Linguistica romanza

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La linguistica romanza è quella parte della linguistica che studia i cambiamenti a livello fonetico, morfologico, sintattico e lessicale che hanno portato dal latino alle moderne lingue romanze.[1] La linguistica romanza studia ogni versante delle lingue romanze: fonetica, morfologia, sintassi, lessicologia, dialettologia, sociolinguistica, pragmatica e le considera sia sotto l'aspetto sincronico, sia sotto l'aspetto diacronico.

Storia della disciplina[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal Medioevo risultano riflessioni sulle lingue romanze, come nel caso di Dante Alighieri con la sua opera De vulgari eloquentia. Nel Seicento e nel Settecento, in mancanza di un metodo valido per la classificazione delle lingue, ancora non si era stilata una lista completa della grande quantità di varietà europee appartenenti al gruppo di lingue romanze. Tra il 1836 e il 1843 il linguista tedesco Friedrich Diez scrive la Grammatik der romanischen Sprachen (Grammatica delle lingue romanze) secondo il metodo comparativo della linguistica indoeuropea e, in seguito, nel 1853 pubblica Etymologisches Wörterbuch der romanischen Sprachen (Vocabolario etimologico delle lingue romanze). Nel 1861, il linguista tedesco August Schleicher pubblica quella che è considerata la sua opera principale Compendium der vergleichenden Grammatik der indo-germanischen Sprachen (Compendio della grammatica comparativa delle lingue indoeuropee) in cui propone il primo albero genealogico della lingua indoeuropea.[2]

AlberogenealSch.jpg

Dal metodo comparativo, dunque, si passa ad una descrizione in ordine cronologico per delineare i vari sistemi delle lingue derivate, a partire dalla ricostruzione delle fasi linguistiche scomparse. Nel 1866-68, Hugo Schuchardt, allievo di Schleicher, pubblica Der Vokalismus des Vulgärlateins in cui spiega l'importanza degli “ipercorrettismi”[3]: se troviamo scritto hoctober al posto di october, significa che uno scriba, insicuro di quali parole cominciassero con la lettera h, nell'intenzione di essere corretto, sbagliava. Vi sono innumerevoli deviazioni degli scritti più umili, in cui gli scriba trascrivevano i testi in modo errato. Le lingue romanze, non sono, quindi, derivate dagli scritti dei più eruditi, ma dal complesso delle forme del latino presenti nell'Impero Romano. Secondo Schuchardt, era di rilevante importanza la continua variazione e la diffusione delle innovazioni in una lingua. Afferma: " Come tutti gli organismi, anche la lingua è sottoposta alla legge di differenziazione, che si basa su due fattori, la mutazione eterna (Eraclito) e la diversità universale (Leibnitz) "[4], la prima operante nel tempo, l'altra nello spazio. Affiorò, così, un nuovo problema: l'esistenza o meno dei confini linguistici. Il linguista svizzero Jules Gilliéron, allora, diede forma al primo atlante linguistico, l’Atlas linguistique de la France (1902-1910) e pose le basi per una nuova disciplina: la geografia linguistica. Nella prima metà del Novecento, comincia ad imporsi la linguistica strutturale basata sugli studi di Ferdinand de Saussure, che porta in secondo piano la linguistica romanza, ma quest'ultima era ormai ampiamente diffusa anche in Paesi non rientranti nell'area romanza.

La base latina[modifica | modifica wikitesto]

Le lingue romanze o neolatine sono frutto di una somma di mutamenti che sono intervenuti nel tempo ed hanno determinato una tale differenza con la lingua d'origine (il latino) da non essere più riconosciuta dai parlanti come la stessa lingua. L'area in cui ancora oggi si parlano viene chiamata Romània. Il termine romanzo deriva dall'avverbio latino ROMANICE riferito al parlare in vernacolo (ROMANICE LOQUI). Da ROMANICE deriva la forma antico-francese romanz, da cui l'italiano romanzo.

Il latino nelle lingue indoeuropee[modifica | modifica wikitesto]

Se le lingue romanze derivano dal latino, il latino a sua volta fa parte della famiglia delle lingue indoeuropee, una lingua di cui non si hanno tracce ma che è risultata l'unico modo per spiegare l'affinità fra un gruppo molto ampio di lingue, quali il latino, il greco, il tedesco, il russo, l'albanese, l'armeno, il persiano ed il sanscrito. Tali affinità furono dimostrate in base a rigorose corrispondenze fra morfemi e suoni. Si ipotizzò, quindi, che tutte queste lingue provenissero da un capostipite comune: l'indoeuropeo.

