Antisionismo
L'antisionismo è l'atteggiamento di coloro che si oppongono al sionismo[1][2][3], cioè al movimento politico fondato nel 1897 volto alla costituzione di uno Stato nazionale ebraico nella cosiddetta Terra Promessa, ossia parte del territorio della Palestina storica, che a quel tempo era sotto la provincia della Siria ottomana prima, e sotto il mandato britannico poi.
Dal 1897 al 1948, l'antisionismo rappresentò l'opposizione ai tentativi volti alla creazione del futuro Stato ebraico. Fra gli oppositori storici, vi sono alcuni gruppi di ebrei che negano legittimità a uno Stato ebraico costituito nella Terra Promessa prima dell'arrivo del Messia[4][5]; altri[6], come i Neturei Karta, ripudiano in toto l'idea stessa di uno Stato ebraico[7].

Dopo la fondazione dello Stato ebraico di Israele nel 1948, a cui seguì la prima guerra arabo-israeliana, l'antisionismo si basò sulla difesa della popolazione araba o palestinese, che aveva sofferto durante i conflitti armati. Da allora, gli antisionisti si propongono di difendere i diritti della popolazione palestinese, sia dei profughi fuggiti nel 1947-48 e dispersi per il mondo, principalmente in altri paesi arabi, sia di coloro che rimasero e acquisirono successivamente la cittadinanza israeliana, sia infine di quelli che vivono nei territori occupati da Israele a partire dal 1967.
L'antisionismo è un argomento controverso. Alcune personalità, del mondo ebraico e non, sostengono che l'antisionismo sia una nuova forma velata di antisemitismo[8], per la quale si è proposto il termine di neoantisemitismo.

Antisionismo religioso
[modifica | modifica wikitesto]L'antisionismo ha un versante religioso interno alla cultura ebraica: fra gli oppositori per motivi religiosi si ricordano i Neturei Karta (נטורי קרתא, in aramaico "Guardiani della città") che rifiutano di riconoscere l'autorità e la stessa esistenza dello Stato di Israele, accusandolo di essersi dotato di una facciata religiosa (con l'uso di nomi religiosi per i partiti politici, la presenza di rabbini negli stessi, etc.) e di alterare i commentari alla Tōrāh secondo le esigenze sioniste.
Aliyah
[modifica | modifica wikitesto]Il sionismo ha la sua origine dal concetto di Aliyah, cioè il desiderio di tornare alla Terra Promessa. Tale parola ha descritto anche le migrazioni di alcuni ebrei verso la Palestina fin dai tempi antichi,[9] ma il concetto, di stampo religioso, è più spesso legato al ritorno del messia.[10] Sostenere l'aliyah non significa automaticamente sostenere il sionismo: alla nascita di questo movimento politico, esso fu avversato dalla grande maggioranza dei correligionari.[5][11][12][13]
"Eretz Israel" e "Medinat Israel"
[modifica | modifica wikitesto]Due concetti-chiave sono Eretz Israel o Terra d'Israele, espressione usata nella Bibbia (più nota in italiano come "Terra promessa"), e Medinat Israel, che corrisponde allo Stato di Israele, costruito dai sionisti. Gli ebrei antisionisti rifiutano l'idea che queste due entità possano coincidere.[14]
Antisionismo laico
[modifica | modifica wikitesto]L'opposizione politica allo stato di Israele contesta il fatto che esso si sia organizzato come uno stato degli ebrei, identificando i propri cittadini su base etnica e religiosa, discriminando di fatto i non ebrei,[15] che ammontano al 20% dei cittadini israeliani, principalmente cittadini arabi di Israele[16].
Secondo lo storico Benjamin Balthaser, la sinistra ebraica è stata antisionista nel Novecento, e questo atteggiamento si sta rafforzando negli anni 2020[17][18]. Tra le personalità antisioniste di spicco nel mondo ebraico figurano Norman Finkelstein[19], Gabor Maté, Judith Butler[20], Noam Chomsky[21] e Moni Ovadia[22].
