Imposta

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L'imposta è un tributo, consistente in un prelievo coattivo di ricchezza dal contribuente volto a finanziare i servizi pubblici generali.

Caratteri e funzioni[modifica | modifica wikitesto]

L'imposta è un prelievo coattivo di ricchezza che, sul piano della scienza delle finanze, si caratterizza per essere espressione del potere d'imperio attribuito allo Stato, il quale per far fronte al proprio fabbisogno di denaro ne preleva in forma obbligatoria una quantità variabile ad ogni cittadino di modo da finanziare pubblici servizi indivisibili (come ad esempio la difesa, la ricerca, oppure la costruzione delle strade).

Si distingue dalla tassa in quanto essa è il corrispettivo per un pubblico servizio richiesto in forma individuale.

Le imposte sono il principale strumento di finanziamento della spesa pubblica nonché una misura di politica economica.

Elementi[modifica | modifica wikitesto]

L'imposta si basa sui seguenti elementi costitutivi:[1]

  • il presupposto, ovvero la situazione il cui verificarsi fa sorgere in automatico l'obbligazione tributaria. Ad esempio, il solo possesso di redditi assoggetta all'IRPEF;
  • il soggetto attivo, ovvero chi impone il tributo. Nella maggioranza dei casi è lo Stato o un altro ente pubblico;
  • il soggetto passivo è chi deve pagare il tributo;
  • la base imponibile è l'importo, espresso in denaro (imposta ad valorem) o in termini fisici (imposta specifica), su cui viene calcolata l'imposta. Ad esempio, l'ammontare del reddito;
  • l'aliquota è la percentuale applicata alla base imponibile per determinare l'imposta;
  • la fonte è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l'imposta, come il reddito o il patrimonio.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Imposte dirette e indirette[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta della principale classificazione delle imposte. Sono dirette quelle che gravano sulle manifestazioni più evidenti della capacità contributiva, come il reddito o il patrimonio; sono indirette le imposte che colpiscono le manifestazioni meno evidenti della capacità contributiva ovvero consumi, trasferimenti, scambi.[2]

Confronto tra imposte dirette e indirette[modifica | modifica wikitesto]

Sul piano dell'equità sono preferibili le imposte dirette che, commisurandosi alla ricchezza posseduta, si adeguano meglio alla capacità contributiva del soggetto.

Come fonte di entrata, le imposte dirette risultano più reattive alla crescita economica, in quanto il loro gettito aumenta quando un maggiore benessere fa incrementare i redditi della popolazione.

Le imposte indirette, invece, tendono ad incontrare meno resistenza al pagamento da parte del contribuente. Le imposte dirette hanno un maggior effetto ridistributivo del reddito, assicurano una continuità del gettito e sono economiche da riscuotere; tuttavia esse stimolano l'evasione fiscale, sono rigide e il contribuente le sente in modo marcato, soprattutto sul lato psicologico. Le imposte indirette, invece, sono elastiche, divisibili e, essendo incluse nel prezzo dei beni acquistati, sono meno sentite dai contribuenti.

E' oggetto di dibattito adottare il contrasto di interessi senza IVA, che potrebbe essere sufficiente a stimolare la crescita economica e contrastare l'evasione fiscale.

Le imposte dirette sono più difficilmente traslabili, ovvero rimangono a carico di chi è obbligato a pagarle; quindi non provocano una variazione dei prezzi dei prodotti o dei fattori, ovvero non vi è divario fra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatore[3]. Le imposte indirette sui consumi invece si trasferiscono da chi è tenuto a pagarle ad altri soggetti. Tali imposte possono portare ad un divario tra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatore[4].

Mentre la tassazione sul reddito generalmente garantisce una omogeneità tra oggetto e fonte (l'imposta viene pagata versando una parte del reddito ricevuto), la tassazione sul patrimonio comporta invece una stridente disomogeneità tra oggetto (il patrimonio) e fonte (che in buona parte dei casi è il reddito). Conseguenza può essere un particolare gravame nei confronti del contribuente qualora il reddito non sia tale da coprire gli oneri derivanti dalla tassazione del patrimonio.[1]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Principali imposte dirette Principali imposte indirette

Imposte generali e speciali[modifica | modifica wikitesto]

L'imposta è generale quando colpisce uniformemente un certo tipo di operazioni in qualunque settore economico; è speciale quando si riferisce ad un solo settore dell'economia oppure ad un solo piccolo gruppo di manifestazioni della capacità contributiva.[1]

Imposte proporzionali, progressive, regressive[modifica | modifica wikitesto]

L'imposta è:

  • proporzionale quando l'aliquota è costante, ovvero l'imposta è direttamente proporzionale all'imponibile;
  • regressive quando, all'aumentare dell'imponibile, l'aliquota decresce (ovvero l'imposta aumenta in misura meno che proporzionale rispetto all'imponibile);
  • progressiva quando, all'aumentare dell'imponibile, l'aliquota aumenta (ovvero l'imposta aumenta in misura più che proporzionale rispetto all'imponibile). L'IRPEF, ad esempio, appartiene a quest'ultima categoria.

