Storia contemporanea

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La storia contemporanea (età contemporanea) è, convenzionalmente, una delle quattro età storiche (antica, medievale, moderna e contemporanea) che inizia con la Rivoluzione francese (1789) e/o la Rivoluzione industriale giungendo fino al presente.[1] L'affievolirsi degli ideali rivoluzionari e la sconfitta di Napoleone portarono l'Europa all'inizio di una nuova fase, detta della Restaurazione, che ebbe inizio con il Congresso di Vienna del 1815, in cui i vincitori delle guerre napoleoniche delinearono un riassetto dell'Europa in nome dei vecchi principi. Tuttavia già a partire dagli anni 1820 iniziarono una serie di moti che rivendicavano la democrazia politica a cui si intrecciavano indipendenza nazionale e istanze sociali. Il culmine si ebbe con le rivoluzioni del 1848 che in Francia portarono alla istituzione della seconda repubblica e in Italia coincisero con la prima guerra d'indipendenza contro l'impero austriaco. Analoghi moti per l’indipendenza si verificarono in America Latina dove si distinsero José de San Martín e Simón Bolívar. Il 1848 fu anche la data della pubblicazione del Manifesto del Partito comunista di Karl Marx e Friederich Engels.

I moti del '48, tuttavia, ebbero uno scarso successo tanto che a partire dagli anni 1850 si assistette in Europa ad un sostanziale incremento delle autorità centrali degli stati. In Francia, grazie ad un colpo di stato, prese il potere Napoleone III che dette vita al secondo impero francese di ispirazione bonapartista. Il trono dell'impero austriaco passò a Francesco Giuseppe I che ripristinò il modello assolutistico cancellando la costituzione da poco concessa; la sua sconfitta nella guerra contro la Prussia lo costrinse ad un compromesso con l'Ungheria da cui conseguì l'impero austro-ungarico. Lo spiccato militarismo e la forza industriale della Prussia di Bismarck gli permisero di sconfiggere la Francia nel 1870 e dare vita all'Impero tedesco. Nel mentre l'Italia portò a termine la propria unità nazionale con l'annessione del Veneto del 1866 e la presa di Roma del 1870. Fuori dal continente l'Inghilterra continuò a perseverare nella propria politica liberale e coloniale, forte della sua florida economia, in quella che è conosciuta come l'età vittoriana. Tra le potenze mondiali, la Russia rimaneva ancora quella più arretrata nonostante alcuni tentativi attuati dallo zar Alessandro II. Dall'altra parte dell'oceano gli Stati Uniti, terminata una sanguinosa guerra di secessione, videro un rapidissimo sviluppo industriale e demografico, grazie ad una incessante immigrazione, affermandosi come una delle maggiori potenze. L'avvio dei commerci con gli Stati Unti permise al Giappone di uscire dal suo secolare isolazionismo per intraprendere un velocissimo rinnovamento

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo una seconda rivoluzione industriale cambiò profondamente la vita della popolazione grazie ad invenzioni quali l'automobile, il telefono, il cinematografo, la lampadina e il miglioramento dei processi industriali nella chimica e nelle produzione dell'acciaio e dell'alluminio. Tali progressi causarono una drastica caduta dei prezzi che provocò una lunga recessione. Le latenti tensioni tra le varie potenze portarono, nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale che si concluse dopo quattro anni e oltre 9 milioni di morti. Durante gli eventi bellici, l'impero zarista russo cadde a seguito di una rivoluzione che instaurò il primo stato comunista guidato da Lenin. La grande depressione degli anni 1930 e gli strascichi della primo conflitto mondiale furono concause che favorirono l'avvento in Europa di alcuni regimi totalitarismi, come quello fascista in Italia, quello franchista in Spagna e quello nazista in Germania. Fu proprio a causa di quest'ultimo, responsabile anche dell'olocausto del popolo ebraico, che nel 1939 il mondo precipitò nella seconda guerra mondiale.

Conclusosi nel 1945, dal conflitto emersero due potenze di distinta ideologia, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, che si contrapposero in quella che è conosciuta come "guerra fredda". Uno dei campi in cui esse si affrontarono fu la corsa allo spazio, vinta dagli statunitensi che riuscirono a far atterrare sulla Luna la missione Apollo 11 il 20 luglio 1969. Il confronto bipolare giunse al termine a seguito di un cambio di politica del leader sovietico Michail Gorbačëv che portò nel 1991 alla dissoluzione dell'Unione Sovietica. Nel 1992 venne formalmente istituita l'Unione europea. Sul piano sociale, i decenni tra la fine del XX e l'inizio del successivo furono contrassegnati da fenomeni quali la globalizzazione e un rapidissimo sviluppo tecnologico. Gli attentati dell'11 settembre portò il mondo ad affrontare nuovi conflitti. La crisi dei subprime, scoppiata nel 2006, portò l'economia mondiale a subire una grande recessione che si protrasse fino al 2013. Alla fine del 2019 in Cina vennero registrati i primi casi di infezione di COVID-19 da cui poi scaturì una pandemia i cui effetti travalicarono quelli sanitari per estendersi anche nell'economia e nella società. L'invasione russa dell'Ucraina del 2022 ha provocato la maggiore crisi per l'accoglienza di rifugiati in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Periodizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Alcune interpretazioni ne segnano l'inizio con la Rivoluzione francese (1789 — nascita del primo Stato nazionale borghese contemporaneo) o con la Rivoluzione industriale o con il Congresso di Vienna (1815 — riassetto dell'ordine europeo in seguito alla sconfitta di Napoleone). Altre teorie ancora datano l'inizio della storia contemporanea con il 1918 (fine della prima guerra mondiale) o con il 1945 (fine della seconda guerra mondiale); vi sono coloro poi che parlano del 1870, anno della presa di Roma e soprattutto della battaglia di Sedan, che avrebbe poi condotto alla nascita del II Reich tedesco.[2]

Le teorie sono molteplici e il dibattito storiografico sulla periodizzazione dell'età contemporanea è ancora vivamente aperto; la datazione canonica è comunque quella che parte dalla Rivoluzione francese.[3] Benedetto Croce riferendosi proprio alla periodizzazione della storia contemporanea disse: «ogni storia è storia contemporanea», in quanto lo storiografo che scrive vive nel mondo attuale così come anche il pubblico cui lo storiografo si rivolge.

