Riforma protestante

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Le 95 tesi di Martin Lutero

La Riforma protestante, o scisma protestante, è stato un importante movimento religioso sorto all'interno del cristianesimo occidentale nell'Europa del XVI secolo che pose una sfida teologica e politica alla Chiesa cattolica e in particolare all'autorità papale derivante da ciò che era percepito come errori, abusi e discrepanze rispetto all'ideale cristiano. La Riforma dette inizio al protestantesimo e alla separazione (scisma) della Chiesa occidentale in Chiese riformate e in Chiesa cattolica romana; è considerata anche uno degli eventi che marcano nella storia europea la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna.

Sebbene solitamente si consideri la pubblicazione nel 1517 a Wittemberg delle 95 tesi da parte di Martin Lutero come l'inizio della Riforma, gli storici sottolineano di come già da molto prima vi fossero stati movimenti riformistici all'interno della Chiesa. A causa delle sue tesi e del rifiuto di ritirarle, nel gennaio 1521 Lutero venne scomunicato da papa Leone X, mentre l'editto di Worms del maggio successivo lo bandì dal Sacro Romano Impero, imponendo, inoltre, a tutti i sudditi di non propagare le sue idee.

Nonostante ciò, anche grazie alla sempre maggior disponibilità della stampa a caratteri mobili introdotta il secolo precedente da Johannes Gutenberg, gli scritti teologici di Lutero ebbero una rapidissima diffusione in tutta la Germania e da lì in tutta Europa. Inoltre, grazie alla protezione offertagli dal principe elettore di Sassonia Federico il Saggio, Lutero poté salvarsi dalla cattura da parte delle autorità che lo avevano dichiarato fuorilegge. Il movimento vide sorgere al suo interno anche frange più radicali, che, discostandosi da Lutero, sfociarono in azioni contro l'autorità civile spesso represse nel sangue. Molti principi tedeschi abbracciarono il protestantesimo, dandone così connotati politici, in contrasto con l'imperatore Carlo V rimasto cattolico; ciò portò a diversi scontri culminati nella guerra di Smalcalda fino a quando si arrivò a una tregua, seppur momentanea, con la pace di Augusta del 1555.

In breve tempo, il movimento iniziato in Germania si diversificò e salirono alla ribalta altri riformatori, come Martin Bucero, Ulrico Zwingli e Giovanni Calvino. In Inghilterra re Enrico VIII colse l'occasione per separare la Chiesa locale da Roma, dando vita alla Chiesa anglicana. La Francia fu teatro di una sanguinosa guerra tra protestanti e cattolici. In risposta alla Riforma, la Chiesa di Roma intraprese anch'essa una serie di azioni, conosciute come Controriforma, che scaturirono, in gran parte, dalle decisioni prese nel corso del concilio di Trento. Tuttavia gli effetti della Riforma furono dirompenti in tutti gli aspetti della vita europea del tempo determinando «la rottura dell'unità del corpus cristiano millenario da cui scaturirà una nuova società del tutto nuova e pluralistica».

Il termine "protestante" deriva dalle proteste dei principi elettori luterani quando alla dieta di Spira del 1526 l'imperatore Carlo V volle ribadire la condanna di Lutero.

Cause e origine delle Riforma[modifica | modifica wikitesto]

Per molto tempo gli storici hanno ritenuto che la Riforma fosse una conseguenza della dissolutezza morale che affliggeva la Chiesa cattolica nel XIV secolo, tuttavia gli studi più recenti hanno evidenziato una moltitudine di cause. È stato, altresì, rilevato che già da tempo nelle stesse gerarchie ecclesiastiche vi fosse la consapevolezza della necessità di una riforma sostanziale, cosa che non era potuta accadere per una molteplicità di fattori, primo dei quali una debolezza del papato.[1]

Crisi della Chiesa cattolica tra Medioevo e Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio di Costanza del 1414-1418; chiamato a ricomporre lo Scisma d'Occidente; durante lo svolgimento emerse l'esigenza di una riforma della Chiesa cattolica ma, nonostante il tentativo in tal senso, non si ebbero risultati significativi

L'età del Rinascimento, almeno dopo la morte di Paolo II nel 1471, costituisce uno dei periodi più oscuri dei vertici delle gerarchie della Chiesa cattolica: allo splendore culturale e civile si contrappose la mancanza di un autentico spirito religioso. Se da un lato la Chiesa accolse favorevolmente lo sviluppo culturale e artistico del tempo, da un altro non mancarono gli aspetti negativi. La curia romana viveva in un lusso fastoso: ogni cardinale aveva la sua corte, con palazzi e ville dentro e fuori le mura. Il nuovo tenore di vita esigeva forti spese, alle quali si faceva fronte con tutti mezzi, leciti e illeciti. Anche il papato fu tutt'altro che estraneo a questo clima. Molti dei pontefici rinascimentali furono più interessati ad arricchire sé stessi e la propria famiglia, attraverso un diffuso nepotismo; impegnati in intrighi politici e negli affari terreni, che alla cura degli aspetti pastorali del loro ufficio, la quale fu spesso messa in secondo piano.[2][3]

La consuetudine dell'alto clero di accumulare i benefici ecclesiastici (con le rendite a essi connessi) era pratica comune mentre il basso clero, spesso scarsamente istruito e senza alcuna preparazione specifica, contribuiva a fare della religione un insieme di pratiche più vicine alla superstizione che alla fede. Così la Chiesa si dimostrava non in grado di rispondere adeguatamente alle ansie dei fedeli che, dal tempo della peste nera del XIV secolo, vivevano costantemente con il terrore della dannazione eterna. Tali paure erano in pratiche religiose che spesso sconfinavano nella superstizione e nella magia; l'affermazione del culto mariano, dei santi, delle reliquie, la frequente pratica di pellegrinaggi, lo svolgimento di processioni e, addirittura, i primi episodi di caccia alle streghe, ben testimoniano lo smarrimento del popolo cristiano europeo. La paura dell'inferno era mitigata dal ricorso sempre più popolare alla pratica delle indulgenze, ovvero la possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato; una consuetudine che tuttavia aveva assunto nel tempo connotati degenerati ben lontani dall'idea originale di sincero pentimento, arrivando fino alla loro vendita dietro corrispettivo in denaro, una "fiscalizzazione" della religione.[4][5] La desacralizzazione degli aspetti religiosi, dovuta a una tale confusione tra spirituale e materiale, era aggravata dall'oscurità dei testi sacri per la maggior parte dei fedeli; l'accesso alla Bibbia, proclamata esclusivamente durante le messe e in latino per una popolazione prevalentemente analfabeta, necessitava della mediazione di un clero a sua volte spesso ignorante, svuotandone il significato e la spiritualità.[6]

Già dal XIII secolo era iniziata ad affermarsi la consapevolezza tra i fedeli dell'urgente necessità di una riforma che riportasse la Chiesa a una dimensione più spirituale che terrena. A partire dal secolo successivo, anche alcuni appartenenti ai vertici ecclesiastici colsero una tale necessità e ciò emerse chiaramente nel concilio di Costanza e nel concilio di Basilea. Tuttavia, questi tentativi di rinnovamento non riuscirono mai a essere sufficientemente incisivi, rimanendo relegati a contesti marginali, con scarso seguito o teologicamente deboli. Una concreta azione riformistica venne intrapresa da papa Pio II nella metà del XV secolo, ma non trovò continuità tra i suoi successori. Fu, dunque, solo agli inizi del XVI secolo che queste correnti riformatrici poterono concretizzarsi in un'azione che cambiò radicalmente il cristianesimo occidentale arrivando a rompere quell'unità che l'aveva contraddistinto dall'inizio.[7][8] Lo storico Lucien Febvre ha osservato che «nel Cinquecento era diffuso un desiderio di una nuova religiosità, lontana dalla superstizione del popolo e dalla aridità dei dottori scolastici, purificata da ogni ipocrisia, ansiosa di una certezza che assicurasse una autentica pace interna».[9]

Primi movimenti riformatori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: John Wyclif e Jan Hus.
Il teologo Jan Hus

Come detto, già dal XII secolo alcuni movimenti di fedeli predicavano una riforma della Chiesa cattolica, tra questi i più importanti furono Pietro Valdo, fondatore dei poveri di Lione, l'accademico inglese John Wyclif e il predicatore ceco Jan Hus.[10]

John Wyclif fu un teologo, di formazione scolastica, che insegnò all'Università di Oxford dove si distinse per la dura critica verso la Chiesa cattolica. I vertici ecclesiastici tentarono più volte di portarlo all'inquisizione come eretico, ma senza successo, tuttavia riuscirono a farlo espellere dall'università. Ritiratosi come pastore in campagna, Wycilf relativizzò l'autorità della chiesa terrena, la sua gerarchia e i suoi sacramenti. Definì l'indulgenza un "pio inganno" (pia fraus), rifiutò la transustanziazione e insegnò che Cristo fosse presente in cielo e in modo spirituale nei doni eucaristici. Per Wyclif, la Bibbia era la legge di Dio, Cristo il suo messaggero, e i soli padri della chiesa potevano fungere da interpreti. Nel 1415 il Concilio di Costanza lo condannò postumo come eretico e i suoi resti mortali furono riesumati e bruciati. Le sue idee sopravvissero in Inghilterra nel movimento dei lollardi. Nel XVI secolo il puritanesimo farà riferimento a Wyclif come «stella mattutina della Riforma».[11][12]

Jan Hus entrò in contatto con le idee di Wyclif all'Università di Praga dove studiò teologia diventandone professore. Criticò apertamente l'avidità e la secolarizzazione del clero e perorava una riforma basata sulla Bibbia. Inoltre, non riconosceva nel Papa la massima autorità in materia di fede. La sua critica incontrò una vasta approvazione tra la popolazione, con grande allarme della chiesa. Così, nel 1408 fu rimosso dall'incarico e scomunicato tre anni più tardi. Hus continuò, tuttavia, a lavorare come predicatore itinerante e redasse una dottrina in cui proponeva una Chiesa come comunità non gerarchica. Nel 1414 venne convocato al Concilio di Costanza, dove avrebbe dovuto revocare le sue dichiarazioni. Contrariamente alla promessa di salvacondotto del re Sigismondo del Lussemburgo, venne condannato al rogo come eretico l'anno successivo. Dalla sua predicazione emersero numerose correnti, dette hussite. Dal 1419 al 1436 si verificarono scontri tra questi gruppi e il re di Boemia (crociata Hussita).[13][14]

Contesto politico[modifica | modifica wikitesto]

Anche la situazione politica europea svolse un ruolo decisivo per l'irrompere della Riforma. L'autorità universale del papa, proclamata da Gregorio VII fin dal 1075, era in crisi di fronte all'affermarsi di diversi centri di potere temporale. Durante lo Scisma d'Occidente, i principi avevano ricevuto grandi concessioni affinché si fossero schierati a favore di un'obbedienza o dell'altra, comportando così il loro rafforzamento e favorendo la tendenza verso la formazione delle chiese nazionali. La progressiva trasformazione del feudalesimo verso lo Stato assoluto stava irrimediabilmente compromettendo il potere del papato suoi sovrani europei.[15] La Riforma ebbe inizio in Germania, nel cuore del Sacro Romano Impero, per poi diffondersi in tutta Europa seppur in diverse forme e con esiti differenti. Il contesto politico e i rapporti tra le varie entità che lo componevano fu determinante in tal senso.

