Arturo Labriola

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Arturo Labriola
Arturo Labriola.jpg

Sindaco di Napoli
Durata mandato 1º novembre 1918 –
31 dicembre 1918

Dati generali
Partito politico PSI (fino al 1935)
PNF (1935-1943)
ADL (1946-1953)
Arturo Labriola
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Luogo nascita Napoli
Data nascita 21 gennaio 1873
Luogo morte Napoli
Data morte 23 giugno 1959
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Politico, Economista
Legislatura XXIV, XXV, XXVI, XXVII
Pagina istituzionale
on. Arturo Labriola
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Luogo nascita Napoli
Data nascita 21 gennaio 1873
Luogo morte Napoli
Data morte 23 giugno 1959
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Politico, Economista
Gruppo Unione Democratica Nazionale
Collegio Napoli
Pagina istituzionale
sen. Arturo Labriola
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Napoli
Data nascita 21 gennaio 1873
Luogo morte Napoli
Data morte 23 giugno 1959
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Politico, economista
Legislatura I
Gruppo Misto
Pagina istituzionale

Arturo Labriola (Napoli, 21 gennaio 1873Napoli, 23 giugno 1959) è stato un politico ed economista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Labriola commemora i tre operai uccisi durante la Settimana Rossa, Napoli, 1914

Laureato in giurisprudenza, militò sin dal 1895 tra le file del socialismo napoletano. Condannato per la sua partecipazione ai moti del 1898, dovette espatriare per evitare l'arresto, dapprima in Svizzera (dove prese contatto con Maffeo Pantaleoni e Vilfredo Pareto), poi in Francia. In esilio conobbe le idee di Georges Sorel che in seguito sostenne sul suo giornale.

All'inizio del Novecento rientrò in Italia e avviò assieme alla sezione napoletana la battaglia contro la politica di apertura liberale della direzione socialista di Filippo Turati. Alla fine del 1902 lasciò Napoli e fondò a Milano, assieme a Walter Mocchi, il giornale Avanguardia socialista diventando il principale esponente della corrente rivoluzionaria, indi sindacalista rivoluzionaria, in seno al partito socialista. Riuscirà, nel 1904, insieme alla corrente intransigente di Enrico Ferri, direttore dell'Avanti!, a sconfiggere la linea riformista turatiana e permettere al Ferri di divenire segretario del Psi. In seguito, però, i rapporti tra Labriola e Ferri si raffreddarono e, nel 1906, passò all'opposizione interna al partito. Fu con-direttore, con Angelo Oliviero Olivetti, della rivista sindacalista rivoluzionaria Pagine Libere, edita a Lugano dal 1906 al 1911. Tornato a Napoli dove insegnava come libero docente, non approvò la scissione sindacalista dal partito socialista, decisa a Ferrara nel 1907, perché giudicata prematura. Nel 1911 fu favorevole all'intervento dell'Italia in Libia (il che gli valse accuse di sciovinismo da parte di Lenin)[1], ma finì poi col criticare il modo di fare la guerra.

Staccatosi dal sindacalismo rivoluzionario, nel 1913 entrò in parlamento come socialista indipendente. Nel 1915 fu favorevole all'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale. Nel 1917 effettuò un viaggio in Russia per incitare a proseguire la guerra. Nel 1918 fu pro-sindaco di Napoli (non poteva essere sindaco per incompatibilità con la carica di deputato). Eletto deputato sulle liste dell'Unione Socialista Italiana, dal 1920 al 1921 fu ministro del lavoro nell'ultimo gabinetto Giolitti. Negli anni venti collaborò a "Quarto Stato".

Dichiaratamente massone, Labriola ricoprì la carica di gran maestro aggiunto del Grande Oriente d'Italia tra il 23 giugno 1930 ed il 29 novembre 1931, assumendo "di fatto" le funzioni di gran maestro effettivo[2].

In esilio in Francia a causa del fascismo, tornò in Italia nel dicembre del 1935 in occasione della guerra etiopica, per la quale si era mostrato apertamente favorevole, e da quel momento si avvicinò al fascismo inviando una lettera di lode a Mussolini proprio durante la guerra di Etiopia: " Mi permetta di assicurare Vostra Eccellenza dei miei sentimenti di piena solidarietà". Dal 1936 al 1943 fu un collaboratore del mensile di Nicola Bombacci La Verità, rivista politica allineata sulle posizioni del socialismo nazionale, nonché vicina alla frangia rivoluzionaria e di sinistra del regime fascista. Nel 1946 fu eletto all'Assemblea costituente per il partito Alleanza Democratica della Libertà, in seguito fu senatore nel 1948.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicò molti libri di politica, di storia e di economia. Fu agli inizi ispirato dalle teorie di Marx che difese in un primo tempo nell'ambito del dibattito sulla crisi del marxismo, alla fine degli anni 1890. Sotto l'influsso delle teorie economiche marginaliste (Pareto, Pantaleoni), aderì quindi al revisionismo marxista: rimproverò in particolare al marxismo il finalismo hegeliano e la teoria della catastrofe finale. Ma rimase pure critico nei confronti del pensiero liberale, di cui criticava l'eccessivo psicologismo edonista. In economia finì coll'approdare ad una sorta di neo-ricardismo.