Matrimoni interreligiosi
[modifica | modifica wikitesto]In particolare, la questione dei matrimoni interreligiosi ha attirato molte critiche. Si tratta di un tema controverso in Israele, in quanto i matrimoni interreligiosi non sono riconosciuti legalmente se celebrati nel Paese, anche se vengono riconosciuti quelli celebrati all'estero[23]; sui matrimoni è tuttora in vigore il sistema detto millet usato nell'Impero ottomano[24]. In effetti, i matrimoni interreligiosi trovano forte opposizione tra gli ebrei israeliani: nel 2015 riguardavano approssimativamente il 2% della popolazione, ma, secondo uno studio condotto nel 2014-2015, il 97% degli ebrei israeliani si sentirebbe a disagio se un loro figlio sposasse un musulmano; la percentuale scenderebbe all'89% nel caso in cui il figlio sposasse un cristiano.[25] Secondo il quotidiano Jerusalem Post, nel 2021 la percentuale era arrivata al 7%, il che costituiva una grave minaccia per la sopravvivenza degli ebrei.[26]
Nel 2005, Bentzi Gopstein fondò l'organizzazione contro la "mescolanza" Lehava, chiamando i matrimoni tra ebrei e non ebrei un "secondo Olocausto"[27][28] Membri di questa organizzazione hanno pattugliato alcuni insediamenti a Gerusalemme Est per scoraggiare le donne ebree dal frequentare uomini palestinesi.[29] Nel 2019, Gopstein è stato formalmente accusato di incitamento al terrorismo, alla violenza e al razzismo.[30] Alcune municipalità hanno preso delle misure per impedire relazioni interreligiose: nella città di Petah Tikva, alcuni funzionari hanno aperto un numero di telefono da chiamare per segnalare le donne ebree che frequentassero uomini palestinesi, e si offriva sostegno psicologico a queste donne.[31][32] Alcune organizzazioni offrono aiuto alle donne che frequentano un uomo arabo, definendole "prigioniere".[33][34]
Post-sionismo
[modifica | modifica wikitesto]Seppur non definibili esplicitamente antisionisti, molte personalità di cultura ebraica sono o sono stati molto scettici verso l'ideologia sionista. Tra gli intellettuali ebrei più famosi a rientrare in questa categoria sono presenti Albert Einstein e Hannah Arendt: preoccupati della visione etnonazionalista di uno "stato ebraico", nel 1948 scrissero, insieme ad altri intellettuali ebrei, una lettera al New York Times in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, definendo i metodi e l'ideologia del suo partito "Tnuat Haherut" (formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun) come ispirati a quelli dei partiti nazisti[35]. Ad oggi, sono considerati post-sionisti gli storici della nuova storiografia israeliana, una corrente che mette in discussione l'ideologia sionista dalle fondamenta da un punto di vista sia storico che politico.[36][37]
Antisionismo e antisemitismo
[modifica | modifica wikitesto]In anni recenti, molti commentatori hanno sostenuto che la difesa dei palestinesi in alcune manifestazioni antisioniste coprano in realtà sentimenti antisemiti. A tal proposito è stato coniato il termine di nuovo antisemitismo, cioè di una forma di razzismo antiebraico che si serve di argomentazioni antisioniste.[38][39][40][41][42][43][44]
Dibattito sulle due nozioni
[modifica | modifica wikitesto]Scrivendo nel 1973 sul Congress Bi-Weekly dell'American Jewish Congress, il ministro degli esteri israeliano Abba Eban identificò l'antisionismo come "il nuovo antisemitismo":[45]
Abbiamo assistito all'ascesa della nuova sinistra che identifica Israele con l'establishment, con l'acquisizione, con il compiacimento, con, di fatto, tutti i nemici fondamentali... Non ci si può sbagliare: la nuova sinistra è l'autrice e la progenitrice del nuovo antisemitismo. Uno dei compiti principali di qualsiasi dialogo con il mondo gentile è dimostrare che la distinzione tra antisemitismo e antisionismo non è affatto una distinzione. L'antisionismo è solo il nuovo antisemitismo. Il vecchio antisemitismo classico dichiarava che gli stessi diritti appartengono a tutti gli individui della società, tranne che agli ebrei. Il nuovo antisemitismo afferma che il diritto di stabilire e mantenere uno Stato nazionale sovrano indipendente è prerogativa di tutte le nazioni, a patto che non siano ebree. E quando questo diritto viene esercitato non dalle Isole Maldive, non dallo Stato del Gabon, non dalle Barbados... ma dalla più antica e autentica di tutte le nazioni, allora si dice che questo è esclusivismo, particolarismo e una fuga del popolo ebraico dalla sua missione universale.