L'espansione del latino[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo di espansione di Roma copre un arco di quasi quattro secoli. Cominciò con la sottomissione dell'Italia centro-meridionale verso il 272 a.C., per finire con la conquista della Dacia (l'attuale Romania) nel 107 d.C. La data accettata per la caduta definitiva dell'Impero romano d'Occidente è il 476, quando Romolo Augusto fu deposto da Odoacre, re degli Eruli. Grazie all'espansione del dominio di Roma, avvenne la latinizzazione di territori immensi. Originariamente, il latino era parlato solamente a Roma e nei dintorni della città; nel resto della penisola, erano usate altre lingue affini al latino, le lingue italiche (umbro, osco, siculo, venetico) ma vi era anche una forte presenza di altre varietà indoeuropee come il celtico, il greco, il messapico, ma anche lingue non indoeuropee: ligure, retico, etrusco, sicano, elimo, punico. Il processo di latinizzazione fu secolare e consistette, da una parte, nell'emigrazione in tutto l'Impero di parlanti nativi latini e dall'altra, nell'apprendimento delle altre popolazioni della lingua latina. In realtà, le popolazioni conquistate, non vennero indotte dai Romani ad imparare la loro lingua, non vi fu una cosciente politica linguistica; i Romani, infatti, consideravano la conoscenza del latino un privilegio, come la cittadinanza romana. Di eguale importanza, fu l'immissione dei mercati romani nei territori conquistati o da conquistare che contribuì a diffondere la lingua. Il prestigio del latino era indiscusso e, per le popolazioni conquistate, era un valore da non sottovalutare poiché era un parametro che permetteva l'integrazione con il popolo romano.

Il latino classico ed il latino volgare[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'Ottocento il metodo comparativo, fondato sul confronto fra le lingue romanze per cercare di ricostruire le forme linguistiche di base, ha messo in evidenza che molte forme oggi usate sono derivate dal latino, ma che questo latino non corrisponde al latino classico.

Tradizionalmente gli studiosi di linguistica hanno chiamato quest'altro latino latino volgare, un'espressione coniata verso il 1866-68 dal linguista tedesco Hugo Schuchardt e ricalcare l'espressione sermo vulgaris. Un termine concorrente, preferito in alcuni ambienti, è protoromanzo. Scuschardt fu il primo ad interessarsi maggiormente al latino parlato da popolo che a quello rigoroso della tradizione grammaticale. Con “latino volgare”, egli intendeva una varietà di livelli linguistici e dialetti di cui una persona si serviva in diverse circostanze, scegliendo il modo più appropriato di parlare a seconda della situazione. Le differenze tra le varietà sopra citate non sono individuabili sempre banalmente, soprattutto nella sintassi e nel lessico. L'opposizione è, invece, più marcata in morfologia e fonetica. È grazie al Cristianesimo che si ha la valorizzazione delle forme volgari. Successivamente, le invasioni germaniche eliminarono la differenza sociale e linguistica fra classi superiori e classi inferiori ed il latino venne circoscritto all'ambito culturale, quindi il parlato popolare, non più latino ma romanzo, ebbe la meglio. Dunque, le differenziazioni dialettali del latino chiariscono che le differenze fra le lingue romanze risalgono già ai tempi dell'Impero romano.

In seguito, il romanista inglese Roger Wright (1982) ha osservato che l'espressione sermo vulgaris non si riferiva solo al ceto sociale più incolto, ma alla varietà parlata da tutti nella quotidianità ed in situazioni non formali. Da ciò si evince che non esistono due varietà linguistiche parallele (latino classico e latino volgare), ma un'unica varietà con livelli stilistici diversi.

