Caterina de' Medici

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Caterina de' Medici
Catherine-de-medici.jpg
La regina Caterina de' Medici
(1555, dipinto di François Clouet)
Regina consorte di Francia
Stemma
In carica 10 giugno 1547 - 10 luglio 1559
Incoronazione 10 giugno 1549, Saint-Denis
Predecessore Eleonora d'Asburgo
Successore Maria Stuarda
Reggente di Francia
In carica 1560 - 1563
Nome completo Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici
Altri titoli regina madre, duchessa consorte di Bretagna, contessa d'Alvernia,
duchessa di Urbino
Nascita Firenze, 13 aprile 1519
Morte Castello di Blois, 5 gennaio 1589
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Parigi.
Casa reale Coat of arms of the House of Medici.svg Medici
Padre Lorenzo II de' Medici
Madre Madeleine de La Tour d'Auvergne
Consorte Enrico II di Francia
Figli Francesco
Elisabetta
Claudia
Luigi
Carlo
Enrico
Margherita
Francesco
Vittoria e Giovanna
Religione cattolica
Firma 1562 signature of Catherine de' Medici, Queen of France.jpg

« Era lei che faceva tutto e il re non muoveva paglia senza che lei lo sapesse. »

(Pierre de L'Estoile[1])

Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, nota semplicemente come Caterina de' Medici (Firenze, 13 aprile 1519Castello di Blois, 5 gennaio 1589), fu regina consorte di Francia, come moglie di Enrico II, dal 1547 al 1559, reggente dal 1560 al 1563.

Nota come «la regina madre» per il fatto di aver generato tre sovrani di Francia (Francesco II, Carlo IX, Enrico III), ebbe una grande e duratura influenza nella vita politica dello Stato.[2]

Il suo nome è legato alle guerre di religione che si combatterono in Francia negli anni del suo regno.

Una sorta di leggenda nera che la perseguita da tempo immemorabile ne ha fatto una persona austera, vendicativa, attaccata al potere e persino malvagia, pronta a qualunque espediente pur di raggiungere i suoi scopi, secondo i dettami de Il Principe, opera che Niccolò Machiavelli aveva dedicato al suo padre.

Nella moderna storiografia Caterina de' Medici viene piuttosto considerata una delle maggiori sovrane di Francia, sostenitrice della tolleranza civile, che pur compiendo diversi errori di valutazione, tentò di seguire una politica di conciliazione con l'aiuto dei propri consiglieri, animata in primo luogo dal desiderio di assicurare la continuazione della dinastia Valois.[3]

Il suo ruolo nel massacro della notte di San Bartolomeo, tuttavia, contribuisce ancora oggi a farne un personaggio controverso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

L'alleanza francomedicea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Medici e Guerre d'Italia del XVI secolo.
Paesaggio di Firenze, dove Caterina passò alcuni anni della sua infanzia.

Nel 1516, Lorenzo de' Medici duca di Urbino fu posto da suo zio Papa Leone X a capo della Repubblica di Firenze. Congratulandosi con lui, Francesco I di Francia gli propose il matrimonio con la principessa del sangue francese Maddalena de La Tour d'Auvergne, contessa di Boulogne. Grazie a queste nozze, il sovrano francese avrebbe avuto un ulteriore appoggio nei progetti di espansione francese in Italia, iniziati con la calata di Carlo VIII nella penisola. La famiglia Medici avrebbe invece avuto l'onore di mescolare il proprio sangue di mecenati e banchieri con quello dell'alta aristocrazia francese.[4]

Dall'unione dei due sposi nacque a Firenze, mercoledì 13 aprile 1519, Caterina Maria Romula de' Medici. La sua nascita fu gradita a entrambi i genitori che ebbero «parimenti [...] piacere che se fosse stato maschio».[5][6] Apparentemente il nome Caterina fu imposto in memoria di Caterina Sforza, la madre di Giovanni delle Bande Nere, il quale aveva sposato Maria Salviati, riunendo così i due rami della famiglia Medici. Maria omaggiava la Vergine e Romula le era stato assegnato in onore del patrono di Fiesole.[7]

Poco dopo la nascita, la neonata rimase orfana dei genitori: la madre morì il 28 aprile di febbre puerperali. Il padre, anch'esso malato da tempo, molto probabilmente di sifilide, la seguì il 4 maggio. L'Ariosto giunse tardi a consolare l'amico Lorenzo della morte della sposa e dedicò la breve ode Verdeggia un solo ramo alla piccola.[8]

Un'infanzia travagliata[modifica | modifica wikitesto]

Papa Clemente VII, cugino di Caterina de' Medici, ritratto da Sebastiano del Piombo (1526 circa)

Le vicissitudini infantili di Caterina rifletterono la travagliata politica italiana del XVI secolo.[7][8] Inizialmente Francesco I pretese fosse allevata in Francia, cercando di usarla come ostaggio per far rispettare a Leone X gli accordi intrapresi, ma il papa si oppose.[9] A Roma, la neonata fu allevata da sua nonna Alfonsina Orsini e alla sua morte, posta sotto la tutela delle vecchie zie di famiglia, Clarice de' Medici e Maria Salviati. In questo periodo i due bastardi dei Medici, Ippolito e Alessandro, furono cresciuti assieme a lei.[10] Unica erede della fortuna dei Medici, prese il titolo di duchessa di Urbino, che le valse il nome di «duchessina» da parte dei fiorentini.[11]