Sacro Romano Impero[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sacro Romano Impero.
Ritratto di Carlo V a cavallo di Tiziano. Carlo fu imperatore negli anni più accesi della Riforma protestante

Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore che doveva regnare con il consenso dei principi e dei feudatari e, quindi, non era uno Stato centralizzato come era il Regno d'Inghilterra o di Francia. La religione era un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione con il papato, con le altre monarchie europee e minacciato dall'Impero ottomano nelle frontiere sud-orientali. L'imperatore era eletto da sette principi elettori (l'arcivescovo di Magonza, l'arcivescovo di Treviri, l'arcivescovo di Colonia, il re di Boemia, il conte palatino del Reno il duca di Sassonia e il margravio del Brandeburgo) ma doveva garantire loro la conservazione dei loro diritti territoriali come stabilito nella capitulatio. Il più alto organo legislativo dell'impero erano le diete, convocate dall'imperatore solitamente quando necessitava di denaro. L'imperatore non poteva approvare le leggi da solo, ma aveva bisogno dell'approvazione della Dieta in cui avevano diritto di voto i principi elettori, la nobiltà e le città libere; è in virtù di tale sistema che si parla di "dualismo tra imperatore e feudi imperiali". Inoltre, nei primi anni dopo la pubblicazioni delle 95 tesi di Lutero, l'imperatore Carlo V fu poco presente in Germania, poiché impegnato nelle guerre contro la Francia e contro gli ottomani, non potendo quindi occuparsi a sufficienza della politica interna. Tutto ciò furono fattori determinanti per la diffusione della Riforma. A causa della mancanza di una forte autorità centrale, il destino della idee riformiste venne deciso a livello territoriale, portando a una frammentazione confessionale dell'impero nonostante i tentativi dell'imperatore di evitarla. Infine, non vi è dubbio che l'adesione di un principe alla Riforma era spesso dovuta al suo interesse personale di emanciparsi dall'autorità dell'imperatore e del papa.[16][17]

Scenario europeo[modifica | modifica wikitesto]

L'Europa negli anni dell'inizio della Riforma protestante

Oltre alla complessa situazione che viveva l'impero, agli inizi del XVI secolo lo scenario politico europeo complessivo era tutt'altro che tranquillo, caratterizzato in primo luogo dal contrasto tra gli Asburgo tedeschi e il Regno di Francia.[18] Tra il 1521 e il 1544, l'imperatore Carlo V e il re francese Francesco I combatterono ben tre guerre, intervallate da brevi interruzioni, per la supremazia nell'Italia settentrionale e il controllo delle terre ereditarie della Borgogna, rivendicate da entrambi. A quel tempo, l'impero asburgico di Carlo comprendeva gran parte dell'Europa centrale, la Spagna (con l'Italia meridionale) e alcune colonie spagnole nel Nuovo Mondo; la Francia si trovava quindi circondata da due territori asburgici. L'obiettivo di Carlo V era quello di collegare l'Impero tedesco con la Spagna annettendo la Francia meridionale, Francesco era intenzionato a impedirlo a tutti i costi. Anche il Papa temeva che gli Asburgo acquisissero troppa potenza e, pertanto, talvolta si allearono con il re di Francia.[19][20]

Inoltre, vi era la costante minaccia dei turchi ottomani nell'Europa sudorientale. Nel 1526, guidati da Solimano il Magnifico, avevano sconfitto gli ungheresi nella battaglia di Mohács arrivando tre anni più tardi ad assediare Vienna. Per fronteggiarli l'imperatore si era più volte trovato a necessitare del sostegno dei principi in termini di risorse economiche e militari; ciò lo aveva indebolito ulteriormente.[21][22]

Cause sociali, culturali ed economiche[modifica | modifica wikitesto]

L'umanista Erasmo da Rotterdam ritratto da Holbein il Giovane

In Germania, il XVI secolo fu segnato da profondi processi di trasformazione sociale in parte dovuti al crescere dell'importanza delle città. Una classe borghese con una notevole forza finanziaria si era formata nelle città attraverso il commercio dando luogo a quello che molti identificano come l'esordio del capitalismo. I cittadini più ricchi, come i banchieri Fugger di Augusta, con la loro potenza economica spesso superavano la nobiltà rurale che traeva i propri guadagni dall'agricoltura; a sua volta, questa, si basava sul lavoro dei contadini che costituivano la maggioranza della popolazione e gran parte di loro viveva a un livello di economia di sussistenza soffrendo tasse, lavori obbligatori e servitù della gleba. Ad aggravare la situazione, il costante afflusso di metalli preziosi dalle colonie americane aveva fatto scendere il valore del denaro compromettendo drammaticamente il potere d'acquisto della popolazione.[23] Inoltre, la popolazione era cresciuta: si stima che tra il 1500 e il 1600 la popolazione dell'Impero tedesco sia aumentata da 12 a 15 milioni,[24] con il risultato l'aumento del prezzo del cibo e la decrescita dei salari. Questa situazione, socialmente ed economicamente precaria, portò ripetutamente a rivolte che culminarono nella guerra dei contadini tedeschi nel 1525. Un tale scenario non può essere, quindi, non considerato tra le cause della Riforma: l'economista e sociologo del XIX secolo Friedrich Engels identificò nella Riforma la manifestazione dell'insofferenza dei contadini e delle tensioni sociali del tempo.[25]

Anche le trasformazioni culturali in atto contribuirono alla Riforma. La teologia cristiana tradizionale stava attraversando una grave crisi che aveva accentuato il distacco tra il popolo e la Chiesa. I filosofi scolastici del XV secolo si perdevano in dispute finalizzate più a esibire la propria finezza di pensiero che per un'autentica volontà di ricerca, allontanandosi sempre di più dai testi sacri a favore di sterili speculazioni.[26] Più dinamico fu l'ambiente culturale dell'umanesimo che «inflisse un colpo decisivo al monopolio culturale della Chiesa con conseguenze fondamentali per la Riforma». Gli umanisti proponevano un approccio anti-dogmatico, storicizzante, razionalista in cui l'uomo e la sua ragione erano poste al centro. Tra i protagonisti della rivoluzione umanista spiccano filosofi come Erasmo da Rotterdam o Willibald Pirckheimer.[27]

La veloce circolazione delle idee umanistiche, favorita dalla recente invenzione della stampa a caratteri mobili, fu senza dubbio fondamentale per creare il substrato ideologico su cui crebbe l'idea riformistica; la stessa stampa fu poi determinante perché tali idee potessero diffondersi rapidamente. L'attività filologica intrapresa dagli umanisti portò alla traduzione delle Sacre Scritture e delle opere dei padri della Chiesa facendo riscoprire e apprezzare i caratteri della Chiesa delle origini. Erasmo insegnava di come la spiritualità dovesse avere un ruolo predominante rispetto all'esteriorità e alle cerimonie.[28][29]

Riforma magistrale[modifica | modifica wikitesto]

Martin Lutero e la Riforma in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Martin Lutero.
Ritratto di Martin Lutero

A fronte di tutto ciò, è innegabile che l'inizio della Riforma non fu un evento casuale ma il concretizzarsi di una situazione che da tempo si era venuta a formare da molteplice cause; lo storico Giacomo Martina afferma che «Lutero non determinò il sorgere della rivolta, ma ne affettò il momento e vi gettò il peso della sua forte personalità accrescendone l'efficacia».[30] La «protesta luterana accelererà i processi di trasformazione profondi delle realtà degli Stati della Chiesa dell'economia della società e della cultura in generale che mutarono il volto dell'Europa».[31]

Lo sviluppo interiore di Lutero come riformatore[modifica | modifica wikitesto]

Nato il 10 novembre 1483, Martin Lutero entrò nell'ordine degli eremiti agostiniani come monaco nel 1505 dopo essersi formato in materie giuridiche presso l'Università di Erfurt, un ambiente fortemente influenzato dalle teorie di Guglielmo di Occam.[32] Dal 1512 insegnò etica, dogmatica ed esegesi all'Università di Wittenberg dove il suo superiore, Johann von Staupitz, aveva stimolato la formazione di una "comunità di lettura" a cui, oltre a Lutero, ne avevano fatto parte, tra gli altri, Andrea Carlostadio, Johannes Lang, Justus Jonas.

Come Lutero stesso scriverà più tardi, la sua vita in quegli anni era tormentata dalla consapevolezza della propria peccaminosità e del giudizio imminente: il concetto di "giustizia di Dio" era da lui profondamente odiato, in quanto riteneva che ognuno dovesse invece ottenere ciò che gli spettasse. Fu lo studio delle lettere di San Paolo a fargli elaborare una nuova comprensione della giustizia di Dio, che ora intendeva come iustitia passiva. In particolare, tra il 1515 e il 1517, dopo aver riflettuto su di un passo della Lettera ai Romani[N 1], sviluppò una teoria in cui asseriva che per la salvezza dell'anima non era necessario conseguire particolari meriti, ma che era sufficiente abbandonarsi all'azione salvifica di Dio: bastava quindi credere per sapersi e sentirsi salvato.[33][34]

Su queste basi, Lutero proseguì a elaborare ulteriori teorie, successivamente riassunte nelle cinque sola: Sola Scriptura (con la sola Bibbia), Sola Fide (con la sola fede), Sola gratia, Solus Christus, Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo). Tali formule, di fatto, ponevano il pensiero di Lutero distante da molti principi del cristianesimo; in sostanza, il riformatore tedesco sconfessava la presenza delle gerarchie nella Chiesa cattolica, negava la necessità di un clero che facesse da intermediario tra i fedeli e le Sacre Scritture, rifiutava i sacramenti con l'eccezione del battesimo e dell'eucarestia. Di quest'ultima, inoltre, Lutero non riconosceva la dottrina della transustanziazione, ovvero la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, proponendo quella della consustanziazione, secondo la quale, il pane e il vino al tempo stesso mantengono la loro natura fisica e divengono anche sostanza del corpo e del sangue del Cristo.[35]

La critica di Lutero alle indulgenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: 95 tesi.
Lutero illustra le sue 95 tesi appena affisse

