Etnoarcheologia

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L'etnoarcheologia è una disciplina etnografica che studia la cultura materiale (cioè tutti i prodotti materiali dell'attività umana) delle popolazioni contemporanee utilizzando una metodologia archeologica[1].

La maggior parte degli studi sono limitati a popoli i cui mezzi di produzione e i cui rapporti sociali sono "tradizionali", ma alcune ricerche sono state compiute anche sulla società industriale occidentale. Il fine di queste ricerche è quello di creare modelli attraverso cui interpretare i reperti archeologici antichi, secondo il principio dell'analogia etnografica (ad esempio, già nell'Ottocento si era notato che le palafitte costruite da alcune popolazioni africane erano molto simili a quelle edificate in Europa durante la protostoria: è il caso delle civiltà delle Terramare).

Si ritiene infatti che simili atti diano vita a simili oggetti e/o contesti, nonché che gli uomini abbiano operato spesso scelte analoghe per risolvere medesimi problemi. Al di là delle numerosissime discussioni metodologiche che stanno fiorendo in questi ultimi anni[1], l'etnoarcheologia rimane un importante mezzo per cercare di ridare vita e significato a molti reperti e contesti. Tra gli etnoarcheologi si ricordano almeno: L. Binford, I. Hodder, R.A. Gould, A. Gallay, P. Pétrequin, N. David, W.L. Rathje.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Stefano Biagetti, Etnoarcheologia: pensieri e prospettive dal Sahara centrale, in AA.VV., Origini: preistoria e protostoria delle civiltà antiche, XXX nuova serie, Università Sapienza di Roma, Gangemi, 2008, pp.285-286. ISBN 978-88-492-1611-0

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