Valvestino

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Valvestino
comune
Valvestino – Stemma
Valvestino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoDavide Pace (lista civica) dall'8/06/2009
Territorio
Coordinate45°46′N 10°36′E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Valvestino)Coordinate: 45°46′N 10°36′E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Valvestino)
Altitudine680 m s.l.m.
Superficie31,12 km²
Abitanti183[1] (30-9-2016)
Densità5,88 ab./km²
FrazioniArmo, Bollone, Droane, Moerna, Persone e Turano
Comuni confinantiBondone (TN), Capovalle, Gargnano, Idro, Magasa, Tignale
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017194
Cod. catastaleL468
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiValvestinesi
PatronoSan Giovanni Battista
Giorno festivo29 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Valvestino
Valvestino
Valvestino – Mappa
Posizione del comune di Valvestino nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Valvestino (Val Vestì in dialetto bresciano) è un comune sparso italiano di 183 abitanti della provincia di Brescia, in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

« In Val Vestino per tutto l'inverno sono di solito interrotte tutte le comunicazioni con l'Austria. Gli abitanti della Val Vestino vengono così a trovarsi in una sorta di zona franca. Lontani e dimenticati come sono dal mondo, essi godono dei benefici dello Stato, al quale appartengono, solo in occasione della coscrizione militare e della riscossione delle imposte »

(Prof. Karl Ausserer, Vienna, 1905)

Valvestino è situato nella valle omonima, tra la Valle Sabbia e il Lago di Garda. È composto dalle cinque frazioni di Armo, Bollone, Moerna, Persone e Turano. La sede municipale si trova nel paese di Turano. È uno dei nove comuni membri della Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano con sede a Gargnano e il suo territorio comprende la parte nord del lago di Valvestino.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Sull'origine del toponimo Val Vestino esistono varie ipotesi interpretative e secondo il geografo trentino Ottone Brentari[2] la Val Vestino prenderebbe il nome dai monti Vesta[3] e Stino che la chiudono nella parte sud occidentale, mentre per lo storico bresciano monsignor Paolo Guerrini, concordando con Claudio Fossati di Maderno[4], la vuole da Vest: luogo scosceso e boscoso. Altri ricercatori invece sostengono la derivazione da Ve, ossia da quei prati posti di fronte a nord al Molino di Bollone[5] fino alla chiesetta di San Rocco a Moerna e Stino, il monte che sovrasta l'abitato di Moerna[6] e in linea diretta con Ve.

Secondo la linguista Claudia Marcato, il toponimo sarebbe un composto di valle più Vestino, nome locale confrontabile con l'oronimo Vesta, il poleonimo Vestone e altri toponimi lombardi simili, "che sono da ritenere di origine incerta" e richiamano alcuni nomi personali come Vestus, Vestius, Vestonius (e Vestino anche l'etnico Vestini, popolo italico del centro della penisola). Sono in effetti attestati i nomi personali di origine celtica Vistus, Vistalus, Vestonius, Vessonius[7].

Un'ultima ipotesi di Natale Bottazzi, asserisce che l'origine del nome Vestino è ascrivibile alla voce latina “vastus” che significa luogo desolato. Sembra che non vi sia nessuna assonanza con l'antico popolo dei Vestini stanziati nell'Abruzzo e sottomessi dai Romani nell'89 a.C. anche se alcune analogie sono sorprendenti, tra queste il culto per la dea Vesta, il richiamo al nome del dio umbro Vestico[8], il "dio-libagione" associato al culto della terra dispensatrice di frutti e l'origine dell'etnonimo che secondo alcuni sarebbe formato dalle voci celtiche "Ves" che significa fiume o acqua e da "Tin" che significa paese indicando in tal modo un "paese delle acque", visto che il territorio occupato dai Vestini era particolarmente ricco di corsi d'acqua e sorgenti, come lo è anche la Val Vestino[9][10]. Curiosa rimane anche la somiglianza con il toponimo della Valle del Vestina sita in Toscana nel comune di Monte San Savino o del comune veronese di Vestenanova.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1934 esso faceva parte del Trentino e, quindi, dell'Impero austro-ungarico fino al 1918. A memoria di ciò rimane il curioso fatto che Valvestino, assieme al Comune di Magasa, pur essendo in provincia di Brescia, è sottoposto al catasto (e al collegato sistema tavolare) vigente in Trentino e alla competenza giudiziaria del Tribunale di Rovereto. Il Comune di Valvestino fu creato nel 1931 dalla soppressione di quello di Turano e con l'unione degli antichi ex municipi di Armo, Bollone, Moerna, Magasa e Persone. Magasa nel 1947 si separò, tornando ad essere comune autonomo. La città di Roma ha dedicato una strada al comune di Valvestino, che si trova nella frazione di Palmarola, regione Municipio Roma XIV con il CAP 00135 e così pure la città di Brescia.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1979 1980 Giuseppe Iseppi ? Sindaco
1980 1990 Aldo Corsetti Lista civica Sindaco
1990 1999 Mario Rizzi Lista civica Sindaco
1999 2009 Angelo Andreoli Lista civica Sindaco
2009 in carica Davide Pace Lista civica Sindaco