Tra il 1904 e il 1908 teorizzò il sindacalismo rivoluzionario, e cioè l'idea che la maturazione politica delle masse potesse farsi tramite l'azione diretta dei sindacati che, progressivamente, avrebbero dovuto avvalersi di tutte le funzioni riservate fino allora al partito socialista. La pratica dello sciopero e l'uso ragionato della violenza avrebbero dovuto sfociare nello sciopero generale risolutivo, sostitutivo del colpo di mano rivoluzionario.

Allontanatosi a partire dal 1911 dal sindacalismo rivoluzionario, ma rimasto socialista, scrisse negli anni fra le due guerre libri in cui l'idea di popolo e di comunità coesa intendeva superare lo schema marxiano delle classi sociali e dell'antagonismo, dato che l'imprenditoria industriale contribuiva operosamente alla produzione, anche accumulando capitali per l'innovazione, ed era danneggiata anch'essa dalle speculazioni di cartello e dallo sfruttamento della manodopera da parte delle nascenti entità finanziarie. Rispetto a quella che sarebbe diventata negli anni trenta l'ortodossia socialista, Arturo Labriola poneva al centro del problema capitalistico i meccanismi della formazione del "grande capitale" e la speculazione finanziaria, le concentrazioni industriali e geopolitiche, l'abbassamento drastico delle tutele e la disgregazione dei gruppi etnici.

50º anniversario della morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 dicembre 2009, in occasione del 50º anniversario della sua scomparsa, il liceo scientifico Arturo Labriola di Napoli ha organizzato una giornata dedicata alla sua memoria, alla quale ha preso parte anche il sindaco Russo Jervolino.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Contro il referendum, Milano, 1897 (ristampato nel 1998 da Datanews, Roma)
  • La teoria del valore di C. Marx. Studio sul III libro del "Capitale", Palermo, Sandron, 1899
  • La "Comune" di Parigi, Lugano, Soc. ed. Avanguardia, 1906
  • Riforme e rivoluzione sociale (Milano, 1904), Lugano, Società ed. Avanguardia, 1906 (2ª ed. modificata).
  • Marx nell'economia e come teorico del socialismo, Lugano, Soc. ed. Avanguardia, 1908
  • Storia di dieci anni, Milano, Il Viandante, 1910 (Feltrinelli, Milano, 1975, 2ª ed.).
  • Economia, socialismo, sindacalismo (Alcuni scritti), Napoli, Soc. ed. Partenopea, 1911
  • La guerra di Tripoli e l'opinione socialista, Napoli, Morano,1912
  • Il sostanziale e l'accidentale nel Socialismo, Napoli, Soc. ed. Partenopea, 1914
  • Finanza ed economia, Napoli, Morano, 1925
  • Al di là del capitalismo e del socialismo, Parigi, Coll. di studi politici e sociali, 1931
  • Crépuscule de la civilisation. L'Occident et les peuples de couleur, Paris, Mignonet, 1932
  • Spiegazioni a me stesso. Centro Studi Sociali, Napoli, 1945

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lenin, Imperialismo e socialismo in Italia, in "Kommunist", n. 1-2, 1915.
  2. ^ Santi Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, pag. 58

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dora Marucco, Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia, Fondazione Luigi Einaudi, Torino 1970.
  • Nunzio Dell'Erba, Un socialista inquieto: Arturo Labriola, in «Critica Sociale», XC (1981), nn. 6-7, pp. 76-77.
  • Giovanna Cavallari, Classe dirigente e minoranze rivoluzionarie. Il protomarxismo italiano: Arturo Labriola, Enrico Leone, Ernesto Cesare Longobardi, Napoli, Jovene 1983
  • Willy Gianinazzi, Intellettuali in bilico. "Pagine libere" e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo, Unicopli, Milano, 1996.
  • Luca Michelini, Arturo Labriola tra marxismo e marginalismo, in «Il Pensiero economico italiano», 1, 2001.
  • Fulvio Conti, «LABRIOLA, Arturo», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 62, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Labriòla, Arturo la voce nella Treccani.it L'Enciclopedia Italiana. URL visitato l'11 gennaio 2013.
Predecessore Gran maestro aggiunto del Grande Oriente d'Italia Successore Square compasses.svg
Eugenio Chiesa 23 giugno 1930 - 29 novembre 1931 Alessandro Tedeschi
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