Nel 1974, Arnold Forster e Benjamin Epstein della Anti-Defamation League pubblicarono il libro Il nuovo antisemitismo. Essi esprimevano preoccupazione per quelle che descrivevano come nuove manifestazioni di antisemitismo provenienti da figure della sinistra radicale, della destra radicale e filo-palestinesi negli Stati Uniti. Forster e Epstein sostengono che si tratta di indifferenza nei confronti delle paure del popolo ebraico, di apatia nei confronti dei pregiudizi anti-ebraici e di incapacità di comprendere l'importanza di Israele per la sopravvivenza degli ebrei.[46]
Recensendo il lavoro di Forster ed Epstein sulla rivista Commentary, Earl Raab, direttore del Nathan Perlmutter Institute for Jewish Advocacy della Brandeis University, ha sostenuto che un nuovo antisemitismo stava effettivamente emergendo in America negli anni 1970, sotto forma di opposizione ai diritti collettivi del popolo ebraico, ma ha criticato Forster ed Epstein per averlo confuso con i pregiudizi anti-Israele.[47]
Negli anni 1980, Allan Brownfeld ha criticato il lavoro di Forster ed Epstein: nel Journal of Palestine Studies ha scritto che la nuova definizione di antisemitismo di Forster e Epstein banalizza il concetto, trasformandolo in "una forma di ricatto politico" e "un'arma con cui mettere a tacere qualsiasi critica a Israele o alla politica statunitense in Medio Oriente",[48]
Negli anni 1990, Edward S. Shapiro, in "A Time for Healing: American Jewry Since World War II", ha scritto che "Forster e Epstein insinuavano che il nuovo antisemitismo fosse l'incapacità dei gentili di amare abbastanza gli ebrei e Israele".[49]
Negli anni 2000, Brian Klug sostiene che il neoantisemitismo è "un mito" che confonde l'antisionismo con l'antisemitismo, banalizza il significato di antisemitismo e anzi lo sfrutta per mettere a tacere i dibattiti, trattando da "demonizzanti" le legittime critiche a Israele.[50][51]
Ebreo che odia sé stesso
[modifica | modifica wikitesto]L'espressione ebreo che odia sé stesso è usata, con valenza peggiorativa, per indicare una persona di origine ebraica che nutre pensieri antisemiti. È apparsa per la prima volta nel libro Der Jüdische Selbsthass (let. "L'odio di sé ebraico") di Theodor Lessing (1930), in cui descriveva l'atteggiamento di ebrei che simpatizzavano per il nazismo.
Questa locuzione è stata poi utilizzata soprattutto nel dibattito sul sionismo, spesso per delegittimare una persona di cultura ebraica che si oppone all'ideale sionista.[52][53][54]
Dibattito sull'uso della definizione di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto
[modifica | modifica wikitesto]La definizione di antisemitismo elaborata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance) nel 2016[55] è oggetto di dibattito, in quanto fornisce alcuni esempi concreti di "antisemitismo contemporaneo" che includono lo Stato di Israele[55]: per esempio, è definito antisemita Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti.[55].
Secondo Nicola Perugini, ricercatore in Relazioni internazionali all'Università di Edimburgo, durante le fasi di discussione «emerge con chiarezza la partecipazione di esponenti del governo israeliano (...) per orientare il dibattito» «nel 2016, sette punti su undici del documento fanno diretto riferimento alle politiche istituzionali d’Israele».[56][57]
Nel 2025, l'amministrazione americana, che ha adottato la definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance, ha citato questa definizione nei suoi ordini esecutivi, quando Donald Trump ha tagliato i fondi delle università americane che non hanno sanzionato le manifestazioni contro la politica di Israele[58]. Secondo questa interpretazione, contestare il sionismo equivale a essere antisemita, e a mettere in pericolo gli studenti americani di religione ebraica[58].
