Girolamo Vitelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Girolamo Vitelli
Vitelli.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 3 ottobre 1920 –
2 settembre 1935
Legislature XXV

Dati generali
Titolo di studio laurea in lettere
Professione filologo

Girolamo Vitelli (Santa Croce del Sannio, 27 luglio 1849 (o il 28 luglio)[1]Spotorno, 2 settembre 1935) è stato un filologo classico, grecista e papirologo italiano, senatore del Regno d'Italia dal 1920 alla sua morte.

Fu tra i più importanti filologi in Italia al passaggio fra il XIX e il XX secolo, nonché maestro di un'intera generazione di studiosi dell'antichità classica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Santa Croce del Sannio (Benevento) in una famiglia della piccola borghesia sannita, di sentimenti liberali, originaria di Cusano Mutri paese in cui, tra l'altro, passò buona parte della sua infanzia; il 2 novembre 1863 fu iscritto al Liceo Ginnasio «Vittorio Emanuele» di Napoli, dove apprese il greco grazie a Domenico Denicotti insieme al conterraneo Francesco D'Ovidio; conclusi gli studi liceali, vinse il primo premio per il latino fra tutti i licenziati dei licei d'Italia, che gli agevolò l'ingresso alla Scuola Normale di Pisa. Il trasferimento in Toscana significò per Vitelli una profonda trasformazione, sicché, come osservò Piero Treves, si staccò dalla tradizione culturale del Mezzogiorno d'Italia per aderire intimamente alla civiltà toscana.

Per Vitelli l'ingresso alla Normale fu anche occasione di un contatto con la politica italiana, sebbene tale ambito di interesse rimanesse sempre piuttosto estraneo alla sua indole. Tra gli insegnanti che formarono maggiormente Vitelli è da ricordare Alessandro D'Ancona, il quale, benché non avesse trasmesso all'allievo la forte passione civile che lo animava, gli fu comunque modello di acribia filologica che doveva competere con quella di altre nazioni europee, a partire dalla Germania. Ugualmente importante fu per lui il magistero di Domenico Comparetti, con il quale egli mantenne sempre un rapporto assai ambivalente[2].

Insegnamento e ambiti di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

La prima prova di ricerca filologica fu data nel 1870 sulle cosiddette carte d'Arborea, di cui mostrò definitivamente la non autenticità. Dopo la laurea, ottenuta presso l'Università di Pisa[1], trascorse, nel 1872, un anno di perfezionamento alla scuola di Ludwig Curtius e di Friedrich Ritschl a Lipsia. Quindi, fu assunto come insegnante alle scuole medie per essere ben presto chiamato, già nel 1874, all'Istituto di Studi superiori di Firenze come docente di Grammatica greca e latina; successe infine a Comparetti sulla cattedra fiorentina di Letteratura greca nel 1886. Nel 1897 fondò la Società Italiana per la Diffusione e l'Incoraggiamento degli Studi Classici, che aveva il suo organo ufficiale nella rivista Atene e Roma e che dal 1950 divenne Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC).

Il 3 settembre 1902 fu colpito dal lutto per la morte del figlio Camillo, filologo assai precoce suicidatosi ad appena 25 anni presso il Seminario di filologia classica dell'Università di Gottinga.

Rimasto sempre in contatto con i filologi tedeschi, Girolamo Vitelli fu severo e intransigente banditore del metodo di ricerca filologica germanica. Lavorò intensamente sui manoscritti greci conservati nella Biblioteca Medicea Laurenziana e pubblicò un gran numero di congetture, innanzitutto su autori tragici della cui lingua pervenne a una conoscenza profonda. Oggetto di particolare interesse fu Euripide, in riferimento al quale pubblicò degli studi sull'Ifigenia in Aulide e sull'Elettra. Approfondì le conoscenze della paleografia greca, occupandosi, per esempio, dei segni tachigrafici; guidò i propri allievi a scandagliare i fondi bibliotecari minori italiani e fiorentini per una catalogazione dell'intero patrimonio di manoscritti greci. Ricostruì la tradizione manoscritta di un mitografo noto con il nome di Palefato. Vitelli notò l'importanza del manoscritto Riccardiano che costituisce un testimone fondamentale nella tradizione della Poetica di Aristotele.

Di particolare cura e precisione è la sua edizione critica del Commento alla Fisica e del Commento al De generatione et corruptione di Giovanni Filopono. Si occupò, anche, dell'edizione delle opere latine di Giordano Bruno.