L'occasione per rendere pubbliche le sue teorie gli venne nel 1516 a seguito della predicazione nella provincia di Magdeburgo di Johann Tetzel. Tetzel aveva ricevuto dall'arcivescovo di Magonza Alberto di Hohenzollern l'incarico di vendere nelle sue diocesi l'indulgenza bandita da papa Leone X per finanziare il rifacimento della basilica di San Pietro. Scandalizzato da ciò, Lutero redasse 95 tesi che fece circolare tra i teologi al fine di suscitare un dibattito.[N 2] In queste, non solo criticò la vendita delle indulgenze ma espresse i suoi dubbi anche su simonia, suffragio dei defunti nel purgatorio, intercessione e culto dei santi e delle loro immagini, ossia gran parte dei punti centrali dell'ecclesiologia medievale. Per Lutero, le indulgenze portavano il fedele a ritenere erroneamente di essere sicuri per la loro salvezza, ma questa doveva dipendere solo dal pentimento interiore che permetteva che Dio perdonasse i peccati senza bisogno dell'intermediazione sacramentale. Lutero, inoltre, affermava il principio della sola scriptura, ovvero che unicamente la Bibbia dovesse essere la regola ultima della fede e della pratica del cristiano, esautorando così il ruolo degli ecclesiastici.[36][37]

Molto probabilmente con la pubblicazione delle tesi Lutero voleva, come consuetudine, solamente stimolare un dibattito all'interno della sua cerchia di teologi, ma queste vennero tradotte in tedesco e, grazie alla stampa, si diffusero rapidamente per tutta l'Europa riscontrando un grande successo; «la scintilla della Riforma protestante era scoccata: perché scoppiasse l'incendio, altri eventi dovevano verificarsi».[38] Nel marzo 1518 Lutero pubblicò il "Sermone sulle indulgenze e la grazia", in cui spiegava le sue critiche, raggiungendo con esso un vasto pubblico rendendosi conto dell'impatto che stava avendo sulla società.[39][40] Il 26 aprile dello stesso anno, in una disputa ebbe l'opportunità di presentare la sua critica, non alle indulgenze, ma alla teologia scolastica. Una delle sue prime dichiarazioni fu che il libero arbitrio esiste solo di nome e non realmente (res de solo titulo).[41] Tra i partecipanti alla "disputa di Heidelberg" vi furono alcuni giovani teologi che in seguito saranno i maggiori esponenti della Riforma: Martin Bucer, Johann Brenz, Erhard Schnepf e Martin Frecht.[39][42]

Processo per eresia contro Lutero e disputa di Lipsia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disputa di Lipsia.
Rappresentazione della disputa di Lipsia

Informata dalle tesi di Lutero, la Curia romana ordinò dapprima un'istruttoria nei suoi confronti, nel corso della quale Silvestro Mazzolini da Prierio scrisse una perizia, non pervenutaci ma il cui contenuto è desumibile dal suo opuscolo De potestate papae dialogus. Mazzolini faceva parte di una tradizione domenicana, risalente a Juan de Torquemada, in cui la gerarchia ecclesiastica era un punto fondamentale. Quindi, la critica di Lutero al Papa, era inaccettabile e essere in accordo o meno con il pontefice determinava il fatto di essere eretici o meno.[43] Fu così formalmente aperto il procedimento contro Lutero, il quale il 7 agosto 1518 ricevette la convocazione a Roma. Il teologo tedesco trovò nel principe Federico il Saggio il suo protettore il quale riuscì a far interrogare Lutero in occasione della dieta di Augusta dal cardinale Gaetano il 12 ottobre 1518. Il riformatore affermò di non essere a conoscenza di aver insegnato contro le decretali pontificie e che era pronto a sottomettersi al giudizio della Chiesa. Con tale dichiarazione, Gaetano non poté dichiarare Lutero eretico, in quando per tale sentenza era fondamentale l'incorreggibilità dell'imputato.[44]

Il processo contro Lutero rallentò a seguito della morte dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, avvenuta il 12 gennaio. Per la successione si proposero l'Asburgo Carlo I di Spagna e Francesco I di Francia; papato e l'elettore Federico il Saggio si schierarono, senza successo, con il re di Francia e tale interesse in comune portò alla sospensione del processo. Ciò agevolò la popolarità di Lutero che si diffuse ben oltre la Sassonia.[45] La tregua formale non durò che qualche mese giacché nelle università e in luoghi prestabiliti avvennero dibattiti e confronti. Il più noto di questi confronti accademici fu la disputa di Lipsia che ebbe un ruolo fondamentale nella circolazione delle idee riformistiche. Il dibattito teologico vede contrapposti il teologo cattolico Johannes Eck e i principali capi del movimento della Riforma, Lutero, Andrea Carlostadio e Filippo Melantone. I temi principali furono il potere del Papa e l'autorità della Chiesa in materia di dottrina, il libero arbitrio dell'uomo di fronte alla Grazia e le indulgenze. Lutero affermò che il potere del Papa fosse subordinato a quello del concilio (conciliarismo). Eck venne celebrato come il vincitore a Lipsia ma l'opinione pubblica, specialmente tra gli umanisti, fu a favore di Lutero.[46] Tuttavia, l'ammissione da parte di Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita fornì al papato il capo di imputazione necessario per la condanna di Lutero giacché cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato le proposizioni hussite come eretiche.[47]

Sviluppo della teologia della Riforma (1520)[modifica | modifica wikitesto]

De captivitate Babylonica ecclesiae, frontespizio del 1520

Nonostante la condanna da parte di Roma, l'anno 1520 rappresentò il culmine della produttività letteraria di Lutero. I tre cosiddetti "Scritti principali della Riforma" composti in quell'anno furono legati dal tema della libertà e rappresentarono "le chiavi di volta della Riforma protestante".[48][49][50] Intanto, dopo l'elezione di Carlo V a imperatore, il processo a Roma era ripreso e Lutero attendeva la condanna come eretico. In questo contesto, scrisse una pubblicazione di grande successo: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca. In quest'opera invitò le autorità secolari a prendere sotto la loro protezione la riforma della Chiesa in considerazione della sua incapacità di riforma dall'interno. Presentò anche un programma di riforma socio-politica che prevedeva l'istruzione statale, il sostegno ai poveri e l'abolizione del celibato e dello Stato pontificio. Nella sua opera formulò anche la dottrina del sacerdozio universale di tutti i battezzati, con la quale intendeva superare la tradizionale distinzione tra ecclesiastici e laici.[51] Lutero respinse l'affermazione secondo cui solo il magistero papale fosse autorizzato a interpretare le sacre scritture in modo vincolante; inoltre, ha alimentato i sentimenti nazionali dichiarando che i tedeschi dovevano soffrire più di qualsiasi altra nazione. Questo venne inteso, soprattutto tra alcuni esponenti della nobiltà, come un invito a creare una chiesa nazionale tedesca.[52][53]

Sulla libertà di un cristiano, frontespizio, prima edizione tedesca del 1520

Con l'opera De captivitate Babylonica ecclesiae (La cattività babilonese della chiesa), redatta in latino e quindi destinata a un pubblico accademico, Lutero propose una riorganizzazione della dottrina tardomedievale dei sacramenti. Riferendosi alla Scrittura, ridusse a due il numero dei sette sacramenti definiti dal Concilio di Lione II del 1274: il battesimo e l'eucarestia. Assegnò il pentimento al sacramento fondamentale del battesimo.[54][50][55]

Nel terzo e ultimo saggio del 1520, Sulla libertà di un cristiano, il teologo di Wittenberg si occupò della libertà evangelica. Scritto in modo da renderne facile la comprensione e con un linguaggio ricco di metafore, si rivolse a un pubblico cittadino esperto nella lettura, tuttavia al di fuori della cerchia degli studiosi. In questo trattato, Lutero affermò che grazie alla virtù della fede la vita cristiana diveniva essenzialmente libera poiché «le opere, ininfluenti sul destino ultraterreno, erano completamente gratuite», tuttavia non venivano escluse le azioni di carità e penitenza che divenivano il modo per esprimere la scelta di seguire la generosità del Cristo, secondo la massima «le opere buone non fanno un uomo buono, ma l'uomo buono fa opere buone».[56][57]

Condanna della Chiesa e dieta di Worms[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dieta di Worms (1521) e Martin Lutero a Worms.
Lutero alla dieta di Worms

Finito il processo intentato contro Lutero, il 15 luglio 1520 papa Leone X emise la bolla pontificia Exsurge Domine, con la quale gli venne intimato di ritrattare le sue tesi entro sessanta giorni, pena la sua scomunica dalla Chiesa.[58] Come risposta il 10 ottobre dello stesso anno, a Wittenberg, vennero bruciati pubblicamente su iniziativa di Johannes Agricola alcuni libri di teologia cattolica e in particolare di diritto canonico, lo stesso Lutero vi partecipò gettando nelle fiamme la lettera con la condanna pontificia.[59][60] La scomunica del teologo riformatore fu quindi scontata e venne ufficializzata il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem. Secondo la legge imperiale, chiunque fosse scomunicato incorreva anche nel bando da parte delle autorità civili; tuttavia, il diretto sovrano di Lutero, l'elettore di Sassonia Federico il Saggio, aveva già ottenuto nell'ottobre 1520 l'impegno da parte dell'imperatore Carlo V di non procedere contro Lutero senza che fosse stato primo interrogato nel corso di una dieta imperiale.[61][62]

Così, Lutero si mise in viaggio verso Worms per essere ascoltato nella dieta in svolgimento; durante il tragitto venne accompagnato da dimostrazioni di sostegno da parte del popolo. Indubbiamente, la dieta non aveva il potere di decidere se le posizioni di Lutero fossero eretiche o meno e Carlo V non voleva mettersi contro la sensibilità popolare o contro i suoi principi per evitare una rivolta come quella accaduta da poco in Spagna.[63] Restava quindi solo: «con i mezzi... del diritto laico, verificare i dati fondamentali della condanna solo in una certa misura, ovvero se Lutero avesse effettivamente detto ciò di cui era accusato e, ancora una volta, se fosse disposto a ritrattare».[64] Giunto davanti all'assemblea imperiale, a Lutero venne concesso un giorno di tempo per riflettere, passato il quale ammise di essere l'autore dei suoi scritti, giustificando i contenuti avversi al papa con i tormenti patiti dalla "gloriosa nazione tedesca" abusata da Roma.[65] Lutero, inoltre, rifiutò ancora una volta di ritrattare le proprie tesi a meno che qualcuno non avesse potuto confutarle in base a quanto espresso esclusivamente nelle Sacre Scritture (il principio di sola scriptura).[66][N 3] Il 30 aprile 1521 Lutero lasciò Worm con la condanna a essere considerato un fuorilegge e sottoposto a bando imperiale. Poiché l'imperatore gli aveva promesso un salvacondotto perché si potesse presentare senza timori alla dieta, gli furono concessi 21 giorni per mettersi in salvo. Durante il suo ritorno verso Wittenberg, l'elettore di Sassonia organizzò un finto rapimento di Lutero al fine di farlo condurre al sicuro nel castello di Wartburg.[67][68]