Alla morte di papa Leone X, seguì il breve pontificato di Adriano VI che, alleato degli Asburgo, privò Caterina dei diritti sul ducato di Urbino. Nel 1523 Giulio de’ Medici, venne eletto papa Clemente VII: era cugino di Caterina, ma essendo molto più vecchio di lei, si faceva passare per zio. Nel 1525, Clemente VII fece trasferire Caterina e Alessandro nel palazzo di sua proprietà, Palazzo Medici Riccardi.[12] Il pontefice si alleò con i francesi contro l'imperatore Carlo V, ma la clamorosa disfatta francese nella battaglia di Pavia, espose il Vaticano alla rivalsa imperiale, che giunse il suo apice nel sacco di Roma (6 maggio 1527) ad opera dei legionari lanzichenecchi.[8]

Nello stesso anno, i fiorentini si ribellarono contro il governo del cardinal Passerini, imposto dal pontefice. Per salvare i domini medicei e la nipote, il papa propose un armistizio con Carlo V, che accettò e fece assediare Firenze.[13] Durante questo turbolento periodo, Caterina fu tenuta in ostaggio in vari monasteri fiorentini, finché non giunse a quello benedettino delle Murate, dove la bambina di otto anni fu allevata amorevolmente dalle suore di clausura.[14] Mentre l'assedio veniva portato avanti, i ribelli estremisti suggerirono di esporla nuda sulle mura cittadine, in maniera tale da venire uccisa dai proiettili o di chiuderla in un bordello.[15] Firenze infine si arrese il 12 agosto 1530, finendo poi vittima della dura repressione pontificia. La giovane Caterina fu libera di ricongiungersi a papa Clemente VII a Roma.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio di Caterina de' Medici ed Enrico di Valois; affresco del Vasari. L'artista dirà di lei: «Ero così colpito dalle sue particolari qualità e per l'affetto che dimostrava non solo a me, ma a tutto il mio paese, che la adoro come si adorano i santi in paradiso».[8][16]

Con Caterina alla corte papale, Clemente VII cercò di organizzare per lei un matrimonio vantaggioso. Furono presi in considerazione molti candidati da tutta Europa: Ercole d’Este, Giacomo V di Scozia, Henry FitzRoy, Federico Gonzaga, Guidobaldo della Rovere e Francesco II Sforza.[17] Venuto a conoscenza di queste trattative matrimoniali, il re di Francia, Francesco I di Valois candidò il suo secondogenito Enrico, duca d’Orléans. Onorato della proposta, Clemente VII riuscì diplomaticamente a combinare due importanti matrimoni: quello di Caterina con il figlio del re di Francia e quello di Alessandro (nominato duca di Firenze) con Margherita d'Austria, figlia illegittima di Carlo V.[18]

La tredicenne Caterina iniziò dunque ad apprendere il francese, che riuscì a far propria parlandola fluentemente al momento del matrimonio, seppur con uno spiccato accento italiano.[19] In questo periodo l’ambasciatore veneziano Antonio Soriano la delineò così: «È piccola di statura e magra, non ha lineamenti fini e ha gli occhi sporgenti come tutti i Medici».[20][21] La sposa avrebbe portato al marito una enorme dote in monete, gioielli, pietre preziose e perle da parte del papa anche per la rinuncia dei beni patrimoniali medicei.[22]

Il 23 ottobre 1533 Caterina de' Medici giunse a Marsiglia, dove conobbe il suocero e il giovane Enrico, suo futuro marito, anch’egli quattordicenne. Il 28 ottobre furono celebrate le nozze con grandissimo sfarzo nella Chiesa di San Ferreolo, festeggiate con banchetti e giostre.[23] La sera stessa il matrimonio fu consumato con estrema contentezza del papa e di Francesco I, che assistette personalmente alla prima notte di nozze, spiando i giovani dalle cortine del letto, dichiarando in seguito che «ciascuno di loro si era dimostrato gagliardo nel certame».[24][25]

L’inopinata morte di Clemente VII il 25 settembre 1534, poco meno di un anno dopo le nozze, inficiò l'alleanza tra il papato e il regno di Francia. Papa Paolo III ruppe infatti l'alleanza con il regno francese e si rifiutò di pagare l'enorme dote promessa a Caterina. A Francesco I, che vedeva nel matrimonio di Caterina l'inizio della rivincita contro Carlo V, fu in seguito attribuita l’amara affermazione: «Ho avuto la ragazza nuda e cruda» (J'ai reçu la fille toute nue).[26][27]

La corte del re cavaliere[modifica | modifica wikitesto]

Francesco I di Francia, amato e stimato suocero della Medici. Da lui Caterina apprese il senso di maestà regale che cercò di trasmettere ai figli.[28]

La mésalliance[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Clemente VII, che aveva reso inutili per Francesco I le nozze di Caterina[29], resero ancora più scandalosa la differenze di estrazione tra i due giovani sposi. Molti cortigiani trovavano il matrimonio disonorevole per un reale francese, definendolo una mésalliance, con una figlia di banchieri.[30] La Medici fu comunque ben accolta da tutta la famiglia reale. Strinse una forte amicizia sia con la sorella di Francesco I, Margherita di Navarra, che con le sorelle del marito, Margherita e Maddalena e la regina Eleonora.[31][32]

Riuscì inoltre a far breccia persino nel cuore del sovrano. Francesco I fu colpito dall'intelligenza, dalla cultura, dalla modestia e dall'obbedienza, ma soprattutto dal sincero affetto gli dimostrava, tanto che la ammise nella sua petite bande, la cerchia di favoriti che lo seguiva ovunque andasse.[33] Fu per seguire il suocero nelle sue battute di caccia che Caterina inventò la cavalcata all’amazzone, che permetteva alle donne di stare al passo degli uomini e di poter mostrare, in maniera discreta, la forma delle gambe.[34]

Caterina subì il fascino di questo sovrano pieno di joie di vivre, ne apprezzò la maestosità con cui regnava, con cui si muoveva all’interno e fuori dalla corte, la sua passione per le arti.[35][36] Alla corte dei Valois la ragazzina continuò il suo apprendistato politico iniziato alla corte papale, osservando i comportamenti del re, le schermaglie tra cortigiani e gli scontri tra favorite di corte.[28][37]

