Assedio di Vienna (1485)

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Assedio di Vienna
parte della Guerra austro-ungherese (1477-1488)
Philostratus kódex Corvin János.jpg
Mattia marcia su Vienna
Data29 gennaio – 1 giugno 1485
LuogoVienna, Austria
EsitoResa della città, vittoria ungherese
Schieramenti
Comandanti
Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Hanns von Wulfestorff[1]
Caspar von Lamberg[2]
Bartholomeus von Starhemberg[2]
Andreas Gall[2]
Ladislaus Prager[2]
Alexander Schiffer[2]
Tiburtius von Linzendorf[2]
Leonhard Fruhmann[2]
Johann Karrer[2]
Flag of Matthias I of Hungary (variant).svg Mattia Corvino[3]
Peter Geréb de Vingard [3]
Stephen Zápolya[3]
Stefano V Báthory[4]
Lorenzo di Ilok[3]
Effettivi
2000 fanti
1000 cavalieri[5]
20.000 civili[6]

Rinforzi:
200 cavalieri
300 fucilieri
60 arcieri[7]
10.000 fanti
18,000 cavalieri[8]
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Vienna nel 1493

L'assedio di Vienna del 1485 fu l'assedio decisivo della guerra austro-ungherese avvenuto nel 1485. Esso fu la conseguenza del conflitto sorto tra Federico III e Mattia Corvino. La caduta di Vienna significò l'emergere della potenza ungherese, ma per breve tempo, e cioè sino alla morte di Mattia Corvino nel 1490. Il sovrano ad ogni modo poté spostare la sua corte reale nella nuova città occupata.

L'assedio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 1483–84 Vienna era già tagliata al di fuori dal Sacro Romano Impero per il fatto che le sue fortezze concentriche difensive, tra cui quelle di Korneuburg, Bruck, Hainburg e Kaiserebersdorf, erano cadute. Uno dei combattimenti più rilevanti fu la Battaglia di Leitzersdorf che rese possibile l'assedio l'anno successivo.[9] La città era devastata dalla carestia, anche se l'imperatore Federico III riuscì ad inviare alcuni rifornimenti vitali tramite sedici vascelli che raggiunsero la città tramite il Danubio. Il 15 gennaio, Mattia chiese alla città di arrendersi, ma il capitano von Wulfestorff si rifiutò di cedere nella speranza che le forze d'aiuto imperiali giungessero per tempo. Tutto era pronto per l'assedio e perciò Mattia attaccò la fortezza di Kaiserebersdorf, dove divenne obbiettivo di un tentativo di assassinio quando una palla di cannone per poco non lo uccise sul colpo. Mattia sospettò un tradimento, perché il colpo era così preciso e sparato da un solo cannone da lunga distanza, sintomo che chi aveva sparato sapeva perfettamente dove si sarebbe trovato il re in quel preciso momento. Accusò Jaroslav von Boskowitz und Černahora, fratello del suo capitano mercenario Tobias von Boskowitz and Černahora, il quale già si era ribellato alla sua autorità. Jaroslav venne sommariamente decapitato senza aver avuto la possibilità di difendersi.[10] Questo fatto fu la goccia che fece traboccare il vaso e Tobias finì col tornare al servizio di Federico III e venne posto a capo della campagna dell'imperatore per recuperare i territori perduti alla morte di Mattia nel 1490. Dopo che Kaiserebersdorf venne catturata a metà del 1485 il fato di Vienna era ormai segnato.

Mattia fece fermare le sue armate ai quattro mulini di Hundsmühle e a Gumpendorf a sud di Vienna. Il re aveva portato in precedenza diciassette cannoni da assedio in Austria[11] e con questi ordinò di bombardare costantemente la città. Nel contempo, egli ordinò la costruzione di due torri d'assedio (una delle quali venne poi incendiata dalla milizia viennese).[1] Mattia fece la sua prima incursione a Leopoldstadt il 15 maggio,[10]. Il popolo viennese realizzò l'imminenza dell'invasione e negoziò la resa della città interna col re ungherese. L'unica condizione fu che i privilegi dei cittadini venissero preservati oltre alla libera uscita a quanti non volessero assoggettarsi al nuovo regime. Il 1 giugno, alla testa di una colonna di soldati, Mattia entrò nel cuore di Vienna oltre le mura cittadine, in trionfo.[11]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel "Manifesto di Salisburgo" Federico ordinò agli stati austriaci di rifiutare la richiesta di Mattia relativa alla convocazione di un Congresso Imperiale. Egli inoltre precisò che presto re Massimiliano I sarebbe venuto in loro aiuto. Secondo la tradizione si situerebbe qui l'origine dell'acronimo A.E.I.O.U. nella forma di un messaggio segreto per tutte le province austriache. Alla fine della campagna militare di Mattia, l'Ungheria controllava tutta l'Alta Austria e rimase tale sino alla morte del sovrano nel 1490.[11]