Dal latino alle lingue romanze: ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

Anche se la variazione delle lingue è del tutto naturale, non è facile dare una spiegazione sul motivo del frazionamento del latino in un gruppo di lingue diverse non solo dal latino stesso, ma anche fra di loro. Le ipotesi sul perché si è arrivati ad avere una così vasta quantità di lingue, sono molteplici:

  • le invasioni barbariche: le lingue romanze vengono considerate delle variazioni del latino dovute alla mescolanza etnica con i barbari e quindi il numero di lingue romanze corrisponderebbe alla pluralità di popoli barbari che hanno modificato il latino ognuno in modo diverso;
  • la diglossia: attorno al 1400 prende forma la teoria di una diglossia permanente nell'antica Roma, ossia la presenza contemporanea sia di una lingua "alta", usata nell'ambito della cultura, sia una lingua "bassa" (il volgare) che si sarebbe sviluppata nelle lingue romanze. In realtà, non esistono prove circa l'esistenza di tale diglossia;
  • il sostrato: nel 1881, il linguista italiano Ascoli ipotizza che la diversa formazione delle lingue romanze ha origine ancor prima della latinizzazione: questo fenomeno ha sicuramente avuto un ruolo nella formazione delle diverse lingue romanze, ma è impossibile attribuirgliene tutta la causa;
  • epoca della latinizzazione: nel 1884 Gustav Gröber ipotizza che la diversità delle lingue romanze sia collegata al periodo della latinizzazione in una determinata zona, ossia che dipenda dallo stadio di sviluppo del latino nel periodo considerato. Si sono riscontrati parecchi argomenti a sfavore di questa teoria: primo fra tutti è che questa presupponesse una forte differenziazione del latino imperiale stesso; inoltre, la latinizzazione è stato un processo secolare che, in alcuni casi, non era ancora terminato al momento del crollo dell'Impero romano, quindi è assai poco probabile che il latino di una provincia non del tutto latinizzata non subisse le influenze di altre lingue;
  • opposizione tra occidente e oriente: nel 1936, il linguista tedesco Walther von Wartburg traccia un'opposizione fra Romània occidentale e Romània orientale romanizzate, rispettivamente, la prima dall'alto e la seconda dal basso. Nella zona orientale, dunque, sarebbe arrivato il latino classico, mentre nella zona orientale quello volgare. Su questa bipartizione, si sarebbe sovrapposta, poi, l'influenza dei germanici che avrebbe prodotto risultati multipli. Questa teoria è molto generica e non risolve a fondo il problema;
  • il latino medievale: nel 1982, l'inglese Roger Wright formula una tesi secondo la quale è il latino medievale che deve essere studiato, non le lingue romanze. Secondo Wright, il latino medievale non è la continuazione diretta del latino scritto antico e questo perché all'epoca di Carlo Magno si scrivevano, in realtà, testi romanzi nascosti sotto una veste grafica latina creando un totale divario tra grafia e pronuncia. Questa teoria non spiega, però, in che modo la grafia latina potesse coprire sia la fonetica, sia la grammatica romanza, molto differenti da quella latina. Wright, inoltre, ipotizzando che il passaggio da latino a lingua romanza sarebbe avvenuto sotto la copertura di una grafia che non mutava insieme alla lingua, non può stabilire né il periodo del cambiamento né il motivo per cui il cambiamento è stato differente nelle le varie zone.

Dal latino alle lingue romanze: mutamenti[modifica | modifica wikitesto]

Le differenze tra latino e lingue romanze riguardano: la scrittura, il sistema fonologico, il sistema morfosintattico.

La scrittura[modifica | modifica wikitesto]

Il latino utilizzava un alfabeto composto da 23 lettere (a, b, c, d, e, f, g, h, i, k, l, m, n, o, p, q, r, s, t, v, x, y, z) con l'aggiunta di “w” in area anglonormanna. La lettera “v” corrispondeva in origine alla vocale [u] e alla semiconsonante [w] e la “i” corrispondeva sia alla vocale [i] che alla semiconsonante [j]. Gli accenti risalgono all'apex che i latini ponevano sulla vocale per indicare che era lunga; in tutte le lingue romanze, ad eccezione del francese, l'accento indica solo la vocale tonica e viene fissato solamente quando la posizione non è quella normale. Il francese, invece, si serve dell'accento per un uso diacritico (ad esempio per distinguere tra [e] ed [ɛ]). Nelle lingue romanze, la grafia rimase la stessa del latino ma, in alcuni casi, il cambiamento si ebbe a livello fonetico. Il latino aveva solamente la “s” sorda, ma nelle lingue romanze era comparsa anche la corrispondente sonora [z] che si trovava solo all'interno della parola. La differenza, laddove specificata, si marcò usando “ss” per indicare la sorda. I romani per scrivere le consonanti m ed n adottavano spesso un'abbreviazione: il titulus, un trattino posto sulla lettera precedente, ad esempio ad annus corrispondeva ãnus. Nello spagnolo antico la doppia n era diventata [ɲ] e le grafie nn ed ñ indicavano la n palatale; dal XVI secolo in poi, invece, lo spagnolo adottò come forma generale la ñ. Le consonanti “c” [k] e “g” [g] hanno avuto diversi sviluppi; la grafia “ci” o “ce”:

  • in italiano e rumeno vale [tʃ];
  • in francese, in spagnolo e in portoghese antico vale [ts];
  • in francese e portoghese moderni vale [s];
  • in spagnolo moderno vale [θ].

Per le velari palatali [k] e [g] davanti alle vocali “e” ed “i”, il francese e lo spagnolo hanno adottato la grafia “que”, “qui” e “gue”, “gui”. La “x”, in latino, era letta [ks] e:

  • il francese antico la usò come abbreviazione per us e ne resta ancora una traccia nei plurali in -eux e -aux;
  • nella penisola iberica, nel sardo e nel siciliano fu usata per esprimere il suono [ʃ];
  • in portoghese la grafia ix vale [ʃ].

In latino, la lettera "h" era aspirata se si trovava all'inizio della parola o in ph, th e ch e muta se si trovava all'interno della parola[5]. Nelle lingue romanze fu usata combinandola con altre lettere per indicare suoni estranei al latino:

  • “dh” esprime la fricativa [ð];
  • “sh” vale [ʃ] in occitano antico;
  • “ch” in francese antico vale [tʃ] e poi [ʃ];
  • il toscano e, in seguito, l'italiano, e il rumeno hanno assunto “ch” e gh" per esprimere, rispettivamente, [k] e [g] in opposizione alle altre lingue romanze in cui esprimono rispettivamente le palatali [tʃ] e [dʒ].

Per esprimere le nuove affricate [ts] e [dz], l'italiano scelse la “z” per entrambe, le altre lingue romanze usarono, invece, “ts” e “tz”. La mancata introduzione di nuovi simboli grafici attesta quanto sia conservatrice la scrittura; i mutamenti fonetici che sono stati apportati nel tempo e la mancata riproduzione di tali cambiamenti anche nella grafia hanno fatto sì che il divario fra grafia e pronuncia risultasse evidente soprattutto in lingue come il francese, dove la differenza è notevole.

Il sistema fonologico: vocali[modifica | modifica wikitesto]

La prima differenza che si nota nel sistema fonologico tra latino e lingue romanze è quella delle vocali: in latino esistevano 10 fonemi vocalici distinti tra loro per apertura e durata. Queste 10 vocali sono state trasformate secondo vari sistemi. Il più diffuso è detto “romanzo comune” ed è usato nella penisola Iberica, in Francia e in gran parte dell'Italia e le corrispondenze sono le seguenti:

ROMANZO COMUNE
R. Comune Latino
i Ī
e Ĭ
Ē
ɛ Ě
a Ă
Ā
ɔ Ǒ
o Ō
Ǔ
u Ū

Esiste inoltre il “sistema sardo” usato in Sardegna, in parte della Basilicata e probabilmente, nell'antichità, in Africa

SISTEMA SARDO
Sardo Latino
i Ĭ
Ī
ɛ Ě
Ē
a Ā
Ă
ɔ Ǒ
Ō
u Ū
Ŭ

Si ha anche “sistema romeno” (Balcani, Basilicata orientale)

SISTEMA ROMENO
Romeno Latino
i Ī
e Ǐ
Ē
ɛ Ě
a Ă
Ā
ɔ Ǒ
Ō
u Ǔ
Ū

E, infine, si ha il “sistema siciliano” (Sicilia, Calabria meridionale e Salento).

SISTEMA SICILIANO
Siciliano Latino
i Ī
Ǐ
Ē
ɛ Ĕ
a Ă
Ā
ɔ Ǒ
u Ō
Ǔ
Ū

Le vocali toniche delle lingue romanze sono interessate, anche a seconda delle diverse aree, dal dittongamento. L'italiano dittonga le vocali ɛ ed ɔ se si trovano in sillaba libera; per esempio dal latino fǒcu(m) si ha fuoco. Il francese dittonga vocali sia medio-basse che medio-alte, più precisamente sia ɛ ed ɔ, sia e ed o, in sillaba libera. Ad esempio, dal lat. habēre, si è passato ad aveir e infine ad avoir. In castigliano, il dittongamento avviene indifferentemente sia in sillaba libera, sia in sillaba bloccata ed interessa le vocali ɛ ed ɔ.