La Medici fu inoltre estremamente ammirata per la vasta cultura che possedeva. Conosceva l'italiano, il francese, il latino, e comprendeva molto bene il greco.[38] La sua biblioteca personale giunse infine a contenere 2.118 libri su vari argomenti, dal campo umanistico a quello scientifico, dimostrando una vasta curiosità intellettuale: manoscritti rari, testi di storia, di matematica, teologia, filosofia, alchimia, astronomia, medicina, geografia, di musica, scienze e storia dell'arte.[39]

Delfina di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Caterina de' Medici, dipinta da Corneille de Lyon. Il ritratto è considerato una dei più fedeli rappresentazioni della Medici.[40]

Il 10 agosto 1536, il primogenito del re, il delfino Francesco di Valois morì improvvisamente, facendo diventare Caterina e suo marito Enrico i nuovi eredi al trono di Francia. Fu anche l'occasione di altre maldicenze: si sospettò che i due avessero avvelenato il delfino per prendere il suo posto, in particolare venne accusata Caterina, visto che l'avvelenamento era considerato una maestranza italiana.[41] Francesco I non dette peso a tali accuse.

La sua nuova posizione di delfina di Francia, oltre allo scandalo suscitato per le sue modeste origini, evidenziò il fatto che non avesse ancora messo al mondo un erede per il regno.[42] Caterina inoltre soffriva dell'indifferenza che il marito, di cui lei era molto innamorata[43][44], provava nei suoi confronti, dimostrando invece una cieca passione verso la sua amante Diana di Poitiers.[45]

Quando nel 1538, durante una campagna militare italiana, Enrico ebbe una figlia, Diana, da Filippa Duci, su Caterina, unica colpevole della sterilità della coppia, si abbatté la minaccia del ripudio.[46] Gettandosi lei stessa in lacrime ai piedi del suocero, si disse pronta a sottomettersi ai suoi voleri e ad andare volentieri in convento per lasciare il marito libero di contrarre un matrimonio più fecondo, ma Francesco I commosso si schierò dalla sua parte, così come Margherita di Navarra.[47][48] Anche Diana di Poitiers appoggiò Caterina, pensando che una nuova moglie avrebbe potuto allontanare il Delfino dalla sua influenza.[49]

La delfina cercò in ogni modo di rimanere incinta, applicando cataplasmi, bevendo urina di mula e altri medicinali[50]: «stimo che non vi sia nessuno che non si caverebbe il sangue per farle avere un figlio» scrisse il messo veneziano.[51][43] I Delfini consultarono infine Jean Fernel che riscontrò delle anormalità nell'apparato sessuale di entrambi: dopo i suoi consigli, nell'estate 1543 Caterina rimase finalmente incinta.[52] Nel gennaio 1544 mise al mondo un erede: Francesco, futuro Francesco II, accolto da numerosi festeggiamenti.

La coppia ebbe numerosi altri figli, che seguirono in rapida successione: Elisabetta nel 1545; Claudia nel 1547; Luigi nel 1549 e morto pochi mesi dopo; il futuro Carlo IX nel 1550; il futuro Enrico III nel 1552; Margherita nel 1553; Francesco nel 1554 e due gemelle Giovanna e Vittoria (la prima nacque morta, l'altra spirò dopo poche settimane) nel 1557, che quasi non la uccisero per delle complicanze al momento del parto.[53][54] Di loro, solo Margherita, la figlia minore, ereditò dalla madre una salute resistente.[55]

Caterina e suo marito furono genitori molto presenti per la vita dei loro delicati bambini, ma la donna dovette subire l'ingerenza di Diana anche sui figli: la favorita del marito infatti si occupò di trovare per loro governanti adeguati, informandosi costantemente su di loro.[56] Pare che Caterina tollerasse la situazione, solo perché si diceva che fosse Diana a convincere Enrico a dormire assieme alla moglie.[54] Questa relazione a tre durò fino alla morte di Enrico nel 1559.

La regina italiana[modifica | modifica wikitesto]

Caterina regina di Francia.

Nel marzo del 1547, Enrico e Caterina divennero sovrani di Francia e accadde a corte una completa ridistribuzione del potere. Conquistarono una grande influenza il conestabile Anne de Montmorency, amico e confidente del nuovo sovrano, e naturalmente Diana di Poitiers, che ricevette il titolo di duchessa di Valentinois e altri onori.[57] Anche il 10 giugno 1549, durante l'incoronazione ufficiale di Caterina a regina di Francia nella basilica di Saint-Denis, Diana ottenne un ruolo di spicco, eclissando la sovrana.

Nonostante il titolo di regina di Francia, Caterina non aveva in realtà alcun effettivo potere politico.[58][59] La sua presenza a corte, permise di richiamare in Francia un gran numero di italiani, in particolar modo fiorentini (definiti i fuoriusciti), che entrarono ben presto nell'apparato amministrativo reale. In particolare ebbe successo i fratelli Strozzi (Piero, Leone, Roberto e Lorenzo), cugini di Caterina, gli astrologhi Cosimo Ruggieri e Simeoni, il maggiordomo Luigi Alamanni e sua moglie Maddalena Boaniuti, Antonio Gondi e la moglie Marie-Catherine de Pierrevive, confidente della sovrana.[60]

A partire dal 1552, Enrico II riprese i combattimenti a est del regno. Durante questo periodo, Caterina fu nominata reggente e controllava l'approvvigionamento e i rinforzi delle armate con l'aiuto del conestabile Anne de Montmorency. Poco dopo, venne inviata dal re al parlamento di Parigi a chiedere denaro per proseguire la campagna d'Italia. La situazione fu ristabilita nel 1558 e la pace firmata nel 1559 a Cateau-Cambrésis. Questo trattato tuttavia fece perdere i fondamentali possedimenti italiani della Francia e Caterina ne fu assai risentita.

