Günther Anders

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Günther Anders, pseudonimo di Günther Siegmund Stern (Breslavia, 12 luglio 1902Vienna, 17 dicembre 1992), è stato un filosofo e scrittore tedesco.

Günther Anders e Hannah Arendt (1929)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio degli psicologi Ludwig Wilhelm (poi William) e Clara Stern, ricevette una solida formazione umanistica. Assimilato come ebreo tedesco, allievo di Martin Heidegger e Edmund Husserl, completò con quest'ultimo la sua tesi in filosofia nel 1923. Nel 1929 tentò di ottenere l'abilitazione alla docenza presso l'Università di Francoforte sul Meno, presso Paul Tillich, ma fallì. Le voci secondo cui Adorno avrebbe tramato contro di lui - Adorno stava lavorando alla sua filosofia musicale in quel momento - non sono vere. In realtà a Anders era stato consigliato di aspettare fino a quando il "clamore nazista" non si fosse placato.[1]. L'aneddoto, secondo il quale lo pseudonimo Anders sia nato da un invito del suo editore di Berlino di cambiare il suo cognome, Stern poiché era assai comune tra gli scrittori in Germania, e che gli abbia suggerito sostituirlo con "qualcosa di diverso” ("etwas anderes", in tedesco), per quanto tuttora molto diffuso, è ormai ritenuto alquanto improbabile.[2]

Comunque sia, Anders iniziò a quel tempo a firmare le sue opere come "Diverso" (Anders). Sposò nel 1929 la filosofa Hannah Arendt, da cui avrebbe divorziato nel 1937 perché il pessimismo di Anders era "difficile da sopportare", come lei confessò in seguito. L'avvento del nazismo in Germania, nel 1933, lo costrinse presto all'esilio, dapprima a Parigi, poi negli Stati Uniti d'America, a New York e a Los Angeles, dove si dedicò a svariati lavori manuali per mantenersi; di lì assistette alla crisi in Europa e alla catastrofe della Seconda guerra mondiale, ma anche alla progressiva militarizzazione che, dopo il conflitto, diede il via alla guerra fredda, costruita sull'equilibrio del terrore atomico.

Negli USA fece molti lavori umili, ma scrisse anche per il giornale di lingua tedesca Der Aufbau e successivamente insegnò presso la New School for Social Research di New York. Scrisse il suo primo libro di riflessioni filosofiche, Die Schrift an der Wand: Tagebücher 1941-1966 (Scritti sul muro: Diari 1941-1966), e iniziò la sua riflessione come operaio in un magazzino di costumi storici a Hollywood. Rientrato in Europa nel 1950 e stabilitosi a Vienna, iniziò a lavorare su Die Antiquiertheit des Menschen (L'uomo è antiquato, 1956), dove analizzava l'inadeguatezza dei sentimenti umani a confronto con le macchine, e a una risoluzione filosofica contro Heidegger, in cui Anders definì i principi di "cecità verso l'Apocalisse", al centro del suo lavoro svolto in un secondo momento.

Egli categorizzò le sue idee coniando il termine tedesco Diskrepanzphilosophie (filosofia della discrepanza), per descrivere la sua attenzione nei confronti della crescente divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare di tutto il globo), e ciò che la mente umana è in grado di immaginare. La discrepanza tra le attività umane e quelle dei suoi dispositivi è diventata maggiore da quando gli strumenti, in quanto estensioni e miglioramenti degli organi umani, sono stati sostituiti da macchine dotate una certa autonomia. Ciò pose le basi dell'"antiquatezza" (o, meglio, l'"esser-antiquato") dell'essere umano (Die Antiquiertheit des Menschen).

Tramite il lavoro l'uomo crea dei prodotti che lo rendono superfluo. Il divario (Gefälle) tra ciò che l'uomo immagina e ciò che può produrre suggerisce un ulteriore significato dell'espressione "antiquatezza" dell'uomo: secondo Anders, l'uomo è antiquato nelle sue capacità di pensare, di immaginare, non riuscendo a stare al passo con ciò che è in grado di produrre. Anders non vede la tecnologia come un mezzo neutrale rispetto al valore: le caratteristiche tecniche dei dispositivi che gli uomini utilizzano determinano già la loro applicazione. Si viene a creare, in questo modo, una sorta di "circolo vizioso": le condizioni economiche, sociali e politiche producono macchine che a loro volta producono specifici cambiamenti economici, sociali e politici. In questo modo la tecnologia si trasforma da oggetto in soggetto della storia. Ma le persone non sono più in grado di riconoscere il potere strutturale dei loro dispositivi, non possono più far fronte emotivamente e cognitivamente ai vincoli pratici e etici che tutto ciò comporta, e si sentono di conseguenza inadeguate. La superiorità strutturale della tecnologia rispetto a colore che ne fanno uso ha sia conseguenze positive, come, per esempio l'alleggerimento del lavoro, oltre che negative, come la scomparsa di ogni reale finalità del lavoro, il quale diventa fine a se stesso. L'uomo è ormai diventato "pastore degli oggetti" ("Objektenhirt"),[3] responsabile, ormai, solo della loro manutenzione.

