San Gallo

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San Gallo
città
(DE) Sankt Gallen
San Gallo – Stemma
San Gallo – Veduta
Localizzazione
StatoSvizzera Svizzera
CantoneCoat of arms of canton of St. Gallen.svg San Gallo
DistrettoSan Gallo
Territorio
Coordinate47°25′N 9°22′E / 47.416667°N 9.366667°E47.416667; 9.366667 (San Gallo)Coordinate: 47°25′N 9°22′E / 47.416667°N 9.366667°E47.416667; 9.366667 (San Gallo)
Altitudine674 m s.l.m.
Superficie39,41 km²
Abitanti75 522[1] (31/12/2017)
Densità1 916,32 ab./km²
FrazioniAbtwil, Achlen, Bruggen, Guggeien, Hafnersberg, Heiligkreuz, Hinterberg, Kräzern, Krontal, Lachen, Neudorf, Notkersegg, Riethüsli, Rosenberg, Rotmonten, Sankt Josephen, Sankt Fiden, Sankt Georgen, Sittertal, Stephanshorn, Straubenzell, Tablat
Comuni confinantiEggersriet, Gaiserwald, Gossau, Herisau (AR), Mörschwil, Speicher (AR), Stein (AR), Teufen (AR), Untereggen, Wittenbach
Altre informazioni
Linguetedesco
Cod. postale9000 - 9029
Prefisso071
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS3203
TargaSG
Nome abitantisankt galler (sangallese)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
San Gallo
San Gallo
San Gallo – Mappa
Sito istituzionale

San Gallo (Sankt Gallen in tedesco, Saint-Gall in francese, Son Gagl in romancio) è una città della Svizzera, è l'ottava città svizzera per numero di abitanti[1] e capoluogo dell'omonimo cantone.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato ad un'altitudine di circa 700 m s.l.m.[1] sulle rive del fiume Steinach che sfocia nel poco distante Lago di Costanza, il centro abitato si sviluppa nella vallata compresa fra due sistemi collinari, il Rosenberg a nord e il Freudenberg a sud. La vallata è delimitata a sud-ovest dalla stretta gola del fiume Sitter, a nord-est il fiume Steinach scorre in uscita dalla città verso il lago di Costanza.

In passato la città si sviluppava lungo il fiume che dal 1867 al 1911[2] venne progressivamente canalizzato e ora scorre sotto il territorio cittadino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

§

La leggenda vuole che le origini risalgano ad un eremo fondato nel 612 dall'irlandese san Gallo, che era uno dei 12 monaci colombaniani che accompagnarono nell'Europa continentale San Colombano, il fondatore dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio. San Gallo però non giunse in Italia, ma si trattenne sulle rive della Steinach nei pressi di Arbon, per vivere come eremita.

La fondazione della comunità monastica, risalente al 719 è attribuito al monaco benedettino alemanno San Otmaro, che trasformò la piccola comunità venutasi a creare in una comunità erigendovi un'Abbazia che porta il nome del santo, a partire dal 747 la comunità adottò la Regola benedettina sotto la quale rimase fino al 1805. Secondo la leggenda, le spoglie di san Gallo e di sant'Otmaro si trovano sotto la Cattedrale di San Gallo, entrambi sono i protettori della città e della diocesi.

L'abbazia, nonostante l'ostilità del vescovado di Costanza, divenne uno dei più importanti centri di cultura e di potere dell'Europa, possedendo una splendida biblioteca (ancor oggi visitabile). Nel 920 la sua scuola contava 300 allievi e i suoi domini comprendevano circa 48.000 Ha. di territorio. Nel 1026 l'abate Ulrico II ricevette il titolo di principe dell'Impero formando un suo Principato che durò fino al 1808.

Attorno all'abbazia si formò la città che, nel corso del tempo, si ingrandì e si trovò in contrapposizione con il potere politico ed ecclesiastico del monastero. Nel 1526 l'umanista e sindaco della città Joachim von Watt introdusse la Riforma protestante, la città scelse la Confessione Luterana. I contrasti del periodo portarono all'edificazione di una porta cittadina accessibile direttamente dal monastero e intitolata a Carlo Borromeo, vescovo di Milano, perché la sua uscita dalla città segnò la vittoria della parte riformata.

La prosperità della città inizia in contemporanea con la riforma, una florida industria tessile produce del lino di ottima qualità che viene esportato in tutta Europa, la produzione di tela entra in crisi tra il XVII e il XVIII secolo ma contemporaneamente fiorisce l'industria del ricamo.

