Il libro delle vergini

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Il libro delle vergini
Gabriele D'Annunzio.jpg
ritratto giovanile di d'Annunzio
AutoreGabriele D'Annunzio
1ª ed. originale1884
Genereraccolta
Sottogenerenovelle
Lingua originale italiano
AmbientazioneAbruzzo (XIX secolo): Pescara e dintorni

Il libro delle vergini è una raccolta di quattro racconti scritta da Gabriele d'Annunzio nel 1884.

Si tratta della prima esperienza letteraria del poeta in campo di prosa, dopo le raccolte di Primo vere (1879) e Canto novo (1881), e dopo la raccolta di prose di Terra vergine (1882), tutti bozzetti di ambientazione abruzzese.

Assieme a quindici novelle della raccolta San Pantaleone, nel 1902 l'autore estrarrà la prima per comporre il nuovo volume de Le novelle della Pescara.

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La struttura è molto semplice e si compone di sole 4 novelle (qui intitolate Le vergini, Favola sentimentale, Nell'assenza di Lanciotto, e Ad altare Dei), ambientate nell'Abruzzo pastorale della fine dell'1800, precisamente nella Val di Pescara, fra Castellammare Adriatico, Chieti, Ortona, Francavilla al Mare, Fossacesia e San Vito Chietino.

Veduta antica della Via Pescara di Chieti

Protagoniste dei racconti sono delle contadine abruzzesi, evidenziate da d'Annunzio come ragazze assai fedeli ai classici valori, e molto devote a Cristo. Tuttavia d'Annunzio analizza anche come alcune di queste fanciulle tentino di cambiare la propria vita, e falliscano quasi sempre, unendosi a cattive compagnie, innamorandosi di ladri e malfattori, ritrovando infine troppo tardi la via del riscatto. Ne è un esempio la prima novella, che nelle Novelle della Pescara sarà intitolata La vergine Orsola, ma qui è nota come "Le vergini".

Le vergini[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di contadina abruzzese ad opera di Wilhelm von Gloeden

Nella città di Pescara la giovane Giuliana vive con la sorella maggiore Camilla, conducendo un'esistenza tranquilla e mite, sempre fedele a Cristo. La notte di Natale improvvisamente si ammala, ma successivamente guarisce. La ragazza pensa che questo sia un segno del Signore, affinché lei viva con più slancio la sua esistenza. Arrivato il periodo di Pasqua, Orsola è in chiesa, e incontra il bandito Lindoro, di cui s'innamora. Giuliana si sente mancare, perché fino a quel momento aveva condotto una vita casta da vergine assieme a Camilla, ma ora tutto è cambiato.
Giunge l'estate, e Giuliana è incinta per la sua unione con Lindoro, ma improvvisamente pochi giorni prima del parto sente che non vuole più il bambino. Inoltre i rimorsi per aver abbandonato la fede e sua sorella la attanagliano a tal punto da spingere Giuliana ad andare nella città di Chieti per incontrare un santone, affinché la liberi dal bambino. Incontra la moglie in una caverna e beve un intruglio per abortire. Quando torna in casa la donna, stremata dalle sofferenze, muore.

Favola sentimentale[modifica | modifica wikitesto]

Galatea è una ragazza che ha fatto voto di castità dopo la morte della madre. Lavora come copiatrice nella biblioteca del conte Cesare, di cui pian piano inizia ad innamorarsi, specialmente quando la va a trovare la zia Vinca. Galatea è terrorizzata dal tradimento del voto, e dopo che spinge Cesare a dichiararle in privato vero amore, piomba in una misteriosa e veloce malattia che la porta alla morte, pentita di aver tradito la fiducia della madre in punto di morte.

Nell'assenza di Lanciotto[modifica | modifica wikitesto]

Donna Clara è una malata moribonda, assistita dalla figlia Francesca, giunta apposta da Napoli, liberandosi del marito. Donna Clara reputa la figlia molto buona e fedele, assieme alla nipotina. Ma quando giunge un nipote di donna Clara, Gustavo, Francesca si innamora perdutamente di lui. Vanno a fare una gita, senza che donna Clara sospetti nulla, e vanno a cavallo nel bosco, dove si baciano appassionatamente, benché Francesca abbia un ripensamento e fugga via. Una notte Francesca dice alla madre che verrà assistita tutta la notte dalla figlia, e confida sul fatto che sia troppo debole per la malattia per non accorgersi della lunga assenza. Tuttavia donna Clara a un tratto si rende conto dell'incesto della figlia e muore di infarto.

Ad altare Dei[modifica | modifica wikitesto]

D'Annunzio descrive una processione campestre in una ipotetica contrada di nome Fontanelle, presso Pescara. La narrazione è in prima persona e riguarda le vicende di un ragazzo innamorato di una fanciulla, che aspetta con passione il termine della messa per l'inizio della processione. La partecipazione emotiva è legata sia alla religione che al desiderio amoroso verso la ragazza, che si realizza in una cappella dopo che parte verso l'esterno la processione.

Tematiche: il naturalismo verghiano[modifica | modifica wikitesto]

Cercando di ripercorrere le tematiche del naturalismo di Giovanni Verga, d'Annunzio lesse le novelle di Vita dei campi e il romanzo I Malavoglia. Egli si allontana così dalle poesie periodo carducciano, intendendo rappresentare in maniera schietta la crudezza della vita semplice e umile degli abitanti della sua terra. Come si proponeva Verga nel suo "ciclo dei vinti", D'Annunzio analizza le perplessità e la freddezza di ogni componente delle classi sociali di Pescara e dei borghi limitrofi, condannando sia ricchi che poveri nella loro cecità e nella loro provincialità esistenziale, completamente chiusi e ostili a qualsiasi forma di novità, e fedeli solo alle vecchie e logore tradizioni.

Tuttavia d'Annunzio non riesce completamente a raggiungere gli obiettivi di Verga, giacché la sua prosa, anziché ripercorrere le tematiche dell'artificio di regressione, e dell'eclissi del narratore nella vicenda trattata, usa pur sempre artifici retorici e sufficientemente ricchi di vocaboli complessi e nobili; tuttavia egli a differenza di Verga riesce a far calare il lettore nella narrazione e nel contesto storico e ambientale, facendo parlare i personaggi nel dialetto tipico abruzzese, fattore non presente nei romanzi di Verga.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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