Affisso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Affissazione)

In linguistica si chiama genericamente affisso un elemento che si aggiunge a una parola per formarne un'altra.[1]

Nella grammatica normativa tradizionale si distinguono tre tipi di affisso: prefisso, infisso e suffisso, a seconda che l'elemento si aggiunga all'inizio, in mezzo o alla fine della parola di base.

Nella linguistica descrittiva moderna si definisce affisso un morfema che sia nello stesso tempo legato e non lessicale; detto in altri termini, è una parte della parola che serve solo a precisarne il significato o la funzione grammaticale.

In Cinofilia per affisso [2] si intende la denominazione di un allevamento destinato a distinguerne i prodotti. Esso precede o segue il nome di un cane proveniente da una fattrice della quale il titolare dell’affisso risulta proprietario.

La Federazione Cinologica Internazionale (FCI) presiede alla concessione e alla registrazione degli affissi i quali pertanto hanno valore in tutti i Kennel Club aderenti alla FCI stessa. Quest’ultima cura la tenuta di un Repertorio Internazionale degli Affissi.

L’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI) riconosce gli affissi rilasciati da Kennel Club aderenti alla FCI a condizione che tali affissi siano registrati dalla FCI stessa. L’ENCI si impegna a non concedere l’uso di un affisso a soggetti residenti in altri paesi diversi se pur rappresentati nella FCI.

[ http://www.enci.it/allevatori/allevatori-con-affisso ]

Affisso nella grammatica tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Al di là di rappresentare un termine sintetico per indicare un prefisso, un suffisso o un infisso, l'affisso non si è imposto come concetto autonomo nella grammatica tradizionale. L'interesse normativo è quello di fornire elenchi di prefissi, infissi e suffissi, restringendosi solitamente alla sola derivazione; ogni elenco è categorizzato in modo indipendente e per ogni categoria si stabiliscono gli ambiti di utilizzo e le regole di applicazione. Gli elementi della flessione, ossia le desinenze, e le particelle clitiche solitamente non sono considerati affissi.

Da notare che nella grammatica tradizionale la desinenza è generalmente considerata parte del suffisso; ad esempio, in italiano si usa dire: "il suffisso -ale deriva l'aggettivo dal nome (nazion-ale)", nonostante il termine derivato si possa poi ulteriormente declinare (nazion-al-i). La distinzione tra desinenza e suffisso può invece essere sentita in lingue fortemente regolari (o regolarizzate) come l'esperanto: "il suffisso -in- si usa per derivare il femminile di un termine: da patr-o (padre) si ottiene patr-in-o (madre)"; infatti in esperanto la desinenza -o è la desinenza caratteristica dei sostantivi e non è sentita come facente parte del suffisso (si confronti ad esempio la derivazione da infan-a a infan-in-a, maschile e femminile per l'aggettivo "infantile", ottenuta con lo stesso identico suffisso).

Affisso nella linguistica contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La nozione moderna di affisso innanzi tutto esclude tutti i prefissoidi e i suffissoidi (che nella grammatica tradizionale sono considerati quasi alla stregua di prefissi e suffissi), in quanto hanno un valore lessicale cioè contribuiscono in modo essenziale alla formazione del significato di una parola. Nella linguistica descrittiva questo tipo di morfemi sono chiamati anche termini fossilizzati e fanno parte della categoria delle radici.

Piuttosto, gli affissi includono anche i cosiddetti morfemi discontinui, o circonfissi o elementi parasintetici, come per esempio l'elemento ge- (...) -t che in lingua tedesca serve per costruire il participio passato di un verbo (infinito lieb-en "amare", participio ge-lieb-t "amato") o l'elemento ge- (...) -te che in lingua olandese serve per costruire il collettivo di un nome (berg "montagna", ge-berg-te "catena montuosa"). Inoltre, le desinenze e le particelle clitiche sono considerate affissi a tutti gli effetti, e fanno parte della categoria più ampia degli affissi flessivi.

Da notare che questa definizione può arrivare a distinguere più elementi rispetto alla grammatica tradizionale; ad esempio nel suffisso (in senso tradizionale) -izzare (profet-izzare) si distinguono tre morfemi: -izz- è il suffisso o infisso (che dir si voglia, ma comunque in senso moderno) che deriva il verbo dal nome, -a- è la vocale tematica della prima coniugazione, -re è la desinenza dell'infinito presente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedetto Varchi nell'Ercolano (1570) usò il termine solo per identificare le 18 particelle pronominali che si possono aggiungere alla fine di una parola (porta-mi, porta-lo, porta-me-la, ecc.), che oggi si definiscono clitiche; nella terza edizione del Vocabolario dell'Accademia della Crusca (1691) è già presente una definizione più generale e forse già paragonabile a quella odierna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benedetto Varchi: Ercolano - Giunti, Firenze 1570.
  • Vocabolario degli Accademici della Crusca 3a edizione - Firenze 1691.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4141578-4
Linguistica Portale Linguistica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di linguistica