Fra le critiche a questa scelta dell'amministrazione Trump vi è quella di Kenneth Stern, direttore del Centro di studi sull'odio (''Center for the Study of Hate'') al Bard College e principale redattore della definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance[58]. Secondo Stern, questa scelta dell'amministrazione americana di "usare come arma" (weaponizing) la definizione di antisemitismo non fa sentire gli studenti americani ebrei più sicuri bensì meno sicuri, e li sta spingendo ad abbandonare il movimento sionista[58].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]1880-1890
[modifica | modifica wikitesto]Il sionismo fu teorizzato da Theodor Herzl, un ebreo austriaco, fondatore del movimento sionista al congresso di Basilea del 1897, in cui venne eletto presidente. Il sionismo restò un fenomeno limitato all'ebraismo dell'Europa orientale, sviluppandosi in una compagine nazionale eterogenea come si presentava a fine Ottocento l'Impero austro-ungarico: cechi, serbi, polacchi galiziani, tedeschi di Boemia avevano i propri rappresentanti nel Parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria nazione e a una propria terra che loro apparteneva, a differenza degli ebrei. Proprio per questa sua peculiarità, parte dello stesso mondo askenazita guardava con indifferenza, se non addirittura con ostilità, l'idea sionista. Rimasero totalmente estranei all'idea gli ebrei dei Paesi arabi.
1900-1910
[modifica | modifica wikitesto]Gli ebrei ortodossi, conservatori, riformati, gli ebrei di Palestina e molti rabbini chassidici si opposero.[senza fonte]
Tra gli ebrei ortodossi askenaziti furono mosse al sionismo appunti soprattutto di carattere religioso, sostenendo che il ritorno alla Terra Promessa poteva avvenire solo con l'arrivo del Messia. Fatta eccezione per i pogrom russi, dal punto di vista sociale l'ebraismo stava vivendo un periodo di relativa tranquillità.
Si opposero al sionismo, in quanto espressione di nazionalismo, Lev Trotsky e Rosa Luxemburg. In Russia, la maggioranza degli ebrei si ritrovava in organizzazioni socialiste non sioniste. La più significativa era il Bund, movimento antisionista nato nel 1897 per promuovere nella diaspora un'autonomia culturale fondata sulla lingua e la cultura yiddish.[senza fonte]
1920-1930
[modifica | modifica wikitesto]Fautori di una cooperazione arabo-ebraica, e quindi di una concezione funzionale al sionismo, furono negli anni '20 il gruppo B'rit Shalom (Patto di pace) e negli anni quaranta il gruppo Ihud, di cui fece parte Martin Buber; entrambi erano stati fondati da Jehuda Magnes, cofondatore e presidente dell'Università Ebraica. La forte immigrazione ebraica in Palestina sotto il mandato britannico (tra il 1920 e il 1945, immigrarono in zona 367'845 ebrei e solo 33'304 non-ebrei[59]), a seguito della dichiarazione di Balfour, prima in via ufficiale e dopo il Libro Bianco del 1939 in maniera clandestina, portò la percentuale di popolazione ebraica del paese a passare dall'11% circa del censimento del 1922 (83'790 unità su un totale di 752'048)[60] al 33% circa rilevato dall'UNSCOP nel 1947 (608'000 su un totale di 1'845'000)[61].
La situazione creò un crescendo di tensione tra la popolazione preesistente e i coloni, che sfociò sovente in periodi più o meno prolungati di scontri (tra cui la rivolta araba del triennio 1936-39, che fu tra le cause dell'emanazione del Libro Bianco) e, a partire dagli anni trenta, ad azioni terroristiche dei gruppi sionisti più estremi come l'Irgun Zvai Leumi e il Lohamei Herut Israel, rivolte di volta in volta contro i britannici, la popolazione araba e gli ebrei accusati di collaborare con la potenza mandataria.
1940-1950
[modifica | modifica wikitesto]A seguito dell'Olocausto tra l'opinione pubblica occidentale iniziò ad essere vista con favore la creazione di uno Stato ebraico. La naturale conseguenza fu l'abbandono di quanto previsto nel 1939 dal Libro Bianco britannico (nascita di un unico Stato ad etnia mista nel 1949) e l'approvazione della risoluzione 181 che prevedeva la divisione del territorio in due Stati. Per i primi vent'anni successivi prevalse nel mondo - fatta eccezione per i Paesi arabi - una visione sostanzialmente favorevole allo Stato di Israele.
Anche in Occidente, tuttavia, vi furono voci critiche nei confronti del sionismo, soprattutto per quello che riguarda le sue componenti più estremiste. Nel 1948 diversi intellettuali ebrei residenti negli Stati Uniti (tra cui Hannah Arendt ed Albert Einstein) scrissero una lettera al New York Times[62] in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, alla ricerca di fondi e di contatti con il movimento sionista statunitense, definendo i metodi e l'ideologia del suo partito "Tnuat Haherut" (formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun) come ispirati a quelli dei partiti nazisti e fascisti.
