Nicola Bombacci

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on. Nicola Bombacci
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Nicola Bombacci2.jpg
Luogo nascita Civitella di Romagna
Data nascita 24 ottobre 1879
Professione insegnante
Partito Partito Socialista Italiano - Partito Comunista d'Italia, poi Partito Fascista Repubblicano
Legislatura XXV, XXVI

Nicola Bombacci, detto Nicolò o Nicolino[1] (Civitella di Romagna, 24 ottobre 1879Dongo, 28 aprile 1945), è stato un politico e rivoluzionario italiano della prima metà del XX secolo.

Dirigente socialista durante la Prima guerra mondiale e il primo dopoguerra, entusiasmato da Lenin e dalla rivoluzione d'ottobre, fu nel 1921 uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia, assieme ad Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga. Dopo l'instaurazione della dittatura fascista rimase in Italia e negli anni trenta si avvicinò al fascismo in maniera indipendente, dirigendo la rivista La Verità. Partecipò alla Repubblica Sociale Italiana (RSI), convinto sinceramente che la socializzazione dell'economia fosse la realizzazione della rivoluzione in favore dei lavoratori[2], ma venne catturato dai partigiani alla fine della seconda guerra mondiale insieme a Benito Mussolini, e fucilato come traditore a Dongo assieme ad Alessandro Pavolini, nell'aprile del 1945.

Gli anni socialisti (1879-1920)[modifica | modifica sorgente]

Nicola Bombacci nacque a Civitella di Romagna, in provincia di Forlì, il 24 ottobre 1879.[3] Dopo una breve esperienza in seminario, divenne insegnante elementare. Fin da inizio secolo fu attivo nel mondo sindacale operando tra Crema, Piacenza e Cesena e venendo eletto nel 1911 membro del Consiglio Nazionale della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).

A Modena, durante la prima guerra mondiale, ebbe il suo trampolino di lancio divenendo il leader indiscusso del socialismo locale, tanto che lo stesso Mussolini (che lo conosceva fin dal 1906, quando entrambi erano maestri di scuola) lo definì "il Kaiser di Modena". Tra le guerre balcaniche e la rivoluzione russa fu contemporaneamente segretario della Camera del Lavoro, segretario della Federazione socialista provinciale modenese e direttore del periodico socialista Il Domani.

Nel luglio 1917 Bombacci venne nominato membro della Direzione e vicesegretario del Partito Socialista Italiano (PSI), affiancando il segretario Costantino Lazzari nella redazione della famose circolari dirette alle sezioni del partito ed il direttore del periodico socialista Giacinto Menotti Serrati nell'opera di conquista del movimento operaio da parte della corrente socialista massimalista.

Nel 1918, con gli arresti di Lazzari nel gennaio e di Serrati nel maggio, rimase praticamente solo alla guida del partito.[4] Egli stesso fu arrestato per "disfattismo" a gennaio e processato a piede libero, fino al successivo arresto del 31 ottobre 1918 e rilasciato il 20 novembre.[5] Fautore di una politica fortemente antiriformista, centralizzò e verticalizzò tutto il socialismo italiano: le federazioni provinciali del partito e il Gruppo Parlamentare Socialista (GPS) diventarono dipendenti direttamente dalla Direzione del PSI, alla quale si collegavano anche le organizzazioni sindacali e cooperativistiche rosse.[6]

Nell'ottobre 1919 redasse con Serrati, Gennari e Salvadori il programma della frazione massimalista, vincente al XVI Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano (Bologna, 5-8 ottobre 1919):[7] eletto segretario del Partito (11 ottobre 1919) e, il mese seguente, nelle prime elezioni politiche generali del dopoguerra (16 novembre 1919) deputato alla Camera nella circoscrizione di Bologna con oltre centomila voti fu una delle figure più potenti e visibili del socialismo massimalista nel biennio rosso.[8]

Nel gennaio 1920 presentò un progetto di costituzione dei Soviet in Italia,[9] che ottenne pochi consensi e molte critiche, contribuendo però ad aprire un acceso dibattito teorico sulla stampa di partito. In aprile, fu il primo socialista italiano ad incontrare dei rappresentanti bolscevichi a Copenaghen,[10] mentre in estate fu uno dei membri della delegazione italiana che andò nella Russia sovietica, partecipando anche al II Congresso dell'Internazionale Comunista.