Dalla restaurazione ai moti rivoluzionari[modifica | modifica wikitesto]

Congresso di Vienna e Restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Congresso di Vienna e Restaurazione.

Napoleone venne sconfitto definitivamente a Waterloo nel 1815, data che segnò la fine dell'età moderna. Al Congresso di Vienna l'assetto dell'Europa venne ridefinito e iniziò il processo di consolidamento degli Stati nazionali, che sarebbero diventati in breve i protagonisti della politica europea.

La restaurazione delle forme di potere antecedenti alla Rivoluzione francese, negli anni dal 1815 al 1848, tentò invano di soffocare le aspirazioni liberali e nazionali delle popolazioni europee suscitate dalla Rivoluzione francese. A queste si aggiunsero sia le trasformazioni sociali legate alla Rivoluzione industriale, sia la rinascita di spinte nazionalistiche che mal tolleravano forme di governo sempre più lontane dalle esigenze popolari.

Primavera dei popoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Primavera dei popoli.

Come conseguenza, il periodo tra il 1815 e il 1848 fu segnato da una serie di moti rivoluzionari. Nel 1848, anno della primavera dei popoli, Karl Marx pubblicò il Manifesto del Partito Comunista, iniziando idealmente l'era della diffusione di massa delle ideologie politiche: socialismo, anarchismo, primo nazionalismo. Nel 1864 nacque a Londra la Prima Internazionale, che s'ispirava ai principi del Manifesto, ma chiuse nel 1876.

L'Europa dopo i moti del 1848[modifica | modifica wikitesto]

Società ed economia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dei moti del 1848 si concluse senza cogliere successi sostanziali duraturi, infatti a partire dagli anni 1850 tutti i vecchi sovrani erano oramai tornati saldamente sui loro troni, le spinte rivoluzionarie si erano sopite soppiantate da un rigido conservatorismo e nel ventennio successivo fu l'affermazione della borghesia, in particolare quella degli industriali e delle finanze, la vera protagonista dello scenario economico e sociale.[4] La stabilità politica e gli investimenti dei magnati favorirono il progresso scientifico in svariati campi quali la chimica, la geografia, la biologia e la fisica. Nel mondo intellettuale il positivismo fu il movimento prevalente e il successo delle teorie elaborate da Charles Darwin sono l'esempio più celebre di tale spirito.[5]

Il progresso scientifico ebbe una moltitudine di ricadute pratiche che contribuirono alla crescita economica. Lo sviluppo repentino della ferrovia fu determinante per lo sviluppo dei commerci mentre l'utilizzo del carbone fu centrale per il funzionamento delle macchine a vapore sui cui si basava praticamente tutta l'attività industriale. Il ricorso alla ghisa per la realizzazione dei macchinari venne sempre più soppiantato dal più performante acciaio, grazie ai miglioramenti nella siderurgia come l'introduzione del forno Martin-Siemens introno al 1850. I progressi industriali vennero accompagnati da uno sviluppo delle attività finanziarie: mentre le società per azioni si moltiplicavano, gli istituti di credito divennero sempre più fondamentali per sostenere gli investimenti produttivi e per questo iniziarono a comparire le prime banche d'affari.[6]

Agli inizi della seconda metà del XIX secolo, la tecnologia del vapore acqueo non ebbe particolare successe nelle attività di navigazione dove i velieri erano ancora ritenuti i mezzi si trasporto più efficienti ma, a partire dagli anni 1860 grazie all'introduzione dell'elica e degli scafi in metallo le navi alimentate a vapore iniziarono ad imporsi in particolare nelle rotte verso l'Asia facilitate, queste, anche con l'apertura del canale di Suez nel 1867. Le distanze globali si accorciarono anche grazie alla diffusione del telegrafo.[7]

Lo sviluppo economico, tuttavia, non riuscì a migliorare le miserabili condizioni dei contadini che continuarono a soffrire di analfabetismo e scarsa alimentazione. Moltissimi emigrarono nelle grandi città in cerca di lavoro contribuendo ad un imponente processo di urbanizzazione già iniziato in Inghilterra nel secolo precedente. Se agli inizi del XIX secolo Londra era la città più grande d'Europa con circa due milioni e mezzo di abitanti mentre Parigi ne contava circa 1 e in Germania otto superavano i 100 000, circa cinquant'anni più tardi Parigi era raddoppiata e Berlino superò il milione.[8] La struttura delle città cambiò radicalmente: nelle zone centrali si insediarono le classi più ricche mentre quelle più disagiate si spostarono verso i sobborghi di periferia, spesso di nuova costruzione, malsane, sofferenti di sovrappopolazione, prive dei servizi più essenziali e dove si diffondevano facilmente tifo e colera. L'urbanizzazione spinse alla nascita di sistemi di trasporto pubblico: a Londra nacque la prima metropolitana mentre gli omnibus si diffondevano nelle maggiori città.[9]

Le cattive condizioni del proletariato industriale portarono alla sviluppo di un movimento operaio che si batteva per migliorare la propria esistenza. Le prime trade unions erano già nate nel 1824 in Inghilterra, ci volle oltre un trent'anni perché organizzazioni analoghe poterono diffondersi anche negli altri stati. Nel 1864 nacque l'Associazione internazionale dei lavoratori (detta anche "prima internazionale") con lo scopo di creare un legame internazionale tra i diversi gruppi politici di sinistra e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai. Al processo di fondazione partecipò anche Karl Marx, Michail Bakunin e James Guillaume le cui divergenze intercorse tra di loro contribuirono ad un sostanziale fallimento dell'azione del movimento.[10]

Le potenze europee tra il 1850 e il 1870[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i moti del 1848, la storia politica dei paesi europei tra il 1850 e il 1870 fu piuttosto variegata e ricca di conflittualità. Se da una parte stati come Francia e Prussia divenivano protagoniste dello scacchiere altre, come l’Austria, sofferenti di immobilismo politico e sociale si indebolirono. Negli stessi anni si compì il risorgimento italiano che portò alla nascita del regno d'Italia.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Secondo Impero francese.

Dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 che mise fine alla Seconda Repubblica, Napoleone III emanò il 14 gennaio 1852 la nuova costituzione che dette allo stato un assetto fortemente antiparlamentare con cui dette vita al secondo impero francese chiaramente ispirato al modello bonapartista. Dunque, se il ricorso al plebiscito popolare fosse la base formale su cui si basava la legittimità del potere, nella sostanza questo era mantenuto con l’uso della forza. L’autoritarismo di Napoleone venne mitigato dalla scelta di effettuare alcune riforme sociali spesso, tuttavia, sfociate nella demagogia che procurarono all’imperatore sostegno da parte sia dalla borghesia, sia dal mondo rurale.[11] Durante il secondo impero, terminato con la sconfitta nella guerra franco-prussiana nel 1870, vennero portate a termine una serie di opere pubbliche compresa una vasta estensione della rete ferroviaria. Furono questi gli anni in cui il barone Haussmann attuò un ampio piano di ristrutturazione di Parigi. La Francia di Napoleone III fu molto attiva anche in politica estera dove si dimostrò ambiziosa e aggressiva: fu alleata della Gran Bretagna nella Guerra di Crimea combattuta tra il 1853 e il 1856 e si schierò a fianco del Regno di Sardegna nella seconda guerra di indipendenza italiana con lo scopo di indebolire l’impero austriaco per prenderne il posto tra le grandi potenze europee del tempo.[12]

Austria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Impero austriaco.
Incoronazione di Francesco Giuseppe I ed Elisabetta come Re e Regina d'Ungheria, avvenuta l'8 giugno 1867 a seguito della Ausgleich

Le insurrezioni viennesi del 1848 condussero all'allontanamento del cancelliere Metternich e all'abdicazione dell’imperatore Ferdinando I d'Austria. A lui succedette il nipote Francesco Giuseppe I che, dopo aver concesso una costituzione nel 1848, la revocò dopo poco più di due anni ripristinando di fatto il vecchio sistema assolutistico incentrato nell'autorità dell’imperatore e caratterizzato da un imponente centralismo burocratico e da uno stato di polizia permanente. Tuttavia, nel corso degli anni vennero concesse anche alcune riforme quali la ricostituzione del parlamento bicamerale (seppur con limitazioni), l’abolizione della servitù della gleba e altre a sostegno del mondo contadino. La necessità di sostenere l’imponente apparato militare e amministrativo comportò la scarsa disponibilità di denaro per compiere investimenti negli sviluppi infrastrutturali e tecnologici; le sconfitte nei campi di battaglia aggravarono, inoltre, tale situazione.[13] Il duro fallimento nel conflitto contro la Prussia del 1866 compromise l’autorità imperiale favorendo alcune rivendicazioni da parte della nobilita ungherese, allora parte dell’impero. Così l’imperatore Francesco Giuseppe fu costretto a firmare l'Ausgleich (compromesso) con la quale l'Ungheria otteneva una condizione di parità con l'Austria all'interno della monarchia asburgica, segnando il passaggio dall'Impero austriaco all'Impero austro-ungarico.[14][15]

Prussia[modifica | modifica wikitesto]

Otto von Bismarck, protagonista della realpolitik prussiana

Per tutto l'Ottocento la Prussia continuò il suo cammino, già iniziato nel secolo precedente, verso il ruolo di guida della nazione tedesca che raggiungerà nel 1871. Fino dagli anni 1850 lo stato prussiano conobbe uno sviluppo che non ebbe uguali in Europa con la zona della Renania-Vestfalia protagonista di una vorticosa espansione industriale. Il progresso sociale, tuttavia, non andò di pari passo con quello economico, con il primo che rimase ancorato alle vecchie consuetudini vittima di un rigido conservatorismo che non volle riformare le istituzioni in chiave liberale. Vero protagonista della politica, interna e estera, della Prussia fu il primo ministro (successivamente cancelliere del Reich) Otto von Bismarck nominato dal sovrano Guglielmo I di Hohenzollern.[16]

Chiave di volta del successo prussiano fu il suo esercito in grado, nel 1866, di sconfiggere pesantemente l'Austria costringendola ad una pace con cui ne sostituiva il ruolo a capo della nazione tedesca sancendo la al'abolizione della confederazione germanica.[17]

Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Età vittoriana e Impero britannico.

Alla metà del XIX secolo, l'Inghilterra, appariva come la nazione più evoluta tra le potenze europee e probabilmente fu per questo che non venne coinvolta nei moti del 1848. Sul piano economico, il regno estraeva da solo di due terzi del carbone e metà del ferro prodotti in tutto il mondo, mentre la sua rete ferroviaria era una delle più sviluppate. Le sue istituzioni politiche da molto erano all'avanguardia in campo liberale mentre il suo impero coloniale era vastissimo. Nel suo ordinamento politico, alla monarchia era conferito un ruolo poco più che simbolico di rappresentanza dell'unità nazionale mentre il potere era gestito dal parlamento britannico. Per quasi tutto il XIX secolo, sul trono sedette la regina Vittoria d'Inghilterra, che regnò tra il 1837 e il 1901, un regno così lungo e significativo che si usa riferirsi a quel periodo come "Età vittoriana".

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Risorgimento e Regno d'Italia.

Russia[modifica | modifica wikitesto]

Il popolo di Mosca saluta Alessandro II nei giorni della cerimonia dell'incoronazione (settembre 1856)

Tra le potenze europee della seconda metà dell'Ottocento, l'impero russo era certamente quella che versava nelle condizione di maggior arretratezza sia in ambito politico che sociale. Lo stato era fortemente autocratico e il potere era centralizzato nello zar; quasi la totalità della popolazione era impiegata nell'agricoltura ed era ancora ben presente la servitù della gleba tanto che i due terzi dei contadini versavano in tale condizione. Gli investimenti finanziari erano limitati in quanto i proprietari terrieri erano più inclini a impiegare i guadagni nel lusso piuttosto che nel miglioramento delle proprie aziende agricole. In un tale scenario sorprende la vivacità degli ambienti intellettuali: Ivan Sergeevič Turgenev, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij e Anton Pavlovič Čechov furono solo alcuni dei più grandi scrittori che vissero in quel tempo. Dopo essere salito al trono, nel 1855, lo zar Alessandro II di Russia iniziò una serie di riforme volte a modernizzare il paese: nel 1861 firmò una controversa legge semancipativa della servitù della gleba, innovò l'amministrazione fiscale aumentandone l'efficienza e migliorò il sistema universitario. Lo scarso successo di tali riforme, in particolare quelle sulle libertà dei contadini che vennero ostacolate dai ricchi proprietari, causarono un malcontento generale che sfociò in numerose ribellioni a cui lo zar rispose imponendo un regime poliziesco. Nel 1881 Alessandro II venne assassinato da un anarchico e a lui succedette il figlio Alessandro III che annullò gran parte delle riforme progressiste del padre preferendo condurre una dura politica reazionaria.[18]

