Cristiano III di Danimarca

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Cristiano III
Christian III of Denmark.jpg
Cristiano III di Danimarca.
Re di Danimarca e di Norvegia
Stemma
In carica 1533-1559
Incoronazione 1534 (Danimarca)
1537 (Norvegia)
Predecessore Federico I
Successore Federico II
Nascita Gottorp, 12 agosto 1503
Morte Koldinghus, 1º gennaio 1559
Luogo di sepoltura Cattedrale di Roskilde
Casa reale Oldenburg
Padre Federico I di Danimarca
Madre Anna del Brandeburgo
Consorte Dorotea di Sassonia-Lauenburg
Figli Anna, elettrice di Sassonia
Federico II di Danimarca
Magnus di Livonia
Giovanni, duca di Schleswig-Holstein-Sonderburg
Dorotea, duchessa di Brunswick-Lüneburg

Cristiano III di Danimarca (Gottorp, 12 agosto 1503Koldinghus, 1º gennaio 1559) fu re di Danimarca e Norvegia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Federico I e della prima moglie Anna del Brandeburgo, ebbe come precettori Wolfgang von Utenhof (da Wittenberg) ed il luterano Holsatian Johann Rantzau, che ne divenne il tutore. Nel 1523 Cristiano intraprese un viaggio in Germania, durante il quale ebbe modo di assistere alla dieta di Worms (1521), rimanendo colpito dal comportamento di Martin Lutero.

Al suo ritorno in patria trovò il padre eletto re al posto di Cristiano II; il suo primo incarico fu la riconquista di Copenaghen, ancora fedele al fuggitivo Cristiano II. Non fece mistero delle proprie idee luterane e le sue idee gli valsero l'opposizione dei cattolici e del più cauto e temporeggiatore padre. Nella propria corte di Schleswig tentò di diffondere la Riforma, nonostante l'opposizione dei vescovi. Ma come statolder dei danesi nel 1526 e viceré di Norvegia nel 1529 dimostrò notevoli abilità diplomatiche; a causa delle sue convinzioni religiose si diffusero voci sulla possibile successione del fratellastro Hans, cattolico, al trono.

Alla morte del padre, nel 1533, venne incoronato re nella dieta di Viborg e prese parte attiva nella Grevens Fejde[1], nella quale sconfisse i suoi nemici interni ed esterni. Poiché i cattolici rimanevano in maggioranza all'interno del Consiglio di Stato , tanto che il nuovo re non esitò a promettere fedeltà alla Chiesa cattolica al momento della sua consacrazione, Cristiano III, così germanizzato che non parlava quasi mai danese, intendendo sottomettere il suo popolo alla religione riformata tedesca, sull’esempio dell’azione tirannica a lui contemporanea del re d’Inghilterra Enrico VIII, preparò un colpo di stato per farsi dichiarare capo della chiesa danese, che attuò in modo cruento il 12 agosto: invitati gli otto vescovi del paese e gli altri rappresentanti della nazione ad una assemblea nazionale a Copenaghen, il re nel corso della notte precedente la riunione fece bloccare le strade della e a partire dalle quattro del mattino, le sue milizie mercenarie tedesche arrestarono l’arcivescovo di Lund (all’epoca sotto il dominio danese, oggi appartenente alla Svezia) Torben Bille, il vescovo di Roskilde, il vescovo Joachim Ronnow – riuscito a fuggire da una finestra, venne arrestato l’indomani – e i loro colleghi; all’apertura dell’assemblea, il 12 agosto, in cui si decise la sorte della chiesa di Danimarca, non vi era quindi nessun rappresentante della gerarchia cattolica presente ed i deputati laici presenti, grazie alla coercizione, alla minaccia della prigione e alla lusinga da parte di Cristiano III di ricevere una parte del bottino ricavato dalla confisca dei beni ecclesiastici e dei monasteri soppressi, votarono l’adozione totale e definitiva del luteranesimo. Dopo quest'azione, la cui brutalità fu biasimata dallo stesso Martin Lutero, impose ufficialmente una nuova liturgia, luterana e in lingua danese, perseguendo la tattica di procedere per tappe al fine di evitare disordini tra il popolo; non si molesta, almeno inizialmente, il basso clero urbano e rurale, ma si procedette alla chiusura dei monasteri e alla confisca dei loro beni, oltre che, sull’esempio di quanto fatto dieci anni prima in Svezia da Gustavo I Vasa per imporre il luteranesimo come religione di Stato, a rimpiazzare i vescovi con funzionari, chiamati sovrintendenti, al soldo del potere reale e che Cristiano III fece “ordinare” il 2 settembre 1537 da uno dei collaboratori di Lutero, Johannes Bugenhagen, che non era nemmeno vescovo; i nuovi vescovi avrebbero prestato giuramento di obbedienza non al Papa, ma al re, e loro primo compito sarebbe stata la formazione nello spirito delle dottrine luterane di nuovi giovani pastori che subentreranno necessariamente a quelli vecchi e cattolici che con astuzia non si è disturbati più di tanto.