La progressività è una caratteristica dell'ordinamento tributario italiano; l'art. 53 della Costituzione dispone in tal senso: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Da un punto di vista teorico-politico, l'utilità della progressività dell'imposta è dibattuta:

  • i fautori di essa sostengono che, in tal modo, il prelievo tributario ha funzione di redistribuzione della ricchezza prodotta, contribuendo, con spirito solidaristico, al benessere della collettività.
  • i suoi detrattori evidenziano che il drenaggio di ricchezza dal produttore del reddito allo Stato, quando si supera la soglia sostenibile, deprime gli investimenti ed i consumi privati, con chiare influenze negative su tutto il sistema economico.[1]

Tecniche per l'attuazione della progressività[modifica | modifica wikitesto]

Esistono quattro tipi di progressività: continua, per classi, per scaglioni, per deduzione e detrazione.

  • progressività continua: si ha quando l'aliquota varia in maniera continua al variare della base imponibile (ovvero l'aliquota è una funzione matematica). Un esempio è rappresentato dalla ormai soppressa imposta complementare progressiva sul reddito, che fino al 1973 era calcolata con la formula y = 0,023025Vx - 0,0000472x + 0,00874 per i redditi fino a cinque milioni di lire;
  • progressività per classi: si ha quando la base imponibile viene suddivisa in "fasce", dette classi. In base alla fascia di imponibile viene applicata una diversa aliquota, a tutto l'importo;
  • progressività per scaglioni: si ha quando la base imponibile viene suddivisa in "fasce", dette scaglioni, ad ognuno dei quali è associata una aliquota. L'aliquota superiore si applica solo alla parte che eccede lo scaglione inferiore;
  • progressività per deduzione o detrazione: si ha quando è possibile ridurre la base imponibile prima di calcolare l'imposta (deduzione) oppure diminuire l'imposta una volta calcolata (detrazione).

Differenza tra progressività per classi o per scaglioni

Fasce di reddito (in euro) Aliquote
da 0 fino a 10.000 10%
da 10.001 fino a 20.000 20%
ecc. ecc.

Un reddito pari a 15.000 euro sarà così assoggettato ad imposta:

  • Nella progressione per classi appartiene alla seconda fascia e dunque è interamente colpito dall'aliquota 20%. 15.000 x 20 / 100 = 3.000 euro
  • Nella progressione per scaglioni invece i primi diecimila euro saranno tassati al 10% e l'eccedenza di cinquemila con l'aliquota della seconda fascia. 10.000 x 10 / 100 + 5.000 x 20 / 100 = 2.000 euro.

Imposte personali e reali[1][modifica | modifica wikitesto]

Le imposte possono anche dividersi in:

  • personali, quando l'elemento fondamentale considerato è la persona (es. il reddito di una persona, il patrimonio di una persona). Tipica imposta personale è l'IRPEF;
  • reali (dal latino res = cosa), se l'elemento considerato è solamente il bene in sé e per sé (prescindendo da chi ne sia il proprietario) Esempio è l'IVA che viene applicata indistintamente su ogni acquisto effettuato.

No tax area[modifica | modifica wikitesto]

La no tax area è un sistema per aumentare l'effetto di progressività delle imposte sul reddito. Si stabilisce di non applicare le imposte sino ad un certo livello di reddito, in modo da esentare i soggetti con redditi molto bassi.

Può essere sia una manovra di sostegno sociale sia un possibile strumento di politica economica per incrementare il PIL. Infatti, coloro che hanno un reddito basso tenderanno in proporzione a spendere di più di chi l'ha alto (teoria della propensione al consumo) e dunque in tal modo è possibile accendere una spirale virtuosa per effetto delle maggiori spese dei ceti più poveri.

La no tax area viene normalmente adottata quando non vi sia già un sistema di sovvenzioni o rimborsi per i titolari di redditi bassi ed il regime fiscale preveda solo un numero limitato di spese detraibili, perché in caso di un numero elevato di detrazioni possibili si ottiene comunque un effetto di tassazione limitata o nulla per i redditi inferiori.