1960-1970
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1967, a seguito della guerra dei sei giorni, il giornalista ebreo statunitense Isidor Stone ha scritto:
L'opposizione politica allo stato di Israele cominciò a farsi sentire dopo la guerra del 1967 e la conquista dei Territori Palestinesi.

1980-1990
[modifica | modifica wikitesto]L'opposizione alle politiche israeliane si accentuò negli anni 1980 nel corso della prima guerra del Libano, con il massacro di Sabra e Shatila ad opera delle milizie falangiste libanesi alleate degli israeliani.[chiarire essendone responsabili i falangisti libanesi]
Le valutazioni storiche sulla nascita dello Stato ebraico, e sulle azioni del medesimo, cambiarono con la comparsa delle opere dei nuovi storici israeliani cosiddetti post-sionisti - da Avi Shlaim,[63] a Tom Segev[64] da Benny Morris a Ilan Pappé,[65] vale a dire dalla fine degli anni ottanta. Ilan Pappé, ad esempio, ha sostenuto che durante la cosiddetta Nakba nel 1947-48 le autorità ebraiche agli ordini di David Ben Gurion praticarono una vera e propria pulizia etnica sistematicamente pianificata che portò all'espulsione di circa ottocentomila profughi palestinesi[senza fonte].
Benny Morris, partito anch'egli dal mettere in luce i fatti del 1948 e degli anni successivi, cambiò radicalmente posizione politica, sostenendo che la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi avrebbe dovuto essere ancora più dura;[66] tutto questo, però, senza cambiare una riga dei suoi scritti precedenti, a dimostrazione che considera tuttora di aver riportato comunque il vero. Questa opposizione è cresciuta ulteriormente a partire dall'inizio della seconda intifada, anche a causa del maggior accesso ai mezzi di comunicazione degli oppositori al sionismo grazie all'accesso ai nuovi media.[senza fonte]
2000-2010
[modifica | modifica wikitesto]
Constatando che gli arabi sono spesso immersi in un contesto di negazionismo, per ricomporre le controversie sul sionismo nel 2003 Emile Shoufani, sacerdote palestinese archimandrita melchita organizza il primo pellegrinaggio interreligioso al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau[67]. In seguito a questo pellegrinaggio, nel 2005 Nazareth vede la fondazione del primo Museo arabo sulla Shoah[68][69].

Alcuni auspicano un unico stato israeliano multietnico e multiconfessionale che riunisca in sé il territorio attualmente israeliano oltre ai Territori occupati. Fuori dal mondo ebraico, questa tendenza è sostenuta ad esempio da Virginia Tilley, autrice di "The One-State Solution".[70] Fra gli ebrei 'diasporici' sono da ricordare gli storici Tony Judt,[71] il politologo statunitense Bertell Ollman,[72] il militante di sinistra Tony Greenstein[73] ed il giornalista (di stanza a Tel Aviv) Arthur Neslen;[74] degli israeliani, lo stesso Ilan Pappé,[75] lo scrittore Uri Davis, l'attivista Michel Warschawski,[76] condirettore israeliano (insieme al medico palestinese Majed Nassar) dell'Alternative Information Center (AIC),[77] gruppo in cui israeliani e palestinesi cooperano al medesimo livello, e l'antropologo Jeff Halper, presidente dell'Israeli Center Against House Demolitions (ICAHD).[78]
Il movimento alt-right
[modifica | modifica wikitesto]In questo ventennio, negli Stati Uniti prima e poi in varie parti del mondo prende forma il movimento internazionale di estrema destra alternative right "destra alternativa" più noto come alt-right[79][80]. Si tratta di un movimento nazionalista e suprematista[81][82][83], che si oppone all'immigrazione e alla società multietnica e multirazziale[80][84][85].
