Adulazione

L'adulazione o servilismo è l'atteggiamento proprio di chi, soffocando la propria personalità, lusinga eccessivamente qualcuno per interessi personali o per bassezza d'animo.[1][2]
In filosofia e letteratura
[modifica | modifica wikitesto]Letterati, filosofi e intellettuali si occupano del tema dell'adulazione sin dall'antichità, come confermano gli scritti di Antistene, Plutarco, Cicerone e Tacito.[3][4] Il primo di questi diede il via a una vasta letteratura sul vizio grazie a una celebre frase:[4]
Stando a Giorgio Scichilone dell'Enciclopedia Treccani, gli autori critici nei confronti dell'adulazione sono accomunati dall'idea che essa sia una piaga diffusa, una «distorsione dei valori provocata dai vizi privati che rendono la comunità ingiusta ed 'economicamente' più povera.»[4] Particolarmente celebre è il ritratto impietoso degli adulatori nell'Inferno dantesco (canto diciottesimo), dove sono immersi nello sterco.[3][4]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Adulare, su treccani.it. URL consultato il 20 febbraio 2025.
- ^ servilismo, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 20 febbraio 2025.
- ^ a b I lecchini attraverso i secoli da Plutarco ai giorni nostri così è l’arte di saper adulare, su ilpiccolo.it. URL consultato il 20 febbraio 2025.
- ^ a b c d (EN) Il potere dell’adulazione. Le prediche inutili di Antistene, Dante e Pasolini, su treccani.it. URL consultato il 20 febbraio 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Daniel J. Kapust, Flattery and the History of Political Thought - That Glib and Oily Art, Cambridge University Press, 2018.
- Antimo Cesaro, Breve trattato sul lecchino, La Nave di Teseo, 2019.
Voci correlate
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