Venere di Willendorf

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Venere di Willendorf
Willendorf-Venus-1468.jpg
Immagine della Venere
Autoresconosciuto
Datasconosciuta
Materialesconosciuto
Altezza11 cm
UbicazioneNaturhistorisches Museum, Vienna
Coordinate47°47′N 16°03′E / 47.783333°N 16.05°E47.783333; 16.05

La Venere di Willendorf, anche nota come donna di Willendorf, è una statuetta di 11 cm d'altezza, scolpita in pietra calcarea e dipinta in ocra rossa,[1] non originaria della zona di rinvenimento, e risalente al 24.000-22.000 a.C.

L'opera, raffigurante un fisico femminile steatopigo, è una delle più famose statuette paleolitiche, dette veneri paleolitiche avendo metaforicamente retrodatato la venere mitologica di molti millenni, è attualmente in esposizione al Naturhistorisches Museum di Vienna.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La statuetta fu rinvenuta nel 1908 dall'archeologo Josef Szombathy, in un sito archeologico risalente al paleolitico, presso Willendorf in der Wachau, in Austria.[3]

Intorno al 1990, dopo un'accurata analisi della stratigrafia del luogo, e dopo precedenti datazioni che la ponevano inizialmente al 10.000 a.C. poi fino al 32.000 a.C., fu stimato che la statuetta fosse stata realizzata da 25.000 a 26.000 anni fa.[4] Inoltre, in base ad una ricerca condotta nel corso del 2022 dall'università di Vienna e dal Naturhistorisches Museum, è stato stabilito che il manufatto sarebbe stato realizzato nella zona dell'alto Garda, più precisamente in Trentino, presso Sega di Ala;[5] ciò è stato sostenuto in base alla presenza, rilevata sulle superfici della scultura, di un materiale chiamato oolite, limonite e sedimenti di conchiglie.[6]

Informazioni[modifica | modifica wikitesto]

La statua si colloca all'interno del culto della Madre Terra e del Femminile. La vulva (che in teoria su una figura del genere non si potrebbe vedere in questo modo) e il seno sono gonfi e molto pronunciati, a rappresentare un significato di prosperità, e anche il colore rosso ocra col quale la statuetta è dipinta rimanda al rosso, colore archetipico della passione, e del sangue mestruale che annunciava la rinnovata capacità della donna di poter dar seguito di nuovo alla vita e mettere così a freno la paura dell'oblio. Le braccia sottili sono congiunte sul seno, e il volto non è visibile; la testa si direbbe coperta da trecce o da un qualche genere di copricapo di "perle".

Il nomignolo "venere", attribuito alla statuetta all'epoca della scoperta, è stato recentemente oggetto di qualche ingiusta critica. Christopher Witcombe ha osservato erroneamente che: "l'identificazione ironica di questa figura con Venere era volta a compiacere alcune assunzioni dell'epoca circa i primitivi, le donne, e il gusto", ma in realtà si tratta di una identificazione non solo corretta e consapevole, ma forse addirittura restrittiva per la grande portata del significato dell'opera. Alcuni suggeriscono che, in una società di cacciatori e raccoglitori, la corpulenza e l'ovvia fertilità della donna potrebbero rappresentare un elevato status sociale, sicurezza e successo, ma nell'ultimo secolo si è scoperto con certezza che le società di provenienza delle veneri erano tutt'altro che nomadi, e anzi erano egualitarie e riservavano alla donna posti di potere (da non interpretare come potere di dominazione) proprio in virtù della dignità che le riconoscevano.[7]

Dopo la Venere di Willendorf, sono state rinvenute molte altre statuette di questo genere, spesso indicate proprio come "veneri" o "veneri paleolitiche".

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'autore Michael Crichton nel suo romanzo fantascientifico Mangiatori di morte, descriveva un popolo, i Wendol (termine che indicava in realtà la "bruma nera" ossia la nebbia che accompagnava questa tribù nel compimento di razzie e massacri) i quali veneravano un culto di natura matriarcale, poiché pilotati nelle loro azioni dal volere di una donna, la cui simbologia coincideva con la figura della Venere di Willendorf i cui reperti venivano rinvenuti nei luoghi delle loro incursioni.

La Venere di Willendorf appare nel videogioco Far Cry Primal.

Nella serie The Young Pope la statua è esposta nello studio del papa e suscita l'attrazione del cardinale Voiello[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Weber et al., p. 1.
  2. ^ Witcombe, Christopher (2003) Venus of Willendorf, ultimo accesso: 2008
  3. ^ John J Reich; Lawrence Cunningham (2013) Culture and Values: A Survey of the Humanities, 8th Ed., Andover, Belmont, CA ISBN 978-11-33-95122-3
  4. ^ Otte, pp. 220-221.
  5. ^ Filippo Schwatchtje, La Venere di Willendorf è “trentina”? Lo studio: “Il materiale proviene dalla zona del lago di Garda, i campioni combaciano con quelli raccolti alla Sega di Ala”, su ildolomiti.it, 2 marzo 2022. URL consultato il 7 marzo 2022.
  6. ^ Weber et al., p. 5.
  7. ^ Riane Eisler, "La Dea della natura e della spiritualità", saggio all'interno del libro "I nomi della Dea - Il femminile nella divinità", a cura di J. Campbell e C. Musès, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore - Roma, 1992
  8. ^ Paolo Sorrentino, The Young Pope: episodio 1x1, Episodio 1, Sky Atlantic.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Philip R. Nigst: Willendorf II, in: Hugo Obermaier – Gesellschaft für Erforschung des Eiszeitalters und der Steinzeit e.V., 55. Tagung in Wien, Erlangen 2013, S. 59–66 (Fundgeschichte, Stratigraphie).
  • Lois Lammerhuber (Fotografien); Walpurga Antl-Weiser und Anton Kern (Text): Venus. Edition Lammerhuber, 2013, ISBN 978-3-901753-08-4 (Fotobuch zum 100. Geburtstag der Entdeckung der Venus von Willendorf, mit einem Essay Deutsch/Englisch).
  • (DE) Alexander Binsteiner, Rätsel der Steinzeit zwischen Donau und Alpen, Linz, Magistrat der Landeshauptstadt Linz, 2011, ISBN 978-3-85484-440-2.
  • (DE) Walpurga Antl-Weiser, Die Frau von W. – Die Venus von Willendorf, ihre Zeit und die Geschichte(n) um ihre Auffindung, Wien, Verlag des Naturhistorischen Museums, 2008, ISBN 978-3-902421-25-8.
  • Johannes-Wolfgang Neugebauer, Zur Auffindung der Venus von Willendorf, 1996, pp. 4–9.
  • Wilhelm Angeli, Die Venus von Willendorf, Wien, Edition Wien, 1989, ISBN 3-85058-035-0.
  • E. Drössler: Die Venus der Eiszeit. Leipzig 1967.
  • (EN) Gerhard W. Weber, Alexander Lukeneder, Mathias Harzhauser, Mitteroecker Philipp, Wurm Lisa, Hollaus Lisa‐Maria, Mainz Sarah, Haack Fabian, Antl‐Weiser Walpurga, Kern Anton, The microstructure and the origin of the Venus from Willendorf, in Scientific Reports, vol. 12, n. 2926, 2022, DOI:10.1038/s41598-022-06799-z.
  • (FR) Marcel Otte, Révision de la séquence du Paléolithique Supérieur de Willendorf (Autriche) (PDF), in Bulletin de l'Institut Royal des sciences naturelles de Belgique, n. 60, 1990, pp. 219-228, ISSN 0374-6291 (WC · ACNP), OCLC 609901268.

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