Asia e Africa nella prima metà del XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati Uniti nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Per tutto il XIX secolo gli Stati Uniti conobbero una continua espansione, alimentata dalle immigrazioni delle popolazioni europee, che contribuì a ingrandire le città dell'est e ad ampliare i confini verso ovest. La parte più sviluppata del paese rimanevano gli stati che si affacciavano sull'oceano atlantico che in precedenza erano state le prime tredici colonie. L'economia degli stati del sud era ancora prevalentemente agricola, basata su di una gestione tradizionale di grandissime piantagioni di cotone ove la manodopera era costituita per la maggior parte da schiavi neri. Anche nella politica e nella società il sud era rimasto ancorato agli antichi modelli mentre la classe dirigente era costituita da una minoranza di grandi proprietari terrieri. L'ovest era invece dominato da allevatori.[19]

Se la schiavitù era un elemento essenziale dell'economia del sud, essa non era comparabile con gli ideali democratici e capitalistici diffusi negli stati del nord dove iniziò a svilupparsi un movimento abolizionista. Sebbene il partito Democratico fosse rimasto schierato a favore dei grandi proprietari terrieri, quello Repubblicano abbracciò una decisa posizione antischiavista. Alle elezioni presidenziali del 1860 i Repubblicani riuscirono a portare alla presidenza Abraham Lincoln[20] scatenando una dura reazione da parte di dieci stati del sud che decisero di staccarsi dagli Stati Uniti per costituire una propria confederazione indipendente. Il governo federale, a sua volta, reagì e tali eventi portarono, agli inizi di aprile 1861, allo scoppio di una lunga guerra di logoramento tra Stati Uniti e Confederati. Il conflitto si concluse nel 1865 con la resa dei sudisti, più preparati militarmente ma meno forti economicamente, e pochi giorni dopo Lincoln venne ucciso da un fanatico sudista. Molti storici sostengono che la guerra di secessione statunitense sia il primo esempio di "guerra totale" della storia.[21]

Little Italy a New York in una foto di inizio XX secolo.

Terminato il conflitto la ricostruzione del paese fu rapidissima e venne riprese a ritmi ancora più sostenuta la colonizzazione dell'ovest, tanto che ne 1890 si poté considerarla compiuta tuttavia a danno dei pellerossa che furono costretti a vivere nelle riserve.[22] Nei decenni successivi la crescita economica del paese vide una forte accelerazione che le permise di superare nel settore industriale la Gran Bretagna, uno sviluppo sostenuto anche dall'apertura alle immigrazioni attuata grazie all'Immigration Act of 1882 che fece degli Stati Uniti un grandissimo crogiolo di popoli e culture ma non privo di tensioni sociali. Nel 1898 gli Stati Uniti vinsero la guerra ispano-americana grazie alla quale ottennero le Filippine, Guam e Porto Rico dalla Spagna oltre a guadagnare il controllo su Cuba formalmente resa indipendente; per molti storici ciò fu l'inizio dell'imperialismo statunitense. Con la successiva annessione del territorio delle Hawaii guadagnarono una importante base nell'Oceano Pacifico fondamentale per i suoi commerci. Agli inizi del XX secolo, gli Stati Uniti erano oramai una potenza mondiale.[23]

L'apertura del Giappone nel periodo Meiji[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Periodo Meiji e Rinnovamento Meiji.
L'Imperatore Meiji che lascia Kyoto per trasferirsi a Tokyo alla fine del 1868

Nella prime metà del XIX secolo, in Giappone era ancora governato dallo Shogunato Tokugawa al potere dal 1606. In questi secoli l'evoluzione della società era rimasta pressoché ferma ancora impregnata nell'antico sistema feudale diviso in rigidi ceti a gerarchia piramidale. Inoltre, la politica estera aveva sempre perseguito un ferreo isolazionismo con i commerci limitati solo a pochi paesi esteri vicini. Questa situazione mutò radicalmente a partire dal 1854 quando una squadra navale statunitense giunse sulle isole giapponesi per chiedere, con la convenzione di Takagawa, di avviare rapporti commerciali.[24]

Promulgazione della Costituzione Meiji, xilografia in stile ukiyo-e di Yōshū Chikanobu, 1889

Quello che ne scaturì fu uno dei tanti trattati ineguali siglati dalle potenze occidentali con alcuni stati dell'Estremo Oriente incapaci di resistere alla pressione militare ed economica straniera, stante l'enorme divario tecnologico. Questa situazione provocò un vasto malcontento tra i giapponesi fomentando risentimenti nazionalistici che sfociarono in una ribellione dei feudatari daimyo e da parte dei samurai che portò nel 1868 alla caduta dello shogunato. Nella storia del Giappone il periodo successivo è conosciuto come periodo Meiji e fu incentrato sul lungo regno dell'Imperatore Mutsuhito salito al trono appena quindicenne. I 44 anni di regno di Mutsuhito videro un processo di rinnovamento che ebbe pochi pari nella storia. Nel 1871 venne decisa l'uguaglianza giuridica di tutti i paesi, vennero aboliti i diritti feudali, ai samurai venne assegnata un vitalizio, introdotto l'obbligo di istruzione basilare, organizzato un esercito nazionale con leva obbligatoria e ristrutturato il sistema fiscale in chiave moderna. Tutto questo venne accompagnato da una crescita straordinaria del settore industriale, prima estremamente arretrato se non quasi assente. Per sostenere tale progresso ci si affidò a numerosi esperti stranieri assunti dalle imprese locali ma ci si mosse anche per far studiare i giovani giapponesi in occidente. Sebbene alla fine dell'Ottocento il Giappone fosse ancora un paese sostanzialmente arretrato rispetto agli Stati Uniti e all'Europa, la sua crescita era stata veramente rapida rappresentando une «vera rivoluzione dall'alto».[25]

Tra il XIX e il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Europa tra imperialismo e nazionalismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Imperialismo e Nazionalismo.