Il torneo fatale tra Enrico II e Montgomery (30 giugno 1559).

Il 30 giugo 1559, Enrico II rimase gravemente ferito alla testa da Gabriel de Montgomery, durante un torneo cavalleresco svoltosi in occasione delle nozze della figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna, celebrato per procura in quei giorni. Il sovrano spirò dopo dieci giorni di agonia.[61] Come manifestazione di dolore perpetuo, Caterina iniziò a vestirsi esclusivamente di nero in segno di lutto (andando contro la tradizione fino a quel momento consolidata dell'utilizzo del bianco come colore di lutto per le regine). Cambiò anche il suo emblema: la lancia spezzata con il motto «Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore» (Lacrymae hinc, hinc dolor).[62]

Il regno di Francesco II[modifica | modifica wikitesto]

A Enrico II successe il figlio primogenito, Francesco II, ancora quindicenne. La nuova Corte s'installò al Louvre. Tutti si aspettavano che Caterina si mettesse da parte: dovette restare quaranta giorni là dove è morto suo marito. Ma sin dal giorno dopo la morte di Enrico II, Caterina de' Medici non intese opporsi ai Guisa, che erano ricchi e per giunta imparentati con la famiglia reale (Francesco II aveva sposato Maria Stuarda, discendente dai Guisa per parte di madre, Maria di Guisa) e che avevano preso il potere. Intervenne solamente nella ridistribuzione dei favori reali e Diana di Poitiers non ne soffrì troppo: ricevette infatti il castello di Chaumont in cambio di quello di Chenonceau, che Caterina pretese tornasse alla corona.[63]

La prima preoccupazione di Caterina era la salute di suo figlio. Francesco II soffriva di una malformazione congenita. Nonostante l'inesperienza della giovane regina Maria, Caterina, astutamente, non si mostrava troppo e le lasciava sempre il posto d'onore. Presa tra i Guisa del partito cattolico e tra i protestanti, Caterina fu costretta al doppio gioco.

Il suo prendere contatti con i protestanti e Luigi di Borbone, principe di Condé, le causò il sospetto e la diffidenza da parte dei Guisa e di Maria Stuarda. Supportando il dialogo interconfessionale quale soluzione unica della crisi, rimase isolata nel consiglio. Non poté affermare il proprio parere, né impedire l'esecuzione di Anne du Bourg nel dicembre 1559. La situazione si degradò rapidamente con la congiura di Amboise nel marzo 1560. La morte di Francesco II, nel dicembre 1560, la ferì profondamente, ma le permise anche di prendere in mano le redini del potere.

Il regno di Carlo IX[modifica | modifica wikitesto]

La reggenza e il proseguimento della politica di tolleranza[modifica | modifica wikitesto]

La regina madre Caterina in abito vedovile.

Carlo Massimiliano non aveva che dieci anni nel 1560. Salì sul trono con il nome di Carlo IX. Il re Francesco non era ancora morto che Caterina si era già posta in prima linea: negoziava ormai con Antonio di Borbone, principe di sangue, per determinare chi tra loro due avrebbe tenuto la reggenza.

Caterina de' Medici era ispirata da due correnti: l'erasmismo, orientato verso una politica di pace, e il neo-platonismo, che predicava la missione divina del sovrano perché l'armonia regni nel proprio regno. Caterina de' Medici e il cancelliere Michel de l'Hopital sono da classificare nel campo dei "post-evangelici", che raggruppa allo stesso modo abati, vescovi, pastori ed esponenti del parlamento. I post-evangelici concordavano su alcuni punti con i calvinisti dal punto di vista teologico. Avevano la stessa concezione agostiniana dell'uomo assolutamente sedotto dal peccato. Si distaccavano tuttavia dal protestantesimo sul fatto che per essi l'uomo ha una parte di libero arbitrio che gli evita di cadere arbitrariamente nel bene o nel male. L'uomo è in collaborazione con Dio per fare il bene sulla Terra.

L'emergere di Caterina de'Medici e di Michel de l'Hopital sulla scena politica fece sì che vi fosse una progressiva riduzione della pressione sui riformati. Il 17 gennaio 1562 Caterina de'Medici promulgò l'editto di Saint-Germain, che costituì una vera rivoluzione poiché rimise in causa il legame sacro tra l'unità religiosa e la continuità dell'organizzazione politica. Con l'editto di gennaio venne autorizzata infatti la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituissero tutti i luoghi di culto di cui si erano appropriati.

Caterina de'Medici in abiti vedovili e i figli: re Carlo IX, Margherita, Enrico d'Angiò e Francesco Ercole d'Alençon. 1561 circa.

Questo decreto fa parte della politica di concordia voluta da Caterina de' Medici e da Michel de l'Hopital. Secondo loro, i riformati non erano la causa del male che si era abbattuto sulla terra ma un agente di conversione che Dio aveva inviato perché l'umanità si rendesse conto del proprio peccato. La missione dei dirigenti politici era dunque, per Caterina de' Medici, quella di indurre gli uomini ad allontanarsi dalla corrente di violenza crescente che incombeva sul regno. L'Editto di gennaio tuttavia non ebbe successo a causa degli antagonismi troppo accesi che opponevano protestanti e cattolici.