Alleata dai riformati alla Confederazione Svizzera, dal 1648, perso il voto alla Dieta imperiale, è distaccata dagli stati dell'impero, finché nel 1798 entra a far parte della Repubblica Elvetica e l'anno dopo ricostituito come principato. Nel 1803 si formò il Cantone di San Gallo che poi abolì il Principato. L'abbazia nel 1836 diventò la sede del Vicariato ecclesiastico e nel 1846 fu elevata a Cattedrale e sede dell'attuale Vescovato.

Ultimi principi-abati
  • Leodegardo Bürgisser 1696-1717
  • Giuseppe von Rudolphi 1717-1740
  • Celestino II Gugger von Staudach -1740-1767
  • Beda Angehrn 1767-1796
  • Pancrazio Vorster 1796-1799

Nel 1918 la città ha inglobato i comuni soppressi di Straubenzell e Tablat.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La principale attrazione del centro cittadino è la cattedrale barocca risalente al XVIII secolo. Fa parte del complesso dell'Abbazia di San Gallo iscritto dal 1983 nel Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Il Museo tessile ospita ricami e merletti della Svizzera orientale e recenti creazioni di alta moda. È in stile classicheggiante, come pure il Museo d'arte. Il nuovo Padiglione d'arte, che ha per slogan "laboratorio del presente", si dedica alla scoperta e alla presentazione di artisti contemporanei.

L'Università di San Gallo), ritenuta un'opera d'arte collettiva di architettura e di pittura, ospita opere di Hans Arp, Joan Miró e Gerard Richter. Presso l'ateneo, si tiene ogni anno il Simposio di San Gallo, precedentemente conosciuto con i nomi di International Management Symposium e ISC-Symposium

Ci sono in città 111 bovindi, oltre a numerose fontane e sculture, come "The Trunk" di Richard Serra, la Fontana del giocoliere di Max Oerli o la "Botte" di Roman Signer, esempi di arte contemporanea in luoghi pubblici.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il boom dei pizzi, alla fine del XIX secolo, stimolò l'architettura, con la costruzione di ville e musei in stile liberty. Sussitono tuttavia anche edifici moderni come la "Conchiglia" di Santiago Calatrava, l'imponente costruzione di Herzog & de Meuron sul Rosenberg o le opere di Heinz Tesar.

L'intero complesso abbaziale con cattedrale barocca (1755-1767) e antichi edifici dell'abbazia sono stati decretati dall'UNESCO Patrimonio culturale dell'Umanità. Di particolare interesse la biblioteca abbaziale: la sala, alta più di due piani, è in stile rococò.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

St.Gallen20080919S315 32.jpg

La città di San Gallo è collegata per la prima volta a una linea ferroviaria nel 1856, con l'apertura della linea San Gallo Winkeln–San Gallo delle Sankt Gallisch-Appenzellische Eisenbahn.

La stazione centrale di San Gallo, costruita da Alexander von Senger, è uno snodo di traffico centrale per tutta la Svizzera orientale. Da San Gallo si può raggiungere con la ferrovia la valle del Reno, la regione del lago Bodanico, l'Appenzello e la Svizzera centrale. San Gallo è anche il centro della rete celere di San Gallo. L'aeroporto più vicino è quello di Altenrhein, dal quale ci sono voli soprattutto per Vienna, Monaco di Baviera e tutte le città Svizzere che ne possiedono uno.

Oltre alla stazione centrale, ci sono a San Gallo altre tre stazioni delle FFS, San Gallo St. Fiden, San Gallo Bruggen e San Gallo Winkeln oltre alla stazione San Gallo Haggen delle SOB. Inoltre, le Appenzeller Bahnen connettono San Gallo con Speicher, Trogen, Gais e Appenzello.

Infine, come quasi tutte le città Svizzere, la città possiede una fitta rete di bus dei Verkehrsbetriebe der Stadt St. Gallen (VBSG).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale è presente la sede dell'assicurazione Helvetia.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nella città hanno sede due squadre di calcio a livello professionale: l'F.C. San Gallo che milita in Super League e l'FC Brühl St.Gallen che milita nella Prima Lega Promotion.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (DE) Die Stadt in Zahlen, su stadt.sg.ch. URL consultato il 5 ottobre 2018.
  2. ^ (DE) Der Steinachstollen (PDF), su stadt.sg.ch. URL consultato il 5 ottobre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Die Baudenkmäler der Stadt St. Gallen, 1922.
  • W. Bodmer, Die Entwicklung der schweizerischen Textilwirtschaft im Rahmen der übrigen Industrien und Wirtschaftszweige, 1960.
  • E. Ehrenzeller, Geschichte der Stadt St. Gallen, 1988.
  • W. Wunderlich (a cura di), St. Gallen: Geschichte einer literarischen Kultur, 2 voll., 1999.
  • E. Ziegler, M. Mayer, Die Stadtarchive in St. Gallen, 2003.
  • AA.VV., St. Galler Stadtführer, 2007, 4.a edizione (2010).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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