Non viene adottata, al contrario, quando, per esempio, in fase di espansione economica si preferisce alzare il livello della tassazione, oppure, in presenza di vincoli di bilancio, quando si preferisce favorire determinate fasce sociali (chi ha famiglia o chi è in affitto o chi sostiene molte spese mediche...) adottando delle detrazioni specifiche, che abbattono comunque la tassazione nelle tipologie di soggetti agevolate.

Imposte monofase e plurifase[1][modifica | modifica wikitesto]

Le imposte monofase si applicano in una sola fase del processo produttivo; le plurifase possono colpire il bene più volte durante la sua vita.

Calcolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Calcolo dell'imposta.

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Effetti economici delle imposte.

Evasione fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Evasione ed elusione fiscale.

In Italia negli ultimi anni tutti i Governi succedutisi hanno introdotto misure contro l'evasione fiscale.

In particolare si è provveduto a introdurre:

  1. Strumenti di accertamento che prescindono dalle risultanze contabili (Studi di Settore, parametri presuntivi, cosiddetto "redditometro");
  2. Divieto di utilizzo del contante per importi pari o superiori a una certa soglia (attualmente 3.000,00 euro[5]);
  3. Diritto di accesso semplificato da parte del Fisco ai movimenti bancari (articolo 51, secondo comma, numero 7), del Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972 n. 633, articolo 32, primo comma, numero 7), del Decreto del Presidente della Repubblica del 29 settembre 1973 n. 600).

Nella stessa ottica è stata introdotta una norma (art. 29 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, cosiddetto “Manovra correttiva 2010”, convertito dalla legge 30 luglio 2010 n. 122) che facilita l'incasso da parte del Fisco delle somme contestate come evasione anche se i contribuenti hanno impugnato gli atti davanti alle Commissioni Tributarie. Tale nuova norma comporta, in caso di impugantiva da parte del Contribuente, il pagamento entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso di accertamento della somma corrispondente al 50% delle maggiori imposte accertate. L'Agente della riscossione (normalmente Equitalia), passati ulteriori 30 giorni, potrà procedere con l'esecuzione forzata e l'espropriazione dei beni del debitore senza dover notificare nessun atto. Conseguentemente il contribuente decorsi al massimo 90 giorni potrà essere assoggettato a procedura esecutiva (iscrizione di ipoteca, pignoramento, fermo amministrativo dei veicoli ecc.) senza alcuna comunicazione.

In Italia l'evasione fiscale è considerata reato (decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74), ed è quindi penalmente rilevante, in alcuni casi specifici i più comuni dei quali si verificano:

  1. Quando viene omesso il versamento di somme superiori a 50.000 euro (per ogni anno e per ciascuna imposta);
  2. Quando vengono usati documenti contraffatti (tipicamente fatture false o relative a operazioni inesistenti).

Ripartizione delle imposte in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il bilancio dello stato del 2012, riporta per l'anno 2011, entrate tributarie per 396.641M EUR, divise in 214.201M di imposte dirette e 182.440M di imposte indirette. Le altre entrate (35999M) sono meno del 10% del totale (432.640M). [6]

Se ne deduce che, nel 2011, le imposte indirette costituivano il 46% delle entrate tributarie, e il 42% delle entrate totali dello stato. Dato che le imposte indirette tassano la popolazione generale e sono ripartite fra circa 60 milioni di italiani, in media ogni cittadino ha contribuito alle casse dello stato per circa 3000 EUR, indipendentemente dall'età o dal lavoro svolto, escluse le tasse sul reddito.

In maniera ancora più grossolana, le imposte dirette sono state frutto del lavoro di circa 23 milioni di italiani (occupati 2011, ISTAT), che avrebbero contribuito in media per oltre 9000 EUR a testa alle casse dello stato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Rosa Maria Vinci Orlando, Scienza delle finanze e diritto tributario, Tramontana, 2011, ISBN 978-88-233-2982-9.
  2. ^ Lidia Sorrentino, Azienda passo passo plus 1, Paramond, 2011.
  3. ^ Lezioni di Scienza delle Finanze (pag. 186), Di Majo, ECIG, 2003
  4. ^ ibidem
  5. ^ Legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 898 (cosiddetta "legge di stabilità 2016")
  6. ^ Bilancio dello stato, anno 2012 (PDF), rgs.mef.gov.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bosi (a cura di), (1996) Corso di scienza delle finanze, Il Mulino

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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