La prima guerra di religione cominciò nel 1562 con la strage di Wassy, ad opera dei Guisa. La morte e l'imprigionamento dei principali capi della guerra permisero a Caterina di riportare la pace nel regno. Prendendo le distanze dai Guisa, la regina fiorentina accordò infine agli ugonotti la pace di Amboise nel marzo del 1563. L'editto prevedeva già una certa libertà di culto nelle case signorili e nelle città. Nell'agosto 1563 Carlo IX divenne maggiorenne. Caterina abbandonò la reggenza, ma Carlo IX le riconfermò immediatamente tutti i poteri già posseduti.

Monete d'argento di Caterina

Caterina iniziò in questo periodo anche a costruire e a trasformare le regge reali: fece rifare le Tuileries da Philibert Delorme e chiese al Primaticcio di costruire il mausoleo dei Valois a Saint-Denis, il capolavoro in onore del defunto Enrico II. Redasse nel 1564 una lettera per suo figlio "per il controllo della Corte e per il governo", una serie di consigli a proposito di come un re debba impiegare il proprio tempo e sulla maniera di occuparsi della propria Corte. Tra febbraio e marzo del 1564 organizzò grandi feste a Fontainebleau. Il mese di marzo segnò anche l'inizio del "grande viaggio attraverso la Francia" di Carlo IX, voluto e organizzato da Caterina. Il viaggio regale durò 28 mesi, fino al 1566. Ad ogni tappa il re si mostrava alle città insieme con la regina madre: Caterina voleva far conoscere il giovane sovrano al popolo.

Nel 1567 i conflitti ripresero. Fu la volta della "sorpresa di Meaux": Carlo IX e Caterina si rifugiarono a Parigi. La popolarità della regina madre diminuiva sempre più nell'opinione pubblica. La situazione peggiorava continuamente e la politica di tolleranza pare non funzionasse più. Caterina si spostò nuovamente dalla parte dei cattolici e congedò Michel de l'Hospital nel maggio del 1568. Battaglie terribili si verificarono, che portarono il paese alla rovina. Nel 1570 Caterina spinse i protestanti ad accettare il trattato di Saint Germain.

La notte di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro di san Bartolomeo (dettaglio), dipinto di François Dubois (1576 circa).
Margherita di Valois, regina di Navarra. Affascinante, colta e anticonformista, instaurò con Caterina un rapporto complesso, sentendosi poco considerata da lei, pur ammirandola molto.[64]
La regina madre Caterina
(1585 circa)
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Notte di San Bartolomeo.

Tuttavia Caterina tornò a preoccuparsi presto della crescente importanza del partito ugonotto e dell'influenza che aveva sul re l'ammiraglio di Coligny. Questo vecchio capo della Riforma riuniva a sé i rancori di una nobiltà turbolenta. Caterina tentò un'ultima conciliazione tra i due partiti, organizzando il matrimonio di sua figlia Margherita con il principe di Borbone Enrico III di Navarra, erede dei possedimenti borbonici e di quelli navarresi. Ma davanti all'intransigenza di entrambi gli schieramenti, acconsentì a far abbattere i principali capi ugonotti arrivati a Parigi per le nozze.

Il massacro, detto della notte di San Bartolomeo, ebbe inizio nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572. Delle ipotesi contraddittorie si affrontano ancora oggigiorno sulla responsabilità di questo massacro degli ugonotti presenti a Parigi. Una di queste attribuisce la colpa a Caterina, ma altre insistono sulla volontà ancora latente del giovane re di discostarsi dall'influenza della madre e della sua politica di tolleranza. Questo massacro, che fece diverse migliaia di vittime a Parigi e in provincia, peserà tremendamente sulla popolarità di Caterina nel pensiero dei protestanti e nella storia.

Due anni più tardi, il 30 maggio 1574, Carlo IX morì di tubercolosi, lasciandole la reggenza del regno fino al ritorno in Francia dell'erede Enrico.[65]

Il regno di Enrico III[modifica | modifica wikitesto]

L'instancabile ricerca della concordia[modifica | modifica wikitesto]

Il duca d'Angiò, terzo figlio di Caterina, successe a suo fratello sotto il nome di Enrico III, dopo essere tornato in Francia dalla Polonia, di cui era stato eletto re. Enrico era il figlio preferito di Caterina e senza dubbio il più intelligente dei tre. Caterina lo lasciò governare da solo, senza tuttavia cessare mai d'impegnarsi per la pace. Era lei infatti che portava avanti i negoziati e che viaggiava attraverso la Francia per far rispettare gli editti di pace.

Iniziò quindi nel 1578 un secondo viaggio per la Francia che la portò a Nérac, dove fece sì che sua figlia Margherita si riconciliasse con il proprio sposo, il re di Navarra. Nel conflitto, che vedeva opposto il re al proprio fratello, Francesco duca d'Alençon, Caterina fu costantemente presente affinché si ristabilisse nuovamente la pace. Nonostante avesse ormai quasi raggiunto i sessant'anni, non esitò mai a pagare di tasca propria il prezzo dell'impopolarità della corona francese. Nel 1585 partì per l'est per richiamare i Guisa all'ordine.

Nel 1586 diede inizio nel sud-ovest a dei negoziati con Enrico di Navarra. Nonostante la diffidenza nei confronti della famiglia reale, dopo il suo peregrinare per il paese, quando Caterina era in vista di Parigi, tutta la cittadinanza le si muoveva incontro e acclamava questa indomita donna che ancora a 68 anni trovava la forza e la caparbietà di lottare per il proprio ideale della concordia: fu il vero trionfo di Caterina.

Infine, allo scoppio della Giornata delle barricate (1588) la regina madre non ebbe paura di affrontare la ribellione parigina e percorse a piedi le strade di Parigi aprendosi un varco tra le barricate. A forza di battersi con e contro tutti per l'armonia interna al regno, Caterina de' Medici è divenuta agli occhi dei contemporanei una figura fuori dal comune che impone rispetto. Tuttavia, la sua ostinazione a lottare inutilmente contro degli elementi incontrollabili fece sì che Caterina si allontanasse dalla realtà e che la sua causa fosse più che mai priva di considerazione.

