Olindo Vernocchi

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Olindo Vernocchi
Olindo vernocchi.jpg

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano
Collegio Unico Nazionale
Incarichi parlamentari
  • Componente della Prima Commissione per l'esame dei disegni di legge
Sito istituzionale

Segretario del Partito Socialista Italiano
Durata mandato 25 aprile 1925[1] –
5 novembre 1926[1]
Predecessore Tito Oro Nobili
Successore Ugo Coccia

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
Titolo di studio laurea in Giurisprudenza
Professione giornalista

Olindo Vernocchi (Forlimpopoli, 12 aprile 1888Roma, 9 marzo 1948) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano, esponente storico del Partito Socialista Italiano, di cui fu anche segretario nazionale; fu deputato all'Assemblea Costituente e presidente dell'Istituto Nazionale Luce.

L'ingresso nel socialismo[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un medico condotto, Vernocchi studiava giurisprudenza (si era iscritto all'Università di Bologna nel 1908[2]) e già durante gli studi iniziò ad interessarsi di politica. Aderì al movimentismo di area socialista, allora in crescita nella sua regione, e si spese in diversi giri per tenere conferenze di natura politica[3] insieme al suo amico, un giovane Benito Mussolini[4].

Nel 1910 fu eletto consigliere comunale a Forlimpopoli, carica confermata alle successive elezioni del 1914. Nello stesso anno fu segretario del congresso nazionale del PSI tenutosi ad Ancona alla fine di aprile e protagonista degli scioperi della settimana rossa in giugno[5]. Qualche mese dopo assunse la direzione unica del giornale dei socialisti forlivesi "La lotta di classe"[3] di cui era già condirettore dal 1912 in sostituzione di Mussolini, passato all'Avanti![6].

All'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, fu richiamato alle armi il 7 giugno 1915, ed assegnato in forza ad un presidio di Forlì dell'XI reggimento fanteria; tuttavia, a causa della sua attività di partito, Vernocchi fu presto trasferito ad Agrigento, nella Sicilia meridionale, presso il V Reggimento fanteria[5]. Qui, mentre Enrico La Loggia si attivava per il consolidamento del Partito Socialista Riformista in un partito socialista unitario, Vernocchi si avvicinò all'appena costituita sezione socialista cittadina e collaborò alla formazione delle prime leghe operaie e della camera del lavoro, oltre che di altre strutture. Coordinò preparazione e svolgimento del primo congresso provinciale di Agrigento del partito[7].

Terminata la guerra con il 1918, Vernocchi fu posto in congedo dal Regio Esercito il 5 giugno 1919[5] e si trasferì a Roma, dove iniziò come redattore la sua importante collaborazione con l'Avanti!, il quotidiano del partito[3].

Olindo Vernocchi (terzo in piedi da sinistra) nella tipografia romana dell'Avanti! dei primi anni '20

Avanti![modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'attività di redattore per il giornale, Vernocchi iniziò a partecipare con crescente impegno all'Unione Romana del PSI, di cui fu il leader finché non si ebbe lo scioglimento dei partiti per l'avvento del fascismo. All'interno della dialettica politica del partito, fu sostenitore dell'unitarismo, che esplicitò in occasione delle sue partecipazioni ai congressi di Livorno (1921[8]), Roma (1922) e Milano (1923), avversando sia la scissione comunista che l'epurazione dei riformisti. Fu invece acceso oppositore della proposta proveniente dalla Russia per un'unificazione con il neonato Partito Comunista d'Italia[3], linea che fu anche la prevalente nel partito al termine del congresso di Milano. Il 1923 fu del resto un anno di gravi tensioni, iniziato poco prima di quel congresso con l'arresto di Giacinto Menotti Serrati, il leader dei massimalisti, di ritorno proprio da Mosca. Vernocchi si era insomma avvicinato ai massimalisti, discostandosi dagli autonomisti di Nenni[9].

Nel 1924, avviandosi alle elezioni, che sarebbero state regolamentate dalla nuova legge Acerbo (con premio di maggioranza), prese posizione per una lista unitaria delle sinistre, eventualmente raccolte in un fronte unico di mera funzione appunto elettorale in contrapposizione alla Lista Nazionale dei mussoliniani[3], ma le sinistre si presentarono separate. Contemporaneamente assunse la condirezione de l'Avanti!, insieme a Pietro Nenni e Riccardo Momigliano, mentre nello stesso anno Antonio Gramsci aveva appena fondato l'Unità.