Fondatore nell'autunno della Frazione comunista insieme ad Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Egidio Gennari e Antonio Graziadei, oltre che direttore del periodico "Il Comunista", al XVII Congresso Nazionale del PSI (Livorno, 15-21 gennaio 1921) optò decisamente per la scissione, e fu uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia, Sezione Italiana della III Internazionale (PCd'I), nel quale divenne membro del Comitato Centrale.

Gli anni comunisti (1921-1927)[modifica | modifica sorgente]

Nicola Bombacci nel periodo comunista

Rieletto deputato nelle elezioni politiche generali della primavera del 1921 nella circoscrizione di Trieste, Bombacci, non avendo una sua corrente nel nuovo partito, si trovò piuttosto isolato rispetto al gruppo ordinovista di Gramsci, Togliatti, Terracini e Tasca e agli astensionisti di Bordiga. Si situò nell'ala destra del PCd'I con Francesco Misiano, propenso ad un riavvicinamento coi massimalisti e contrario al partito settario e ideologizzato voluto dal Bordiga.[11]

Fu presto estromesso dai centri direttivi comunisti, cominciando dal Comitato Centrale del Partito. La polemica arrivò fino alle alte sfere sovietiche nel novembre 1923, quando il Comitato Esecutivo del PCd'I ne decise unilateralmente l'espulsione senza consultare l'Internazionale Comunista. Si accusava Bombacci, allora segretario del Gruppo Parlamentare Comunista, di aver fatto riferimento ad una possibile unione delle due rivoluzioni - quella bolscevica e quella fascista - in un intervento alla Camera dei deputati il 30 novembre 1923. Semplicemente, su indicazione dell'ambasciatore russo in Italia, Jordanskij, aveva prospettato un trattato economico italo-russo, fortemente voluto dal Cremlino. Nel gennaio del 1924, Bombacci fu dunque richiamato a Mosca, dove rappresentò la delegazione italiana ai funerali di Lenin: Grigorij Zinov'ev ne decise il reintegro nel PCd'I, in quei mesi decimato dalla campagna di arresti decretata dal governo fascista di Mussolini.

Al suo ritorno in Italia, però, Bombacci iniziò a lavorare all'Ambasciata russa a Roma, al servizio del commercio e della diplomazia sovietica. Nel 1925 fondò la rivista "L'Italo-Russa", poi una omonima società di import-export, che ebbero entrambe vita breve. Il suo distacco dal Partito era ormai palese: nel 1927 i dirigenti comunisti in esilio ne decretarono l'espulsione definitiva. La sua espulsione fu sancita con uno scarno comunicato su un numero dell'Unità: "Nicola Bombacci è espulso dal partito comunista d'Italia per indegnità politica".

L'inattività politica e l'avvicinamento al fascismo[modifica | modifica sorgente]

Negli "anni del silenzio",[12] Bombacci continuò a vivere a Roma con la famiglia, mentre la collaborazione con l'Ambasciata sovietica sembra che non si prolungò più in là del 1930. Le necessità economiche e le gravi condizioni di salute del figlio Wladimiro, che abbisognava di costose cure, lo indussero a chiedere aiuto a gerarchi del regime che conosceva da tempo: Leandro Arpinati, Dino Grandi, Edmondo Rossoni, e poi allo stesso Benito Mussolini, con il quale aveva avuto rapporti politici nel periodo giolittiano. Il Duce gli concesse alcune sovvenzioni in denaro per le cure del figlio e gli trovò un impiego all'Istituto di Cinematografia Educativa della Società delle Nazioni a Roma.[13]