Incisione della dodicesima antitesi del Passional Christi und Antichristi

Durante il suo soggiorno a Wartburg, Lutero si dedicò intensamente al lavoro producendo diverse opere, la più importante delle quali fu la traduzione del Nuovo Testamento dall'originale testo greco quando le versioni contemporanee si basavano sulla Vulgata scritta in latino nel IV secolo. Per questa traduzione, Lutero ricorse a un linguaggio popolare e comprensibile che, non solo rimase per lungo tempo il riferimento per le edizioni della Bibbia in lingua tedesca, ma ebbe anche un'influenza significativa sullo sviluppo del tedesco scritto.[69][70] Nello stesso tempo, scrive Passional Christi und Antichristi in cui l'autore pone in antitesi Cristo con il papa, indicato quest'ultimo come l'anticristo. Il pamphlet è arricchito da 26 illustrazioni corredate da incisive didascalie che lo aiutò a diventare molto popolare tra il popolo e a spingerlo verso la lotta contro Roma. L'utilizzo di messaggi semplici, aiutati da disegni, i cui contenuti vengono tratti dalla religiosità e dalle conoscenze popolari, furono uno dei motivi per l'ampia diffusione delle idee luterane. Esempi tipici di queste immagini furono la rappresentazione degli ecclesiastici con le fattezze di animali, il papa nelle vesti dell'anticristo, Lutero illuminato dallo Spirito Santo o l'allegoria di una Germania vista come l'Ercole contro la Chiesa.[71]

Mentre Lutero lavorava a Wartburg, a Wittenberg la Riforma iniziò ad assumere connotati sempre più radicali: all'interno del monastero iniziò un'ondata di dimissioni che lo mise in grave difficoltà, il popolo iniziò a provocare disordini rivendicando anche questioni sociali, le prediche dei teologi sfociarono nell'iconoclastia e nella rivolta contro le istituzioni.[72]

1523-1525: rivolta dei cavalieri e dei contadini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Rivolta dei cavalieri e Guerra dei contadini tedeschi.

La proposta di Lutero si diffuse in tutti gli strati che componevano la popolazione del tempo e molti trovarono in essa la risposta ai problemi di cui erano afflitti. Nell'autunno del 1522 un gruppo di cavalieri tedeschi protestanti, guidati da Franz von Sickingen, si ribellò contro l'impero cattolico in risposta alla loro condizione di costante declino. La ribellione venne stroncata già nel maggio del 1523 ma servì a ispirare la successiva, e più sanguinosa, guerra dei contadini tedeschi che scoppiò nel 1524.[73]

Il conflitto trovò ragioni etiche, teoriche e teologiche nella riforma protestante, le cui critiche ai privilegi e alla corruzione della Chiesa cattolica romana sfidarono l'ordine religioso e politico costituito. Ma esso rifletté anche un radicato malcontento sociale dello strato più basso della società, composto dai lavoratori della terra, che sostenevano tutti i restanti strati della società, non solo attraverso la tassazione diretta, ma con la produzione agricola e l'allevamento del bestiame, ma che nel contempo erano proprietà di qualunque persona di cui egli fosse suddito. I contadini trovarono nella Sacra Scrittura la legittimazione della loro rivolta, mentre le loro richieste vennero formalizzate in diversi libelli di cui il più celebre fu quello dei "12 articoli".[74] L'azione dei contadini trovò pieno sostegno in Thomas Müntzer (che pagò con la vita questa scelta) ma non in Lutero che anzi si scagliò contro di essi con il libello Contro le bande dei contadini che assassinano e rubano. Molto probabilmente, Lutero intervenne a sfavore dei rivoltosi, giustificando anche la loro repressione nel sangue, perché preoccupato di perdere l'indispensabile sostegno da parte delle autorità civili nel caso che il movimento riformista avesse intrapreso una strada verso la rivoluzione dell'ordine sociale.[75]

Per legittimare l'uso della forza da parte delle autorità civili per mantenere la pace e l'ordine, nonostante il comandamento biblico dell'amore, Lutero formulò la dottrina dei due regni, secondo la quale ogni cristiano vive in due "regni", quello terreno, in cui si applica la "legge della spada", e quello spirituale, in cui si applica la parola divina.[76]

Formazione della Chiesa luterana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Luteranesimo.

Placate le rivolte radicali, Lutero iniziò l'organizzazione della Chiesa riformata. Tale processo avvenne sotto una forte influenza del principe Giovanni di Sassonia che colse l'occasione per darle i connotati di una Chiesa nazionale, verticistica e dalla rigida identità dottrinale. La politicizzazione della Riforma e la perdita della libertà religiosa auspicata fu un motivo di critica da parte di molti riformatori ma ciò non influì sui disegni del principe che vedeva in ciò la possibilità di emanciparsi definitivamente dagli ingenti tributi dovuti a Roma e dal controllo dell'Imperatore. La tolleranza religiosa non venne concessa nemmeno agli ebrei che vennero spesso espulsi; più leggera fu la posizione presa nei riguardi dell'Islam seppur sempre considerata una religione erronea e peccaminosa.[77]

Per la nuova Chiesa che andava a profilarsi ci si preoccupò di riorganizzare il sistema delle rendite ecclesiastiche che furono finalizzate totalmente al sostegno dei pastori, al mantenimento degli edifici religiosi e alla sussistenza dei poveri. La liturgia fu incentrata sulla predicazione, inderogabilmente in lingua tedesca, della Bibbia e sulla celebrazione eucaristica, mentre largo spazio veniva data alla musica e in particolare agli inni di cui spesso lo stesso Lutero fu l'autore. Il matrimonio, di cui venne abolito il carattere di sacramento, assunse una maggior importanza essendo considerato una colonna imprescindibile per una ordinata società. In quest'ottica anche il celibato ecclesiastico scomparve. Il divorzio venne reso possibile ma di fatto raramente concesso.[78] Lutero dette molto importanza al catechismo ed egli stesso scrisse un "Grande catechismo" dedicato agli adulti e un "Piccolo catechismo" per i bambini. Nonostante le intenzioni, la difficoltà nel superare la mentalità e le tradizioni cattoliche fece sì che non si raggiungerà mai una piena affermazione di un'autonoma identità della chiesa luterana.[79]

La dieta di Augusta (1530) e la Confessione augustana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Confessione augustana.
Il sacco di Roma del 1527, dipinto di Johannes Lingelbach

Tra il 1520 e il 1530 i principi tedeschi sostenitori della Riforma luterana aumentarono costantemente di numero, mentre i loro rapporti con l'imperatore si alternarono in periodi di compromesso, soprattutto quando Carlo V aveva bisogno di loro nelle guerre contro gli ottomani o contro Francesco I di Francia, a periodi di violenti scontri. In ogni caso, l'imperatore non accettò mai passivamente la diffusione della Riforma che minava la sua personale idea di un impero cattolico universale. L'instabile situazione che affliggeva la società europea divisa tra protestanti e cattolici, ebbe tra le sue varie manifestazioni il tragico sacco di Roma del 1527 per opera dei Lanzichenecchi, truppe tedesche mercenarie di fede e di sentimenti antipapali, al soldo dell'imperatore ma in quel momento senza una vera guida. Il sacco, oltre a essere stato una calamità per la città, rappresentò una vera umiliazione per la Chiesa cattolica impegnata a contrastare il luteranesimo.[80][81]

Ma mentre i teologi affinavano le questioni dottrinali, nel Sacro Romano Impero la Riforma assunse un connotato sempre più politico. Un tentativo di compromesso venne effettuato alla Dieta di Spira del 1526 permettendo ai principi che lo volevano di abbracciare il luteranesimo, ma a quella del 1529 l'imperatore Carlo V vietò ogni ulteriore novità: gli Stati luterani potevano cioè rimanere tali, mentre gli altri dovevano rimanere fedeli al cattolicesimo. Nella stessa occasione, Carlo V volle ribadire anche l'editto della Dieta di Worms del 1521 con cui Lutero era stato condannato come eretico suscitando così le proteste dei principi elettori luterani, che così fecero nascere il termine "protestante".[82][81]

Il re Francesco I di Francia, la conflittualità con Carlo V favorì lo sviluppo della Riforma in Germania

Tuttavia, negli anni successivi, l'imperatore Carlo V si trovò nuovamente in conflitto contro la Francia di Francesco I in quella che è passata alla storia come guerra della Lega di Cognac. Gli eventi bellici distolsero quindi Carlo dai tentativi di repressione del protestanti ma quando nel 1529 si riuscì a stipulare la pace di Cambrai l'imperatore poté nuovamente occuparsi di quella che ai cattolici appariva come un'eresia. Così, l'anno successivo poté essere convocata per il 2 giugno una nuova dieta ad Augusta nel tentativo di sedare le tensioni religiose crescenti e chiarire la sottomissione dei principi del Sacro Romano Impero passati alla riforma luterana. Poiché Lutero, da fuorilegge, non poteva prendere parte ai negoziati, Filippo Melantone fu delegato dell'elettorato di Sassonia a presenziare.[83] Qui, Melantone, insieme a Joachim Camerarius, presentò ai principi la Confessione augustana, la prima esposizione ufficiale dei principi del protestantesimo che tutt'oggi è considerata uno dei testi base delle chiese protestanti e, in particolare, del luteranesimo.[84] I contenuti dell'opera sono certamente meno estremi rispetto alla predicazione di Lutero, probabilmente per la necessità che i luterani avevano di trovare un compromesso con i fedeli più moderati per non essere messi in ombra dagli zwingliani maggiormente radicali con la loro interpretazione simbolica dell'Eucarestia. L'opera di Melantone può essere considerata il «massimo tentativo di compromesso tra Roma e Wittemberg».[85][81]

La Dieta di Augusta del 1530

Nonostante i tentativi di Melantone di rendere la Confessione augustana più conciliante, questa fu comunque respinta dai teologi cattolici con la Confutatio pontificia del 3 agosto con la conseguente bocciatura da parte della dieta dove i principi cattolici erano in maggioranza. Altre due confessioni vennero pure presentate e respinte dall'imperatore, la Confessione Tétrapolitana scritta da Martino Bucero e Volfango Capitone, e la Fidei Ratio presentata come una confessione personale di Zwingli. A novembre Carlo dichiarò fallite le trattative religiose, confermò l'editto di Worms e impose ai Principi la restituzione dei beni ecclesiastici sottratti alla Chiesa cattolica.[86][87]

Dalla Lega di Smalcalda alla pace di Augusta del 1555[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lega di Smalcalda e Pace di Augusta.
Biblioteca dell'Università di Heidelberg, articoli di Smalcalda scritti da Lutero, Cod. Pal. germ. 423 - Wittenberg, 1536.