Il declino e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Caterina e di Enrico II, in Saint-Denis

Qualche giorno dopo l'assassinio del duca Enrico di Guisa al castello di Blois, nel dicembre 1588, del cui piano il re non l'aveva informata, Caterina si ammalò. Morì circondata dall'amore dei propri cari, ma completamente abbattuta per la rovina della sua famiglia e della sua politica. Poiché la basilica di Saint-Denis era nelle mani dei congiurati, non poté esservi sepolta. Le sue spoglie rimasero a Blois e furono tumulate a Saint-Denis solo ventidue anni più tardi.

Leggenda nera di Caterina de' Medici[modifica | modifica wikitesto]

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

La personalità di Caterina de' Medici è difficile da delineare con precisione perché alla sua figura è da sempre legata una leggenda nera. La tradizione popolare ne ha perpetuato la memoria facendo di lei l'incarnazione della spietatezza, del machiavellismo e del dispotismo. Per molto tempo persino gli storici hanno divulgato questa immagine senza rendersi conto dei propri errori. Un processo di reale disinformazione ha fatto di Caterina de' Medici un mostro sanguinario.

Già all'epoca delle guerre di religione sia i cattolici oltranzisti che i protestanti la fecero oggetti di attacchi libellistici, basati anche sul fatto che si trattava di una straniera, proveniente da un paese ai tempi noto per gli intrighi e l'uso dei veleni. A perpetuare un'immagine falsata della regina si aggiunse la propaganda rivolta contro i Valois. La dissoluzione dinastica ne impedì definitivamente la riabilitazione. Peggio, nel XVII secolo, gli storici ed i memorialisti hanno deliberatamente disprezzato questi ultimi per elevare ancor più l'immagine della nuova dinastia dei Borboni. Si dimenticò allora che i magnifici risultati ottenuti da Enrico IV prima e da Richelieu poi non furono che la pura continuità della politica di Caterina de' Medici.

Nel XVIII secolo la saggia politica della regina è percepita come un dispotismo opprimente ed arbitrario. La denuncia dei re del resto andava di moda. Marat ripeté con la descrizione dell'oscurantismo le storie più sordide per denunciarli. In questo modo la rivoluzione francese diede un aspetto definitivo alla leggenda nera di Caterina de' Medici.

Nel XIX secolo gli scrittori, Alexandre Dumas per primo, la scuola repubblicana e la tradizione popolare ripresero tutti i pregiudizi senza tener conto della totale discordanza tra fatti e leggende.[66] Le accuse secondo cui Caterina avrebbe fatto avvelenare la regina di Navarra Giovanna d'Albret e poi, involontariamente, suo figlio Carlo IX sono solamente l'opera di due romanzieri (tesi che Dumas espose nel romanzo La regina Margot) non si fondano su alcun elemento tangibile. Solo Honoré de Balzac cercherà di renderle giustizia, raffigurandola come un grande sovrano per aver resistito alle avversità delle guerre di religione.[67]

Si è dovuto attendere la seconda metà del XX secolo perché la storiografia tradizionale della regina fosse completamente rimessa in questione. La figura di Caterina de' Medici è stata riabilitata dagli storici moderni,[68] tuttavia un'opinione popolare tradizionalmente negativa continua persistere. In alcuni castelli della Francia, ad esempio, qualche guida continua ancora a raccontare, senza fondamento alcuno, che tale armadio di Caterina de' Medici era servito a nascondere i veleni,[69] ovvero le storie più sordide che impressionano il pubblico. Tutto questo ha contribuito ad alimentare la leggenda nera di Caterina de' Medici sino ai giorni nostri.[70]

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

I principali tratti attribuiti dalla leggenda nera alla figura di Caterina de' Medici sono:

  • "una donna dominatrice che cercò di accaparrarsi il potere". Bisogna considerare che Caterina de' Medici aveva la legittimità dalla propria parte. In quanto regina madre, preservare l'eredità dei suoi figli fu per lei un obbligo. Poiché la Francia era messa sottosopra dalle lotte tra fazioni, far rispettare la monarchia e salvaguardare l'integrità del regno era suo dovere. Poiché ebbe preso a cuore questa sua funzione, Caterina de' Medici fu una donna di potere così come lo era stata la sua vicina Elisabetta I. Alla stessa maniera di Francesco I o Enrico IV, anche lei cercò di rendere il potere regale più forte.
  • "una donna malvagia pronta a ricorrere ai mezzi più estremi per conservare il potere". Cosa non si è detto su questi famosi veleni, su queste trappole segrete o ancora su questi assassini che avrebbe tenuto a suo servizio. Sono insinuazioni per la gran parte senza alcun fondamento. Gli storici hanno creduto a torto che fosse stata lei ad organizzare il massacro della notte di San Bartolomeo. Alcuni l'hanno persino immaginata esaminare con sdegno il mucchio di cadaveri dei protestanti massacrati nel cortile del Louvre.
  • "un'adepta del machiavellismo". Gli avversari di Caterina l'accusavano di tergiversare tra i partiti e persino di creare la discordia per regnare meglio. In realtà Caterina de' Medici non si fidava di alcun partito e passò la sua vita a cercar di contenere le loro ambizioni per mettere in luce solamente il re. Sono il degrado del potere reale e la debolezza dei suoi mezzi che obbligano Caterina de' Medici ad appoggiarsi ora a questo ora a quel partito.[71]
  • "un'italiana che lascia che la Francia venisse governata dagli stranieri". Per molte cose Caterina era considerata come una straniera. È vero che aveva un accento italiano. Quando arrivò in Francia per sposare il duca d'Orléans sapeva a mala pena parlare il francese. D'altro canto, la regina ha effettivamente introdotto nella corte e al potere alcuni dei suoi familiari di origine italiana come i Gondi e i Birague. Ma la maggior parte di questi era cresciuta in Francia e possedeva una cultura ed un'intelligenza raffinata fondata sulla squisita poliedricità del Rinascimento italiano. La loro politica fu sempre rivolta al servizio del loro paese di adozione.
  • "una donna irritabile divorata dalla gelosia". Gli scrittori hanno avuto la tendenza a esagerare l'odio di Caterina de' Medici verso Diana di Poitiers, favorita di suo marito. È vero che Caterina non provava alcuna simpatia per colei che chiamava "la puttana del re", ma da qui ad immaginarla una selvaggia vendicativa nei riguardi della favorita alla morte di Enrico II è andare un po' troppo lontano. I romanzieri hanno ripreso a torto la leggenda che Diana de Poitiers fosse incaricata dell'educazione dei figli reali e che ciò causava amarezza alla regina. In realtà Caterina de' Medici vegliava sui suoi figli molto di più di quanto facesse Diana.[72]
  • "una donna dedita alla magia, per conseguire i suoi scopi". Sono accertati gli incontri della regina madre con Nostradamus, ma i detrattori la proponevano sempre circondata da maghi, soprattutto italiani, alle prese con "pozioni e specchi magici".[73]

