Venere di Willendorf

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Immagine della Venere

La Venere di Willendorf, anche nota come donna di Willendorf, è una statuetta di 11 cm d'altezza, scolpita in pietra calcarea oolitica e dipinta in ocra rossa, non originaria della zona di rinvenimento, e risalente al 23.000-19.000 a.C. L'opera, raffigurante un fisico femminile steatopigo, è una delle più famose statuette paleolitiche, dette veneri paleolitiche avendo metaforicamente retrodatato la venere mitologica, di molti millenni; è attualmente in esposizione al Naturhistorisches Museum di Vienna.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La statuetta fu rinvenuta nel 1908 dall'archeologo Josef Szombathy, in un sito archeologico risalente al paleolitico, presso Willendorf in der Wachau, in Austria.[2]

Intorno al 1990, dopo un'accurata analisi della stratigrafia del luogo, e dopo precedenti datazioni che la ponevano inizialmente al 10.000 a.C. poi fino al 32.000 a.C., fu stimato che la statuetta fosse stata realizzata da 25.000 a 26.000 anni fa[3].

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Immagine della Venere

La statua si colloca all'interno del culto della Madre Terra e del Femminile. La vulva (che in teoria su una figura del genere non si potrebbe vedere in questo modo) e il seno sono gonfi e molto pronunciati, a rappresentare un significato di prosperità, e anche il colore rosso ocra col quale la statuetta è dipinta rimanda al rosso, colore archetipico della passione, e del sangue mestruale che annunciava la rinnovata capacità della donna di poter dar seguito di nuovo alla vita e mettere così a freno la paura dell'oblio. Le braccia sottili sono congiunte sul seno, e il volto non è visibile; la testa si direbbe coperta da trecce o da un qualche genere di copricapo di "perle".

Il nomignolo "venere", attribuito alla statuetta all'epoca della scoperta, è stato recentemente oggetto di qualche ingiusta critica. Christopher Witcombe ha osservato erroneamente che: "l'identificazione ironica di questa figura con Venere era volta a compiacere alcune assunzioni dell'epoca circa i primitivi, le donne, e il gusto", ma in realtà si tratta di una identificazione non solo corretta e consapevole, ma forse addirittura restrittiva per la grande portata del significato dell'opera. Alcuni suggeriscono che, in una società di cacciatori e raccoglitori, la corpulenza e l'ovvia fertilità della donna potrebbero rappresentare un elevato status sociale, sicurezza e successo, ma nell'ultimo secolo si è scoperto con certezza che le società di provenienza delle veneri erano tutt'altro che nomadi, e anzi erano egualitarie e riservavano alla donna posti di potere (da non interpretare come potere di dominazione) proprio in virtù della dignità che le riconoscevano.[4]

Dopo la Venere di Willendorf, sono state rinvenute molte altre statuette di questo genere, spesso indicate proprio come "veneri" o "veneri paleolitiche".

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'autore Michael Crichton nel suo romanzo fantascientifico Mangiatori di morte, descriveva un popolo, i Wendol (termine che indicava in realtà la "bruma nera" ossia la nebbia che accompagnava questa tribù nel compimento di razzie e massacri) i quali veneravano un culto di natura matriarcale, poiché pilotati nelle loro azioni dal volere di una donna, la cui simbologia coincideva con la figura della Venere di Willendorf i cui reperti venivano rinvenuti nei luoghi delle loro incursioni.

La Venere di Willendorf appare nel videogioco Far Cry Primal.

Nella serie The Young Pope la statua è esposta nello studio del papa e suscita l'attrazione del cardinale Voiello[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Witcombe, Christopher (2003) Venus of Willendorf, ultimo accesso: 2008
  2. ^ John J Reich; Lawrence Cunningham (2013) Culture and Values: A Survey of the Humanities, 8th Ed., Andover, Belmont, CA ISBN 978-11-33-95122-3
  3. ^ Marcel Otte "Revision de la sequence du Paleolithique Superieur de Willendorf (Autriche)," Bulletin de l'Istitut Royal des Sciences Naturelles de Belgique 60 (1990), 219-228
  4. ^ Riane Eisler, "La Dea della natura e della spiritualità", saggio all'interno del libro "I nomi della Dea - Il femminile nella divinità", a cura di J. Campbell e C. Musès, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore - Roma, 1992
  5. ^ Paolo Sorrentino, The Young Pope: episodio 1x1, Episodio 1, Sky Atlantic.

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