Dopo la sua esposizione di Augusta, Melantone assunse il ruolo di principale teologo di Wittenberg, il che lo portò a essere maggiormente indipendente da Lutero.[88] Egli fece in modo che gli Articoli di Smalcalda, una sintesi di dottrina luterana scritta da Lutero nel dicembre 1536, non arrivassero alla dieta dell'anno successivo perché sapeva che tali formulazioni erano inaccettabili per i rappresentanti delle città imperiali dell'Alta Germania. La confessione di fede definitiva dei riformatori era quindi la Confessione Augustana, ampliata fino a comprendere un trattato sul potere e sul primato del Papa, e un trattato sulla giurisdizione dei vescovi; testi che Melantone scrisse nel febbraio 1537.[89]

Nel 1545 papa Paolo III aprì ufficialmente un concilio a Trento da tempo auspicato da molti come doveroso per guarire la Chiesa da tutti i mali che la affliggevano e nel contempo portare a una riconciliazione con i protestanti. Tuttavia, fin dalle prime sessioni fu chiaro che questo obiettivo era assai lontano da poter essere raggiunto. Martin Lutero morì il 18 febbraio 1546, lasciando un vuoto di autorevolezza all'interno del movimento protestante. Nell'estate del 1546 iniziò la guerra di Smalcalda tra l'omonima lega che univa i principi protestanti e l'impero. Il breve conflitto si concluse con una catastrofica sconfitta dei protestanti nella battaglia di Mühlberg del 24 aprile 1547.[90]

Nel frattempo il Principato Elettorale di Sassonia, il cuore della Riforma di Wittenberg, era passato a Maurizio I, che da un lato si rifiutò di adeguarsi all'Interim di Augusta proposto dall'imperatore per mettere fine agli scontri, ma dall'altro non poté nemmeno pensare di snobbarlo. Nel tentativo di raggiungere una soluzione di compromesso, Melantone svolse un ruolo di primo piano. Ritenendo che la soluzione prospettata dall'imperatore Carlo V non assicurasse la preservazione della giustificazione per fede come dottrina fondamentale, propose che le differenze dottrinali non connesse alla giustificazione per fede fossero adiaphora, cioè questioni indifferenti (né moralmente prescritte, né moralmente proibite); tale formulazione prese il nome di interim di Lipsia e da ciò scaturì un ordine ecclesiastico protestante.[91]

Nonostante la vittoria militare sui protestanti e tutti i tentativi di ricomposizione, fu chiaro che la frattura all'interno della cristianità fosse oramai insanabile. Così nel 1555 si arrivò alla pace di Augusta che sancì ufficialmente la divisione di fatto dell'impero tra cattolici e protestanti. In particolare, il trattato provvedeva la formula del Cuius regio, eius religio ovvero l'obbligo del suddito di conformarsi alla confessione del principe del suo Stato, sia essa protestante o cattolica. Di fatto non venne mai permessa un alibertà di religione e un pluriconfessionalismo, se il sovrano cambiava confessione anche i sudditi dovevano cambiarla o emigrare, visti come pericolosi per la stabilità dell'ordine. Rare eccezioni vennero concesse per alcune città libere in cui venne accettato il biconfessionalismo.[92]

La Riforma di Ulrico Zwingli e Martin Bucer[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ulrico Zwingli e Martin Bucer.
Ulrico Zwingli, ritratto di Hans Asper, Zwingli fu uno dei fondatori delle Chiese riformate svizzere

In Svizzera e Germania meridionale le Chiese riformate seguirono un percorso quasi parallelo a quelle luterane ma con aspetti peculiari che portarono a comporre un mosaico composito di realtà diverse tra loro; tuttavia tutte affondano le loro radici nell'attività riformatrice di Ulrico Zwingli e Martin Bucer. Questi, a differenza di Lutero, non cercarono una Riforma della sola Chiesa ma di tutta la società. Infine, questi operarono in un contesto politico fatto di libere città, di fatto autonome dal Sacro Romano Impero e di conseguenza prive della forte presenza di quei principi tedeschi che, a vantaggio o a svantaggio, influirono così tanto sul luteranesimo.[93]

Ulrico Zwingli iniziò la sua azione a Zurigo intorno al 1522 con lo scopo, come Lutero, di riformare la Chiesa e non di rifondarla ma differenziandosi dal teologo di Wittenberg per una accentuata critica verso gli abusi della società del tempo e una forte influenza proveniente dell'umanesimo. A seguito di una disputa tenutasi il 29 gennaio 1523 tra Zwingli e il vicario generale della diocesi di Costanza, il consiglio cittadino di Zurigo determinò vincitore il primo dandogli il potere di riformare la città, cosa che portò a compimento nel 1525. La sua opera, incentrata sulla Bibbia, portò all'abolizione della messa cattolica, alla rimozione delle immagini ritraenti la Madonna e i Santi e la proibizione del loro culto, venne favorita la predicazione in lingua volgare basata solo sulle Scritture, venne abbandonato l'obbligo di celibato ecclesiastico e molti monasteri furono soppressi. Per Zwingli la presenza del corpo e del sangue di Cristo nell'eucarestia (transustanziazione) era solamente simbolica e rappresentava solamente una commemorazione del sacrifico di Gesù Cristo. Infine, la sua riforma, diffusasi in molte altre città svizzere e della Germania meridionale, fu caratterizzata anche da profondi connotati moralizzatori della società del tempo.[94][95] Alla morte di Zwingli la guida della Chiesa riformata zurighese passò a Heinrich Bullinger orientandola verso una linea equilibrata e di compromesso con le altre correnti riformiste. Contribuì personalmente all'elaborazione delle Confessiones Helveticae che divennero le confessioni di fede delle Chiese riformate svizzere.[96]

Stabilitosi nel 1523 a Strasburgo, Martin Bucer proseguì sul solco della predicazione di Johann Geiler von Kaysersberg arricchendola con la sua solida formazione teologica e umanistica diventando una delle "anime del movimento riformatore". La sua opera si concretizzò in un'ampia riforma sociale basata su un forte rigorismo morale, in ambito sia pubblico sia nei rapporti privati come quelli matrimoniali. In città la messa nella forma cattolica continuò a essere celebrata fino al 20 febbraio 1519, ma in volgare e con un rito più semplice in cui veniva dato ampio spazio al canto. Bucer intrattenne proficui e cordiali rapporti con gli altri riformatori svizzeri e salisburghesi ma vi furono contrasti con i luterani con l'eccezione di Melantone con cui condivideva la formazione sulle opere di Erasmo da Rotterdam.[97][98]

Giovanni Calvino e la Riforma di Ginevra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Giovanni Calvino e Calvinismo.
Giovanni Calvino

Completati gli studi di giurisprudenza, nel 1536 Giovanni Calvino pubblicò a Basilea la sua opera più celebre Institutio christianae religionis già completata l'anno precedente. A questa edizione, in futuro ne seguirono altre riviste e ampliate arrivando fino a divenire un fondamentale trattato sistematico della teologia protestante di grande influenza nel mondo occidentale. Nello stesso anno si spostò a Ginevra dove, insieme a Guillaume Farel, iniziò a riformare la Chiesa locale lacerata dalla complessa situazione politica in cui versava la città. In novembre il Consiglio cittadino approvò la Confessione di fede presentata da Calvino il quale venne poi nominato predicatore e pastore della città. Il regolamento della nuova Chiesa che andava a profilarsi prevedeva, tra le varie cose: la celebrazione mensile della "Cena del Signore", l'ascolto dei sermoni, il canto dei salmi, l'obbligo dell'istruzione religiosa dei giovani e l'istituzione di un tribunale ecclesiastico autorizzato a comminare la scomunica a chi tenesse un comportamento immorale o indisciplinato. L'anno successivo vennero eletti nuovi sindaci, decisamente ostili alle novità che Calvino e Farel volevano introdurre: l'impossibilità di giungere a un accordo provocò, il 23 aprile 1538, l'espulsione dei due riformatori da Ginevra. Calvino riparò a Strasburgo dove ebbe modo di conoscere e apprezzare le idee di Bucero.[99]

Richiamato a Ginevra per aiutare a porre fine a un conflitto interno che metteva in pericolo la città, nel 1541 venne nominato pastore su richiesta delle autorità cittadine e questa volta fu libero di mettere in pratica realmente le sue idee riformistiche. Calvino diede alla Chiesa locale un nuovo assetto, dividendone i fedeli in quattro gruppi: pastori, dottori, anziani e diaconi, e istituendo il "concistori" formato da pastori e anziani e che si riuniva a cadenza settimanale per assicurarsi il rigido rispetto dell'ortodossia e della moralità tra i cittadini.[100][101][102][103]

Sotto la sua guida, la Chiesa di Ginevra assunse caratteri piuttosto radicali basati su di una rigida disciplina. Ai cittadini era posti diversi obblighi, tra cui quello di sottoscrivere la confessione di fede proposta da Calvino, di presenziare ad almeno le quattro "Cene del Signore" annuali e soprattutto di rispettare una condotta morale irreprensibile pena la condanna, il bando o addirittura la messa a morte nei casi più gravi. Così a Ginevra vennero vietati i balli, il gioco dei dadi, la previsione del futuro, condotte sessuali libertine, comportamenti inadeguati tenuti durante le funzioni religiose e l'utilizzo di abiti giudicati troppo lussuosi o licenziosi. I conventi, inoltre, vennero trasformati in ospizi e aboliti il culto dei santi e delle reliquie.[104]

La teologia di Calvino non fu particolarmente originale, preferendo un'opera di riorganizzazione e armonizzazione delle idee riformiste precedenti dedicandosi molto anche all'esegesi biblica di cui è considerato uno dei maggiori esponenti del tempo. Mediò tra il concetto della consustanziazione proposto da Lutero con quella del semplice simbolismo di Zwigli asserendo che «il pane e il vino sono strumenti attraverso i quali entriamo in comunione con la sostanza di Cristo partecipando realmente ai benefici del Dio incarnato». Riguardo alla rilevanza delle opere, secondo Calvino, seguendo la dottrina della predestinazione, queste non contribuiscono alla salvezza dell'uomo ma sono necessarie per conferire gloria a Dio e rispettare la sua volontà. Infine, per il riformatore ginevrino, a differenza di Lutero, la Chiesa possedeva la prerogativa di imporre alla società civile la sua moralità, la sua struttura e le sue leggi.[105][106] Nella sua predicazione, Calvino indirizzò a Roma pesanti accuse per le quali a sua volta venne accusato di essere «il padre di tutte le eresie» mentre i suoi libri venivano messi all'indice da parte dei cattolici. Non mancò nemmeno di scagliarsi contro le altri fedi senza risparmiare nemmeno gli anabattisti, i libertini e i nicodemiti.[107]