Le polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell'Ottocento, Vitelli con Graziadio Isaia Ascoli era il maggiore filologo italiano noto all'estero. La sua propensione per una indagine filologica fondata su un metodo rigoroso e scientifico gli valsero scontri polemici con studiosi di formazione e orientamento retorici, in primis Giuseppe Fraccaroli: a partire dal pretesto della bocciatura ad un concorso universitario di Nicola Festa, allievo di Vitelli, da parte di Fraccaroli, si sviluppò una vibrante diatriba che ebbe il suo fulcro nel pamphlet fraccaroliano Il metodo critico del prof. Girolamo Vitelli (Torino, 1899). Negli anni che precedettero immediatamente la Prima guerra mondiale, Vitelli fu coinvolto nel Krieg der Geister, la guerra degli spiriti, che dilaniò l'Europa colta.

Lo sciovinismo italiano giunse a tacciare di tradimento chiunque mostrasse interesse o propensione per la cultura tedesca. La polemica contro tale cultura indusse lo stesso Vitelli ad un approfondimento del proprio pensiero sul piano metodologico. Ai violenti attacchi che gli vennero da Ettore Romagnoli e dal suo Minerva e lo scimmione, Vitelli rispose con il libro Filologia classica... e romantica (1917), che si presentava quasi come una storia della filologia classica e rivendicava l'autonomia e la libertà della scienza rispetto agli steccati imposti dagli schieramenti nazionali e politici. Nondimeno, la polemica si protrasse e fu rinfocolata da Corrado Barbagallo, autore di un volume collettaneo Per l'italianità della cultura nostra (Roma-Milano, 1918).

I papiri[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni del Novecento, anche grazie alle grandi scoperte negli scavi inglesi di Bernard Grenfell e di Arthur Hunt, Vitelli comprese quale sterminato lavoro attendesse il filologo intento alla decifrazione dei papiri che scaturivano in copiosa quantità dalle sabbie dell'Egitto. Nel 1901 gli giunse fra le mani il primo papiro fiorentino, recatogli dall'egittologo Ernesto Schiaparelli che l'aveva acquistato per conto della «Società Italiana per la Diffusione e l'Incoraggiamento degli Studi Classici». Per rendere più sistematiche le ricerche papirologiche fiorentine, nel 1908, insieme ad Angiolo Orvieto, Vitelli costituì la «Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto», affinché l'Italia non rimanesse indietro nella corsa ad acquisire una posizione di primo piano nella neonata disciplina papirologica: obiettivo del sodalizio era raccogliere finanziamenti per effettuare scavi in Egitto alla ricerca di papiri e procedere all'acquisto di papiri dai mercanti egiziani, nonché decifrare, studiare e pubblicare i papiri ritrovati.

Si aprì così una nuova fase nell'esistenza di Vitelli. Egli, infatti, poté mettere a frutto la sua enorme conoscenza di testi classici e il suo raffinato senso dello stile per riconoscere, nei frustuli che venivano alla luce, testi e autori già noti o individuarne di ancora sconosciuti. Per poter procedere con maggior lena a quest'attività, nel 1915 Vitelli rinunciò anticipatamente all'insegnamento. Sin da questo periodo poté contare sul supporto di Medea Norsa, una giovane studiosa che poi rimase al suo fianco fino alla morte. Grazie alla guida di Vitelli, Norsa acquisì una profondissima conoscenza della lingua greca e dei testi, nonché della paleografia, sì da eguagliare le competenze del maestro. Vitelli e Norsa pubblicarono, spesso a firma congiunta, numerose edizioni di papiri, talora di straordinaria importanza. I due pubblicavano con eguale acribia testi letterari e documentari: vivo il Vitelli, apparvero undici volumi di Papiri della Società Italiana (PSI), che contenevano, tra l'altro, testi nuovi di Gaio, Eschilo, Cratino, Eupoli, Sofrone, Callimaco, Menandro, Euforione. Le due pubblicazioni papirologiche di maggior spicco furono senz'altro il De exilio di Favorino e le Diegeseis (riassunti) di Callimaco.

Nel 1928 la «Società Italiana» fu sciolta e sostituita da un Istituto Papirologico, collegato con l'Università di Firenze, del quale lo stesso Vitelli fu il primo direttore, carica che egli mantenne fino alla morte. Dopo la sua scomparsa, l'Istituto prese il nome dal suo fondatore ed è oggi noto come Istituto Papirologico «Girolamo Vitelli».

La politica, gli ultimi anni e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Di temperamento conservatore, e poco incline all'attività politica, Vitelli rimase sempre ai margini della vita civile, pur mostrando un animo fiero e per nulla disposto al servilismo. Il 3 ottobre 1920 Vittorio Emanuele lo nominò Senatore del Regno. All'avvento del fascismo, Vitelli, ormai settantatreenne, mantenne nei confronti del nuovo regime un atteggiamento distaccato e scettico, ma mai critico, definendosi «antidemocratico quanto si voglia, ma liberale sempre». Nell'ottobre 1934 gli fu richiesto di prestare giuramento al regime fascista in quanto accademico dei Lincei, ma rifiutò; rivolgendosi, ormai anziano, agli studenti della Normale, rivendicò per sé il diritto di parlare in Università pur non sentendosi «l'anima fascista». Il suo profilo di alto prestigio, l'assenza di legami con forze politiche antifasciste e il sostanziale disinteresse per la politica, gli garantirono comunque di continuare a lavorare senza problemi.

