Zone

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Zone
comune
Zone – Stemma
Zone – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoMarco Antonio Zatti (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate45°46′N 10°07′E / 45.766667°N 10.116667°E45.766667; 10.116667 (Zone)Coordinate: 45°46′N 10°07′E / 45.766667°N 10.116667°E45.766667; 10.116667 (Zone)
Altitudine684 m s.l.m.
Superficie19,68 km²
Abitanti1 053[1] (30-11-2018)
Densità53,51 ab./km²
Comuni confinantiMarcheno, Marone, Pisogne, Tavernole sul Mella
Altre informazioni
Cod. postale25050
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017205
Cod. catastaleM188
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantizonesi
PatronoSan Giovanni Battista
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Zone
Zone
Zone – Mappa
Posizione del comune di Zone nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Zone (Zòne oppure in dialetto bresciano[2][3]) è un comune italiano di 1 053 abitanti[1] della provincia di Brescia, in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio del comune in frazione Cislano è presente la Riserva Regionale delle Piramidi di terra, enormi colonne di terra sormontate da massi più grossi, che proteggono la colonna sottostante dall'azione erosiva dell'acqua. Fenomeni simili sono presenti a Segonzano (TN), a Postalesio (SO) e in alcune località dell'Alto Adige.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 16 a.C. si affacciò su questi luoghi di pastori il proconsole Publio Silio, proveniente dalla Val Trompia e diretto al Lago d'Iseo per procedere alla sottomissione dei Camuni. Di qui passava infatti la principale strada di collegamento tra Brescia e la Valle Camonica, che da Sale Marasino superava il colle Croci di Zone e riscendeva presso la Beata di Pian Camuno. Fino l'anno Mille la gente di questa terra isolata praticava probabilmente ancora il paganesimo. In seguito sorse una cappella alla Croce, nel luogo dove nel '400 fu eretta la chiesetta dei Santi Ippolito e Casciano. In epoca medievale Zone aveva anche il suo castello che era descritto "decorato, con grossa muraglia, inabitato". Fu proprietà del vescovo di Brescia, poi nel 1337 dei Visconti e dal 1427 della Repubblica Veneta. Nel 1610 il rettore veneto Giovanni da Lezze contò a Zone 1000 abitanti. All'epoca si raccoglieva legna nei boschi e parte era destinata alla produzione di carbone. C'erano anche otto fornaci per produrre la calce (calchère). Si contavano due mila pecore e trecento capre.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Piramidi di erosione[modifica | modifica wikitesto]

Sono familiarmente conosciute come le “Fate di Pietra”, ma il linguaggio tecnico le definisce “Piramidi di erosione”. Le Piramidi di Zone costituiscono uno dei fenomeni naturalistici e geologici più curiosi e spettacolari della Valle Camonica e si presentano come guglie di pietra alte fino a 30 metri, sormontate da un largo cappello.

La loro formazione e la loro fisionomia rispondono a precise leggi geologiche che affondano le radici nella preistoria. Durante la terza glaciazione di Riss, un ghiacciaio che raggiungeva lo spessore di 600 metri occupava l’attuale bacino del lago di Iseo; quando l’enorme montagna di ghiaccio si è ritirata circa 150.000 anni fa si è formato il lago e il ghiacciaio ha lasciato nell’area di Zone un vasto deposito di terreno morenico costituito sia da materiale fine come argilla, limo e sabbia sia da massi e ciottoli più grandi. Su questo deposito è intervenuta l’azione erosiva della poggia che, pian piano, ha isolato i massi che oggi vediamo fare da “cappelli”.

Queste rocce hanno protetto il materiale lapideo sottostante proprio come un cappello o un ombrello impedendo che l’acqua piovana lo portasse via, in questo modo si è formata la guglia di terra. Quando il masso sommitale cade, la piramide di disgrega rapidamente fino a quando non trova un altro cappello ad un livello inferiore.

Icnosito[modifica | modifica wikitesto]

Per scoprire come camminavano gli arcosauri, grossi rettili preistorici antenati di dinosauri e coccodrilli, basta raggiungere la località della Madonna del Disgiolo attraverso il tracciato dell’antica via Valeriana. Raggiunta la piccola chiesetta dedicata a Maria, si sale per 50 metri verso il monte e ci si immerge nella prima età dei dinosauri. Su una parete di roccia che si estende per 50 metri quadrati i paleontologi hanno, infatti, riconosciuto ben 70 orme fossili allineate a formare ben 5 piste ovvero 5 percorsi compiuti milioni di anni fa dagli arcosauri.

Le impronte sono le più grandi e le meglio conservate di tutta Italia ed hanno permesso di tracciare l’identikit degli abitanti preistorici di Zone: animali quadrupedi lunghi dai 2 ai 6 metri con zampe anteriori più piccole di quelle posteriori che li facevano camminare con un passo piuttosto corto, ogni zampa aveva 5 dita dotate di altrettanti artigli.

Bosco degli gnomi[modifica | modifica wikitesto]

Basta seguire il segnavia 227/227A che dal centro di Zone conduce al Monte Guglielmo per immergersi nel mondo incantato degli gnomi.

Il creatore, il cosiddetto “Rosso di Zone” all’anagrafe Luigi Zatti, li ha creati scolpendo dei tronchi tagliati che affondano ancora le radici nel terreno del bosco. Ad oggi le sculture sono circa 100.

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchiale S.Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Collocata in posizione scenografica nella parte alta del paese, la parrocchiale è tra i più importanti edifici religiosi del territorio sebino, in particolare per la presenza delle opere di Andrea Fantoni.

La chiesa fu consacrata nel 1717.