Delle posizione talvolta estreme assunte da Calvino abbiamo due chiari esempi. Il primo riguarda la netta e intransigente posizione assunta dal teologo nel caso di Francesco Spiera che condannò dopo un attento studio delle fonti bibliche affermando che il nicodemismo fosse un grave peccato e che fosse assolutamente da preferirgli l'eventuale martirio e l'esilio.[108] Il secondo è relativo al suo pieno coinvolgimento nell'esecuzione come eretico di Michele Serveto in cui, secondo lo storico Roland Bainton, «si dimostrò un uomo del Medioevo con una visione monolitica della verità e dell'autorità da imporre a tutti i membri dell'unitario Corpus Christianorum».[109]

Nonostante il duro regime imposto da Calvino, Ginevra divenne una delle capitali del protestantesimo dopo essere divenuta rifugio di molti perseguitati di tutta Europa attratti dalla possibilità di crearsi qui una nuova esistenza. Tra il 1542 e il 1550 la città vide la sua posizione quasi raddoppiare.[110] Da qui poi molti si spostarono contribuendo a diffondere il modello calvinista in gran parte del continente. Calvino morì il 27 maggio 1564 e Teodoro di Beza gli successe alla guida della Chiesa ginevrina che, grazie a lui, raggiunse una chiara definizione teologica basata sul predestinazionismo. Nel 1562, con la seconda confessione elvetica la chiesa calvinista aveva assorbito la chiesa zwingliana ma non riuscì mai a realizzarsi in una struttura centralizzata a causa della politica di autonomia perseguita dai cantoni svizzeri.[111][112]

Riforma radicale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma radicale.
Andrea Carlostadio, riformatore inizialmente seguace di Lutero ma poi distaccatosi per seguire posizioni più radicali

Sull'onda delle tesi luterane, andarono ad affermarsi alcuni movimenti maggiormente radicali che, per la loro intransigenza ed estremismo, finirono per allontanarsi dalla linea dei primi riformatori.[113] Già verso la fine del 1521 a Wittenberg, alcuni luterani, come Andrea Carlostadio, Zwingli e Melantone, dettero vita a una Riforma dai caratteri più estremi arrivando a cambiare la forma della messa, a distribuire l'eucaristia nelle due specie, e a predicare teorie iconoclaste. I violenti scontri che seguirono obbligarono lo stesso Lutero a fare immediato ritorno in città dal soggiorno presso il castello di Wartburg per richiamare all'ordine e alla pace. Carlostadio fu tra i seguaci di Lutero quello che più da lui si distaccò abbracciando posizioni maggiormente radicali, come la proibizione della musica e dell'arte in chiesa, l'accettazione del matrimonio per il clero, il respingimento del battesimo dei bambini e, forse più importante, la negazione della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.[114]

Il pastore protestante Thomas Müntzer, di indole rivoluzionaria e molto attento agli aspetti sociale della Riforma, fu uno dei capi dei ribelli nella guerra dei contadini tedeschi

Nicolas Storch, un tessitore di Zwickau, aveva iniziato a predicare a seguito di presunte visioni, secondo le quali egli sarebbe stato destinato a combattere la corruzione della Chiesa cattolica raccogliendo un gruppo di seguaci, noti poi come "Profeti di Zwickau". Essi sostenevano la comunione dei beni, la cura dei poveri, l'espropriazione dei monasteri e delle abbazie e, all'occorrenza, la resistenza allo strapotere dei principi; inoltre, rifiutavano il battesimo dei bambini. Le idee di Storch ebbero una grande influenza sul sacerdote Thomas Müntzer che in seguito si dedicherà a un'intensa attività di propaganda. Inizialmente, Müntzer fu un ammiratore anche di Lutero, ma poi se ne distaccherà in quanto giudicava il riformatore agostiniano troppo debole nei confronti dei principi e distante dai bisogni del popolo; inoltre contestava la teoria della giustificazione luterana che accusava di distogliere gli uomini dall'obbedire ai comandamenti di Dio. Quando nel 1524 scoppiò la rivolta dei contadini, Müntzer si schierò subito dalla parte dei rivoltosi, mentre Lutero condannò l'insurrezione asserendo che "nessuna giustificazione legittimava la rivolta contro l'autorità costituita" e invitando pubblicamente con un opuscolo i principi a soffocare nel sangue la sommossa. Questa evoluzione di Lutero è sintomo di uno smarrimento del riformatore tedesco: di fronte all'anarchia e al caos che si stavano diffondendo in Germania, era assolutamente necessario trovare un principio su cui fondare ordine e stabilità; avendo eliminato il papa e la gerarchia, non restava che lo Stato che potesse dare appoggio alla nuova chiesa fondata da Lutero. La dura repressione che ne seguì portò alla condanna a morte di Müntzer nel 1525.[113][115][116]

Gran parte delle idee dei profeti di Zwickau vennero assorbite dagli anabattisti, sorti in Svizzera nel 1525 tra alcuni gruppi di teologi in contrasto con Ulrico Zwingli. Il nome, coniato dai loro nemici (tra essi si chiamavano "Fratelli in Cristo"), derivava dal rifiuto del battesimo dei neonati, un battesimo ricevuto per volontà altrui e per interposta persona. Inoltre, contestavano la transustanziazione, accettavano la poligamia, consideravano il servizio militare e la proprietà privata in contrasto con il messaggio evangelico. Tali connotati sovversivi e radicali causarono al movimento pesanti persecuzioni da parte delle autorità civili e religiose. Fu grazie al riformatore Menno Simons che gli anabattisti olandesi poterono sopravvivere ai tentativi di soppressione; egli li riorganizzò nella Chiesa mennonita, una comunità che si differenziava dagli anabattisti per seguire il principio di non violenza e resistenza passiva, cosa che le permise di godere di una certa tolleranza.[117][118][119] In Moravia dagli anabattisti ebbero origine gli Hutteriti, dal nome del predicatore itinerante Jakob Hutter arso vivo a Innsbruck nel 1536. Come alcune comunità anabattiste, anche quelle hutterite si basarono sul principio della comunanza dei beni, ma questo non venne imposto, ma adottato su basi volontarie da tutti i membri.[120]

Riforma fuori dalla Germania[modifica | modifica wikitesto]

In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimo[modifica | modifica wikitesto]

Hans Holbein, Ritratto di Enrico VIII d'Inghilterra

In Inghilterra la rottura con Roma del 1534 non fu dovuta solo alle passioni e alle iniziative di Enrico VIII, ma fu l'ultimo atto di un lungo processo, in corso dalla fine del Trecento, che da un lato vedeva aumentare sempre più l'ostilità contro il clero e la gerarchia corrotta, dall'altro tendeva alla costituzione di una Chiesa autonoma dal papa.[121][122]

La causa scatenante fu comunque il rifiuto del papa Clemente VII di concedere a Enrico la nullità del matrimonio con Caterina d'Aragona, figlia del cattolicissimo re di Spagna e zia dell'imperatore Carlo V. Il diniego portò il re inglese, dapprima a farsi proclamare nel 1531 capo della chiesa inglese e tre anni più tardi, con l'Atto di Supremazia, ad attribuire al sovrano i diritti su essa che prima spettavano al papa di Roma. Di fatto, con l'esclusione del primato del papa, tutto il resto dell'antica fede venne mantenuto. Il popolo e la gerarchia inglese accettarono senza troppe obiezioni le decisioni del sovrano, il quale decise anche la soppressione dei monasteri inglesi e la confisca dei beni ecclesiastici per redistribuirli ai nobili e borghesi inglesi. Tuttavia, alcuni critici come il filosofo e cancelliere Tommaso Moro e l'arcivescovo di Londra John Fisher pagarono con la vita la loro opposizione a Enrico. Alla morte del re, la chiesa inglese era sostanzialmente ancora cattolica: era sì in atto uno scisma, ma la fede era ancora quella tradizionale.[123][124]

Maria I Tudor, detta "la sanguinaria", ritratta da Anthonis Mor. Sotto il suo regno si tentò, senza successo, di ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra

Fu con il figlio e successore di Enrico, Edoardo VI, che vennero introdotte profonde modifiche religiose, o, accogliendo idee luterane e calviniste, cosicché dallo scisma si passò all'eresia. Nel 1549 venne pubblicato un nuovo rituale liturgico, il Book of Common Prayer, di stampo protestante, e nel 1553 una professione di fede di tendenze calviniste circa la dottrina eucaristica.[125] Con il regno di Maria I, figlia di Enrico VIII sempre rimasta fedele al cattolicesimo, si assistette a un tentativo di restaurazione dell'antica fede a cui contribuì il cardinale Reginald Pole. Nonostante gli sforzi, Maria non riuscì a guadagnarsi il favore popolare, cui pose rimedio con la condanna a morte di decine di oppositori, guadagnandosi presso i protestanti il soprannome di "Maria la sanguinaria". Il tentativo di ripristino del cattolicesimo terminò con la sua morte avvenuta nel 1558.[126]

Le succedette la sorellastra Elisabetta I (1558 – 1603), nemica del Papato e della Spagna e favorevole a un'Inghilterra libera e indipendente da autorità esterne di qualsiasi tipo. Nel 1559 venne promulgata la legge che riconosceva la regina "supremo governatore della Chiesa d'Inghilterra"' e che impose agli ecclesiastici un giuramento di fedeltà. Fino al 1570 i cattolici inglesi godettero di una certa tolleranza ma il 25 febbraio di quell'anno, papa Pio V, con una mossa del tutto oramai anacronistica, scomunicò e depose la regina con la bolla Regnans in Excelsis, in forza della concezione medievale del potere del papa sui sovrani. In questi anni iniziarono le persecuzioni dei cattolici irlandesi, mentre l'atteggiamento della regina verso i numerosissimi cattolici inglesi fu più sfumato, ed essenzialmente tollerante. Solo dopo il 1610, sia per il clima di reciproco odio religioso, sia per il sedimentarsi nella coscienza collettiva della guerra con la Spagna come di una guerra con i "Papisti" iniziò una vera discriminazione aperta verso i gruppi cattolici, che oltretutto erano sempre più minoritari. Ma la "vera" riforma inglese fu soprattutto relativa ai dibattiti iniziati nel Seicento, dapprima tra arminiani e puritani, poi, durante anche le guerre civili, tra decine di confessioni differenti, e tutte ugualmente ostili alla Chiesa cattolica.[127][128] Nonostante la ferma politica religiosa di Elisabetta l'Irlanda rimase a maggioranza cattolica, così come lo rimase parte della piccola nobiltà inglese.[129]

Riforma in Scozia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: John Knox e Riforma scozzese.
John Knox

