Giacinto Menotti Serrati

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Giacinto Menotti Serrati

Giacinto Menotti Serrati (Spotorno, 25 novembre 1872Asso, 10 maggio 1926) è stato un politico e giornalista italiano, attivo anche negli Stati Uniti d'America dal 1902 al 1904.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovane fu un acceso sostenitore della causa socialista e operaia; si dedicò alla propaganda e alla formazione di associazioni. Durante gli anni Novanta, per evitare di essere arrestato e processato, si rifugiò in Francia e quindi in Svizzera, dove si dedicò alla costituzione del Partito Socialista italiano in Svizzera.

Nel 1902 era negli Stati Uniti d'America, fra gli emigrati italiani, e qui entrò in contrasto con il gruppo di anarchici che faceva riferimento a Luigi Galleani. Nel 1903, durante uno scontro fra i due gruppi socialista e anarchico a Barre (Vermont), rimase ucciso lo scultore anarchico Elia Corti. Per l'omicidio venne condannato la guardia del corpo di Serrati, Alessandro Garetto[1]. Tornato in Italia nel 1911, Serrati entrò rapidamente nella direzione del Partito Socialista Italiano, su posizioni massimaliste.

Il 1º novembre 1914 sostituì Mussolini alla direzione dell'Avanti!, conducendo sul quotidiano socialista una forte campagna contro l'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Nel settembre 1915, e poi nell'aprile 1916 fu inviato alla Conferenza di Zimmerwald e a quella di Kienthal, dove si verificarono significative convergenze con le componenti di sinistra dei partiti operai socialisti e con i bolscevichi di Lenin. Nell'agosto 1917, durante i moti torinesi per la mancanza di pane, fu arrestato e trasferito alle Carceri Nuove.

Nel 1919 fu a capo della frazione massimalista dei comunisti unitari divenuta maggioritaria nel congresso di Bologna, e nel 1921 sottoscrisse il documento degli "unitari" del congresso di Livorno, che tuttavia portò alla scissione della frazione dei comunisti puri di Amadeo Bordiga e alla nascita del Partito Comunista d'Italia.[2][3]

Continuò dalle colonne dell'Avanti! a condurre una forte polemica contro il nascente movimento fascista, e nell'aprile del 1920 un suo editoriale considerato diffamatorio gli costò un'aggressione di squadristi nel centro di Milano.

Pur essendo stato contrario alla scissione comunista nel 1921, fu inviato al IV Congresso dell'Internazionale Comunista del dicembre 1922; condivise la fusione col Partito Comunista d'Italia e vi aderì infine nel 1924.[4]

Morì, a 54 anni, nel 1926 ad Asso, in provincia di Como, colpito da un attacco cardiaco mentre risaliva un sentiero di montagna, verso un convegno clandestino dove si recava in adempimento ad un compito assegnatogli dal Partito Comunista d’Italia.

Il suo funerale rappresentò l’ultima grande manifestazione pubblica del movimento operaio prima dell’emanazione delle Leggi eccezionali del fascismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in Archivio storico del Corriere della Sera
  2. ^ Giorgio Galli, Storia del Partito Comunista Italiano, Milano, Il Formichiere, 1976, p. 48.
  3. ^ I due Congressi, in L'Ordine Nuovo, anno I, n. 22, Torino, sabato 22 gennaio 1921.
  4. ^ Serrati, Giacinto Menotti, su treccani.it. URL consultato il 14 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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