Il periodo fra 1870 e prima guerra mondiale fu caratterizzato dall'avvento della società di massa. La produzione di beni di consumo durevoli aumentò sensibilmente, la partecipazione politica si allargò a strati sempre più ampi di popolazione, i governi dei singoli paesi adottarono le prime politiche di welfare. Nel 1889 nacque la Seconda Internazionale che si impegnava a trovare la via più semplice per eliminare la lotta di classe. All'interno dell'Internazionale c'era chi optava per una rivoluzione e chi preferiva una via graduale di riforme sociali. L'esposizione di Parigi (1900) rappresentò insieme il culmine e la tragica fine dell'ideale positivistico ottocentesco e della Belle époque, il periodo relativamente pacifico che vede l'espansione della borghesia industriale.

Anche a causa della lunga e grave crisi economica di fine Ottocento nota come 'Grande depressione', le borghesie nazionali utilizzarono il nuovo binomio protezionismo-imperialismo in una competizione crescente e sfociante nella prima guerra mondiale.

Sotto la guida politica del suo primo cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'Impero austro-ungarico e l'Italia e un'intesa diplomatica con la Russia. La decisione del Kaiser Guglielmo II, salito al trono nel 1888, di licenziare Bismarck (nel 1890) e di non rinnovare il trattato di controassicurazione con l'Impero russo segnò l'inizio della fine del sistema bismarckiano. Tra il 1891 e il 1894, Francia e Russia operarono un graduale riavvicinamento diplomatico, culminato nell'alleanza militare ed economica. Un secondo fondamentale passaggio fu rappresentato dalla firma dell'"Entente cordiale", tra Francia e Gran Bretagna nel 1904. Nel 1907 anche il Regno Unito e la Russia risolsero i loro contrasti in Asia con l'accordo di San Pietroburgo.

La Conferenza di Berlino (1884) diede simbolicamente il via alla spartizione dell'Africa e del colonialismo europeo attivo. La sconfitta italiana ad Adua del 1896 contro le truppe etiopi segnò l'interruzione dell'iniziativa coloniale italiana e la fine della carriera politica di Crispi. Il XX secolo si aprì, emblematicamente, con una guerra corale delle potenze mondiali in un paese ancora periferico: le truppe italiane, tedesche, giapponesi, inglesi, russe schiacciarono la rivolta dei Boxer in Cina. Nel 1905 si chiuse la guerra russo-giapponese, con la vittoria di questi ultimi, la prima sperimentazione del fuoco di artiglieria in larga scala e il primo grave colpo inferto al regime zarista.

Nel corso delle guerre balcaniche, combattute nell'Europa sud-orientale nel 19121913, gli Stati componenti la Lega Balcanica (Regno di Bulgaria, Regno di Grecia, Regno del Montenegro e Regno di Serbia) dapprima conquistarono agli ottomani la Macedonia e gran parte della Tracia e poi si scontrarono tra loro per la spartizione delle terre conquistate.

Seconda rivoluzione industriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda rivoluzione industriale e Grande depressione (1873-1895).

Tra la fine del XIX e l'inizio del successivo secolo, l'Europa e il Nord America vennero investiti da un progresso tecnologico, conosciuto come seconda rivoluzione industriale tanto vaste che incisero non solo nell'economia ma anche nella società e nelle abitudini quotidiane di ampissimi strati della popolazione. E' stato osservato che se "nella prima rivoluzione industriale i protagonisti furono il cotone, il carbone, il ferro e la macchina a vapore, nella seconda si affermarono acciaio, chimica, motore a scoppio ed elettricità.[26]

Automobile Benz Velo (1894)

I progressi nella produzione dell'acciaio, già iniziati negli anni precedenti andarono incontro ad un'accelerazione grazie al miglioramento del convertitore Bessemer che ne consentì di poterne disporre di maggior quantità a prezzi relativamente bassi. Presto l'acciaio poté essere usato per molteplici scopi che spaziavano dagli scafi delle navi da guerra ai macchinari industriali che divennero più precisi e leggeri. Il suo ampio utilizzo nell'edilizia rese possibile la costruzione di edifici di altezza prima di allora mai nemmeno immaginate: l'esempio più celebre è quello dei 312 metri di altezza della torre Eiffel realizzata per l'esposizione universale di Parigi del 1889. Nel 1892 verrà introdotto anche l'uso del calcestruzzo armato I progressi della chimica resero possibile estrarre l'alluminio dalla bauxite a partire dal 1886 mentre una decina di anni prima Alfred Nobel aveva inventato la dinamite. Nel 1888 John Boyd Dunlop inventò il pneumatico mentre negli stessi anni in Francia e Gran Bretagna si introducevano le prime fibre tessili artificiali prodotte dalla cellulosa. Le scoperte riguardanti nuovi metodi di sterilizzazione e conservazione degli alimenti, oltre che alle tecniche di refrigerazione, cambiò le abitudini e la gestione delle crisi alimentari grazie alla comparsa dei cibi in scatola. Dopo svariati tentativi infruttuosi Nikolaus August Otto riuscì a costruire il primo motore a scoppio a quattro tempi che poi venne installato da Gottlieb Daimler e Karl Benz su di un veicolo nel 1885 creando la prima automobile, anche se ci vollero oltre vent'anni perché questi prototipo potessero raggiungere una sufficiente affidabilità e velocità.[27]

Telefono del 1896 prodotto in Svezia.

L'invenzione di generatori, dinamo, accumulatore e motori dedicati, rese possibile l'utilizzo su ampia scala dell'energia elettrica. Nel 1879 Thomas Edison inventò la lampadina e preso sorsero le prime centrali termoelettriche per sostenere la domanda di illuminazione privata; nei paesi ricchi di bacini idrici comparvero le centrali idroelettriche. Presto l'elettricità servì anche per il movimento delle macchine industriali e per il trasporto pubblico. Antonio Meucci inventò il primo telefono, poi migliorato da Alexander Graham Bell, sempre Edison nel 1876 realizzò un grammofono mentre nel 1895 i fratelli Lumiere proposero il primo proiettore cinematografico.[27]

La seconda rivoluzione industriale fu, tuttavia, anche accompagnata da una vasta crisi economica scoppiata nel 1873 a Vienna e poi propagatasi per tutta Europa e nel Nord America e che mise fine alla crescita che si protraeva da oltre un ventennio. La concausa principale si può ritrovare proprio nello sviluppo tecnologico ed organizzativo delle imprese che comportò una ripida e prolungata discesa dei prezzi dei prodotti in commercio, agevolata anche da scambi commerciali sempre più veloci ed economici. Vi è, comunque, da rilevare che ciò ebbe anche ripercussioni positive sulla popolazione dei salariati che poté vedere migliorato il proprio potere d'acquisto, mentre i contadini furono coloro che più ne soffrirono in quanto accusarono il crollo dei loro prodotti. La strategia a cui i governi ricorsero per fronteggiare la crisi fu quella di abbandonare le politiche liberali che avevano da tempo perseguito per abbracciare forme di protezionismo applicando dazi doganali sempre più elevati per proteggere la propria produzione agricola e industriale dalla concorrenza estera. Inoltre, la corsa agli armamenti già in essere per le spinte nazionalistiche venne accelerata in molti paesi allo scopo di creare un mercato di sbocco per le industrie.[28]

La società della Belle Époque[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Belle Époque.