Proposta di aggregazione al Trentino-Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Eventuale posizione del comune di Valvestino nella provincia autonoma di Trento
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Progetti di aggregazione di comuni italiani ad altra regione e Progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige.

Insieme a numerosi altri comuni in situazioni simili, la popolazione di Valvestino ha richiesto in seguito di essere nuovamente annessa alla provincia di Trento[11]. Nel 2005 il comune ha aderito all'"Associazione dei comuni confinanti" e dal 2007 i due comuni di Valvestino e di Magasa, con l'appoggio di comitati spontanei di cittadini, si sono attivati per l'indizione di un referendum[12].

Nel comune di Valvestino, il 21 e 22 settembre 2008, contemporaneamente al comune di Magasa si è tenuto il referendum per chiedere alla popolazione di far parte integrante della regione Trentino-Alto Adige sotto la provincia di Trento. Il risultato è stato positivo nonostante l'elevato quorum richiesto dal referendum (maggioranza degli aventi diritto al voto).

Il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari, del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge per il ritorno del Comune di Valvestino e Magasa nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige approvava quasi all'unanimità dei votanti una mozione per l'aggregazione alla Regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte attivando la Giunta per "sollecitare nelle sedi competenti, il tempestivo e positivo esame dei Disegni di legge costituzionale" depositati in Parlamento a Roma[13] e il 14 aprile del 2015 il Consiglio regionale della Lombardia si esprimeva allo stesso modo approvando la mozione che esprimeva parere favorevole al passaggio al Trentino dei due comuni[14].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Valvestino-Stemma.png

Lo Stemma Comunale è stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in data 28 settembre 2007[15]. Descrizione araldica dello Stemma:

« ...In due parti. Prima: la torre campanaria della Pieve di San Giovanni Battista a Turano. Seconda: il leone in maestà simbolo araldico dei conti Lodron feudatari della Val Vestino per circa otto secoli. Ornamenti esteriori da Comune. »

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Luoghi di interesse culturale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni Battista è situata a Turano. Le prime notizie risalgono al 15 novembre 928 e sono contenute nel famoso testamento del vescovo veronese Nokterio, ove viene citata come la chiesa di Santa Maria. Filiale della chiesa di Tignale divenne pure pieve della Val Vestino, rettoria e parrocchia. Conserva un dipinto raffigurante la decollazione di San Giovanni Battista opera del pittore gardesano Giovanni Andrea Bertanza di Padenghe sul Garda. Sulla torre del campanile è visibile ancor oggi scolpito nella pietra lo stemma Scaligero, ossia una scala a cinque pioli in palo. Al riguardo un anonimo di Bagolino lasciò scritto che la Valle fu concessa in feudo ai conti di Lodrone in permuta del feudo di Bagolino il 6 aprile 1452, in quanto nel 1579 i Commissari dell'Arciduca d'Austria pretendendo il giuramento di fedeltà dai Vestinesi, questi vi si rifiutarono perché quel feudo non faceva parte del principato di Trento[17]. Tale notizia è priva di veridicità storicamente e fu smentita da don Bartolomeo Corsetti, presbitero benacense, storico e latinista, nel suo scritto “Memorie dell'antica Casa di Lodrone” edito nel 1693.