La facciata principale è il risultato di un ampliamento effettuato all’inizio del Novecento. L’interno si presenta come una grande aula rettangolare con volta a botte, conclusa dal presbiterio rettangolare. La decorazione della volta, terminata nel 1703, si deve alla collaborazione tra stuccatori della Val d’Intelvi e il pittore iseano Domenico Voltolini, autore dei medaglioni dipinti (dalla facciata: Ascensione, Arcangelo Michele, San Giovanni battista in gloria, Assunzione della Vergine).

La chiesa conserva un arredo pittorico di un certo interesse: l’Ultima cena di Antonio Gandino, la Natività di san Giovanni battista di Francesco Paglia sull’altar maggiore, il Giudizio Universale di Pompeo Ghitti in controfacciata. Il dipinto di maggior pregio è la pala con la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Nepomuceno e Luigi Gonzaga di Francesco Monti all’altare del Rosario, realizzata nel 1750 mentre il pittore era impegnato nella decorazione della parrocchiale di Sale Marasino.

Tra i capolavori della bottega dei Fantoni va però considerata la monumentale cornice che domina il presbiterio, opera di collaborazione tra Grazioso il vecchio e il giovane Andrea, avviata dopo il 1685, conclusa nel 1689. Il grandioso complesso sorretto da mensole è scandito da colossali colonne tortili (dette “alla romana”) che inquadrano la pala con la Natività di san Giovanni Battista di Francesco Paglia. Ai lati, le statue degli apostoli Pietro e Paolo sorrette da mensole. Il secondo registro presenta al centro un rilievo con la Predicazione di San Giovanni Battista, ai lati, sopra balaustre, gruppi di angeli sollevano le statue dei Santi Agostino e Giovanni Crisostomo. Nel suo rapporto privilegiato con lo spazio, la monumentale cornice segna uno degli ultimi episodi di gusto barocco.

Chiesa S. Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Prima di giungere a Zone dalla strada che sale da Marone, s’incontra, su un terrazzo di origine fluvioglaciale, l’abitato di Cislano dove sorge la splendida chiesa di San Giorgio, edificata dalla famiglia Almici. Si tratta di un edificio realizzato nel XV secolo, con aggiunte nel XVII, che conserva interessanti testimonianze artistiche sia all’esterno sia all’interno.

L’edificio è dotato di due ingressi: dal principale si accede mediante un portale a ogiva in granito sormontato da lunetta; più interessante è il fianco verso la strada in cui si trovano un ingresso a ogiva, una monofora e otto riquadri affrescati con santi più una porzione, posta in basso, mutila per buona parte dell’intonaco.

Della cappella dei Santi Stefano e Bernardino da Siena (testa della navata di sinistra) resta un affresco che svolgeva la funzione di pala d’altare. Inserita in una struttura architettonica dipinta si trova la Trinità fra i santi Caterina da Siena e Cristoforo. L’affresco, degradato e integrato, è assai interessante per il gusto gotico e per la scelta di inscrivere le tre sagome in un’architettura che imita un trittico ligneo ad archi polilobati poggianti su esili colonne con capitello. Il San Bernardino da Siena, dipinto sul pilastro, è certamente di mano diversa rispetto al trittico. Sulla parete che segue (sinistra del presbiterio) si trova un affresco mal ridotto e scampato alla distruzione dei rifacimenti seicenteschi. Si tratta della Madonna col Bambino che riceve l’omaggio dei santi Francesco, Giorgio e l’offerente; quest’ultimo, vestito di bianco, potrebbe essere un monaco. L’immagine è esemplare della modalità di decorazione dell’edificio in cui singoli e famiglie gestivano porzioni di pareti facendovi affrescare i propri santi protettori, apponendo la data e l’iscrizione dedicatoria.

La cappella della Madonna della Neve, posta a capo della navata destra, è interamente affrescata da maestranze degli ultimi decenni del XV secolo. Nella fronte dell’arco verso l’ingresso è raffigurata l’Annunciazione; in quella verso la navata si trovano lo stemma della famiglia Almici e una finta nicchia con oggetti; la volta a crociera è decorata con motivi floreali con al centro il sole raggiato con l’IHS. Come pala d’altare vi è l’affresco raffigurante la Visione di Augusto al quale compare la Vergine col Bambino fra cherubini e angeli reggi-cartiglio ai lati. La sibilla Tiburtina con il cartiglio della profezia (“Colui che vedi è più importante di te, adoralo”) indica la Vergine all’imperatore inginocchiato al centro (nel personaggio si è voluto riconoscere papa Sisto IV), seguito da dignitari a cavallo.

Pregevole quanto rara è la grande vasca in granito rintracciata nei pressi della chiesa in cui tra le decorazioni, a incisione e a bassorilievo, vi è la data 1404; è probabile che si tratti dell’antico fonte battesimale.

Chiesa S. Ippolito e Cassiano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fa parte di quegli insediamenti di tipo caritativo assai diffusi nel Medioevo posti nei pressi dell'antica rete viaria. Alla chiesa si giunge percorrendo una suggestiva rampa dove sorgono otto cappellette costruite nel secondo dopoguerra come ex-voto per la pace. Fu costruita nel XV secolo ed ha conservato le sue forme originali: impianto ad aula unica e facciata molto semplice. Le fa da contrappunto la ricchezza decorativa dell'interno completamente affrescato con le "Storie della Passione di Cristo", Evangelisti e dottori della Chiesa. Gli affreschi sono di un anonimo con riferimenti alla scuola del Ferramola. Si consolidò la tradizione di trasportare la Madonna in processione in occasione di calamità. La centralità del culto mariano prese il sopravvento nella devozione popolare sul santo titolare per cui nel Settecento l'oratorio è denominato Madonna di San Cassiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 719.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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