Battaglia di Mühlberg

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Battaglia di Mühlberg
Carlos V en Mühlberg, by Titian, from Prado in Google Earth.jpg
Ritratto di Carlo V a cavallo, Tiziano, 1548, Madrid, Museo del Prado.
Data 24 aprile 1547
Luogo Mühlberg, Sassonia
Esito Vittoria imperiale decisiva
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
6.000 fanti[2]
3.000 cavalleria
15 pezzi d'artiglieria
16.000-20.000 fanti (a seconda delle fonti)
4.000-5.000 cavalieri
20 pezzi d'artiglieria
Perdite
2.000-3.000 fanti fra morti o feriti
500 cavalieri[3]
circa 50 fra morti e feriti[4][5]
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La battaglia di Mühlberg fu una grande battaglia combattuta il 24 aprile 1547 fra le truppe imperiali del Sacro Romano Impero, guidate da Carlo V e le truppe della Lega di Smalcalda al comando del principe elettore di Sassonia Giovanni Federico. Gli ufficiali della Lega di Smalcalda non si accordarono sulle azioni da intraprendere sul campo di battaglia, permettendo a Carlo V di penetrare nelle loro difese. Le truppe imperiali sbaragliarono pertanto le truppe della lega protestante mentre lo stesso elettore di Sassonia venne fatto prigioniero.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Il propagarsi della Riforma protestante in Germania dopo il 1517 rappresentò un forte ostacolo per i sogni universalistici dell'Imperatore Carlo V d'Asburgo. I tentativi di conciliazione fra luterani e cattolici (Diete di Spira del 1526 e 1529) si erano infatti risolti tutti in un fallimento, acuendo l'opposizione reciproca fra gli opposti schieramenti.

La Riforma offrì agli stati tedeschi (la cui adesione all'Impero, realtà politicamente frammentata da secoli, era in molti casi già da tempo poco più che un atto formale) il pretesto per affermare la propria autonomia non solo sul piano religioso, ma anche su quello politico.

Nel 1531 l'opposizione di alcuni principi (primi fra tutti Filippo I d'Assia e Giovanni Federico, Elettore di Sassonia) al tentativo dell'Imperatore di ripristinare l'unità religiosa e politica nelle terre tedesche mediante la riproposizione dell'Editto di Worms era sfociata nella costituzione della Lega di Smalcalda[6] (dal nome della cittadina della Turingia dove il patto venne stipluato), alleanza militare di natura difensiva e dalla connotazione marcatamente anti-asburgica ed anti-cattolica.

Nonostante la creazione di una coalizione formale di principi protestanti costituisse una evidente spaccatura in seno all'Impero, Carlo V non riuscì nei primi anni a stroncare l'opposizione della Lega, cui col tempo aderirono anche numerose libere città (Brema, Amburgo, Lubecca, Ulm, Strasburgo), desiderose di affermare la propria indipendenza dal potere centrale; i principi protestanti poterono inoltre contare fin dal 1532 sull'appoggio del Regno di Francia, principale avversario di Carlo. L'Imperatore, bisognoso del sostegno militare degli stati tedeschi nella sua guerra contro i Turchi fu dunque costretto ad accettare il fatto compiuto e a concedere ampia autonomia alla Lega, cui fu lasciata mano libera nella sua opera di sostegno alla Riforma e di opposizione al potere dei vescovi cattolici.

Le condizioni per una ripresa delle ostilità contro i principi protestanti furono favorite da una serie di avvenimenti, in primis la firma nel 1544 del trattato di Crépy, che ponendo fine alla pluridecennale contesa fra Carlo V e Francesco I di Francia per il controllo della penisola italiana privò la Lega smalcaldica del sostegno francese. La morte di Lutero nel 1546 e la momentanea cessazione della minaccia turca inoltre, posero Carlo nella migliore condizione possibile per concentrarsi sul nemico che metteva in pericolo l'unità religiosa e territoriale della Germania Imperiale.

L'occasione per lo scoppio delle ostilità fu favorita dalla rivalità fra i due principali esponenti della casa di Sassonia, il principe elettore Giovanni Federico, esponente del ramo ernestino della casata dei Wettin, e suo cugino Maurizio; nonostante fosse di fede protestante egli, appartenente al ramo albertino della casata, coronò nel 1546 un lungo processo di avvicinamento alla fazione imperiale (iniziato nel 1542 con il suo rifiuto di aderire alla lega di Smalcalda) invadendo, appoggiato da Ferdinando I[7], i territori appartenenti al suo rivale. Egli per tutta risposta richiamò le sue armate, che al momento dell'invasione si trovavano nel Württemberg, e marciando verso le terre occupate, respinse l'attacco[8].