Strenuamente impegnato contro la violenza del potere e particolarmente contro il riarmo atomico, è conosciuto come un saggista del movimento anti-nucleare ed è uno dei maggiori filosofi contemporanei; è stato uno dei pensatori che con più rigore e tenacia ha pensato la condizione dell'umanità nell'epoca degli armamenti di distruzione di massa.

Secondo Anders, le armi nucleari non rientrano in alcuna tipologia di razionalità mezzo-fine: paradossalmente, esse possono essere utilizzate come un mezzo efficace solo se non vengono effettivamente utilizzate, cioè per mera deterrenza, come durante la guerra fredda, in cui vigeva il cosiddetto equilibrio del terrore. L'arma nucleare è dotata anche di una sorta di onnipotenza: essa mette sotto ricatto tutti o nessuno, anche se ciò rappresenta in realtà un "auto-ricatto" dell'umanità. Il sogno umano dell'onnipotenza si sta trasformando nel suo contrario: gli uomini hanno il potere di porre fine al mondo e dunque sono diventati i "padroni dell'apocalisse". Con la possibilità di spazzare via l'umanità, l'epoca attuale è diventata l'ultima, poiché una eventuale guerra nucleare significherebbe l'annientamento sia del passato che del futuro. [4]

Con Robert Jungk, Anders fu il cofondatore del movimento antinucleare nel 1954. Pubblicò il suo diario filosofico di una conferenza internazionale su Hiroshima (Der Mann auf der Brücke, 1959) e la sua corrispondenza con il pilota Claude Eatherly che guidò la spedizione per lo sganciamento della bomba su Hiroshima (Off limits für das Gewissen. Der Briefwechsel zwischen dem Hiroshima-Piloten Claude Eatherly und Günther Anders, 1961). I suoi libri politicamente aspri dal 1960 inclusero una lettera aperta al figlio di Adolf Eichmann, un discorso sulle vittime delle guerre mondiali. Nel 1967 prese parte come giurato al tribunale Russell per rendere pubbliche le atrocità del Vietnam. Dal 1945 al 1955 fu sposato con la scrittrice austriaca Elisabetta Freundlich; mentre nel 1957 si sposò con la pianista ebreo-americana Charlotte Lois Zelka, morta nel 2001.

Uno degli ultimi scritti, Gewalt. Ja oder nein. Eine notwendige Diskussion, pubblicato nel 1987, riaprì in Germania il dibattito circa l'utilità del pacifismo non-violento in un'epoca minacciata dall'olocausto nucleare e da un'umanità disincantata. Egli avanzò la tesi secondo la quale una violenza esterna può legittimare una reazione di autodifesa violenta, nella convinzione che «la rinuncia ad agire è un agire insufficiente».[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La produzione letteraria e filosofica di Günther Anders è vastissima, nei libri e soprattutto nei suoi innumerevoli articoli e conferenze, pubblicati sulle riviste più disparate (ed è dalle pubblicazioni in rivista che nasce il suo pseudonimo, "anders", che significa "altro", con cui ha firmato tutte le sue opere).

Tra i principali testi tradotti in italiano:

  • Essere o non essere, Einaudi, Torino 1961;
  • La coscienza al bando. Il carteggio del pilota di Hiroshima Claude Eatherly e di Günther Anders, Einaudi, Torino (1962);
  • Kafka. Pro e contro, Quodlibet, Macerata 2006;
  • Discorso sulle tre guerre mondiali, Linea d'ombra, Milano (1990);
  • Opinioni di un eretico, Theoria, Roma-Napoli (1991);
  • Patologia della libertà. Saggio sulla non-identificazione, Orthotes, Napoli-Salerno (2015);
  • Noi figli di Eichmann, Giuntina, Firenze (1995);
  • Stato di necessità e legittima difesa, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole (Firenze) (1997);
  • L'uomo è antiquato, 2 volumi, Bollati Boringhieri, Torino (2003) (prima edizione, Milano 1963);
  • Saggi dall'esilio americano, Palomar, Bari (2003);
  • Amare, ieri. Appunti sulla storia della sensibilità, Bollati Boringhieri, Torino (2004);
  • Discesa all'Ade. Auschwitz e Breslavia,1966, Bollati Boringhieri, Torino, 2008;
  • La catacomba molussica, Lupetti, collana "I rimossi", Milano, 2008;
  • Lo sguardo dalla torre. Favole con le illustrazioni di A. Paul Weber, Mimesis, Milano, 2012 [1].
  • Dopo Holocaust, Bollati Boringhieri, Torino (2014);
  • L'ultima vittima di Hiroshima. Il carteggio con Claude Eatherly, il pilota della bomba atomica, nuova edizione rivista e aggiornata di La coscienza al bando (con introduzione di Bertrand Russell e Robert Jungk), a cura di Micaela Latini, Mimesis, Milano-Udine (2016).
  • Brevi scritti sulla fine dell'uomo, con testo originale a fianco, a cura di Devis Colombo, Asterios, Trieste 2016 [2].
  • "Carteggio tra Günther Anders e Georg Lukács 1964-1971", a cura di Devis Colombo, Azioni Parallele. Rivista filosofica online, luglio 2017, ISSN 2420-8310 [3]
  • Dopo Auschwitz, in Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e politica dopo la Shoah, a cura di M Latini, E. Storace, Meltemi, Milano 2018, pp. 241-246.
  • I morti. Discorso sulle tre guerre mondiali, Medusa, Milano 2018.
  • Il mondo dopo l'uomo. Titolo originale: Gewalt. Ja oder nein. Eine notwendige Diskussion, Mimesis, Milano 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Brecht konnte mich nicht riechen. Interview mit Fritz J. Raddatz [Brecht non mi sopportava. Intervista (a Anders) con Fritz J. Raddatz], Francoforte sul Meno, Suhrkamp, 1986, p. 16.
  2. ^ (EN) Vita — Günther Anders Gesellschaft, su guenther-anders-gesellschaft.org. URL consultato il 26 giugno 2023.
  3. ^ Chiaro riferimento polemico al "rivale" Heidegger, il quale sosteneva che l'uomo avrebbe dovuto essere il "pastore dell'Essere" ("Der Mensch ist der Hirt des Seins"). (DE) Martin Heidegger, Über den Humanismus, Frankfurt am Main, Vittorio Klostermann, 1981, p. 22, 32.
  4. ^ (DE) Günther Anders, Die atomare Drohung. Radikale Überlegungen zum atomaren Zeitalter. (Fünfte, durch ein Vorwort erweiterte Auflage von 'Endzeit und Zeitenende') [La minaccia nucleare. Riflessioni radicali sull'era atomica. (Quinta edizione ampliata con una premessa di 'Tempo finale e fine dei tempi')], Monaco di Baviera, C. H. Beck, 1981.
  5. ^ Micaela Latini, Università di Urbino, La dialettica della violenza : il caso Günther Anders (PDF), a cura di Stefano G. Azzarà, Paolo Ercolani e Emanuela Susca, Dialettica, storia e conflitto. Il proprio pensiero appreso nel pensiero; Festschrift in onore di Domenico Losurdo : VII Congresso internazionale, Urbino - Palazzo Albani (18-20 novembre 2011), La scuola di Pitagora, 18 dicembre 2013, pp. 646-647, ISBN 978-88-6542-056-0, OCLC 868212792. URL consultato il 9 aprile 2020 (archiviato il 1º novembre 2018). Ospitato su archive.is.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessio Cernicchiaro, Günther Anders. La Cassandra della filosofia. Dall'uomo senza mondo al mondo senza uomo, Petite Plaisance, Pistoia 2014.
  • Pier Paolo Portinaro, Il principio disperazione. Tre studi su Günther Anders, Bollati Boringhieri, Torino (2003).