Mattia privò Vienna del proprio diritto di mercato, un diritto che violava gli interessi commerciali dei paesi vicini al punto che questi erano stati costretti a creare il Gruppo Visegrád per assicurarsi una strada che evitasse la città. La città per contro ebbe sotto il governo di Mattia lo status di città libera da imposte commerciali. Egli delegò inoltre un membro, Stephen Zápolya, al Consiglio di Vienna ma lasciò il resto delle istituzioni cittadine intatte ed in mano ai viennesi. Concesse al suo fedele il feudo di Ebenfurth[12] e lo nominò capitano di Vienna e governatore delle province austriache incorporate all'Ungheria.[13] Il vescovo di Pécs Sigismund Ernuszt venne promosso vice-governatore mentre Nikolaus Kropatsch ottenne la guida degli affari militari. I capitani principali presero residenza a Vienna.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (HU) István Diós e János Viczián, Magyar Katolikus Lexikon, su lexikon.katolikus.hu, Budapest, Szent István Társulat, 1993. URL consultato il 1º luglio 2011.
  2. ^ a b c d e f g h Anton Ferdinand von Geissau (1805). Geschichte der Belagerung Wiens durch den König Mathias von Hungarn, in den Jahren 1484 bis 1485 [History of the siege of Vienna by King Matthias of Hungary from 1484 to 1485] (in German). Wien, Austria: Anton Strauss. Retrieved 1 July 2011., p.41-42
  3. ^ a b c d Anton Ferdinand von Geissau (1805). Geschichte der Belagerung Wiens durch den König Mathias von Hungarn, in den Jahren 1484 bis 1485 [History of the siege of Vienna by King Matthias of Hungary from 1484 to 1485] (in German). Wien, Austria: Anton Strauss. Retrieved 1 July 2011., p.52
  4. ^ (HU) István Draskóczy, Középkori magyar történeti kronológia a kombinált vizsga írásbeli részéhez (DOC), su http://tortenelemszak.elte.hu - ELTE BTK Történelem Szakos Portál, Budapest, ELTE BTK - ponte.hu Kft, 2009. URL consultato il 1º luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2011).
  5. ^ (DE) Ignatius Aurelius Fessler, Die geschichten der Ungern und ihrer landsassen, Leipzig, Johann Friedrich Gleditsch, 1822, p. 384. URL consultato il 1º luglio 2011.
  6. ^ (HU) Johannes Sachslehner, STEP 05 – a jövobe vezeto út, su wieninternational.at/ Vienna's weekly European journal, Vienna, Compress VerlagsgesmbH & Co KG, 30 giugno 2008. URL consultato il 1º luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2011).
  7. ^ (DE) Anton Ferdinand von Geissau, Geschichte der Belagerung Wiens durch den König Mathias von Hungarn, in den Jahren 1484 bis 1485, Wien, Anton Strauss, 1805, p. 35
  8. ^ Andrew Ayton e Leslie Price, The Military Revolution from a Medieval Perspective, in The Medieval Military Revolution: State, Society and Military Change in Medieval and Early Modern Society, London, I.B. Tauris, 1998, ISBN 1-86064-353-1. URL consultato il 1º luglio 2011.
  9. ^ [1]
  10. ^ a b (HU) József Bánlaky, b) Az 1483–1489. évi hadjárat Frigyes császár és egyes birodalmi rendek ellen. Mátyás erőlködései Corvin János trónigényeinek biztosítása érdekében. A király halála., in A magyar nemzet hadtörténelme, Budapest, Grill Károly Könyvkiadó vállalata, 1929, ISBN 963-86118-7-1. URL consultato il 27 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2011).
  11. ^ a b c Charlotte Mary Yonge, Christabel Rose Coleridge e Arthur Innes, Sketches from Hungarian History, in The Monthly packet, London, United Kingdom, J. and C. Mozley, 1874.
  12. ^ (HU) Lajos Gerő, Szapolyai, in Pallas Nagylexikon, Budapest, Pallas Irodalmi és Nyomdai Rt., 1893, ISBN 963-85923-2-X. URL consultato il 1º luglio 2011.
  13. ^ Tamás Tarján, Mátyás király elfoglalja Bécs városát, su Rubicon Journal, Budapest, Rubicon-Ház Bt.. URL consultato il 1º luglio 2011.
  14. ^ (HU) Tamás Fedeles, József Török e Éva Pohánka, Mátyás szolgálatában, in Ernuszt Zsigmond pécsi püspök (1473-1505), Szekszárd, Schöck Kft, 2009, p. 7, ISBN 978-963-06-7663-2.
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