Il Luteranesimo come religione di Stato con un'ordinanza l'anno successivo fu esteso anche all'Islanda[2] ed imposto dall’esercito danese; le chiese e i monasteri vengono saccheggiati a beneficio della Danimarca, le biblioteche di monasteri e conventi bruciate per cancellare ogni residuo di testi che possano rimandare alla dottrina cattolica. Dalla Danimarca furono poi inviati dei sovrintendenti luterani per dirigere la chiesa islandese, alla quale tuttavia si poté estendere effettivamente la Riforma solo dopo anni di resistenza da parte della popolazione.

In Norvegia[3] la Riforma fu prima di tutto una questione di saccheggio. Con l’uscita dall'Unione di Kalmar della Svezia nel 1523, la Norvegia rimase unita alla Danimarca, il cui Consiglio di Stato nel 1536 la dichiarò unilateralmente una provincia danese, senza consultare i colleghi norvegesi. Di fatto, la Norvegia mantenne una condizione di semi-indipendenza, con alcune istituzioni separate, ma tutti i suoi possedimenti d'oltremare passarono sotto controllo danese. Nell’azione di conquistata dal re danese Cristiano III, tutto il materiale, in special modo l’oro e l’argento dei tesori delle cattedrali, ma anche il bronzo delle campane e il piombo delle bare, che vennero ridotti in lingotti, fu trasportato in Danimarca. Quello che non poté essere portato a Copenaghen venne venduto sul posto a beneficio delle casse reali. Il re, infine, per interessare i nobili danesi alla «Riforma» norvegese, accordò loro parte del bottino. Il popolo norvegese manifestò a lungo il suo rifiuto all’imposizione della fede riformata ed i rapporti ufficiali registrarono soprattutto  moti di malcontento in corrispondenza dei i cambiamenti liturgici che costituivano la strategia “a tappe” per imporre la Riforma.

Il suo corpo è sepolto nella cattedrale di Roskilde.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Cristiano sposò Dorotea di Sassonia-Lauenburg nel 1525 dalla quale ebbe:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Elefante
Gran Maestro dell'Ordine del Dannebrog - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Dannebrog
«Sciolse l'Ordine nel 1536»

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN69094615 · ISNI (EN0000 0000 5514 9487 · LCCN (ENn88092261 · GND (DE119217120 · BNF (FRcb13553879p (data) · CERL cnp00550331
  1. ^ Fu una guerra civile che ebbe luogo in Danimarca tra il 1534 ed il 1536, durante il tentativo regio di introdurre la Riforma come religione di Stato, che fu, appunto, infine imposta. La guerra scoppiò nel 1534 quando la città di Lubecca, dopo la morte del re Federico I (1533), cercò di aumentare il suo potere nel nord riportando sul trono Cristiano II, mossa che portò la maggior parte dei contadini e degli abitanti delle città, tra cui Copenhagen e Malmo, a partecipare alla rivolta, dato che il deposto re raccoglieva ancora un grande sostegno tra l’opinione pubblica in Danimarca. Sul lato opposto stavano la nobiltà danese e l’alto clero che non volevano un ritorno di Cristiano II e sostenevano il figlio di Federico I (la monarchia danese all’epoca era ancora ufficialmente elettiva, divenendo monarchia assoluta nel 1660 con un colpo di Stato operato da Federico III) e che al termine della guerra civile, che vide la vittoria di Cristiano III, uscirono dal conflitto più rafforzati.ota.
  2. ^ Il paese contava due sedi vescovili: Skálholt a Sud e Hólar a Nord. L’ultimo vescovo cattolico di Skálholt, Ogmundur Pálsson, venne catturato Danesi e morì in prigione in Danimarca nel 1542; l’ultimo vescovo di Hólar, Jón Arason, riuscì a sollevare il popolo che, formato un piccolo esercito, riuscì inizialmente a scacciare i Danesi dall’isola, che tornarono però più numerosi, catturano il vescovo e lo decapitano nel 1550.
  3. ^ La Norvegia contava un arcivescovato (Nidaros, oggi Trondhjem) e quattro vescovati (Hamar, Bergen, Stavanger, Oslo).L’arcivescovo di Nidaros, Olav Engelbrektsson, ch’era stato invitato a partecipare alla famosa assemblea nazionale di Copenaghen del 1536, intuita forse la trappola, non si era presentato; i soldati danesi lo arrestarono comunque nel 1537, malgrado l’eroica resistenza della popolazione, e morì in esilio il 6 febbraio 1538. Ad Hamar fu inviata nel 1537 una vera spedizione militare contro il vescovo cattolico Mogens Lauritsson, che invitato dal re danese ad accettare il luteranesimo o a dimettersi, aveva rifiutato entrambe le soluzioni, ed i suoi fedeli. Catturato dai soldati, il vescovo morì in una prigione. L’ultimo vescovo cattolico di Bergen, Olav Torkellsson, si oppose fermamente al luteranesimo finendo in prigione; gravemente malato, venne infine liberato, ritirandosi a vita prvata.L’ultimo vescovo di Stavanger, Hoskuld Hoskuldsson, morì anch’egli in prigione. Ad Oslo, l’ultimo vescovo cattolico, Hans Rev, accettò dal re Cristiano III il titolo protestante di sovrintendente della diocesi, ma non pronunciò mai la professione di fede luterana né sembra abbiua mai aderito esplicitamente alla dottrina di Lutero.