Stemma codicum

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Stemma codicum della tradizione delle opere di Plauto secondo il filologo classico Cesare Questa

In filologia uno stemma codicum ("albero genealogico dei codici") è la rappresentazione grafica, in forma per lo più di arborescenza (forma ramificata), del percorso che dall'archetipo porta ai testimoni di un testo. La dottrina delle relazioni di dipendenza dei manoscritti si denomina, appunto, stemmatica.

Descrizione breve[modifica | modifica wikitesto]

Esso è il frutto di un'attenta indagine sulla tradizione di un testo antico. Si potrebbe dire che lo stemma è l'albero genealogico del testo pervenutoci, uno schema piramidale al cui vertice c'è l'archetipo (cui non sempre è possibile accedere) da cui provengono per copie successive le varie famiglie di testi conosciute, i cui testimoni che occupano le basi di questa piramide.

Si tratta, in altre parole, della rappresentazione grafica delle relazioni intrattenute tra i diversi testimoni di un'opera che tramite essi ci è stata tramandata.
Il testimone è una copia che appunto testimonia il contenuto dell'opera originale.

Un originale è ciò che i testimoni tramandano, talvolta alterandone la forma in alcuni luoghi.

Lettura dello Stemma Codicum[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Omega Ω rappresenta il manoscritto originale di un testo, perduto.
  • L'alfa e la beta, (α) e (β), sono gli archetipi di due famiglie ben distinte (esempio Codex Palatinus e Codex Ambrosianus), che sono nate dalla riproduzione del manoscritto originale Omega.
  • I prearchètipi coevi delle due grandi famiglie di manoscritti (A e Π), sono quei manoscritti che danno origine ai manoscritti per la maggior parte dei casi in nostro possesso, gli unici sopravvissuti fino ai giorni nostri e i più antichi. Il prearchetipo Π sarebbe quello del Codex Palatinus della maggior parte dei testi antichi in nostro possesso, conservati inoltre nella Biblioteca Vaticana.
  • P e π sono appunto i capostipiti perduti degli archetipi che possediamo. Possono essere capostipiti di "subarchetipi", ossia testi copiati dall'originale prearchetipo, nella maggior parte dei casi contenente il testo riprodotto in maniera errata, con manomissioni ed errori.
  • B e η sono infatti i subarchetipi, la prima ipotesi di B, che il manoscritto sia stato copiato dal subarchetipo capostipite, e l'η che sia un manoscritto copiato da un "intermediario manoscritto" perduto (D), collegato ad un altro "C", che sarebbe un manoscritto trasposto (con errori), dall'η.

Recensio ed emendatio[modifica | modifica wikitesto]

  • Recensio: individuazione di tutti i manoscritti di un determinato testo antico; individuazione degli errori e delle manomissioni.
  • Emendatio: tentativo di ricostruzione del testo originale mediante i vari manoscritti, e correzione delle parti considerate "errate" o "malmesse" dall'editore. Successiva creazione dell'edizione critica al testo.

Vari tipi di Recensio ed errori[modifica | modifica wikitesto]

  • Recensione chiusa: metodo seguito dal critico e filologo Giorgio Pasquali. Ricostruzione del testo con analisi "verticale" dello stemma codicum, andando in ordine discendente dal periodo del primo manoscritto originale, fino al manoscritto più recente. Tale recensione è considerata anche "meccanica". Il problema di tale metodo consiste che molti manoscritti, specialmente i più recenti, possiedono vari errori, e c'è una massima probabilità che il testo originale sia assai distante da quello proposto dal materiale che si possiede. Inoltre, benché i testi, per errori, possano essere versioni differenti tra loro, e dal testo originale, gli errori possono essere simili. Tali errori sono la contaminazione (collocazione in uno stesso manoscritto di più esemplari, conservare la lezione originale del teso, e omettere la variante), la congettura, l'interpolazione e la banalizzazione (tentativo del copista di facilitare la lettura di certi termini arcaici, usando alcuni più moderni).
  • Recensione aperta: sempre formulata da Giorgio Pasquali, si suddivide nei metodi dell' usus scribendi (ossia analizzando i testi conoscendo il metodo di scrittura dell'autore originale), e la lectio difficilior, ossia analizzare, rischiando di spacciare per autentica, la lezione con il metodo di scrittura più difficile e complesso del manoscritto originale, appunto perché l'editore fa appello all'errore della banalizzazione. Vari inconvenienti, anche in questo tipo di recensio, si manifestano: può anche darsi che esistano vari manoscritti con un chiaro stile, e che siano più vicini all'originale, ma l'editore, usando il criterio della difficilior, sceglie l'unico manoscritto della collana che abbia uno stile più complesso e articolato
  • Codices recentiores: Giorgio Pasquali dice che non bisogna mai scartare i codici più recenti (anche del XVII secolo), perché accade che alcuni codici di alcune opere rare, o non contate durante il periodo dei copisti medievali (ad esempio il Satyricon di Petronio), siano assai preziosi e molto vicino all'originale, di cui è stata redatta la copia, essendo stato scoperto, appunto nei secoli XVI e XVII.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Chiesa, Elementi di critica testuale, Bologna, Pàtron, 2002. (Capitolo 2: L'originale non conservato, pp. 35-146)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]