La personalità[modifica | modifica wikitesto]

Caterina de' Medici nella storiografia moderna emerge come una donna pragmatica, con un carattere complesso e deciso, forgiato da una nutrita serie di difficoltà e dispiaceri (a cominciare dalla prigionia cui fu costretta nell'infanzia). Sposa devota, dopo la morte di Enrico il suo agire appare costantemente dettato dall'obiettivo di salvare i suoi figli e la discendenza dei Valois, identificato con il benessere della Francia. Figlia del suo tempo, ne impersonò bene le contraddizioni: pur razionalista ad esempio era estremamente superstiziosa, tanto da dedicarsi all'occultismo.[74]

Usi e costumi introdotti da Caterina a Corte[modifica | modifica wikitesto]

Non soddisfatta della cucina della corte di Francia Caterina dei Medici fece venire a Parigi cuochi dalla Toscana e fondò così la "famosa cucina francese".[75][76] Fu lei a dividere nella cucina i cibi salati da quelli dolci e a portare sulle tavole francesi la forchetta perché i francesi mangiavano ancora con le mani.

Fu lei a diffondere l'uso delle mutande presso le dame della corte francese, in quanto, amando molto cavalcare all'amazzone, era un indumento essenziale.[senza fonte] Si dice che il famoso "bacio alla francese" sia stato introdotto in Francia proprio da Caterina de Medici, ed adesso è diffuso in tutto il mondo.[senza fonte]

Caterina de' Medici nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Blois, dove morì Caterina

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Arazzo raffigurante la regina madre al ricevimento per gli inviati polacchi che offrono il trono a suo figlio Enrico
Caterina osserva gli ugonotti massacrati (Édouard Debat-Ponsan, 1880)
Dal film Intolerance, Caterina de' Medici e i nobili che escono dal Louvre dopo la notte di San Bartolomeo.

Miniserie Televisive[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di tre generazioni di Caterina de' Medici
Caterina de' Medici Padre:
Lorenzo II de' Medici
Nonno paterno:
Piero il Fatuo
Bisnonno paterno:
Lorenzo de' Medici
Bisnonna paterna:
Clarice Orsini
Nonna paterna:
Alfonsina Orsini
Bisnonno paterno:
Roberto Orsini
Bisnonna paterna:
Caterina Sanseverino
Madre:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Nonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Bertrand VI d'Alvernia
Bisnonna materna:
Luisa de La Tremoille
Nonna materna:
Giovanna di Borbone
Bisnonno materno:
Giovanni VIII di Borbone
Bisnonna materna:
Isabelle de Beauvau

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita Morte Note
Francesco 1544 1560 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Nel 1558 sposò Maria Stuart divenendo così re consorte di Scozia. Divenne re di Francia ad appena quindici anni, regnando un solo anno. Morì per un ascesso cerebrale. Non ebbe discendenza.
Elisabetta 1545 1568 Data in sposa al re di Spagna Filippo II al quale dette solo figlie femmine: Isabella Clara Eugenia e Caterina Michela. Elisabetta morì a ventitré anni a causa di un aborto.
Claudia 1547 1575 Di salute cagionevole venne data in sposa a Carlo III di Lorena al quale diede nove figli. L'ultimo parto le fu fatale: morì a ventotto anni.
Luigi 1549 1550 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia.
Carlo Massimiliano 1550 1574 Salì al trono di Francia all'età di dieci anni. Fino ai tredici anni fu sotto la reggenza della madre. Nel 1570 sposò Elisabetta d'Asburgo, dalla quale ebbe una bambina, Maria Elisabetta (1572-1578). Dalla amante Marie Touchet, ebbe un figlio illegittimo Carlo (1573-1650). Morì di tubercolosi all'età di ventitré anni.
Enrico Alessandro Edoardo 1551 1589 Venne eletto re di Polonia nel 1573, ma alla morte di Carlo IX, fuggì e salì al trono di Francia. Il 15 febbraio 1575 sposò Luisa di Lorena-Vaudémont. Famoso per il suo uso di circondarsi da favoriti, i mignons, combatté a lungo contro la Lega cattolica, ma venne sconfitto. Morì assassinato da un monaco cattolico fanatico il 2 agosto 1589. Non ebbe discendenza, fu l'ultimo re della casata Valois.
Margherita 1553 1615 Soprannominata la "regina Margot" nel XIX secolo. Regina di Francia e di Navarra, fu la prima moglie del futuro re Enrico IV di Francia (il loro matrimonio fu annullato nel 1599). Ricordata solitamente per la sua vita dissoluta, Margherita fu soprattutto un'attiva intellettuale, una protettrice delle arti e anche scrittrice e poetessa. La sua opera più importante furono le Memorie, le prime scritte in Francia da una donna. Non ebbe discendenza.
Francesco Ercole 1555 1584 Nacque con una leggera forma di nanismo e durante la giovinezza il suo volto venne deturpato dal vaiolo. Aspirò per tutta la vita al trono di Francia e complottò varie volte con l'aiuto di Margherita e di Enrico di Navarra, soprattutto contro il fratello Enrico III. Si mise a capo della fazione dei Malcontent durante le guerre di religione francesi. Morì ventinovenne di tubercolosi. Non ebbe discendenza.
Vittoria 1556 1556 Gemella di Giovanna. Morì due settimane dopo la nascita.
Giovanna 1556 1556 Gemella di Vittoria. Morì nel ventre materno.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Rosa d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro
— 1548