Vi si celebra la festa del santo patrono della Valle il 29 agosto, la festività della Madonna della Neve il 5 agosto alla quale era anticamente consacrata e l'ultima domenica di agosto la "Festa del Perdono" che secondo la tradizione locale fu istituita da papa Alessandro III nel 1166 che transitò nella zona.

Il prato antistante l'entrata della Chiesa anticamente era chiamato "Prato della Pica"[18] in quanto venivano lette o sentenziate le condanne capitali emanate dai conti di Lodrone, feudatari della Valle[19].

Tra la fine del Cinquecento e primi anni del Seicento la Pieve fu retta da sacerdoti dalla condotta discutibile: don Lorenzo Bartelli nel giugno 1600 inviava una supplica a papa Clemente VIII per essere assolto dalla colpa dell'omicidio del cognato Stefano Zuaboni commesso nel 1592 per difendere la sorella angustiata dalle continue angherie domestiche[20], mentre don Giovanni Antonio Marzadri, rivale della banda di Giovanni Beatrice, fu giustiziato a Salò nel 1609 per ordine della magistratura della Serenissima in quanto ritenuto colpevole di omicidi e nefandezze varie.

Il Monte Stino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monte Stino.

Con la sua imponenza, il Monte Stino, sovrasta l'abitato di Moerna. È un sito botanico di grande importanza e fu erbotrizzato dai più grandi botanici europeì. Nei secoli passati, data la sua posizione strategica di frontiera tra l'impero d'Austria e il regno d'Italia, assunse un ruolo importante nel controllo dei passaggi tra il Trentino e la Valle Sabbia o il Lago di Garda.

Cùel Zanzanù[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cùel Zanzanù.

Il Cùel Zanzanù situato in località Martelletto nella parte meridionale della Valle del Droanello, fu un noto rifugio di briganti del 1600.

Antichi valvestinesi: testimoni e emigranti[modifica | modifica wikitesto]

L'emigrazione valvestinese nei territori del Principato vescovile di Trento è documentata in atti notarili, già a partire dal XIII secolo, ove i valligiani compaiono come testimoni in compravendite, nelle successioni ereditarie o nelle deliberazioni delle comunità che li ospitavano. Il nome del primo valligiano è attestato in una pergamena del 1202, quando, lunedì 18 novembre, ad Arco di Trento, in un terreno di proprietà dei sacerdoti della Pieve di Santa Maria, un certo diacono Laçari "de Vestino" presenzia come testimone alla vendita di "un fitto annuo di due gallette di frumento corrisposto da Otebono figlio di Marsilio arciere" e l'arciprete della stessa pieve e il presbitero Isacco[21]. Sempre ad Arco, il 21 novembre del 1257, un altro valvestinese, "Odorici de Valvestino" testimonia alla stesura delle ultime volontà di Zavata, figlio del fu Antonio da Caneve[21]. Una compravendita del 17 aprile 1277 avvenuta a Civezzano, nei pressi di Trento, rivela anche in quel luogo una presenza di emigranti di Valle, difatti una certa "domina Bonafemina", moglie del defunto notaio Martino "de Vestino", comprò per 4 lire veronesi un casale agricolo sito a Vallorchia[22].

Nella cittadina di Riva del Garda si stabilì una piccola ma operosa comunità di emigrati. Il 23 febbraio 1371, sotto il porticato del Comune, "Tonolo condam Iohannis de Vestino" riunito in pubblico consiglio con altri cittadini di Riva, su mandato del podestà Giovanni di Calavena per conto di Cansignorio della Scala, vicario imperiale di Verona, Vicenza e della stessa Riva, partecipa all'elezione dei procuratori della comunità. Altro caso è quello di "Antonii sartoris de Vestino condam Melchiorii" che il 12 febbraio 1417 è convocato per l'elezione dei procuratori della comunità rivana nella vertenza con gli uomini di Tenno che si oppongono al pagamento delle collette dei beni posseduti nel loro territorio[23]. Tra il 1400 e il 1500 una forte emigrazione di mano d'opera costituita da mastri muratori, falegnami e lapicidi proveniente dai laghi lombardi interessò Verona e la sua provincia e in special modo la Valpolicella; una parte di questi emigranti era originaria della Val Vestino ed alcuni operarono nell'edificazione di casa Capetti a Prognol di Marano di Valpolicella[24].