E infatti continuò a lavorare, ormai con gravi difficoltà alla vista e confidando nella lettura offertagli da Medea Norsa, anche negli ultimi anni della vita: soggiornò spesso durante le estati a Cerrione (Biella) presso la casa del genero Luigi Schiaparelli, dove ebbe modo di dedicarsi allo studio in modo proficuo[3]. La morte lo colse il 2 settembre 1935, mentre era in vacanza a Spotorno (Savona). Lasciò una fertile scuola: furono suoi allievi intere generazioni di docenti universitari e di professori liceali di latino e greco.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Scheda senatore Vitelli Girolamo, Senato della Repubblica. URL consultato il 3 maggio 2012.
  2. ^ M. G. Macconi, A. Squilloni, R. Pintaudi, Domenico Comparetti e Girolamo Vitelli. Storia di un'amicizia e di un dissidio, Dipartimento di Filologia e Linguistica, Messina, 2002.
  3. ^ R. Quaglia, I soggiorni biellesi di Girolamo Vitelli, «Rivista biellese», 13, 2 (2009), pp. 39-45.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goffredo Coppola, Girolamo Vitelli (27 luglio 1849 - 4 settembre 1935), «Nuova Antologia», 381, settembre 1935, pp. 312–316.
  • In memoria di Girolamo Vitelli, Le Monnier, Firenze 1936.
  • Giorgio Pasquali, Ricordo di Girolamo Vitelli, in Terze pagine stravaganti, Sansoni, Firenze 1942, pp. 297–312.
  • In memoria di Girolamo Vitelli nel centenario della nascita, Le Monnier, Firenze s.d. [ma 1950].
  • Augusto Rostagni, Cinquant'anni di vita intellettuale italiana, vol. I, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1950, pp. 399–402.
  • Piero Treves, L'idea di Roma e la cultura italiana del secolo XIX, Ricciardi editore, Milano-Napoli 1962, pp. 315 e seguenti.
  • Piero Treves, Girolamo Vitelli, in Lo studio dell'antichità classica nell'Ottocento. V: Dalla storia alla filologia e dalla filologia alla storia, Ricciardi editore, Milano-Napoli 1962, pp. 1113–1126.
  • Giorgio Pasquali, Gli studi di greco in Italia nell'ultimo venticinquennio, «Belfagor» 28, 1973, pp. 168–181.
  • Luciano Canfora, Ideologie del classicismo, Einaudi, Torino 1980, pp. 48–56.
  • Rosario Pintaudi, Girolamo Vitelli e il giuramento di fedeltà al regime fascista imposto agli accademici, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», serie III, 11, 1981, pp. 159–164.
  • Cinquant'anni di papirologia in Italia. Carteggi Breccia-Comparetti-Norsa-Vitelli, a cura di D. Morelli e R. Pintaudi, 2 voll., Bibliopolis, Napoli 1983.
  • Marcello Gigante, Girolamo Vitelli e la nuova filologia, Istituto Storico Giuseppe Galanti, Santa Croce del Sannio 1986.
  • Senato della Repubblica, Archivio Storico, Repertorio biografico dei Senatori dell'Italia fascista. S-Z, a cura di E. Gentile ed E. Campochiaro, Bibliopolis, Napoli 2003, pp. 2491–2492.
  • Luciano Canfora, Il papiro di Dongo, Adelphi, Milano 2005.
  • Giuseppe D. Baldi-Alessandro Moscadi, Filologi e antifilologi. Le polemiche negli studi classici in Italia tra Ottocento e Novecento, Le Lettere, Firenze 2007.
  • Alessandro Capone, "Dalla corrispondenza Dziatzko-Vitelli: Terenzio, Lucano e la morte del figlio", «Papyrologica lupiensia» 16, 2007, pp. 69–79.
  • Riccardo Quaglia, I soggiorni biellesi di Girolamo Vitelli, «Rivista biellese», 13-2, 2009, pp. 39–45.
  • Girolamo Vitelli, Lettere storico-filologiche a Giorgio Pasquali, a cura di Anna di Giglio, Le Càriti Editore, Firenze 2010.
  • A. Capone - P. Giannini, Gli appunti di metrica classica di Giovanni Pascoli tratti dalle lezioni di Girolamo Vitelli, Edizioni Gonnelli, Firenze 2015.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN76422867 · ISNI (EN0000 0001 2140 2584 · SBN IT\ICCU\RAVV\063424 · LCCN (ENnr98001531 · GND (DE11893192X · BNF (FRcb12511907n (data) · BAV ADV10099400 · WorldCat Identities (ENnr98-001531