  • Simon Francesco Di Rupo, Prognosi del globicidio. Il «secondo» Günther Anders e le ombre della tecnica, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 11 (2009) [inserito il 20 dicembre 2009], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [60 KB], ISSN 1128-5478.
  • Rosanna Gangemi, Sovversioni del fotomontaggio politico: l'immagine agitata di John Heartfield, in "Elephant&Castle. Laboratorio dell’immaginario", vol. 26, 2021.
  • Rosanna Gangemi, L’arte è una disciplina da combattimento: George Grosz e Günther Anders, in "Itinera" 21, 2021.
  • Rosanna Gangemi, Pittura di un folle. Oskar Herzberg o l'impossibile fabbricazione del sé in uno studio di Günther Anders, in "Lingue e Linguaggi", 55, 2023.
  • Micaela Latini, Antropologia negativa e dialettica negativa. Su Adorno e Anders, in La Dialettica negativa di Adorno, a cura di M. Failla, Manifestolibri, Roma (2008), pp. 139–153.
  • Micaela Latini, "L'antropologia eretica di Günther Anders", Babel. Rivista di filosofia, anno 5 (2008), pp. 97–106.
  • Micaela Latini, Senza radici. Il viaggio di Günther Anders, Micromega, 5 (2011), pp. 141–145.
  • Micaela Latini, La dialettica della violenza: il caso Günther Anders, in S. Azzarà - P. Ercolani - E. Susca, Dialettica, storia e conflitto. Festschrift per Domenico Losurdo, La scuola di Pitagora, Napoli 2011, pp. 373-381.
  • Alessia Zordan, La persistenza del presente: tecnica e atemporalità nella filosofia di Günther Anders", Kainos, anno 6(2011), pp-23-31, Milano: Punto Rosso. Disponibile su World Wide Web: http://www.kainos-portale.com/index.php/10-pensieri-del-presente/47-ricerche10/136-la-persistenza-del-presente
  • Vallori Rasini (a cura di), "Potere e Violenza: Günther Anders", sezione monografica della rivista "Etica e politica/Ethics and Politics", XV, 2 (2013), con interventi di Babich, Dries, Fadini, Jolly, Latini, Miano, Rasini, Russo. Disponibile su World Wide Web: http://www2.units.it/etica/
  • Micaela Latini, La nuda vita del disoccupato. Su Günther Anders, Micromega, 9 (2013), pp. 199–202.
  • Franco Lolli, Günther Anders, Orthotes, Napoli-Salerno 2014
  • Micaela Latini e Aldo Meccariello (a cura di), L'uomo e la (sua) fine. Saggi su Günther Anders, Asterios edizioni, Trieste (2014), con contributi di: A. Bonavoglia, A. S. Caridi, D. Colombo, M. Costa, V. Cuomo, L. Distaso, M. Latini, S. Maletta, A. Meccariello, F. Miano, P. P. Portinaro, V. Rasini, S. Velotti, S. Vizzardelli.
  • Micaela Latini, Primo dolore. Günther Anders dopo "Holocaust", in "Estetica. Studi e ricerche", 2 (2015), pp. 117-128.
  • Devis Colombo, La teologia atomica di Günther Anders, in "Vita e pensiero" 4 (2017), pp. 24-28.
  • Micaela Latini, La distruzione del pacifismo. Note sulla violenza in G. Anders. "Agalma. Rivista di Estetica e Studi culturali", 34 (2017), pp. 80-88.
  • Babette Babich, La violenza della violenza (tr. it. di T. Orlando), in A. Sannella, M. Latini, A.M. Morelli, La grammatica della violenza. Un'indagine a più voci, Mimesis, Milano-Udine 2017, pp. 83-98.
  • Matascia Mattucci, Francesca R. Recchia Luciani, Obsolescenza dell'umano. Günther Anders e il contemporaneo, Il melangolo, Genova 2018, con contributi di M. Latini, N. Mattucci, M.P. Paternò, F.R. Recchia Luciani, A. Rondini, A. Tricomi.
  • Micaela Latini, Günther Anders e lo spettacolo della fine. Beckett ad Auschwitz, in Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e politica dopo la Shoah, a cura di M Latini, E. Storace, Meltemi, Milano 2018, pp. 65-78.
  • Devis Colombo, Patologie dell'esperienza. La filosofia di Günther Anders fra contingenza e tecnica, Mimesis, Milano-Udine 2019 [4].
  • Micaela Latini, Vallori Rasini (a cura di), L'uomo è antiquato? Günther Anders e la scena attuale, aut aut, 397 (2023), con contributi di V. Rasini, M. Latini, N. Mattucci, R. Bonito Oliva, Stefano Velotti, Fabio Polidori, Francesca R. Luciani, Pier Aldo Rovatti, B. Bonato, M. Pacini, A. Muni, E. Greblo.
  • Monaro, F. (2023) “Esistenza patologica e libertà della tecnica : il dramma della libertà in Günther Anders,” Orbis Idearum, 11(1), pp. 115–130. doi: 10.26106/4a6s-mx29.

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