Re Giacomo V di Scozia aveva intrapreso energici sforzi per combattere in tutti i modi il dilagare del protestantesimo, in particolar modo dopo la Riforma inglese del 1531. John Knox, sacerdote dei ribelli presso il castello vescovile di St. Andrews, fu catturato insieme a loro nel 1547 e condannato alla punizione della galea. Dopo il suo rilascio, si trasferì in Inghilterra nel 1549 dove fu dapprima parroco a Berwick-upon-Tweed, poi a Newcastle-upon-Tyne e infine cappellano di corte, rifiutando poi uffici ecclesiastici superiori. Knox fece carriera nella Chiesa inglese proprio perché ordinato sacerdote, sebbene ciò non fosse personalmente importante per lui.[130]

Dopo essere salita al trono nel 1553, Maria I d'Inghilterra cercò di ripristinare il cattolicesimo come religione di Stato e, come molti altri protestanti, Knox fuggì nell'Europa continentale (esuli mariani) dove a volte si occupò di predicare a favore della comunità inglese di rifugiati a Francoforte sul Meno. Tuttavia, i conflitti sorti in seno a questa comunità, portarono all'espulsione di Knox che dovette riparare nel 1555 a Ginevra dove poté osservare come fosse stata lì soppressa l'opposizione critica a Calvino. Knox rimase impressionato da tali imposizioni politiche e da come l'ordine fosse stato stabilito in seguito; la definì la «più perfetta scuola di Cristo sulla terra fin dai tempi degli apostoli».[131] Fu, dunque, pastore della comunità inglese di rifugiati di Ginevra plasmando la sua teologia su quella di Calvino. Nel maggio 1559 fece ritorno in Scozia dove venne eletto parroco della cattedrale di Sant'Egidio a Edimburgo. Qui fu uno dei maggiori avversari dell'instabile regno della reggente Maria di Guisa e lavorò alacramente per costruire un'organizzazione protestante in Scozia. Con la confessione di fede scozzese del 1560, di cui Knox fu uno degli autori principali, il Parlamento scozzese introdusse la Riforma nel paese. La confessione dichiara che la resistenza contro un governo ingiusto (tyrannidem opprimere) è un'opera buona comandata da Dio.[132]

La tolleranza nei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Stampa rappresentante il Sinodo di Dordrecht convocato nel 1618-1619 al fine di comporre una seria controversia sollevata nelle chiese olandesi dal sorgere dell'arminianesimo

Fin dai primi tempi, la Riforma ebbe una forte penetrazione nei Paesi Bassi e in particolare il calvinismo che divenne maggioritario nel Nord della regione mentre il luteranesimo fu più presente nelle zone confinanti con la Germania. Anche l'anabattismo trovò un buon riscontro, soprattutto grazie all'azione del riformatore Menno Simons.[133] Rimanevano cattoliche le zone più a sud, mentre minoranze ebraiche, armene e greche erano presenti nelle città portuali.[134] A tale variegata situazione, l'imperatore Filippo II di Spagna rispose con una politica accentratrice e assolutista che mirava anche all'imposizione del cattolicesimo come unica religione ammessa. L'intervento di Filippo, tuttavia, fu fallimentare e anzi contribuì a creare una identità nazionale innescando una rivolta (chiamata anche guerra degli ottant'anni) focalizzata sull'ottenimento dell'autonomia e della libertà religiosa che finì con l'ottenimento dell'indipendenza della Repubblica delle Sette Province.[135]

Il capo della rivolta, il principe Guglielmo I d'Orange, fu l'artefice dell'Unione di Utrecht con cui non solo vennero ratificate le province desiderose di separarsi dai Paesi Bassi spagnoli ma anche sancita la libertà religiosa, di istruzione e di accesso alle cariche pubbliche sia per cattolici sia per protestanti. Nell'articolo 13 del trattato venne sancito il divieto di qualsiasi persecuzione per motivi religiosi: fu la prima volta che in Europa si ebbe una disposizione di tale tenore. Ogni provincia poteva, comunque, decidere quale fosse la sua fede ufficiale.[136] Un tale clima tollerante fu propizio per una diffusione della cultura, delle scienze, dei dibattiti teologici e della stampa di libri. Molti furono gli intellettuali che trovarono nella regione l'ambiente ideale per le proprie attività intellettuali e questo fu certamente uno dei fattori che portarono al cosiddetto "secolo d'oro olandese".[133]

Nel 1618-1619 il Sinodo di Dordrecht, convocato dalla chiesa riformata olandese per far fronte a una situazione instabile, rafforzò l'ortodossia riformata nei Paesi Bassi ma il regime tollerante e pluralistico non andò comunque in crisi. Il calvinismo, in un'accezione moderata, divenne la religione predominante ma a cattolici, mennoniti e luterani fu sempre concesso di celebrare, seppur privatamente, il proprio culto e di fare proselitismo.[137]

Nell'Europa del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Nei paesi scandinavi la Riforma fu decretata per lo più dai rispettivi sovrani. Nel 1527, a seguito della dieta di Västerås, il re di Svezia Gustavo I Vasa aderì alla riforma luterana, confiscò i beni ecclesiastici e si fece riconoscere capo della Chiesa nazionale. Laurentius Andreae e Olaus Petri furono tra le più eminenti personalità che permisero l'attuazione delle riforma. In Finlandia, all'epoca sotto il dominio svedese, nel 1550 Michele Agricola, che precedentemente aveva studiato con Lutero e Melantone a Wittenberg, divenne vescovo luterano di Turku dove introdusse il credo evangelico. In Danimarca e Norvegia, il re Cristiano III di Danimarca adottò il luteranesimo come religione di Stato (Chiesa di Danimarca) dopo il sanguinoso colpo di Stato del 12 agosto 1536 (i cui metodi furono biasimati da Martin Lutero). Il luteranesimo fu poi da lui esteso anche all'Islanda (Chiesa nazionale d'Islanda): in parte nel 1541, quando il vescovo cattolico di Skálholt fu catturato da forze danesi, e totalmente nel 1550, in seguito alla decapitazione dell'ultimo vescovo cattolico, Jón Arason.[138][139][140][141]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Riforma protestante in Italia.

La Riforma in Italia fu altrettanto presente come negli altri Stati europei, ma qui ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un'affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della Chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizioni estremiste sia con posizioni moderate. Nel corso del XVI secolo si diffusero in Italia diversi circoli di simpatizzanti protestanti, fra i più importanti quelli di Venezia, Napoli e Ferrara. In pratica l'idea dell'Italia come "isola immune" dalla riforma religiosa del XVI secolo, è stata scardinata dalla critica storica recente e ha rivelato un movimento religioso peculiare e molto diverso dall'intransigentismo tedesco. Col procedere della reazione della Chiesa cattolica e con la Controriforma, il movimento uscì dalle ristrette cerchie intellettuali ed elitarie e si propose alle masse mediante la predicazione di alcuni frati, soprattutto agostiniani, che, col procedere del Concilio di Trento, si ritrovarono via via ad appartenere a posizioni "eretiche".

Con la chiusura del Concilio di Trento e con la definitiva condanna di posizioni altrimenti moderate e, quindi, con la conseguente posizione intransigente dalla Chiesa, un numero abbastanza elevato di intellettuali e di rappresentanti ecclesiastici emigrarono in altri paesi dove tentarono di professare più o meno liberamente la loro fede. Fra questi è da ricordare l'antitrinitario Lelio Sozzini, anche per il fatto di aver dato nome a un movimento. Fu preferita come destinazione la città di Ginevra, dove, al contrario, non era diffusa la tolleranza religiosa, per cui alcuni italiani vennero condannati al rogo dagli stessi Calvinisti. Chi restava in Italia, invece, si vide costretto ad aderire a posizioni nicodemite, cioè a professare il proprio credo religioso interiormente ma ad apparire, esternamente, come un cattolico per non essere soggetto a persecuzioni. Un esempio era in Renata di Francia presso la corte degli Estensi. Di questo movimento storico non esiste più traccia nell'Italia attuale se non per i Valdesi, movimento riformato medievale diffuso soprattutto nella Val Pellice, che nel XVI secolo aderirono al protestantesimo ispirandosi ai calvinisti ginevrini. Determinante per la diffusione della fede evangelica in Italia è stata la traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati.

I conflitti in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa riformata di Francia e Guerre di religione francesi.
Jacques Lefèvre d'Étaples fu grazie a lui che la Riforma arrivò in Francia

La figura chiave della precoce diffusione della Riforma nel Regno di Francia è da ricercarsi nell'umanista e traduttore della Bibbia Jacques Lefèvre d'Étaples. Egli, a partire dal 1519, raccolse intorno a sé un gruppo di teologi che discussero le tesi di Lutero per poi adottarne la dottrina. Inizialmente il re Francesco I di Francia tollerò tali iniziative riformistiche sia per coerenza con la sua volontà di essere un sovrano rinascimentale sostenitore della cultura, sia per le richieste dell'amatissima sorella Margherita d'Angoulême. Inoltre, per un certo tempo considerò il luteranesimo persino politicamente utile, poiché era causa della ribellione di molti principi tedeschi contro il suo nemico Carlo V. Tuttavia fu proprio l'inasprirsi dei conflitti con l'imperatore a spingerlo a cambiare politica al fine di ottenere il sostegno del pontefice nel difficile teatro italiano, ma comunque senza eccedere con la repressione per non inimicarsi del tutto i principi protestanti tedeschi.[142]

Le cose cambiarono radicalmente in seguito al "caso dei manifesti" in cui, nella notte del 17 ottobre 1534, apparvero per le strade di Parigi e di altre grandi città delle affissioni contro il credo cattolico riguardo all'eucaristia. I cattolici più ferventi furono indignati dalle accuse scritte e lo stesso Francesco iniziò a ritenere il movimento protestante come un complotto contro di lui e quindi iniziò a perseguitare i suoi seguaci. I protestanti vennero così incarcerati e giustiziati in tutto il paese, tanto che in alcune aree interi villaggi furono distrutti. La stampa venne censurata e i principali riformatori protestanti, come Giovanni Calvino, furono costretti all'esilio; tali persecuzioni contarono presto migliaia di morti e decine di migliaia di senzatetto. Riparato a Ginevra, Calvino, poté comunque continuare nella sua opera di plasmare il protestantesimo francese.[143][144][145]

Il filosofo Jean Bodin si schierò per la tolleranza tra diverse religioni[146]

La repressione continuò con il figlio di Francesco, Enrico II, ma senza tuttavia cogliere particolari successi, tanto che alla sua prematura morte il calvinismo era oramai diffuso in tutta la Francia, annoverando tra i sui fedeli una buona parte dell'aristocrazia cittadina, dividendo di fatto il paese.[147] L'instabile situazione precipitò durante la reggenza di Caterina de Medici quando ebbero inizio sanguinosi scontri tra la fazione cattolica e quella ugonotta (così erano chiamati i protestanti francesi). Ogni fazione poté contare sul sostegno indiretto da parte delle altre potenze europee: Spagna e papato per i cattolici, Elisabetta d'Inghilterra, Ginevra e i principi tedeschi a favore degli ugonotti.[148]

