Gaetano Giardino

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sen. Gaetano Giardino
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Gaetano Giardino
Luogo nascita Montemagno
Data nascita 24 gennaio 1864
Luogo morte Torino
Data morte 21 novembre 1935
Titolo di studio laurea in Giurisprudenza
Professione Scuola militare
Partito Militare di carriera (Esercito)
Legislatura XXIV
Geatano Giardino
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1861-1946).svg Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Bersaglieri
Fanteria
Specialità Stato maggiore
Grado Rank insignia of tenente generale in comando di divisione of the Italian Army (1918).png Tenente Generale
Guerre Guerra d'Abissinia
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Battaglie Presa di Cassala
Studi militari Scuola Militare

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Gaetano Ettore Stefano Giardino (Montemagno, 24 gennaio 1864Torino, 21 novembre 1935) è stato un militare e politico italiano, combattente la prima guerra mondiale e comandante dell'Armata del Grappa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le prime esperienze di guerra[modifica | modifica sorgente]

Gaetano Giardino nacque a Montemagno d'Asti da Carlo Giardino e Olimpia Garrone, entrò nell'esercito all'età di diciassette anni, il 18 marzo 1881. Uscì dall'Accademia come sottotenente il 4 settembre 1882 e venne destinato all′8º Reggimento bersaglieri. Tre anni dopo venne promosso tenente, e chiese il trasferimento alle colonie africane, trasferimento ottenuto il 12 febbraio 1889, destinazione Eritrea, inquadrato nel Battaglione Bersaglieri Autonomo, ma dal 16 dicembre fu assegnato al comando di zona di Cheren, per passare successivamente ai battaglioni di fanteria indigena. Nel 1894, a Cassala, il tenente Giardino guadagnò una Medaglia d'Argento al Valor Militare e la promozione a capitano. L'esperienza africana si concluse il 7 ottobre 1894, poco dopo la presa di Cassala. Scrisse diversi articoli sulle sue esperienze africane sulla "Rivista Militare Italiana"[1].

Rimpatriato prestò servizio al 6º Reggimento bersaglieri come capitano. A partire dal 1898 frequentò la Scuola di Guerra, passando dall'arma di fanteria al Corpo di Stato Maggiore. Il 29 settembre 1904 fu promosso maggiore ed il 30 giugno 1906 tenente colonnello, in questo periodo fu Capo di Stato Maggiore della Divisione di stanza a Livorno e dal giugno 1910 di quella di stanza a Napoli[2]. Nel corso della guerra russo-giapponese scrisse diversi articoli sulla Rivista Militare commentando gli avvenimenti in Estremo Oriente.

All'atto della mobilitazione per la guerra di Libia, il 9 ottobre 1911 partì per l'Africa Settentrionale. Fu sottocapo di stato maggiore nel Comando del Corpo di Spedizione, sotto il generale Carlo Caneva, ma fu spesso chiamato a sostituire il capo di stato maggiore, colonnello Gastaldello, che si era ammalato[3]. Fu inviato in missione a Roma dal generale Caneva nel gennaio 1912, per chiarire alle autorità politiche, insoddisfatte per l'andamento delle operazioni, le difficoltà incontrate in Libia dal Corpo di Spedizione. Questo incarico gli fornì per la prima volta visibilità da parte degli ambienti politici della capitale. Fu costretto a rientarre in Italia il 5 giugno 1912 a causa di una malattia contratta in servizio.

L'8 agosto 1912 fu trasferito al comando del IV Corpo d'armata, diventando capo di stato maggiore dopo la promozione a colonnello, ottenuta il 4 gennaio 1914.

La prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il 15 luglio 1915 diventò capo di stato maggiore della 2ª Armata, sotto il generale Pietro Frugoni, diventando generale il 31 agosto dello stesso anno. Fu trasferito con lo stesso incarico, alla 5ª Armata, in via di costituzione, il 22 maggio 1916, passando il 26 giugno al comando della 48ª divisione di fanteria, schierata di fronte a Gorizia. Promosso tenente generale per meriti di guerra il 5 aprile 1917, fu proposto da Cadorna come Ministro della Guerra in seguito alla crisi del gabinetto Boselli, al posto del collega Paolo Morrone. Fu ministro dal 16 giugno 1917 fino alla caduta del governo, causata dalla rotta di Caporetto, il 21 giugno fu nominato anche senatore del regno. L'azione politica di Giardino fu di un'estrema fermezza contro ogni forma di reazione interna, come la sommossa di Torino, soffocata nel sangue nell'estate del 1917[4]. Nel suo ultimo discorso come ministro, il 24 ottobre 1917, affermò:

« Nella corrente dell'Isonzo si è ripescato morto un prussiano. Certo non era solo e vuol dire che lì di tedeschi ce ne sono. Ora, venga pure l'attacco! Noi non lo temiamo »

[5].

Dopo la caduta del governo rientrò nell'Esercito, essendo assegnato l'8 novembre 1917 al nuovo Comando Supremo, tenuto dal generale Diaz, come sottocapo di stato maggiore, insieme al collega Badoglio. In quella situazione ebbe diversi attriti con il collega (meno anziano di lui), inoltre non si riconosceva nelle nuove linee guida volute da Diaz[6]. Per questi motivi fu inviato a Versailles, al Consiglio Interalleato, in sostituzione di Cadorna il 7 febbraio 1918. Rientrò dall'incarico dopo solo due mesi, venendo assegnato il 24 aprile 1918 al comando della 4ª armata.