Nella Valle del Chiese, a Storo, altri valvestinesi compaiono come testimoni in tre occasioni: il 5 settembre 1356 quando, Pietro fu Bacchino da Moerna, a nome delle comunità di Val Vestino, Bollone e Magasa si accorda con Giovanni fu "Gualengo" e Frugerio fu "Casdole", in qualità di consoli della comunità di Storo, e con altri uomini della suddetta comunità, in merito ai diritti di pascolo sulla cima del monte Tombea[25]; il 3 aprile 1486 Giovanni di Pietro da Moerna e i fratelli Antonio e Zeno Zeni di Magasa sono presenti sulla pubblica piazza quando gli storesi riuniti in pubblica regola costituiscono i loro procuratori pressi il principe vescovo di Trento in relazione a delle decime su terreni incolti; l'8 dicembre del 1491 Antonio di PietroBono e Pietro Porta, ambedue di Moerna, presenziano all'elezione dei procuratori sempre di quella comunità presso il vescovo trentino Uldarico Frundsberg in seguito all'assassinio del capellano Giacomo[26].

Un'emigrazione stagionale come carbonai in Val di Fiemme è attestata invece il 29 maggio 1522 quando a Cavalese Bartolomeo Delvai, "scario", concede in locazione per un anno a Giovanni Zeni di Val Vestino il taglio del legname nei boschi di Scales; nel 1569 a Mestriago in Val di Sole con Valdino fu Giovanni de Vianellis di Magasa[27]. Il 28 dicembre 1557, a Trento, il maestro Bernardo fu Giovanni "Tornari" di Magasa stipula con il "dominus" Giovanni Maria fu Antonio Consolati il contratto d'affitto perpetuo di una porzione di casa sita nella Contrada del Macello Grande al costo di una libbra di pepe e 9 carantani annui[28].