La Chiesa cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del cristianesimo in età moderna.

Il resto del mondo agli inizi dei XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le guerre mondiali (1914–1945)[modifica | modifica wikitesto]

Prima guerra mondiale e rivoluzione russa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra mondiale e Rivoluzione russa.
Una trincea britannica sul fronte macedone durante la prima guerra mondiale

Le tensioni tra gli Stati nazionali europei raggiungono un punto di rottura, dando inizio alla prima guerra mondiale (19141918). Il conflitto coinvolse le maggiori potenze mondiali di allora, divise in due blocchi contrapposti: gli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano e Bulgaria) contro le potenze Alleate rappresentate principalmente da Francia, Gran Bretagna, Impero russo e Italia. È comunemente considerata dagli storici uno degli eventi che forgiarono il XX secolo, cambiando per sempre le strutture statali, le tattiche militari, le prospettive culturali. Per la prima volta gli Stati Uniti intervengono in una guerra europea, rompendo la dottrina Monroe. La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania, ultima degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l'armistizio con le forze nemiche.

Nell'ottobre 1917 si estingue, nel fuoco della rivoluzione, l'Impero russo. Viene costituita l'Unione Sovietica, sotto la guida del leader bolscevico Vladimir Il'ič Ul'janov, meglio conosciuto come Lenin. L'URSS fu il primo tentativo di applicazione pratica su scala nazionale delle teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels. Il risultato è un regime violento e oppressivo, frutto di un'applicazione del marxismo non completamente fedele alle sue originali linee guida dei pensatori Marx ed Engels. Nasce così il primo totalitarismo europeo (ma la definizione è molto contestata). Dopo la morte di Lenin nel 1924 la direzione del nuovo Stato si consolida nelle mani di Josif Stalin. Nell'arco di pochi anni Stalin trasforma il proprio potere in una vera e propria dittatura. Il regime staliniano causò milioni di vittime, tra le quali oppositori politici, noti o sospettati, e militari che vengono giustiziati o esiliati in Siberia nei campi di lavoro forzato chiamati GULAG, durante le cosiddette Grandi Purghe degli anni trenta.

Periodo interbellico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Periodo interbellico.

Conseguenze della prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conseguenze della prima guerra mondiale.

Il trattato di Versailles del 1919, per il prevalere degli interessi nazionali, impone severe condizioni alla Germania e il disfacimento degli imperi tedesco, austro-ungarico e russo con la creazione di nuovi Stati come la Polonia, Cecoslovacchia e la Iugoslavia. Con la fine della prima guerra mondiale l'Europa "moderna", quella degli Stati nazionali, dei ceti medi liberali e borghesi, dell'eurocentrismo, si avvia perciò a un irreversibile tramonto. Tra i quattordici punti delineati dal presidente statunitense Woodrow Wilson vi è la costituzione di quello che diventa il primo tentativo di un'organizzazione con lo scopo di vigilare sulla pace: la Società delle Nazioni.

Grande depressione degli anni 1930[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande depressione.

L'età dei totalitarismi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Totalitarismo.
Fascisti italiani durante la marcia su Roma

Nel 1919 Benito Mussolini fonda a Milano il primo fascio di combattimento, confluito poi nel Partito Nazionale Fascista, e il 30 ottobre 1922, dopo la marcia su Roma, sale al potere. Nelle elezioni politiche italiane del 1924 Mussolini ottiene il 64,9% dei voti e, come stabilito dalla legge Acerbo, i due terzi dei seggi, assegnati alla lista di maggioranza relativa che abbia raccolto almeno il 25% dei voti. La denuncia, da parte di Giacomo Matteotti, dell'irregolarità delle elezioni, è seguita qualche giorno dopo dal suo rapimento e uccisione. Nel 1925, dopo un discorso in Parlamento, Mussolini si dichiara dittatore. Nel biennio 1925-1926 vengono emanate le cosiddette leggi fascistissime, che avviano la trasformazione del Regno in uno Stato autoritario, mediante l'istituzione del Tribunale Speciale Fascista, del confino politico per gli antifascisti e della polizia segreta, l'OVRA. La crisi del 1929 scuote la fiducia nell'economia liberista, dando ulteriore impulso all'affermazione dei totalitarismi autarchici.

La Germania precipitò in una gravissima crisi economica, caratterizzata dalla totale svalutazione della moneta tedesca e da un altissimo tasso di disoccupazione. In questa situazione di incertezza e di fame, lo NSDAP 1930 ottenne il 18,3% dei voti. Tale rapida ascesa condusse il capo del Partito nazista Adolf Hitler alla carica di cancelliere nel 1933. Si impone in Europa il modello nazifascista, ripreso in parte da Antonio Salazar in Portogallo e Francisco Franco in Spagna.

