene, non poteva che pesare sul suono di Parisina. Indipendentemente dal giudizio sul valore intrinseco della nuova opera, anche il più fanatico sostenitore del Maestro non può che esprimere una speranza: tagliare, tagliare, tagliare! ". Quest'ultima frase venne poi legata definitivamente a Parisina.

Parisina è raramente ripresa, ma quando lo è, il quarto atto, che secondo Stivender e altri, contiene la miglior musica, è generalmente ripristinato.

Ruoli[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi Voce Cast prima, 15 dicembre 1913[4]
(Direttore: Pietro Mascagni)
Parisina Malatesta soprano Tina Poli-Randaccio
Ugo d'Este tenore Hipólito Lázaro
Stella dell'Assassino mezzosoprano Luisa Garibaldi
Nicolò d'Este baritono Carlo Galeffi
Aldobrandino de' Rangoni basso Italo Picchi
La Verde mezzosoprano Giuseppina Bertazzoli

Trama (versione in tre atti)[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Nella villa del marchese Nicolo d'Este.

Il figlio del marchese, Ugo, viene interrotto da sua madre Stella dell'Assassino, nel bel mezzo di una sessione di tiro con l'arco. Stella, che è stata recentemente sostituita da Parisina Malatesta come matriarca nella casa di famiglia, è in cerca di vendetta. Supponendo che il figlio abbia le stesse sue motivazioni, cerca di convincerlo ad aiutarla.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Nel santuario di Loreto

Giungono canti devozionali dal Santuario e dai marinai sull'Adriatico. Parisina si prepara a offrire alla Vergine il suo pezzo di stoffa più bello. Un amico di Ugo d'Este (Aldobrandino) afferma che Ugo si trova vicino a una vittoria sugli Esclavons. Al suo ritorno, la matrigna, lo porta al santuario ad inginocchiarsi insieme a lei. Ugo dona la sua spada come offerta alla Vergine. Ugo, insanguinato e sfinito dalla battaglia, macchia di sangue la tunica di Parisina durante un abbraccio. Felice della vittoria, Ugo viene trascinato dalle emozioni ed i due si baciano fra i canti di devozione sentiti prima del suo arrivo.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Nel palazzo Belfiore

Parisina diventa pazza tanto da confondere il libro che sta leggendo (Tristano e Isotta) con la realtà. Nel libro, Francesca da Rimini viene trovata dal marito insieme ad un altro uomo. Ugo entra e la coppia si saluta a vicenda. Improvvisamente irrompe la cameriera di Parisina, La Verde, per annunciare il ritorno di Nicolò d'Este dalla sua battuta di caccia. Il marchese scopre il proprio figlio a letto con la sua amante e li condanna entrambi alla decapitazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Gelati - Il vate e il capobanda: D'Annunzio e Mascagni - Belforte Editore Libraio - Livorno, 1992 - ISBN 88-7997-000-3

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Opera Manager - Opera: Pietro Mascagni Parisina, su www.operamanager.it. URL consultato il 9 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  2. ^ Giovanni Gelati, Il vate e il capobanda: D'Annunzio e Mascagni, Books & Company. URL consultato il 9 marzo 2016.
  3. ^ PARISINA - 1913 Tragedia lirica in quattro atti, su www.pietromascagni.com. URL consultato il 9 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  4. ^ Parisina - Live Performances, su www.mascagni.org. URL consultato il 9 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2015).

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