Vernocchi (a sinistra)] con Pietro Nenni (a destra)

Nel mese di aprile 1925, essendosi dimesso Tito Oro Nobili, fu eletto segretario del partito[3]. Esprimeva il peso assunto dalla corrente "Difesa socialista", che con intransigenza rifiutava le manovre di avvicinamento ai socialdemocratici ed ai comunisti; le altre due correnti principali erano quella nenniana (che puntava ad inserire il partito nella Seconda Internazionale, eventualmente per fusione con i socialisti unitari) e quella dei giovani, "Azione Socialista", la sinistra interna, che prefigurava un fronte unico di tutte le sinistre. Vernocchi era nella sua corrente con Nobili, Momigliano, Vella e Lazzari[10]. Durante il breve periodo come segretario cercò, invano, di convincere i compagni della necessità di una "discesa strategica" dall'Aventino (la prudente linea sostenuta da Nenni) per impostare un'azione maggiormente classista e rivoluzionaria. Cercò di riorganizzare il partito prendendo spunto dalla "bolscevizzazione" del neonato Partito Comunista d'Italia, strutturandolo in maniera più agile e radicata sul territorio, con piccoli gruppi diffusi sui luoghi di lavoro e direttamente in contatto con gli organi esecutivi[5]. Impegnato in quest'opera di ristrutturazione riuscì il 18 settembre 1925 a far votare alla direzione del partito, grazie alla collaborazione del gruppo Nenni, l'abbandono del PSI dal blocco delle opposizioni. Il suo progetto più ambizioso era un'alleanza con il PRI, costruito dopo minuziose trattative con Nenni e il repubblicano Mario Bergamo nel corso dell'ottobre-novembre del 1925[5]. A causa delle resistenze da parte repubblicana e il precipitare della situazione politica, l'iniziativa non ebbe seguito.

Olindo Vernocchi nel 1926

Nel 1926 infatti, con la promulgazione delle leggi eccezionali, il PSI venne sciolto e Vernocchi fu sottoposto a uno stretto regime di sorveglianza dopo il suo fallito tentativo di espatrio nel 1927[5]. Nel dicembre 1926 verrà sostituito nella segreteria del PSI da Ugo Coccia. Salvato dal confino [11] per intervento di Mussolini, ma di fatto impossibilitato a partecipare a qualsiasi attività politica, operò alle dipendenze della compagnia di assicurazione Phoenix; nel 1932 si impiegò come ispettore di assicurazione presso la compagnia "La Fondiaria"[5]. Intanto manteneva fitti contatti con l'attivismo clandestino e i numerosi compagni espatriati[3].

Clandestinità e Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Il documento falso usato da Vernocchi durante la Resistenza

Il 22 luglio 1942 fu nel suo studio a Roma che si tenne la riunione nella quale si decise la rifondazione del partito; vi parteciparono Oreste Lizzadri, Giuseppe Romita, Nicola Perotti ed Emilio Canevari[3]. Il partito cominciò a consolidarsi: il "gruppo dei cinque" riallacciò i contatti con i vecchi militanti, viaggiando per tutta l'Italia centrale e meridionale e promuovendo azioni antifasciste direttamente nella città di Roma: diffusione di volantini e stampa clandestina e sostegno agli scioperi (particolarmente importante quello del 1º maggio 1943 di cui furono protagonisti gli studenti universitari)[12][13]. Già l'anno successivo Vernocchi e Romita poterono andare, in rappresentanza del PSI in seno al Comitato delle Opposizioni, dal re Vittorio Emanuele III a chiedere lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista[3]. Vernocchi si adoperò in particolar modo affinché nel detto Comitato fossero inclusi anche i comunisti, vincendo le resistenze di De Gasperi[14] L'incontro ebbe luogo il 26 luglio 1943, il giorno seguente l'arresto di Mussolini sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo con l'ordine del giorno Grandi. Qualche mese dopo Vernocchi fu ammesso alla direzione nazionale del partito, che contemporaneamente prese il nome transitorio di Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria[15], nomina riconfermata al congresso del partito del 1945[3]. Il 4 agosto 1944 firmò assieme al compagno Romita e ai comunisti Amendola e Roveda il patto d'azione con il PCI[5]. Intanto, l'11 settembre 1943, era stato pubblicato il primo e unico numero del giornale il Lavoro d'Italia, che sostituiva il precedente Lavoro Fascista. Diretto congiuntamente da Vernocchi, dal democristiano Alberto Canaletti Gaudenti e dal comunista Mario Alicata, era espressione del comitato sindacale interconfederale, segno della volontà dei maggiori partiti antifascisti di concentrare le forze sindacali in un unico soggetto[16].