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cloulas, 1980, p. 5
  2. ^ Orieux, p. 77
  3. ^ Cloulas, p. 165
  4. ^ Cloulas, 1980, p. 19.
  5. ^ Melotti, 2008, p. 31.
  6. ^ Frieda, 2005, pp. 13-14.
  7. ^ a b Cloulas, 1980, p. 27.
  8. ^ a b c d Wellman, 2013, p. 227.
  9. ^ Il papa affermò di volerla maritare a suo nipote Ippolito de' Medici, ma in realtà stava temporeggiando con i francesi, poiché aveva già cambiato alleato, schierandosi con l'imperatore Carlo V. Il pontefice non beneficiò del cambio di alleanze, morendo il 21 dicembre 1521. (Knecht, 1998, p. 8.)
  10. ^ Cloulas, 1980, p. 28.
  11. ^ Frieda, 2005, pp. 23-24.
  12. ^ Frieda, 2005, pp. 23-24.
  13. ^ Knecht, 1998, pp. 10–11.
  14. ^ Cloulas, 1980, pp. 33-34.
  15. ^ Cloulas, 1980, p. 34.
  16. ^ Cloulas, 1980, p. 41.
  17. ^ Cloulas, 1980, p. 38.
  18. ^ Cloulas, 1980, p. 40.
  19. ^ Wellman, 2013, p. 228.
  20. ^ Cloulas, 1980, p. 41.
  21. ^ Frieda, 2005, p. 31.
  22. ^ Cloulas, 1980, p. 42.
  23. ^ Knecht, 1998, p. 16.
  24. ^ Lang 1999, pp. 282-283.
  25. ^ Knecht, 2004, p. 194.
  26. ^ Cloulas, 1980, p. 48.
  27. ^ Frieda, 2005, p. 54.
  28. ^ a b Cloulas, 1980,  p. 52.
  29. ^ Frieda, 2005, p. 55.
  30. ^ Craveri, 2008, p. 54.
  31. ^ Frieda, 2005, p. 55.
  32. ^ Craveri, 2008, p. 23.
  33. ^ Craveri, 2008, pp. 22-24.
  34. ^ Craveri, 2008, p. 24.
  35. ^ Lang, 1999, pp. 24 e seg
  36. ^ Cloulas, 1980, p. 52.
  37. ^ Nemi e Furst, 2000, pp. 44-48.
  38. ^ Garrisson, 2001, p. 142.
  39. ^ Garrisson, 2001, pp. 142-169.
  40. ^ Orieux, 1987, pp. 309-310.
  41. ^ Frieda, 2005, pp. 62-63.
  42. ^ Knecht, 1998, p. 29.
  43. ^ a b Craveri, 2008, p. 24.
  44. ^ Orieux, 1987, p. 127.
  45. ^ Frieda, 2005, pp. 58-59.
  46. ^ Knecht, 1998, pp. 29-30.
  47. ^ Nemi e Furst, 2000, p. 51.
  48. ^ Frieda, 2005, p. 67.
  49. ^ Vannucci, 1989, p. 96.
  50. ^ Frieda, 2005, p. 67.
  51. ^ Nemi e Furst, 2000, p. 53.
  52. ^ Frieda, 2005, p. 68.
  53. ^ Frieda, 2005, p. 67.
  54. ^ a b Orieux, 1987, pp. 126-127.
  55. ^ Frieda, 2005, p. 109.
  56. ^ Fraser, 1996, pp. 53-54.
  57. ^ Cloulas, 1980, p. 67.
  58. ^ Morris, 1998, p. 247.
  59. ^ Frieda, 2005, p. 80.
  60. ^ Cloulas, 1980, pp. 78-79.
  61. ^ Craveri, 2008, p. 36.
  62. ^ Knecht, 1998, pp. 56-58.
  63. ^ Frieda, 2005, p. 144.
  64. ^ Garrisson, 1994, p. 35.
  65. ^ Cloulas, 1980, p. 279.
  66. ^ Viennot, 1994, pp. 334-335.
  67. ^ Casanova, 2014, p. 101.
  68. ^ Craveri, 2008, p. 45.
  69. ^ (DE) Destini di donne - Caterina dei Medici, su kleio.org. (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
  70. ^ Orieux, 1988, p. 70.
  71. ^ Gollino, p. 31
  72. ^ Orieux, p.168
  73. ^ Heritier, p. 51
  74. ^ Leonie Frieda, Introduction and Acknowledgements, in Catherine de Medici, 2005.
  75. ^ http://guide.dada.net/mangiar_bene/interventi/2000/11/18620.shtml mangiar bene, su guide.supereva.it. (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2012).
  76. ^ Cucina Toscana, su emmeti.it.

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