Declino del colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande depressione.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra mondiale.
1º settembre 1939, soldati tedeschi rimuovono la barriera del confine tedesco-polacco dando inizio alla seconda guerra mondiale

La Germania nazista, dopo l'annessione dell'Austria e dei Sudeti e dopo la definizione del Patto d'Acciaio con l'Italia e la firma di un patto di non aggressione con l'Unione Sovietica, attacca la Polonia ed entra in guerra con gli Alleati. Inizia la seconda guerra mondiale, considerata da molti storici come l'atto conclusivo di una "nuova guerra dei trent'anni" che va dal 1914 al 1945. Seguono le invasioni di Paesi Bassi, Belgio, Francia (Campagna di Francia), Danimarca, Norvegia (Operazione Weserübung) e Balcani (Campagna dei Balcani). Dopo questi iniziali successi, la Germania tenta di invadere il Regno Unito e nel 1941 attacca la Russia; questa invasione viene però fermata vicino a Mosca nel dicembre del 1941. Tra il 1941 e il 1943, comunque, la Germania e l'Italia raggiungono un dominio pressoché completo dell'Europa continentale, minacciato però dall'inversione delle sorti nella guerra contro la Russia. Nel frattempo l'Impero giapponese, alleatosi a Germania e Italia nel settembre 1940, attacca gli Stati Uniti il 7 dicembre 1941, dopo mesi di embargo americano. Le vittorie alleate in Nordafrica sono seguite dall'invasione dell'Italia nel 1943, dallo sbarco in Normandia nel giugno del 1944 e dall'invasione a tenaglia russo-americana della Germania nel 1945, portando alla fine della guerra in maggio per l'Europa, e in agosto per l'Asia.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La guerra fredda (1947–1991)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra fredda.
Test atomico statunitense

La guerra determinò la sconfitta dei totalitarismi di destra e l'affermazione di Stati Uniti e Unione Sovietica come nuove superpotenze mondiali. La tecnologia conobbe un incremento accelerato, con esiti positivi (radar, medicina, aeronautica, tra cui possiamo ricordare l'impresa dell'astronauta Neil Armstrong che atterrò sulla Luna nel luglio del 1969) e orribili (bomba atomica, armi di distruzione di massa). Un piano creato dal segretario di Stato statunitense George Marshall, il Piano di Recupero Economico, meglio noto come piano Marshall, chiese al Congresso degli Stati Uniti di assegnare miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Europa, dalle cui macerie, povertà, desolazione e abbandono era stata segnata dalla perdita della sua grande tradizione di civiltà e progresso. La Società delle Nazioni che aveva chiaramente fallito nel prevenire la guerra, fu abolita e al suo posto venne costruito un nuovo ordine internazionale. Il 24 ottobre 1945 venne fondata l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il 2 giugno 1946 un referendum sancisce la fine della monarchia in Italia e la nascita della Repubblica. Alcide De Gasperi è il primo presidente del Consiglio e il 1º gennaio 1948 entra in vigore la nuova Costituzione repubblicana.[29]

Carri armati sovietici e statunitensi si fronteggiano al Checkpoint Charlie, durante la crisi di Berlino del 1961

Le nazioni europee si separarono in due blocchi, quelle filo occidentali facenti parte della NATO e quelle di influenza sovietica del Patto di Varsavia. La contrapposizione dei due blocchi portò a quella che venne definita guerra fredda. Tale tensione, durata circa mezzo secolo, pur non concretizzandosi mai in un conflitto militare diretto (la disponibilità di armi nucleari per entrambe le parti avrebbe potuto inesorabilmente distruggere l'intero pianeta), si sviluppò nel corso degli anni incentrandosi sulla competizione in vari campi. Gli Stati Uniti promossero la democrazia liberale e il sistema capitalistico, mentre l'Unione Sovietica promosse il comunismo e un'economia pianificata a livello centrale. L'Europa era per la prima volta relegata alla periferia del Primo Mondo. Con la fine della guerra iniziò anche la prima fase della decolonizzazione (la seconda fase avrebbe avuto luogo negli anni sessanta). Un processo d'integrazione economica e politica portò allo sviluppo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio nel 1951 e del Mercato Europeo Comune nel 1957. Nello stesso periodo l'economia europea conobbe una crescita esponenziale del PIL mentre il neonato Stato sociale era alla base dell'incremento della spesa pubblica.

La presidenza Kennedy (1961-63) portò a una politica di avvicinamento fra le due superpotenze. Continuavano, però, le politiche di contenimento del comunismo da parte degli Stati Uniti: la guerra fredda raggiunse il culmine con lo sbarco nella Baia dei porci (1961) e la crisi dei missili di Cuba, quando Nikita Chruščёv iniziò a installare missili nucleari a medio raggio sull'isola di Cuba, in cui era da poco stato instaurato un regime socialista simile a quello sovietico. Un crescente movimento dei diritti civili negli Stati Uniti, guidata da afro-americani, come Martin Luther King, combatterono la segregazione e la discriminazione razziale. Dopo l'assassinio di Kennedy nel 1963 vennero approvati il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965 dal presidente Lyndon B. Johnson.

Soldati della 1ª divisione cavalleria aerea in azione durante la battaglia di Ia Drang nel contesto della guerra del Vietnam

Johnson portò il paese a una nuova guerra nel Sud-Est asiatico, la guerra del Vietnam, che fece aumentare fortemente la spesa pubblica statunitense; di fronte all'emissione di dollari e al crescente indebitamento degli USA, aumentavano le richieste di conversione delle riserve in oro. Ciò spinse nel 1971 il presidente statunitense Richard Nixon, ad annunciare la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Una nuova crisi finanziaria scosse il mondo nel 1973, in congiunzione della guerra del Kippur tra Egitto e Israele. Per la prima volta dei Paesi fuori dalle sfere di influenza americana e russa fecero sentire il proprio potere in modo significativo: fu imposto l'embargo sul petrolio agli Stati Uniti. Le conseguenze della crisi energetica non tardarono a manifestarsi anche sul sistema industriale europeo, che infatti non conobbe più i tassi di crescita registrati nei decenni precedenti. Le truppe nordvietnamite presero Saigon nel 1975, respingendo definitivamente le truppe sudvietnamite e statunitensi. Fu il primo smacco sul campo dell'esercito statunitense, e fu la prima guerra a essere estensivamente seguita dai media televisivi, con effetti disastrosi sull'opinione pubblica occidentale. L'elezione congiunta di Margaret Thatcher in Gran Bretagna (1979) e Ronald Reagan (1980) negli Stati Uniti sancì il processo, da tempo in atto, di ritorno al liberismo estremo in Occidente.

Dalla metà degli anni ottanta, il leader sovietico Michail Gorbačëv, conscio delle gravi difficoltà dello Stato sovietico, iniziò un percorso di riforme, attraverso politiche di glasnost' (trasparenza) e perestrojka (ristrutturazione), che non si dimostrarono tuttavia sufficienti per impedire il collasso dell'Unione Sovietica. Nel 1989 cadde il muro di Berlino e di lì a poco, nel 1991, lo avrebbe seguito l'intera Unione Sovietica, incapace di risolvere le proprie contraddizioni interne e di vincere la sfida con il primo rivale occidentale.

Decolonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Decolonizzazione.