Dopo tutto, socialista[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Vernocchi fu eletto deputato alla Costituente[17], in cui fu nominato membro della Prima Commissione per l'esame dei disegni di legge[18]. Il suo apporto ai lavori si riassume nell'appoggio ad alcune mozioni presentate dall'area socialista, di cui fu per lo più relatore Ernesto Carpano Maglioli[19].

Nel gennaio 1947 ebbe il primo turno di presidenza del congresso socialista della "scissione" di Saragat[20]. Fu suo il primo intervento, ed esordì svelando subito la sua posizione unitarista: «Noi abbiamo dei doveri nei riguardi del proletariato che trepida al pensiero che il nostro partito possa scindersi»[21].

Vernocchi durante un comizio nel dopoguerra.

Dopo la separazione, fu Vernocchi a proporre ed ottenere che il partito riassumesse l'originaria denominazione di Partito Socialista Italiano[3]; la proposta aveva anche il fine di evitare che del nome potessero impossessarsi gli scissionisti[21].

Nel febbraio, sempre del 1947, fece parte della delegazione che per conto del suo partito andò a trattare con esponenti della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano la composizione del nuovo governo De Gasperi, il suo terzo, che presentava l'alleanza DC-PSI-PCI, senza più il Partito Repubblicano Italiano presente nel gabinetto precedente[21]. Questo "rimpasto ad excludendum" seguiva di pochissimo il rientro dagli Stati Uniti di De Gasperi, che vi aveva ottenuto il noto grande prestito per la ricostruzione.

Il mese successivo, proseguendo l'attività della Costituente, fu il relatore del disegno di legge n.12 concernente "Ordinamento dell'industria cinematografica nazionale", presentato da De Gasperi e diversi fra i suoi ministri[22].

Intanto già dal 1944 Vernocchi era stato nominato presidente del consiglio di amministrazione dell'Istituto Luce grazie all'intervento del governo Parri, carica che mantenne fino al maggio del 1947 quando l'istituto stesso venne posto in liquidazione sotto la vigilanza di un apposito comitato presieduto ancora una volta da Vernocchi[23]. Sotto la sua presidenza l'Istituto, ribattezzato "Istituto Nazionale Luce Nuova" produsse una serie di cinegiornali, denominati Notiziari Nuova Luce, dal 26 luglio 1945 fino al gennaio 1947, per un totale di 22 numeri[24].