Carlo V colse l'occasione favorevole che la divisione delle armate protestanti gli offriva occupando Ulm e il Württemberg e sconfiggendo le forze dell'Elettore Palatino, che fu costretto alla resa; buona parte della Lega era così smantellata. Con l'arrivo della primavera l'Imperatore, nonostante l'improvvisa defezione delle truppe papali di cui potuto disporre nella prima parte della campagna in Germania[9] e l'intensificarsi degli attacchi di gotta ai quali era da tempo soggetto, marciò dunque verso la Sassonia per soccorrere Maurizio e porre fine alla contesa con Giovanni Federico, ultimo principe protestante che ancora gli resisteva.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Mühlberg (1550) da Avila-Zuniga, Commentariorum de bello..., Anversa, 1550

Nonostante le truppe a disposizione dell'Elettore di Sassonia fossero più numerose di quelle dell'Imperatore, Giovanni Federico prese la decisione di dividere le proprie forze: sperando di fomentare una rivolta protestante ed anti-imperiale in Boemia, aveva dislocato nella regione una grossa porzione delle sue truppe[10]. Aveva inoltre disposto alcuni distaccamenti a presidio delle città più sguarnite al fine di prevenire l'ingresso dell'esercito nemico da sud. Con l'intento di raggiungere la più sicura piazzaforte di Wittemberg, l'Elettore marciò dunque verso nord, abbandonando la sua posizione a Meissen ed accampandosi sul finire del mese di aprile presso la cittadina di Mühlberg, lasciando solo poche truppe di difesa sulla sponda del fiume Elba, che considerava sufficientemente ampio perché le forze imperiali potessero attraversarlo rapidamente.

Carlo V giunse alla testa delle sue truppe sulle rive del fiume la sera del 23 aprile e, nonostante il parere contrario dei suoi generali, prese la decisione di attaccare il nemico, accampato a poche miglia di distanza. La mattina del 24 le prime avanguardie dell'esercito imperiale si mossero alla ricerca di un modo per passare il fiume. Aiutate dalla sorpresa e dalla fitta nebbia che si era levata in quella giornata, piccoli gruppi di veterani spagnoli ed italiani riuscirono, attraversando a nuoto il corso d'acqua, ad eliminare i poco numerosi presidi sassoni a guardia della sponda.

Nel frattempo, seguendo un piano ordito dal Duca d’Alba[11] Fernando Álvarez de Toledo, che dirigeva le operazioni belliche, reparti dei tercios di Lombardia e di Napoli, che erano fra le più esperte unità a disposizione di Carlo riuscirono, aiutate da un contadino del posto[12], ad individuare un guado che consentisse di far passare il grosso dell'esercito l'Elba. Un blitz di alcuni veterani riuscì inoltre ad impedire la distruzione di un ponte di barche costruito dai sassoni[9], che venne conquistato e subito utilizzato per far passare il resto delle truppe imperiali,ad iniziare dalla cavalleria.

Alcune fonti[13] riportano che Giovanni Federico avesse giudicato talmente improbabile l'attacco delle truppe nemiche che egli avesse imposto a numerosi comandanti della sua armata a messa nel momento in cui l'esercito di Carlo completò l'attraversamento del fiume. La sorpresa e l'impreparazione fra le file sassoni furono dunque totali. Appena venuto a conoscenza del fatto, l'Elettore pensò dapprima ad iniziare forzatamente la ritirata verso Wittemberg ma, resosi ben presto conto che la messa in movimento del suo esercito sarebbe stata troppo lenta, diede ordine ai suoi di schierarsi e di affrontare la battaglia.

Esito e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo tedesco del XVI secolo raffigurante la battaglia di Mühlberg (Linz, Oberösterreichische Landesmuseen)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) History of Hungary 1526-1686, Budapest, Akadémia Publisher, 1985, ISBN 963-05-0929-6.
  2. ^ Giuseppe Staffa, I grandi imperatori - Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 2015, ISBN 978-88-541-8650-7.
  3. ^ Giuseppe de Leva, Storia documentata di Carlo V in correlazione all'Italia, Venezia, Prem. stab. tip. di P. Naratovich, 1867, p. 303.
  4. ^ William I. Robertson, Storia del regno dell'Imperatore Carlo Quinto, vol.III, Milano, N.Bettoni, 1824, p. 250.
  5. ^ Guido Gerosa, Carlo V - Un sovrano per due mondi, Milano, Mondadori, 1989, p. 340, ISBN 88-04-33026-0.
  6. ^ A. Brancati e T. Pagliarani, cap. 21 La riforma si diffonde nell'Impero, in L'Impero di Carlo V, una formazione anacronistica, Dialogo con la storia, Firenze, La Nuova Italia, p. 282.
  7. ^ Robertson, p. 211
  8. ^ Robertson, p. 217
  9. ^ a b Gerosa, p. 339
  10. ^ Robertson, p. 245
  11. ^ (ES) La batalla de Mühlberg, 1547, su http://ejercitodeflandes.blogspot.it. URL consultato il 22 giugno 2017.
  12. ^ Robertson, p. 246
  13. ^ (EN) luther2017.de, https://www.luther2017.de/en/experience/places/museum-muehlberg-1547/ . URL consultato il 22 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Opere d'arte

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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