Il sistema fonologico: consonanti[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno che caratterizza le lingue romanze dal latino è la lenizione; quest'ultima ha interessato soprattutto la penisola iberica, la Francia e l'Italia Settentrionale. La lenizione riguarda le consonanti intervocaliche doppie e l'andamento generico è il seguente:

  • le consonanti doppie sorde diventano semplici (pp → p);
  • le consonanti sorde diventano sonore (t → d; p → b);
  • le consonanti occlusive sorde diventano sonore o si annullano (k → g, Ø).

In latino, consonanti come "m" ed "s" si trovavano frequentemente alla fine di una parola; la "m" finale non si usa più nelle parole a più sillabe, nei monosillabi, invece, se non scompare, viene sostituita dalla "n", soprattutto nella Romània occidentale.

Il sistema morfo-sintattico[modifica | modifica wikitesto]

I cambiamenti nel sistema morfo-sintattico interessano: la declinazione, il genere, l'articolo e i dimostrativi, il sistema verbale, l'ordine delle parole e la subordinazione.

  1. declinazione: in latino ci sono cinque declinazioni, al plurale e al singolare, mentre nella maggior parte delle lingue romanze non si trovano declinazioni, ma si ha una forma per il plurale ed il singolare derivata frequentemente dall'accusativo latino. Una declinazione bicasuale, la si trova, invece, in epoca medievale, nel gallo-romanzo francese e nell'occitano con la distinzione fra caso retto, con funzione di soggetto e vocativo, e caso obliquo, comprendente tutte le altre funzioni. Nella seconda parte del medioevo, anche il gallo-romanzo francese e l'occitano hanno eliminato la declinazione per usare, in gran parte, il caso obliquo.
  2. genere: in latino, oltre al maschile ed al femminile, si trova anche il genere neutro, eliminato da tutte le lingue romanze ad eccezione del romeno. Al singolare, il neutro latino spesso prevede la terminazione in -um sia al nominativo che all'accusativo (sempre uguali per il genere neutro), quindi, con la perdita della consonante finale, la forma va a coincidere con il maschile; al plurale, invece, i neutri sono marcati sempre dalla terminazione in -a e coincidono con il singolare femminile. In qualche dialetto dell'Italia centrale si trova ancora qualche traccia del genere neutro, infatti si distinguono sostantivi terminanti in -u che in latino erano maschili e sostantivi terminanti in -o che in origine erano neutri.
  3. articolo e dimostrativi: il latino è privo di articoli. Le lingue romanze, invece, posseggono tutte articoli sia definiti che indefiniti. L'articolo determinativo romanzo proviene, quasi nella totalità dei casi, dalle forme del pronome dimostrativo latino ille (forme italiane: ille → il, illum → lo; illa → la; illi → i, gli; illae → le). È da aggiungere che vi sono alcune lingue romanze come le parlate relative all'isola di Maiorca, all'area della Guascogna, e il Sardo algherese che posseggono un articolo determinativo originato da ipse (ipsum → so,ipsa→ sa), pertanto per parlare della casa i sardi diranno sa domu. L'articolo indeterminativo, proviene, invece, da unu. I pronomi dimostrativi conservano il sistema a tre gradi di vicinanza (vicino al parlante, vicino all'interlocutore, lontano da entrambi) del latino solo in spagnolo, portoghese, catalano, sardo, toscano e alcuni dialetti dell'Italia meridionale, nonostante il secondo grado di vicinanza sia ancora raccomandabile nei registri più alti della lingua Italiana.
  4. sistema verbale: il sistema verbale, nelle lingue romanze è molto diverso da quello del latino, caratterizzato invece da quattro coniugazioni, tre diàtesi, tre tempi principali, due aspetti, tre modi, sei persone e forme non finite.
  5. ordine delle parole: nelle lingue romanze, l'ordine delle parole è meno libero rispetto al latino: la posizione di articoli, aggettivi e verbi è abbastanza definita.
  6. subordinazione: in latino, la proposizione subordinata era costruita con il soggetto in accusativo e il verbo all'infinito; nelle lingue romanze, questo tipo di costruzione è stata sostituita da quod seguito dal verbo in modo finito (esempio: le frasi italiane costruite con che + indicativo o congiuntivo).