Terminò il suo incarico alla Costituente il 31 gennaio 1948, pochi giorni dopo aver partecipato al suo ultimo congresso del partito, tenutosi a Roma dal 19 al 22 gennaio[25]. Si spegnerà meno di due mesi dopo nella sua casa romana.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Esponente di un partito politico impegnato nella lotta clandestina contro il tedesco invasore, si dimostrava animatore e organizzatore impareggiabile nella lotta stessa distinguendosi per coraggio, entusiasmo ed alto rendimento ed apportando un prezioso contributo alla Causa Patriottica, malgrado le ricerche attivissime disposte nei suoi confronti dai molteplici organi della polizia nazi-fascista. Prodigandosi attivamente ed instancabilmente coordinava la sua attività con quella del Centro "X" e del Fronte Militare nel supremo interesse dell'Italia e della Liberazione di Roma. Mirabile esempio di assoluta dedizione alla Patria oppressa.»
— Roma, settembre 1943 - giugno 1944.[26]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Leonzio, Ferdinando, SEGRETARI E LEADER DEL SOCIALISMO ITALIANO (PDF), su domanisocialista.it, p. 109. URL consultato il 1º ottobre 2017.
  2. ^ Query di ricerca sul sito dell'Archivio Storico dell'Università di Bologna
  3. ^ a b c d e f g h i j k Italo Toscani, su La Giustizia del 16 febbraio 1957, come riportato in Giuseppe Manfrin, Vernocchi Olindo: il romagnolo dalla voce di tuono, su l'Avanti della Domenica dell'8 dicembre 2002
  4. ^ Valentina De Giorgi, Mussolini. Glorie e disonori del primo Novecento italiano, Alpha Test, 2004, p. 25
  5. ^ a b c d e f g h Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano - dizionario biografico 1853-1943, 5 voll., Editori Riuniti, Roma, 1978, ad nomen.
  6. ^ La Lotta di Classe, n. 151 del 14 dicembre 1912, come riportato in B. Mussolini, Opera omnia, a cura di Edoardo e Duilio Susmel, La Fenice, Firenze, 1951-1978, vol. V pp. 21-22. L'articolo si intitolava originariamente "Congedo", e Mussolini affidava la direzione del periodico a Vernocchi, Giommi, Valmaggi e Pedrizzi.
  7. ^ Francesco Renda, La Sicilia degli anni '50: studi e testimonianze, Guida Editori, 1987 - ISBN 8870427382
  8. ^ In cui si ebbe la scissione del Partito Comunista d'Italia, costituitosi in partito autonomo
  9. ^ (a cura di) Domenico Zucaro, Socialismo e democrazia nella lotta antifascista, 1927-1939, in Annali, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - Volume 25, Feltrinelli Editore, 1988 - ISBN 8807990458
  10. ^ Leo Valiani, in uno scritto del 1926, come riportato in Andrea Ricciardi, Leo Valiani, gli anni della formazione: tra socialismo, comunismo e rivoluzione democratica, in Collana dell'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea: Studi e documenti - Volume 21, FrancoAngeli, 2007 - ISBN 884648536X
  11. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 25.6.1928 contro Olindo Vernocchi (“Attività socialista”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1348
  12. ^ Il movimento operaio italiano, op. cit., vol. III, pp. 125-126
  13. ^ Su questo argomento cfr. anche Oreste Lizzadri, Quel dannato marzo 1943, Edizioni Avanti!, Milano, 1962, pp. 13-15 e 18-19
  14. ^ Francesco Malgeri, a cura di Storia del movimento cattolico in Italia, il Poligono editore, Roma, 1981, vol. VI, p. 234
  15. ^ Senza relazione con il successivo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che ne mutuò solo il nome.
  16. ^ Storia del movimento cattolico in Italia, op. cit., vol. V, pp. 295-296
  17. ^ Camera.it
  18. ^ Camera.it
  19. ^ Query di ricerca su nascitacostituzione.it, sito che raccoglie i resoconti dei lavori della Costituente
  20. ^ Cinegiornale Settimana INCOM, archivio Istituto Luce
  21. ^ a b c Giovanni Di Capua, Il biennio compromissorio, maggio 1945/aprile 1947, Rubbettino, 2006 - ISBN 8849814968
  22. ^ Camera.it
  23. ^ Atti della Camera dei Deputati - discussioni, seduta del 7 marzo 1949, p. 6568
  24. ^ Giulia Mazzarelli, Dottorato di ricerca - L'Italia del secondo dopoguerra nei cinegiornali della Settimana Incom (1946-1948) p. 18, nota n. 54
  25. ^ La Settimana Incom n. 115 del 23 gennaio 1948
  26. ^ Onorificenza assegnata "sul campo" il 5 giugno 1944 dal Comando civile e militare della città di Roma e suo territorio situato in zona di guerra. Concessione N. 75/E-RC

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Andreucci, Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano, dizionario biografico 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Gaetano Arfé, Storia del socialismo italiano (1892-1926), Torino, Einaudi, 1965.
  • Gaetano Arfé, Storia dell'Avanti!, Milano, ed. Mondo Operaio, 1977.
  • Valentina De Giorgi, Mussolini. Glorie e disonori del primo Novecento italiano, Milano, Alpha test, 2004, ISBN 978-88-483-0487-0.
  • Tommaso Detti, Serrati e la formazione del partito comunista italiano. Storia della frazione terzinternazionalista, 1921-1924, Roma, Editori Riuniti, 1972.
  • Elio Giovannini, L'Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano, Roma, Ediesse, 2002, ISBN 88-230-0418-7.
  • Ariane Landuyt, Le sinistre e l'Aventino, Milano, ed. Angeli, 1973.
  • Oreste Lizzadri, Quel dannato marzo 1943, Milano, edizioni Avanti!, 1962.
  • Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956, Milano, SugarCo Edizioni, 1981.
  • Franco Pedone (a cura di), Il partito socialista italiano nei suoi congressi, Milano, ed. Del Gallo, 1968.
  • Francesco Renda, La Sicilia degli anni '50: studi e testimonianze, Napoli, Guida Editori, 1988, ISBN 88-7042-738-2.
  • Domenico Zucàro, Pietro Nenni, Socialismo e democrazia nella lotta antifascista, 1927-1939, Milano, Feltrinelli, 1988, ISBN 88-07-99045-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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