Una nuova società[modifica | modifica wikitesto]

Fine del bipolarismo (1991–2001)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Globalizzazione e Internet.
Il muro di Berlino il 16 novembre 1989

Dal 1989, dopo la caduta del muro di Berlino e la successiva dissoluzione dell'URSS alcuni storici hanno definito "unipolare" il sistema internazionale venutosi a creare, mettendo l'accento sulla presunta posizione di dominanza assunta dagli Stati Uniti (considerati come l'unica superpotenza). Altri studiosi, invece, hanno messo in rilievo la possibilità dell'emergere di un nuovo multipolarismo.

Il 7 febbraio 1992 i dodici Stati CEE firmarono il Trattato di Maastricht.

La Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia si disintegrò tra il 1991 e il 1992, a seguito dell'indipendenza di Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia ed Erzegovina. Le altre due repubbliche jugoslave, Serbia e Montenegro, formarono nel 1992 una nuova federazione denominata Repubblica Federale di Jugoslavia. Tra il 1998 e il 1999, continui scontri in Kosovo tra le forze di sicurezza serbo-jugoslave e l'Esercito di Liberazione Albanese (UÇK), riportati dai media occidentali, portarono al bombardamento della NATO sulla Serbia (Operazione Allied Force).[30] Gli attacchi vennero fermati da un accordo, firmato dal presidente Milošević, che prevedeva il ritiro dell'esercito dal Kosovo.

La prima intifada (1987-1993) ebbe fine con gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP, conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmūd Abbās e Shimon Peres e firmati a Washington D.C. il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton. Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace nel 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo.

Nel 1997 e nel 1999 avvengono due casi rilevanti di decolonizzazione: Hong Kong e Macao vengono restituiti alla Cina rispettivamente dalla Gran Bretagna e dal Portogallo.

XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni della moneta unica in Europa e del terrorismo islamico (2001–2020)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Attentati dell'11 settembre 2001, Guerra al terrorismo ed Euro.
11 settembre 2001: il volo United Airlines 175 si schianta contro la Torre Sud, circa 17 minuti dopo la prima collisione, ripreso in diretta dai notiziari

L'inizio del XXI secolo si caratterizza per l'affermazione della globalizzazione con i suoi effetti economici, la rivoluzione informatica, la lotta al terrorismo (Al-Qaida, Stato Islamico, ecc.), l'ascesa dei Paesi del BRICS (con un principio di ripolarizzazione politico-economica mondiale costituito in primo piano dall'affermarsi della Cina, di cui fa parte), una nuova grande recessione e crisi dell'Unione europea.

Gli attentati dell'11 settembre 2001 costituiscono uno spartiacque storico, colpendo il World Trade Center di New York e il Pentagono (un quarto aereo si schiantò al suolo per la reazione dei passeggeri al dirottamento). In risposta a quello che è considerato il primo attacco agli Stati Uniti direttamente nel suo territorio, il presidente George W. Bush dichiarò guerra contro il terrorismo. Alla fine del 2001 le forze americane invasero l'Afghanistan, rovesciando il governo dei talebani che però continuarono le operazioni di guerriglia. Nel 2002 l'amministrazione Bush e quella Blair nel Regno Unito iniziarono a premere per il cambiamento del regime in Iraq. Pur senza un esplicito mandato delle Nazioni Unite (dovuto al veto posto dal presidente francese Chirac nel consiglio di sicurezza) si arrivò all'invasione dell'Iraq nel 2003 quindi alla cattura del presidente Saddam Hussein e alla sua uccisione. Nel 2011 gli Stati Uniti d'America, per mezzo dei Navy SEALs, riuscirono a trovare e uccidere in Pakistan Osama Bin Laden, il mandante degli attentati dell'11 settembre 2001.

Nel 2002, in Europa, entrò in vigore l'euro che diventò la moneta unica degli inizialmente dodici Paesi dell'Unione europea, San Marino, Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra. Nel 2004 aderirono all'UE Slovenia, Malta, Cipro, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria; nel 2007 fu il turno di Bulgaria e Romania e nel 2013 quello della Croazia.

La sede della Banca centrale europea, comunemente chiamata "Euro Tower" a Francoforte

Già dal 2002 iniziano a manifestarsi le avvisaglie della crisi economica globale che scoppierà nel 2007. Dalla fine del 2010 inoltre avranno luogo numerose rivolte nel mondo arabo, sfociando anche in situazioni estremamente violente: una guerra civile scoppia in Libia, portando al rovesciamento del regime di Muhammar Gheddafi e alla sua uccisione destabilizzando ulteriormente il mondo arabo; un'altra rivolta in Siria, con l'intento di rovesciare il regime di Assad. Volto a quest'ultimo paese ed in Iraq, l'occidente si è ritrovato a fronteggiare la minaccia costituita dall'autoproclamato Stato Islamico, mentre nella politica dei vari paesi sono andati ad affermarsi esponenti identificati nelle ideologie sovraniste.

Il 20 gennaio 2009, per la prima volta nella storia statunitense, si è insediato alla Casa Bianca un presidente nero, Barack Obama, dopo secoli di segregazione e discriminazione della popolazione afroamericana. Nel 2017 il repubblicano Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti. Il 2019 ha visto invece l'abrogazione del trattato INF sul nucleare firmato oltre trenta anni prima da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv.

Anni 2020: COVID-19 e invasione dell'Ucraina (2021-in corso)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pandemia di COVID-19 e Invasione russa dell'Ucraina del 2022.

Nel 2019 il diffondersi del virus SARS-CoV-2 ha causato una pandemia. Al 2021 la pandemia di COVID-19 contava oltre 4 milioni di morti. Nel corso del 2021 vengono iniziate distribuzioni su larga scala delle dosi vaccinali contro la COVID-19. A maggio 2021 la popolazione che aveva ricevuto almeno una dose di vaccino risultava essere di circa 785 000 000 persone.

Negli Stati Uniti d'America alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020 vince Joe Biden che viene affiancato alla vicepresidenza da Kamala Harris, prima donna a ricoprire tale ruolo. L'insediamento avviene il 20 gennaio 2021.

La mattina del 24 Febbraio 2022 Vladimir Putin, presidente della Russia, avvia un'invasione dell'Ucraina a causa delle tensioni che c'erano tra i due paesi sin dal 2014. La guerra ha provocato la maggiore crisi per l'accoglienza di rifugiati in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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