Conservatorismo progressista

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Il conservatorismo progressista è un'ideologia politica del filone di centro-destra noto come conservatorismo liberale, ma che accoglie istanze del progressismo e del liberalismo sociale su determinate tematiche di rilevanza sociale.[1]

Il conservatorismo progressista oltre a rappresentare le posizioni del pensiero liberale sui diritti civili e le riforme sociali ha come scopi principali garantire una buona sicurezza sociale per combattere la povertà e ridurre la criminalità. Sostiene una certa redistribuzione della ricchezza da parte del governo per regolare il mercato nell'interesse di produttori e consumatori. Economicamente, infatti, è definibile come centrista, a metà fra il laissez-faire ed il radicalismo britannico. In termini pratici rappresenta la parte liberale dei diritti civili e sociali e la parte comunitaria, sociale, popolare nelle posizioni economiche.[2]

Questa ideologia è stata "creata" sulla base delle idee del primo ministro inglese del XIX secolo Benjamin Disraeli.[2]

La dottrina sociale della Chiesa esposta nella Rerum Novarum (1891) è stata da taluni identificata come una forma moderata di conservatorismo progressista dell'epoca.[3]

Il cancelliere tedesco Leo von Caprivi è stato avvicinato al conservatorismo progressista.[4] Il liberale Giovanni Giolitti, in Italia, fu spesso descritto come a metà tra liberalismo sociale progressista e conservatorismo, per le sue aperture ai cattolici (Patto Gentiloni), ai nazionalisti con la guerra coloniale di Libia e contemporaneamente ai socialisti che cercò di attrarre in orbita governativa, per sottrarre le masse operaie alle ideologie rivoluzionarie del massimalismo.[5]

Altri sostenitori di questa ideologia furono altri primi ministri britannici conservatori: Stanley Baldwin, Neville Chamberlain, Winston Churchill, Harold Macmillan[6] e, più recentemente, anche David Cameron, progressista soprattutto sui temi sociali, come il matrimonio omosessuale.[7] Negli USA, il massimo esponente[senza fonte] di questa dottrina fu il presidente Theodore Roosevelt.[8] Successivamente, tale ideologia fu anche ripresa da William Howard Taft, nonostante la sua opposizione a Roosevelt, e da Dwight D. Eisenhower, che si definì un "conservatore progressista", nonostante fosse anche un sostenitore del conservatorismo liberale.[9]

Il principale partito che è stato portatore di questa ideologia fu il Partito Conservatore Progressista del Canada, confluito nel 2003 assieme all'Alleanza Canadese nel Partito Conservatore del Canada, che si richiama parzialmente al conservatorismo progressista.

A livello europeo oltre a Cameron in Gran Bretagna, sono stati identificati come conservatori progressisti Angela Merkel[10] in Germania, e altri esponenti della destra e del centrodestra dei primi anni 2000, come Gianfranco Fini in Italia, Nicolas Sarkozy in Francia e José María Aznar in Spagna.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La formula del successo del conservatorismo inglese, (vero) partito della nazione, su ilfoglio.it. URL consultato il 20 maggio 2019.
  2. ^ a b Patrick Dunleavy, Paul Joseph Kelly, Michael Moran. British Political Science: Fifty Years of Political Studies. Oxford, England, UK; Malden, Massachusetts, USA: Wiley-Blackwell, 2000. Pp. 107–108
  3. ^ Emile F. Sahliyeh. Religious resurgence and politics in the contemporary world. Albany, New York, USA: State University of New York Press, 1990. Pp. 185.
  4. ^ John Alden Nichols. Germany after Bismarck, the Caprivi era, 1890-1894: Issue 5. Harvard University Press, 1958. Pp. 260.
  5. ^ Alcuni aspetti della politica di Giolitti: tra liberalismo e democrazia
  6. ^ Trevor Russel. The Tory Party: its policies, divisions and future. Penguin, 1978. Pp. 167.
  7. ^ Letwin, Oliver. "How liberal is progressive Conservatism?". New Statesman. Retrieved 4 June 2018.
  8. ^ Jonathan Lurie. William Howard Taft: The Travails of a Progressive Conservative. New York, New York, USA: Cambridge University Press, 2012. p. 196
  9. ^ Günter Bischof. "Eisenhower, the Judiciary, and Desegregation" by Stanley I. Kutler, Eisenhower: a centenary assessment. Pp. 98.
  10. ^ Noack, Rick (30 June 2017). "Why Angela Merkel, known for embracing liberal values, voted against same-sex marriage". Washington Post. Retrieved 4 June 2018.
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