Albino Volpi

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Albino Volpi (Lodi, 21 settembre 1889Milano, 7 agosto 1939) è stato un militare e criminale italiano. Fu dirigente fascista e squadrista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di professione falegname, durante la giovinezza venne spesso arrestato per reati comuni. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò negli Arditi e poi nei Caimani del Piave.[1] Al termine del conflitto, nel 1919 fu tra i fondatori della Federazione nazionale Arditi d'Italia. Aderente al fascismo fin dal principio (fu quindi «sansepolcrista» e iscritto alla sezione dei Fasci italiani di combattimento di Milano), partecipò il 15 aprile del 1919 all'assalto della sede del quotidiano socialista l'Avanti!. Il 17 novembre, su ordine di Mussolini - che amava definirlo «la pupilla dei miei occhi»[2] - lanciò una bomba su un corteo socialista che a Milano festeggiava la vittoria nelle elezioni.[3]

Squadrista violento ed estremista, stipendiato dal Fascio milanese con mille lire al mese,[4] fu protagonista di numerose aggressioni e devastazioni a Milano e a Roma nel corso del 1921 e dell'estate del 1922.

Intimo conoscente di Amerigo Dumini, formò con lo stesso e altri tre squadristi, Giuseppe Viola, commerciante milanese pregiudicato per rapina, Augusto Malacria, industriale fallito per bancarotta fraudolenta, e Amleto Poveromo, macellaio di Lecco, pregiudicato per reati comuni,[5] la banda che sequestrò e uccise il deputato Giacomo Matteotti il 10 giugno del 1924. Fu probabilmente Volpi a eseguire materialmente l'assassinio.[6] Pochi mesi prima aveva partecipato, con Dumini ed altri squadristi, al pestaggio di Cesare Forni, nei pressi della stazione centrale di Milano.[7]

Venne arrestato la sera del 13 giugno in un albergo a Bellagio, sul Lago di Como dove, accompagnato da Arditi armati, si era nascosto per poi raggiungere la Svizzera.[8] Fu processato, venendo difeso durante l'iter giudiziario da Roberto Farinacci, e condannato a 5 anni, 11 mesi e 20 giorni, in gran parte amnistiati. Il 31 ottobre del 1926 era a Bologna durante la visita di Mussolini, quando si verificò l'attentato ad opera di Anteo Zamboni, vittima del linciaggio a cui partecipò anche Volpi e la sua squadra.

Ottenne da Mussolini l'aiuto necessario per avviare un'attività commerciale a Milano di cui si occupò fino alla morte avvenuta il 7 agosto del 1939. Mussolini inviò allora una corona di fiori.[9] Il corpo è tumulato in un colombaro del Cimitero Maggiore di Milano.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.ereticamente.net/2014/04/piacere-amerigo-dumini-11-omicidiprima-parte.html
  2. ^ M. Canali, Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, 1997, p. 308.
  3. ^ M. Canali, Documenti inediti sul delitto Matteotti, 1993, p. 601.
  4. ^ G. Mayda, Il pugnale di Mussolini, 2004, p. 11.
  5. ^ G. Mayda, cit., pp. 9-10.
  6. ^ M. Canali, Il delitto Matteotti, cit., p. 470.
  7. ^ Giampaolo Pansa, Eia Eia Alalà, Milano, RCS Libri S.p.A., Milano, 2014, ISBN 978-88-17-07726-2. pp. 202 - 203
  8. ^ M. Canali, Il delitto Matteotti, cit., p. 123.
  9. ^ Il Corriere della Sera, 9 agosto 1939, in G. Mayda, cit., p. 10.
  10. ^ Comune di Milano, applicazione di ricerca defunti '”Not2 4get”.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Canali, Documenti inediti sul delitto Matteotti: il memoriale di Rossi del 1927 e il carteggio Modigliani-Salvemini, in «Storia Contemporanea», 4, 1993
  • Mauro Canali, Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, Bologna, Il Mulino, 1997
  • Giuseppe Mayda, Il pugnale di Mussolini. Storia di Amerigo Dùmini, sicario di Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004