Dal 1933 Bombacci si avvicinò poco a poco sempre più chiaramente al fascismo, tanto che con il 1935 si può parlare di una vera e propria adesione. Mussolini, all'inizio del 1936, gli concesse di fondare La Verità, una rivista politica allineata sulle posizioni del regime, che, a parte alcune interruzioni dovute all'opposizione del fascismo intransigente dei Farinacci e degli Starace, durò fino al luglio del 1943. Al progetto collaborarono svariati altri ex-socialisti come Alberto e Mario Malatesta, Ezio Riboldi, Arturo Labriola, Walter Mocchi, Giovanni e Renato Bitelli ed Angelo Scucchia.[14]

L'adesione alla RSI[modifica | modifica sorgente]

« Compagni! Guardatemi in faccia, compagni! Voi ora vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, il fondatore del Partito comunista, l’amico di Lenin che sono stato un tempo. Sissignori, sono sempre lo stesso! Io non ho mai rinnegato gli ideali per i quali ho lottato e per i quali lotterò sempre. Ero accanto a Lenin nei giorni radiosi della rivoluzione, credevo che il bolscevismo fosse all’avanguardia del trionfo operaio, ma poi mi sono accorto dell’inganno. »
(15 marzo 1945 a Genova, discorso rivolto alle camicie nere[15])

Bombacci non ebbe mai la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF). Dopo la caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 e, in settembre, la liberazione di Mussolini dal Gran Sasso e la creazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI), Bombacci decise volontariamente di recarsi a Salò, dove divenne una sorta di consigliere di Mussolini.

Da allora l'ex-fondatore del Partito Comunista d'Italia ebbe più spazio e visibilità e decise di dedicarsi anima e corpo al fascismo con la sua innata capacità oratoria e la sua vicinanza alle classi lavoratrici: pubblicò alcuni opuscoli sui pericoli del bolscevismo e la degenerazione staliniana dei principi comunisti,[16] e partecipò al Congresso di Verona. Proprio a Bombacci si attribuisce il progetto di socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione, notevolmente propagandato dal fascismo repubblicano ed approvato dal consiglio dei ministri della RSI nel febbraio del 1944.[17]

Negli ultimi mesi di guerra (settembre 1944 - marzo 1945) non smise di sostenere la causa del fascismo come unica vera rivoluzione e realizzazione del trionfo del lavoro, dando conferenze e facendo comizi tra gli operai nelle piazze del Nord della penisola.

I corpi di Bombacci, Mussolini, Clara Petacci, Pavolini e Starace appesi per i piedi a Piazzale Loreto, Milano 1945.

Bombacci rimase al fianco di Mussolini fino all'ultimo momento: i partigiani lo catturarono sul lago di Como, nella stessa vettura del duce, e lo fucilarono come lui sulle rive del lago il 28 aprile del 1945. Mussolini morì a Giulino di Mezzegra, mentre Pavolini e Bombacci a Dongo, vicino al luogo della cattura. Le sue ultime parole furono, appena prima di essere fucilato: "Viva l'Italia! Viva il Socialismo!".[18] La mattina del 29 aprile lo appesero per i piedi al distributore di benzina di Piazzale Loreto, a Milano, insieme a Benito Mussolini, Claretta Petacci ed alcuni gerarchi fascisti, sotto la scritta "Supertraditore".