L'editto di Nantes con cui si mise fine alle guerre di religione francesi

Con la Francia nel caos, molte furono le voci che si alzarono per tentare di giungere a una pace nel segno dell'irenismo. Un tentativo in questo senso venne fatto nel 1562 con l'editto di Saint-Germain-en-Laye con cui veniva concessa, entro certi limiti, la libertà di culto ai nobili ugonotti seppur affermando la cattolicità del regno cattolico. L'editto trovò molte opposizioni, poiché molti ritenevano che l'unità del regno fosse imprescindibile dall'unità religiosa, e in particolare da parte degli esponenti della casa dei Guisa che risposero con la strage di Wassy del 1º marzo durante la quale vennero massacrati un numero imprecisato di ugonotti. Fu l'evento che scatenò le guerre di religione francesi e che insanguinarono il paese fino alla fine del secolo.[149]

Il conflitto, contrassegnato da assassini, scontri armati, atti terroristici e altro, fu intervallato da alcuni momenti di pace come quello in seguito dell'editto di Amboise. La notte di san Bartolomeo del 1572 fu il culmine della repressione antiriformista in Francia, che contò l'uccisione di circa 10 000 protestanti.[150] Alla morte del re Enrico III si inserì nel conflitto la cosiddetta guerra dei tre Enrichi che si concluse con la salita al trono di Enrico di Navarra, inizialmente protestante ma poi convertitosi al cattolicesimo. Nel 1598 Enrico emanò l'editto di Nantes con il quale si poneva fine alla guerra religiosa «instaurando in Francia un sistema bi-confessionale»; l'editto «rappresentò una tappa fondamentale verso la deconfessionalizzazione del potere pubblico, avviando il confinamento della religione nella sfera privata».[151]

In Spagna e Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Casiodoro de Reina, primo traduttore della Bibbia in spagnolo

I primi scritti di Erasmo da Rotterdam e di Martin Lutero arrivarono nelle città portuali della penisola iberica via nave e furono letti con vibrante interesse da nobili colti e monaci. Tuttavia, la Riforma non riuscì ad affermarsi poiché i Gesuiti e l'Inquisizione spagnola furono in grado di combattere ed estinguere con successo tutti gli sforzi riformatori, sia immediatamente sia durante il periodo della Controriforma. Le prime accuse contro i riformatori furono depositate a Valencia nel 1524 e il teologo riformista Juan de Valdés dovette fuggire a Roma nel 1531. Nel 1543 Francisco de Enzinas tradusse il Nuovo Testamento in lingua spagnola mentre, nel 1557, il monaco Casiodoro de Reina, che apparteneva all'Ordine dei Geronimiti stabilitisi nei pressi di Siviglia, riparò a Ginevra dove tradusse l'intera Bibbia in spagnolo, detta Bibbia dell'orso, poi stampata a Basilea nel 1569. A partire dal 1582, Cipriano de Valera iniziò una revisione della traduzione che venne stampata ad Amsterdam nel 1602 per poi incorrere in ulteriori revisioni e ristampe. Nel 1559 diversi evangelici furono condannati alla morte sul rogo sia a Valladolid sia a Siviglia. Si stima che un totale di circa 1 000 protestanti siano stati rintracciati dall'Inquisizione e di cui 100 siano stati messi a morte.[152]

In Europa orientale[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze ed effetti della Riforma[modifica | modifica wikitesto]

Equilibri religiosi in Europa alla fine del XVI secolo

La Riforma protestante ebbe effetti dirompenti sul cristianesimo occidentale. In primo luogo andò definitivamente a rompersi quell'unità religiosa che da secoli contraddistingueva l'Europa: se l'Italia, la Spagna e la Francia rimasero a maggioranza cattolica e riconoscendo dunque il primato del papa, Svizzera, Inghilterra, Scandinavia e parte della Germania, dell'Austria, dell'Ungheria e della Boemia, avevano abbandonato Roma per seguire altre confessioni riformate. Numericamente si stima che tra i circa cinquanta milioni di abitanti che doveva contare l'Europa della prima metà del XVI secolo, circa venti milioni erano passati al protestantesimo.[153]

Tale frammentazione comportò inevitabilmente lo scoppio di guerre di religione che insanguinarono l'Europa. Particolare la situazione della Francia che ondeggiò a lungo tra cattolicesimo e protestantesimo per poi orientarsi definitivamente verso Roma alla fine del secolo sotto re Enrico IV di Francia ma solo dopo pesanti conflitti spentisi solo grazie all'Editto di Nantes. In Germania, la pace raggiunta ad Augusta durò soltanto fino agli inizi del XVII secolo quando venne rotta dalla guerra dei trent'anni.[153]

Il papato di Roma uscì profondamente indebolito dal punto di vista politico ma la spinta della Riforma contribuì a elevarlo sul piano morale dopo il decadimento che aveva attraversato in età rinascimentale. La decadenza del potere papale e la rottura dell'unità religiosa furono fattori che senza dubbio contribuirono al processo di affermazione degli Stati nazionali e del nazionalismo già da tempo avviato.[154]

Il "secolo di ferro" delle guerre di religione in Europa, incisione del primo decennio del XVI secolo

Molti storici hanno evidenziato un influsso da parte della Riforma sulla storia economica del continente. In particolare, Max Weber ed Ernst Troeltsch hanno evidenziato come la predicazione di Giovanni Calvino riguardo alla missione che Dio avrebbe affidato a tutti i singoli uomini abbia influenzato molti fedeli a dedicare tutte le loro energie per raggiungere il successo, mentre il contestuale elogio a una vita sobria abbia limitato i consumi e quindi l'accumulo dei capitali, favorendo così l'affermarsi del capitalismo. Secondo tali teorie, non universalmente accettate, «mentre il cattolicesimo ha cercato di incanalare la vita economica dentro gli argini morali favorendo l'armonia tra le diverse classi e difendendo quelle dei meno abbienti, il protestantesimo ha incoraggiato il predominio dei ricchi».[155][156] Con tali presupposti, spesso nei paesi protestanti vennero emesse leggi che proibivano la mendicità, il vagabondaggio e l'inoperosità ma nel contempo si crearono strutture assistenziali pubbliche e laiche che garantivano sussidi selettivi solamente a chi si trovasse in condizione di indigenza per vecchiaia o disabilità.[157]

Seppur in tempi lunghi, la Riforma comportò cambiamenti in tutti gli aspetti della vita dell'epoca. Ad esempio, molti paesi protestanti rifiutarono l'introduzione del calendario gregoriano nonostante la sua correttezza scientifica poiché esso era stato proposto da papa Gregorio XIII nel 1582, preferendo rimanere con calendario giuliano (come ad esempio l'Inghilterra) o con altri ancora. Si creò così un «complicatissimo mosaico di datazioni» che divise ulteriormente l'Europa.[158] Inoltre, soprattutto nei paesi calvinisti e anabattisti, il tempo iniziò a essere considerato come uno «spazio di concreta attuazione della fede e per questo da santificare con ogni azione» assumendo così un'importanza fino ad allora sconosciuta contribuendo, insieme al perfezionamento di strumenti di misura sempre più precisi, al valore moderno della puntualità.[159]

La mancanza della censura ecclesiastica, la libertà di dissenso, l'assenza di pregiudizi verso la scienza, furono caratteristiche delle società protestanti che contribuirono a creare un clima favorevole per il contesto intellettuale. Nonostante ciò questo non fu sufficiente per evitare il proliferare del fenomeno della "caccia alle streghe" che imperversò soprattutto in Germania fino agli inizi del XVII secolo alimentato da suggestioni popolari, paure ed eventi avversi tragici a cui le conoscenze del tempo non sapevano dare una risposta.[160]

Il diverso approccio alla religione fece sì che nei paesi protestanti il culto dei santi andasse a scomparire mentre spesso, ma non sempre, le Chiese vennero private di quadri e statue raffiguranti immagini devozionali. Ciò avvenne in misura molto minore nei paesi luterani poiché lo stesso Lutero non aveva mai dato particolare attenzione al problema delle immagini sacre.[161]

Ruolo delle donne[modifica | modifica wikitesto]

Come conseguenza di una rivalutazione della famiglia, il ruolo della donna guadagnò una maggior importanza nella società protestante del tempo, tuttavia senza mai arrivare a un'emancipazione. Con l'abolizione del celibato ecclesiastico, molte donne furono mogli di pastori dando vita a un nuovo modello femminile investito di una propria funzione nell'ambito religioso. Molti furono i casi di donne, spesso appartenenti alle classi più elevate e colte, che rivendicarono tale ruolo scrivendo testi e svolgendo attivamente opere di evangelizzazione. Furono i casi, ad esempio, di Katharina von Bora (moglie di Martin Lutero), di Agnes Zendes, di Elisabetta di Brandeburgo, di Anne Locke o Jadwiga Gnoiska. Protagoniste femminili della riforma si possono trovare anche nei ceti meno elevati come lo furono Margaret Hellwart, Marie Dentière, Anne Askew o Argula von Stauff.[162]

Nonostante ciò, anche nelle società riformate la donna non poté uscire dalla sua tradizionale condizione di subalternità al marito[N 4] e al modello che incentrava le sue virtù nella sottomissione e nell'operosità, precludendole, salvo in rare eccezioni, le possibilità di accedere a livelli di istruzione superiori.[163]

Impatto sull'arte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Arte della Riforma protestante e Arte della Controriforma.

Controriforma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Controriforma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il passo biblico che ispirò Lutero riguardo al peccato e al perdono fu:

    «Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà.»

    (Rm 1,16-17)
  2. ^ Tradizionalmente si ritiene che la prima pubblicazione delle tesi avvenne tramite affissione delle stesse al portale della chiesa del castello di Wittenberg il 31 ottobre 1517, tuttavia ciò non è certo che avvenne. In Schorn-Schütt, 1998, p. 31.
  3. ^ Queste le parole di Lutero a Worms:

    «Se non sarà convinto mediante le testimonianze della Scrittura e chiare ragioni - poiché non credo né al papa né ai concili da soli - poiché è evidente che hanno errato e si contraddicono - io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della Parola di Dio a motivo dei passi della Sacra Scrittura che ho addotti. Perciò non posso né voglio ritrattarmi, poiché non è sicuro né salutare fare alcunché contro la coscienza. Non posso fare altrimenti. Io sto fermo qui. Amen.»

    (Felici, 2016, p. 65)
  4. ^ La sottomissione della donna al marito era, anzi, peggiorata a partire dal 1495 con l'introduzione del diritto romano in Germania avvenuto con l'istituzione del Tribunale della Camera imperiale da parte dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. In Felici, 2016, p. 143.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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