La 4ª armata aveva un compito fondamentale per tutto lo schieramento italiano, cioè quello di difendere il massiccio del Grappa, che rappresentava l'ultimo ostacolo naturale fra il fronte e la pianura veneta. Giardino, nel suo nuovo incarico si preoccupò di incrementare le difese del monte, ma anche di migliorare le comunicazioni e, soprattutto, le condizioni di vita delle truppe che difendevano la posizione, sia in trincea sia nei periodi di riposo[7]. Per tutto il periodo del suo comando chiamò le truppe della 4ª armata "i suoi soldatini", in tono paternalistico[8].

Giardino, nel campo dell'impiego tattico delle truppe, si preoccupò di innovare i metodi di combattimento, introducendo nella dottrina tattica della sua armata sia i reparti d'assalto sia il tiro di contropreparazione dell'artiglieria[9]. Questa preparazione delle truppe su istruzioni tattiche più moderne fu salutare nel corso della battaglia del solstizio, quando il fronte, dopo un iniziale sbandamento, fu ripristinato utilizzando il 9º reparto d'assalto, comandato dal maggiore Giovanni Messe ed all'azione congiunta delle artiglierie dell e della 6ª armata.

Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto l'Armata del Grappa si batté nelle operazioni che si svolsero dal 24 al 29 ottobre 1918, perdendo 25000 uomini.

La nascita della canzone del Grappa[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito delle attività tese a sollevare il morale delle truppe alle sue dipendenze si preoccupò di diffondere la canzone del Grappa. La nascita della canzone fu dovuta al comandante del IX corpo d'armata, generale De Bono che nella sede del comando del corpo, si mise al piano per creare un motivo semplice e di facile memorizzazione. Il 4 agosto ebbe l'ordine da Giardino di far cantare, in occasione della festa dell'armata, la canzone dal ritornello Monte grappa tu sei la mia Patria, il giorno successivo fu presentato il testo definitivo, in decasillabi[10], musicato dal maestro Antonio Meneghetti. La canzone venne eseguita per la prima volta il 24 agosto, per la festa della 4ª armata (che da quel momento fu nota come Armata del Grappa) da un coro di soldati e scolari della scuola elementare di Rosà, alla presenza del sovrano e delle autorità militari italiane ed alleate[11].

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fine della guerra richiese di essere esonerato dal comando della 4ª armata e richiese il congedo dall'esercito. A partire dal dicembre 1918 riprese la sua attività da senatore del Regno, su posizioni militariste ed autoritaristiche[12]. I discorsi parlamentari di quel periodo sono raccolti e pubblicati da lui stesso nel libro Piccole faci nella bufera (Milano, Mondadori, 1924). Il 21 dicembre 1919 fu nominato generale d'esercito e richiamato in servizio e dal 5 gennaio 1922 fece parte del Consiglio dell'esercito con Diaz, Caviglia, Badoglio, Pecori Giraldi ed Emanuele Filiberto di Savoia duca d'Aosta. Il 26 giugno dello stesso anno fu designato al comando di un'armata. All'atto della marcia su Roma era al comando dell'armata di stanza a Firenze e non risulta che abbia avuto rapporti con le squadre che mossero da quella città[13].

Dal 16 settembre 1923 fu governatore della città di Fiume, in attesa dell'annessione della città all'Italia. Il 27 aprile 1924 lasciò tale incarico a favore del governo della città, ormai divenuta italiana.

L'ultima parte della sua attività politica si svolse per contrastare l'ordinamento militare proposto dal generale Di Giorgio e la legge istitutiva della MVSN, in cui vedeva un tentativo del potere politico di limitare l'autonomia dell'esercito e di creare una forza armata fortemente politicizzata. In questa sua azione fu appoggiato da gran parte dei componenti il Consiglio dell'esercito. In seguito al dibattito parlamentare l'ordinamento Di Giorgio venne ritirato e la MVSN fu ridimensionata. Giardino diede infine appoggio al governo Mussolini il 2 aprile 1925[14]. Il 17 giugno 1926 venne nominato Maresciallo d'Italia ed il 31 dicembre 1929 ebbe il Gran Collare dell'Annunziata.

Nel 1927 si ritirò a Torino dedicandosi a studi storici e pubblicando diversi volumi di memorie sulle sue esperienze nel corso della prima guerra mondiale, spesso destinati ad esaltare le azioni dei suoi "soldatini"[15]. L'ultimo suo intervento pubblico avvenne il 23 settembre 1935, in occasione dell'inaugurazione dell'ossario di Cima Grappa. Morì a Torino il 21 novembre 1935. Il 4 agosto 1936, giorno delle celebrazioni annuali a Cima Grappa, la salma venne portata, su un affusto di cannone, all'ossario dove ebbe la tumulazione definitiva. In suo onore fu eretta una statua che domina il viale centrale di Bassano del Grappa.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1929
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1929
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1929
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia
— 24 maggio 1919[16]
Medaglia d’Argento al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’Argento al Valore Militare
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 43
  2. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 44
  3. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 45
  4. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 45
  5. ^ Citata da L. Maletesta, art. cit., pag 46
  6. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 46
  7. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 46
  8. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 48
  9. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 47
  10. ^ F. Fucci, Emilio De Bono, il maresciallo fucilato, Mursia, Milano 1988 pag 48-49, citato da L. Malatesta, art. cit. pag 47
  11. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 46
  12. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 48
  13. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 48
  14. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 49
  15. ^ L. Malatesta, art. cit.pag 50
  16. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leonardo Malatesta, Il Maresciallo d'Italia Gaetano Giardino, su Storia Militare N° 189, Giugno 2009, pag 43-50

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