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Per la Costituzione dei Soviet. Relazione presentata al Congresso Nazionale, Pistoia, Tipografia F.lli Cialdini, 1920.
  • Le vere memorie di Nicola Bombacci, come Frièland, Bologna, Cooperativa Grafica fra ex combattenti, 1923.
  • Il mio pensiero sul bolscevismo, Roma, La Verità, 1941.
  • I contadini nella Russia di Stalin, Roma, Novissima, 1942.
  • Lavoratori ascoltate. Questo è il bolscevismo, Roma, s.n., 1942.
  • Paradiso o inferno? Vita quotidiana nell'U.R.S.S., Roma, La Verità, 1942.
  • I contadini nell'Italia di Mussolini, Roma, s.n., 1943.
  • Dove va la Russia? (Dal comunismo al panslavismo), Padova, Minerva, 1944.
  • Questo è il comunismo, Venezia, Casa ed. delle Edizioni popolari, 1944.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Scheda su Lacorsainfinita.
  2. ^ affermò che "il socialismo non lo realizzerà Stalin, ma Mussolini che è socialista anche se per vent’anni è stato ostacolato dalla borghesia che poi lo ha tradito. Ma ora Mussolini si è liberato di tutti i traditori e ha bisogno di voi lavoratori per creare il nuovo Stato proletario"
  3. ^ Esistono svariate informazioni biografiche in dizionari ed enciclopedie. Tra le numerose inesatte, le più attendibili sono quelle di Enzo Santarelli, Nicola Bombacci, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XI, 1969, ad nomen, e Luciano Casali, Nicola Bombacci, in Tommaso Detti, Franco Andreucci (cur.), Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico (1853-1943), Roma, Editori Riuniti, 1975, vol. I, ad nomen.
  4. ^ Serge Noiret, Riformisti e massimalisti in lotta per il controllo del PSI, 1917-1918, "Italia Contemporanea", n. 190, marzo 1993, pp. 65-103.
  5. ^ Nicolo Bombacci in Dizionario Biografico – Treccani
  6. ^ Serge Noiret, Il partito di massa massimalista dal PSI al PCd'I, 1917-1924: la scalata alle istituzioni democratiche, in Fabio Grassi Orsini, Gaetano Quagliariello (cur.), Il Partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell'età dei sistemi politici di massa (1918-1925), Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 909-965.
  7. ^ Serge Noiret, Il PSI e le elezioni del 1919. La nuova legge elettorale. La conquista del Gruppo parlamentare socialista da parte dei massimalisti, "Storia Contemporanea", a. XV, n. 6, 1984, pp. 1093-1146.
  8. ^ Pur controllando la segreteria politica del PSI durante gran parte del 1918, Bombacci fu ufficialmente segretario politico del PSI solo tra l'11 ottobre 1919 ed il 25 febbraio 1920, quando si dimise, lasciando l'incarico ad Egidio Gennari e preferendo mantenere il seggio parlamentare a Montecitorio.
  9. ^ Sezione Socialista di Pistoia, Per la costituzione dei Soviet. Relazione presentata al Congresso Nazionale da Nicola Bombacci, Pistoia, Tipografia F.lli Cialdini, 1920. Il progetto fu anche tradotto in spagnolo e pubblicato a Buenos Aires nello stesso 1920.
  10. ^ Serge Noiret, Le origini della ripresa delle relazioni tra Roma e Mosca. Idealismo massimalista e realismo bolscevico: la missione Bombacci-Cabrini a Copenaghen nell'aprile 1920, "Storia Contemporanea", a. XIX, n. 5, ottobre 1988, pp. 797-850.
  11. ^ Serge Noiret, Massimalismo e crisi dello stato liberale. Nicola Bombacci (1879-1924), Milano, Franco Angeli, 1992, cap. IV.
  12. ^ Guglielmo Salotti, Nicola Bombacci. Da Mosca a Salò, Roma, Bonacci, 1986, p. 87.
  13. ^ Serge Noiret, Per una biografia di Nicola Bombacci: contributo allo studio del periodo 1924-1936, "Società e storia", n. 25, 1984, pp. 591-631.
  14. ^ Patricia Chiantera-Stutte, Andrea Guiso, Fascismo e bolscevismo in una rivista di confine: "La Verità" di Nicola Bombacci (1936-1943), "Ventunesimo secolo", a. II, marzo 2003, pp. 145-170.
  15. ^ citato in: Claudio Cabona, Nicola Bombacci. Storia e ideologia di un rivoluzionario fascio-comunista, 2012
  16. ^ Nicola Bombacci, Il mio pensiero sul bolscevismo, Roma, Edizioni "La Verità", 1941; Nicola Bombacci, I contadini nella Russia di Stalin, Roma, 1942; Nicola Bombacci, I contadini nell'Italia di Mussolini, Roma, 1943; Nicola Bombacci, Questo è il comunismo, Venezia, 1944; Nicola Bombacci, Dove va la Russia? Dal comunismo al panslavismo, Padova, 1944.
  17. ^ Frederick William Deakin, La brutale amicizia. Mussolini, Hitler e la caduta del fascismo italiano, Torino, Einaudi, 1990, 2 voll.
  18. ^ Nicola Bombacci

