Economia di sussistenza

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I pastori Bakweri dell'Africa subsahariana coltivano la terra per dar da mangiare alle proprie famiglie, poiché non dispongono di altri mezzi per la sopravvivenza.

L'economia di sussistenza è una tipologia di sistema economico in cui vige un sistema di scambio non monetario, basato sull'utilizzo esclusivo delle risorse naturali in quanto fonte primaria e assoluta per garantire il sostentamento e la sopravvivenza degli esseri umani.

Le tecniche di approvvigionamento del cibo e dei beni che caratterizzano l'economia di sussistenza sono l'agricoltura di sussistenza, la raccolta, la caccia, la pesca e la pastorizia. In questo genere di economia ogni singolo membro della comunità provvede al sostentamento di sé e degli altri tramite la cooperazione, il solidarismo, la condivisione e il dono, in modo tale da garantire la sopravvivenza di tutti i membri della comunità.

«Sussistenza» significa sostenere se stessi ad un livello minimo; in un'economia di sussistenza lo sviluppo economico è minimo e il commercio (o baratto) viene utilizzato per beni di base, e, per i motivi già spiegati, in questo genere di sistema economico non ci può essere nessuna industrializzazione[1][2][3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per più di 200 mila anni è stata l'unica e più praticata economia nella storia dell'uomo (in particolare nel Paleolitico)[4] , prima che venissero costruite le città, quando tutti gli esseri umani vivevano in clan o tribù. L'urbanizzazione, la civiltà e la divisione del lavoro furono rese possibili solo con la rivoluzione del Neolitico e la conseguente sedentarizzazione, che consentì alla maggior parte degli uomini di formare società organizzate e complesse, grazie allo sviluppo di sistemi economici differenti in tempi diversi.

Nonostante ciò, alcuni gruppi umani hanno mantenuto nel corso dei secoli la loro economia di sussistenza pressoché inalterata non entrando in economia di mercato; si possono citare i popoli incontattati, le zone povere dei paesi in via di sviluppo, e alcune comunità acculturate e civilizzate che scelgono comunque di mantenere un'economia tradizionale e di vivere assieme una vita semplice, per svariati motivi che possono essere filosofici, ambientalistici, morali o religiosi (ad esempio gli Amish).

Il capitale può essere generalmente definito come patrimonio investito con l'aspettativa che aumenterà il proprio valore, di solito per profitto, affitto, interessi, royalties, plusvalenza o qualche altro tipo di ritorno. Tuttavia, questo tipo di economia solitamente non può diventare ricca in virtù del sistema e invece richiede ulteriori investimenti per stimolare la crescita economica. In altre parole, in un'economia di sussistenza il possesso e l'utilizzo dei beni della comunità è finalizzato al mantenimento della propria esistenza e non fornisce surplus per investimenti di altro genere. Pertanto questo tipo di economia è focalizzata sulla stabilità economica, in modo che possa essere accumulato del capitale e che l'eccedenza economica possa essere investita in altri progetti imprenditoriali potenzialmente lucrosi.

Tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Economia di sussistenza in Dizionario Storico della Svizzera
  2. ^ Sussistenza nell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Subsistence economy definition in Business Dicitionary.com
  4. ^ Luigi Luca Cavalli-Sforza Daniela Padoan, Razzismo e noismo. Le declinazioni del noi e l'esclusione dell'altro, Einaudi 2013. ISBN 978-88-06-21604-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]