Generalmente gli esponenti alt-right presentano contenuti antisemiti[86] di separatismo razziale con gli Ebrei, antisionisti e negazionisti dell'Olocausto[87]. Tuttavia, all'interno del movimento pro-Trump MAGA esponenti come Steve Bannon sono ultra-sionisti: Bannon ha intrattenuto per anni relazioni con Sheldon Adelson[88], miliardario americano[89] sostenitore del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu [90] e oppositore della soluzione "a due stati" per risolvere la controversia fra Israele e Palestina[91]

In Medio-Oriente, il movimento alt-right marocchino Moorish non ha contenuti islamofobi e considera il giudaismo una religione autoctona del Marocco, e non presenta contenuti antisemiti o antisionisti.[92]
2020
[modifica | modifica wikitesto]La controversia sull'antisionismo e il nuovo antisemitismo ha preso una dimensione drammatica dopo l'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023. Diverse personalità hanno discusso pubblicamente se si trattasse o meno di una strage di matrice antisemita. In particolare Francesca Albanese, rapporteuse dell'ONU su Gaza, ha pubblicato numerosi dossier in cui ha sostenuto che Israele occupava territori palestinesi tenendoli in una situazione di apartheid[93] e dopo l'attacco di Hamas ha pubblicato un tweet in cui negava che la strage avesse come causa principale l'antisemitismo e collegandola invece all'"oppressione israeliana" (response to Israeli oppression).[94][95][96]
La reazione del governo israeliano all'attacco del 7 ottobre ha comportato innumerevoli vittime fra i civili di Gaza[97] per le quali si sono mobilitati, fra gli altri, studenti universitari americani[98]. L'amministrazione di Donald Trump, avendo adottato la definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance, ha tagliato i fondi delle università americane che non avevano sanzionato le manifestazioni contro la politica di Israele[58]. Secondo l'attuale amministrazione americana, contestare il sionismo equivale a essere antisemita, e a mettere in pericolo gli studenti americani di religione ebraica[58].
Fra le critiche a questa scelta dell'amministrazione Trump vi è quella di Kenneth Stern, direttore del Centro di studi sull'odio (''Center for the Study of Hate'') al Bard College e principale redattore della definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance[58]. Secondo Stern, questa scelta dell'amministrazione americana di "usare come arma" (weaponizing) la definizione di antisemitismo non fa sentire gli studenti americani ebrei più sicuri bensì meno sicuri, e li sta spingendo ad abbandonare il movimento sionista[58].
Dopo che l'amministrazione Trump ha de-finanziato le università americane accusate di antisemitismo, anche se queste avevano ceduto alle sue richieste riguardo alle restrizioni sulle proteste studentesche, tre eminenti studiosi americani dell'Università Yale, specialisti di fascismo, hanno annunciato contemporaneamente di lasciare gli Stati Uniti e andare in Canada, in modo da continuare lì a condurre le loro ricerche: si tratta di Jason Stanley, Timothy D. Snyder, Marci Shore [99] In particolare Jason Stanley è ebreo ed ha criticato l'equivalenza fra antisionismo e antisemitismo.[100]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Antisionismo - Significato ed etimologia - Vocabolario, su Treccani. URL consultato il 24 giugno 2024.
- ↑ Dizionario Italiano online Hoepli - Parola, significato e traduzione, su dizionari.hoepli.it. URL consultato il 24 giugno 2024.
- ↑ Webster's 11th Collegiateo Dictionary, ("Zionism,"), "An international movement originally for the establishment of a Jewish national or religious community in Palestine and later for the support of modern Israel."
- ↑ Jews Against Zionism
- 1 2 Ebrei erranti, Roth, Adelphi
- ↑ Yalkut Heshbati Etchem, su yhe.center. URL consultato il 19 agosto 2025.
- ↑ Raffaella A. Del Sarto, Israel's Contested Identity and the Mediterranean, The territorial-political axis: Eretz Israel versus Medinat Israel, p.8 (PDF), su ies.berkeley.edu (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2010).
- ↑ Yehuda Bauer: Anti-Semitism, su kqed.org (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2008)., intervista di Michael Krasny a Yehuda Bauer su KQED-FM l'11 gennaio 2005
- ↑ Aliyah, su zionism-israel.com.
- ↑ Taylor, A.R., 1971, 'Vision and intent in Zionist Thought', p. 10,11
- ↑ Copia archiviata, su myjewishlearning.com. URL consultato il 30 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2008). Rachael Gelfman, Religious Zionists believe that the Jewish return to Israel hastens the Messiah
- ↑ Copia archiviata, su uscj.org. URL consultato il 30 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2011). Ehud Bandel - President, the Masorti Movement, Zionism
- ↑ Copia archiviata, su ccarnet.org. URL consultato il 30 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2011).