Rapporti con altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti con il greco, l'arabo, il tedesco e l'inglese hanno contribuito a rendere le lingue romanze così come oggi le conosciamo.

Greco[modifica | modifica wikitesto]

Il latino aveva avuto per secoli rapporti con il greco e ne aveva assorbito non pochi elementi che divennero parte integrante del patrimonio latino, come antiphona, ecclesia, sclavus (schiavo). Grazie al prestigio politico e culturale di Bisanzio e alla presenza politica e, talvolta, demografica dei Greci a Venezia, in Romagna, sulle coste dell'Italia meridionale, in Sicilia e in Sardegna sono pervenute alle lingue romanze molte parole di origine bizantina, come catalogus, craneum, idioma, masticare, pharmacia, protocollum, cathedra[6]. Accanto a questi termini penetrati dal greco alle lingue romanze in genere, vi sono alcuni grecismi locali nell'aree in cui il greco è un importante sostrato, come in Sicilia e nell'Italia meridionale.

Arabo[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero Romano, grazie alla conquista di una striscia settentrionale di deserto, ebbe contatti lievi anche con la lingua araba. Quando gli arabi conquistarono la penisola iberica nel 711 e la Sicilia nell'827, però si venne a creare una Romània arabica costituita principalmente da Spagna e Sicilia tra le quali la città di Siviglia rimase sotto il dominio arabo per 536 anni e Palermo per quasi 250 anni; la popolazione di questi territori, arricchita da immigrati arabi e di altre province orientali, apprese e interiorizzò la lingua araba: in queste zone l'arabo è un vero e proprio sostrato della lingua romanza. Oltre ciò, sia il commercio, sia l'interesse per la cultura araba, determinarono un influsso di questa lingua nel romanzo. La Spagna possiede un elevatissimo numero di parole di origine araba come alcalde (sindaco) che proviene da al-qâdî, arroz (riso) da ae-ruzz, in Sicilia si trovano arabismi come Calatafimi (forte di Eufemio), Buscemi, Favara, Marsala (porto di Alì).

Tedesco e inglese[modifica | modifica wikitesto]

Durante le invasioni, l'influenza germanica fu molto forte; lo è stata molto meno, invece, dal Medioevo in poi in cui le influenze si limitavano solamente alle zone limitrofe e ai dialetti. Le parole tedesche più comuni entrate a far parte del lessico delle lingue romanze sono: dollaro (da Thaler mutato in daaler dal neerlandese e cambiato in dollar negli USA), blitz, panzer. La lingua germanica che ha avuto più contatti con quelle romanze dal medioevo in poi è l'inglese[7]: anche se in epoca medievale era il francese a fare molti prestiti all'inglese, la situazione si inverte a partire dal XVIII secolo dove si contano già 123 anglicismi entrati a far parte nel lessico francese, che diverranno poi 578 nel XX secolo. Dal Settecento in poi, tutte le lingue romanze eccetto il romeno accoglieranno non pochi anglicismi, tanto che, oggigiorno è facile confondere parole in realtà latine, come item o media, con parole inglesi. Al giorno d'oggi, solamente la Francia tenta di opporsi ad ulteriori insediamenti delle parole inglesi utilizzando i corrispondenti termini francesi. In Italia, uno studio prodotto su un campione di duecento aziende, rivela che, dal 2000 ad oggi, l'uso di termini inglesi nel settore finanziario è aumentato del 773%.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lee, Charmain; Galano, Sabrina. 2005. Introduzione alla linguistica romanza. Carocci, Roma.
  2. ^ Varvaro 1968, pp.90-91
  3. ^ Varvaro 1968, p. 93
  4. ^ Schuchardt, I vol p. 76
  5. ^ http://www2.classics.unibo.it/Didattica/LatBC/Pronuncia.pdf
  6. ^ Forma latina dei prestiti
  7. ^ Varvaro 2001, p. 178
  8. ^ Comunicato Stampa Agostini Associati - Itanglese

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Varvaro, Alberto. 1968. Storia, problemi e metodi della linguistica romanza. Napoli, Liguori.
  • Varvaro, Alberto. 2001. Linguistica romanza. Corso introduttivo. Napoli, Liguori.

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