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bombacci Annamaria, Nicola Bombacci rivoluzionario. 1910-1921, Imola, Santerno, 1983.
  • Casali Luciano, Nicola Bombacci, in Detti Tommaso, Andreucci Franco (cur.), Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico (1853-1943), Roma, Editori Riuniti, 1975, vol. I, ad nomen.
  • Chiantera-Stutte Patricia, Guiso Andrea, Fascismo e bolscevismo in una rivista di confine: "La Verità" di Nicola Bombacci (1936-1943), "Ventunesimo secolo", a. II, marzo 2003, pp. 145-170.
  • Forti Steven, Tanto Rumore per Nulla. Partito, Soviet e Rivoluzione in Italia (1917-1921), Tesi di Laurea in Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici, Università degli Studi di Bologna, A.A. 2004-2005.
  • Noiret Serge, Il partito di massa massimalista dal PSI al PCd'I, 1917-1924: la scalata alle istituzioni democratiche, in Fabio Grassi Orsini, Gaetano Quagliariello (cur.), Il Partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell'età dei sistemi politici di massa (1918-1925), Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 909-965.
  • Noiret Serge, Il PSI e le elezioni del 1919. La nuova legge elettorale. La conquista del Gruppo parlamentare socialista da parte dei massimalisti, "Storia Contemporanea", a. XV, n. 6, 1984, pp. 1093-1146.
  • Noiret Serge, Le origini della ripresa delle relazioni tra Roma e Mosca. Idealismo massimalista e realismo bolscevico: la missione Bombacci-Cabrini a Copenaghen nell'aprile 1920, "Storia Contemporanea", a. XIX, n. 5, ottobre 1988, pp. 797-850.
  • Noiret Serge, Massimalismo e crisi dello stato liberale. Nicola Bombacci (1879-1924), Milano, Franco Angeli, 1992.
  • Noiret Serge, Nitti e Bombacci. Aspetti di un dialogo impossibile. I bolscevichi contro la rivoluzione italiana. Novembre 1919 - febbraio 1920, "Storia Contemporanea", a. XVII, n. 3, giugno 1986, pp. 397-441.
  • Noiret Serge, Per una biografia di Nicola Bombacci: contributo allo studio del periodo 1924-1936, "Società e storia", n. 25, 1984, pp. 591-631.
  • Noiret Serge, Riformisti e massimalisti in lotta per il controllo del PSI, 1917-1918, "Italia Contemporanea", n. 190, marzo 1993, pp. 65-103.
  • Petacco Arrigo, Il comunista in camicia nera. Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini, Milano, Mondadori, 1966.
  • Salotti Guglielmo, Nicola Bombacci da Mosca a Salò, Roma, Bonacci, 1986.
  • Santarelli Enzo, Nicola Bombacci, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XI, 1969, ad nomen.
  • Salotti Guglielmo, Nicola Bombacci: un comunista a Salò, Milano, Mursia, 2008. ISBN 9788842538493
  • "Storia e ideologia di un rivoluzionario fascio-comunista" Claudio Cabona, Liberodiscrivere Edizioni

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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