- ↑ Raffaella A. Del Sarto, Israel's Contested Identity and the Mediterranean, The territorial-political axis: Eretz Israel versus Medinat Israel, p.8 (PDF), su ies.berkeley.edu (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2010).
Reflecting the traditional divisions within the Zionist movement, this axis invokes two concepts, namely Eretz Israel, i.e. the biblical ‘Land of Israel’, and Medinat Israel, i.e. the Jewish and democratic State of Israel. While the concept of Medinat Israel dominated the first decades of statehood in accordance with the aspirations of Labour Zionism, the 1967 conquest of land that was part of ‘biblical Israel’ provided a material basis for the ascent of the concept of Eretz Israel. Expressing the perception of rightful Jewish claims on ‘biblical land’, the construction of Jewish settlements in the conquered territories intensified after the 1977 elections, which ended the dominance of the Labour Party. Yet as the first Intifada made disturbingly visible, Israel's de facto rule over the Palestinian population created a dilemma of democracy versus Jewish majority in the long run. With the beginning of Oslo and the option of territorial compromise, the rift between supporters of Eretz Israel and Medinat Israel deepened to an unprecedented degree, the assassination of Prime Minister Rabin in November 1995 being the most dramatic evidence.
- ↑ Alternative Information Center, su alternativenews.org (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2007).
- ↑ Guglielmo Sasinini, I TERRITORI DEL SOSPETTO, Famiglia Cristiana, su stpauls.it, 29 novembre 1998. URL consultato il 15 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2022).
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- ↑ Sheerly Avni, For this historian, anti-Zionism is part of a hallowed Jewish tradition, su forward.com, 21 agosto 2025.
- ↑ Norman G. Finkelstein, The Jewish supremacist state (A comment on B’Tselem’s ‘apartheid regime’ designation for Israel) [Lo Stato suprematista ebraico (Un commento sulla definizione di "regime di apartheid" data da B'Tselem a Israele)], su Mondoweiss, 15 gennaio 2021. URL consultato il 2 gennaio 2024.
- ↑ US-Philosophin Butler: Israel vertritt mich nicht, Der Standard, 15 settembre 2012
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- ↑ Hanna Lerner, Making Constitutions in Deeply Divided Societies, Cambridge University Press, 2011, p. 214, ISBN 978-1-139-50292-4.
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- ↑ Robert S. Wistrich, Anti-Zionism and Anti-Semitism, in Jewish Political Studies Review, vol. 16, 3–4, Fall 2004. URL consultato il 26 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).
Nevertheless, I believe that the more radical forms of anti-Zionism that have emerged with renewed force in recent years do display unmistakable analogies to European anti-Semitism immediately preceding the Holocaust....For example, "anti-Zionists" who insist on comparing Zionism and the Jews with Hitler and the Third Reich appear unmistakably to be de facto anti-Semites, even if they vehemently deny the fact! This is largely because they knowingly exploit the reality that Nazism in the postwar world has become the defining metaphor of absolute evil. For if Zionists are "Nazis" and if Sharon really is Hitler, then it becomes a moral obligation to wage war against Israel. That is the bottom line of much contemporary anti-Zionism. In practice, this has become the most potent form of contemporary anti-Semitism....Anti-Zionism is not only the historic heir of earlier forms of anti-Semitism. Today, it is also the lowest common denominator and the bridge between the Left, the Right, and the militant Muslims; between the elites (including the media) and the masses; between the churches and the mosques; between an increasingly anti-American Europe and an endemically anti-Western Arab-Muslim Middle East; a point of convergence between conservatives and radicals and a connecting link between fathers and sons. - ↑ Working Definition of Antisemitism (PDF), su eumc.eu.int, EUMC, 2005. URL consultato il 26 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2007).«Examples of the ways in which anti-Semitism manifests itself with regard to the State of Israel taking into account the overall context could include:
- Denying the Jewish people right to self-determination, e.g. by claiming that the existence of a state of Israel is a racist endeavor.
- Applying double standards by requiring of it a behavior not expected or demanded of any other democratic nation.
- Using the symbols and images associated with classic anti-Semitism (e.g. claims of Jews killing Jesus or blood libel) to characterize Israel or Israelis.
- Drawing comparisons of contemporary Israeli policy to that of the Nazis.
- Holding Jews collectively responsible for actions of the State of Israel.
- ↑ Edward Said, America's Last Taboo, in New Left Review, vol. 6, novembre–dicembre 2000, pp. 45-53. URL consultato il 26 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2007). “For a totalitarian Zionism, any criticism of Israel is proof of the rankest anti-semitism. If you do not refrain, you will be hounded as an anti-semite requiring the severest opprobrium. In the Orwellian logic of American Zionism, it is impermissible to speak of Jewish violence or Jewish terror when it comes to Israel, even though everything done by Israel is done in the name of the Jewish people, by and for a Jewish state.”
- ↑ Steven J. Zipperstein, Historical Reflections on Contemporary Antisemitism, in Derek J. Penslar, Michael R. Marrus, and Janice Gross Stein, eds. (a cura di), Contemporary antisemitism: Canada and the world, Toronto, Ontario, University of Toronto Press, 2005, pp. 60-61, LCCN 2005277647, OCLC 56531591. URL consultato il 27 febbraio 2007.«Speaking, however, in terms of the preoccupations of intellectuals in the West, it seems that responses to Jews and the Jewish state are not fundamentally the byproduct of antisemitism. They are, above all, a by-product of the wildly disproportionate responses that mark the post-September 11 world. Disproportionate reaction seems increasingly the norm, especially in regards to antipathy for the United States, antipathy that has meshed, it seems to me, with an outsized antagonism for its smallest but singularly visible Middle East ally, Israel. Distinguishing such reaction from antisemitism without denying that the two coincide is not meant to dismiss the significance of such attitudes, which remain troubling, but in ways different from how they have been widely understood....What Raab means by anti-Israelism is the increasing role that a concerted, vigorous, prejudice against Israel — and he does see such sentiments as born of prejudice — has played in much of the political left, visibly in the antiglobalist campaign, but where there is no discernible hatred of Jews. Often, in this context, belief in Israel's mendacity is shaped, above all, by simple, crude, linear notions of the causal relationship between politics, oppression, and liberation, by transparent beliefs in a world with clear-cut oppressors and oppressed — in other words, by a much distorted, simplistic, but this-worldly political analysis devoid of anti-Jewish bias. Such prejudice against Israel is not antisemitism, although undoubtedly the two can and at times do coexist.»
- ↑ Dror Feiler, Letter sent to the European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia concerning the Working Definition of Antisemitism, su jfjfp.org, European Jews for a Just Peace, 13 ottobre 2005. URL consultato il 26 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).«
- "Denying the Jewish people their right to self-determination" assumes that all Jews equate self determination with Zionism. Not only is this not true today, it has never been true. There is a long and respected tradition in Jewish history and culture among all those who have wished or wish today for cultural, religious or other forms of autonomy falling short of a Jewish state; for a binational state in Palestine as did Martin Buber and others; or for a one-state solution today, whatever form it might take – a minority view in Israel today to be sure, but held by numbers of respected Jews. To make the assumption that all Jews hold the same views is in itself a form of antisemitism.
- "Applying double standards by requiring of it a behaviour not expected or demanded of any other democratic nation." This is a formulation that allows any criticism of Israel to be dismissed on the grounds that it is not simultaneously applied to every other defaulting state at the same time. As campaigners for a just peace in the Middle East we can affirm that it is thrown willy-nilly to stifle any and all but the narrowest criticism of acts of the Israeli government that are in prima facie breach of clause after clause of the 4th Geneva Convention. Or again, the democratic norm that all citizens in a state should be treated equally sometimes sits uneasily with some notions of Israel as a ‘Jewish state’ and it is not antisemitic to point this out or to suggest that Israel should, indeed, be a ‘state of all its citizens’.
- "Holding Jews collectively responsible for actions of the state of Israel." This is the flipside of a position, frequently expressed by Prime Minister Sharon and many Zionists, that refuses to make any distinction between the interests of Israel and those of Jews worldwide. Why it is permissible for them to make this elision but evidence of antisemitism when others do so is not clear. It might even be taken as evidence of double standards... In reality it is all too often Zionist rhetoric which fuses the notion of Israel's interests with those of Jews worldwide and thus fuels what the EUMC identifies (other things being equal) as a potential indicator of antisemitism.
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