Tra il 1590 e il 1592, a Creto di Pieve di Bono-Prezzo, alla fiera di Santa Giustina di bestiame e prodotti caseari, la più grande delle Giudicarie, "forestieri" della Val Vestino operano sul mercato secondo quanto riportato dal registro del dazio vescovile [29]. Infine nel 1678, da Magasa, una certa famiglia Andreis emigra nel villaggio di Mignone di Costa di Gargnano; i suoi componenti erano soprannominati Magasì e Tadena. Nei secoli successivi i 140 discendenti Andreis risulteranno quasi tutti emigrati a Desenzano, Lumezzane, Tignale, Botticino, Milano e nella Svizzera.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2016.
  2. ^ Ottone Brentari, Guida del Trentino, pubblicato da Premiato stabil. tipogr. Sante Pozzato, 1902
  3. ^ Il monte Vesta svetta nei pressi del villaggio di Bollone e per alcuni prende il nome dalla dea della mitologia romana Vesta.
  4. ^ Claudio Fossati, Peregrinazioni estive -Valle di Vestino, in "La Sentinella Bresciana", Brescia 1894.
  5. ^ Località del comune di Valvestino
  6. ^ Frazione del comune di Valvestino
  7. ^ C. Marcato, Dizionario di Toponomastica, Torino, 1990.
  8. ^ Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 126.
  9. ^ Devoto, p. 233.
  10. ^ G. Alessio e M. De Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell'Abruzzo, Edizioni itinerari, 1983.
  11. ^ A sostegno della richiesta si considerano la prima bozza dello Statuto provinciale del Trentino, del 1945, nella quale nei confini della costituenda "regione Tridentina" sarebbero stati ricompresi anche i comuni di Valvestino e di Magasa. I due comuni sono inoltre sottoposti alla giurisdizione trentina per il catasto e per i procedimenti giudiziari.
  12. ^ "Via libera al referendum", articolo del Corriere della Sera del 14 giugno 2008; Bruno Festa, Passaggio al Trentino? Via libera al referendum, articolo del quotidiano "Bresciaoggi" del 14 giugno 2008; Magda Biglia, Provincia di Brescia addio: due comuni al referendum per tornare sotto Trento e "La fuga in massa frenata dalla Regione", articoli del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008; decreto del Presidente della Repubblica.
  13. ^ Cristian Zurlo, Comuni veneti in Trentino, il confronto in Regione, articolo del quotidiano online "La voce del NordEst.it", 19 maggio 2010.
  14. ^ Valvestino e Magasa verso il Trentino, articolo online di "GardaPost.It del 15 aprile del 2015.
  15. ^ Articolo giornalistico della "Voce del Popolo"
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Giornale araldico, genealogico, diplomatico italiano, 1893.
  18. ^ Pica è intesa come forca, ossia il luogo dell'impiccagione.
  19. ^ Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
  20. ^ Cristina Belloni, Suppliche al pontefice. Diocesi di Trento 1566-1605, Il Mulino, Bologna, 2007, pag. 718.
  21. ^ a b Domenico Gobbi, Pieve e capitolo di Santa Maria di Arco, codice diplomatico sec. XII-XV, Biblioteca Cappuccini di Trento, Trento 1985.
  22. ^ Maria Cristina Belloni, Negli archivi di Innsbruck (1145-1284), Provincia di Trento, 2004.
  23. ^ Archivio storico di Riva del Garda, Regesti-documenti, capsa III e IV.
  24. ^ Pierpaolo Brugnoli, Casa Capetti ora Borghetti a Prognol di Marano di Valpolicella, in Annuario Storico della Valpolicella, pp. 133-148, 2005.
  25. ^ Parrocchia di San Floriano in Storo. Inventario dell'archivio storico (1356-2004), a cura di Cooperativa Koinè, Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2008.
  26. ^ Giuseppe Ippoliti e Angelo Maria Zatelli, Archivi Principatus Tridentini regesta, sectio latina (1027-1777), pag.203-204, Trento 2001.
  27. ^ Archivio Trentino, volume 27-29, pagina 71, Trento 1912.
  28. ^ Maria Odorizzi e Renata Tomasoni, in Famiglia Consolati e famiglia Guarienti. Inventario dell'archivio (1239-1956), Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni culturali, Trento 2016.
  29. ^ Archivio del Principato vescovile di Trento, sezione latina, SLC08N042_01.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia dei Conti di Lodrone, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2007.
  • Bruno Festa, Boschi, fienili e malghe - Magasa tra il XVI e il XX secolo, Grafo edizioni, Brescia 1998;
  • Nicola Gallinaro ed Elio Della Ferrera, Terra tra due laghi, Consorzio Forestale della Valvestino, Sondrio 2004;
  • Grazia Maccarinelli, Voci di Valvestino - Le donne raccontano..., Biblioteche Comunali di Magasa e Valvestino, Arco 2003;
  • Gianpaolo Zeni, "En Merica!" - L'emigrazione della gente di Magasa e Val Vestino in America, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2005;
  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella 2006;
  • Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana, 1993.
  • Vito Zeni, "Miti e leggende di Magasa e della Valle di Vestino", Biblioteca Comunale di Magasa e Valvestino, Fondazione Civiltà Bresciana, , Brescia, luglio 1996.
  • C. Festi, Scritti storico araldico genealogici sulle famiglie Lodron, la Grafica Anastatica, Mori 1983.
  • G. Poletti, Dalle crociate alla secolarizzazione profilo storico della famiglia Lodron, in "Sulle tracce dei lodron", a cura del Centro Studi Judicaria, Trento 1999.
  • Karl Ausserer, La signoria dei Lodron nel Medioevo, a cura di Gianni Poletti, in "Passato Presente", quaderno n. 11, Storo 1987.
  • A. Racheli, Il Comune di Tiognale e la Madonna di Montecastello, Bergamo 1902.
  • G. Lonati, Di una controversia tra i conti di Lodrone ed il Comune di Tignale, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", 1932.
  • Bruno Festa, Un comitato per ritornare in Trentino, articolo di "BresciaOggi", 2 novembre 2007.
  • P. Remo Stenico, Notai che operarono nel Trentino dall'anno 845 ricavati soprattutto dal Notariale Tridentinum del P. Giangrisostomo Tovazzi MS 48 della Fondazione Biblioteca San Bernardino di Trento, Trento, Biblioteca di San Bernardino, 2007.
  • Bruno Festa, Valvestino, uniti per il referendum. IL CASO. Ieri in Consiglio comunale il «sì» unanime alla consultazione. Manca ormai soltanto la data del voto per l'annessione del Comune al Trentino, articolo di "BresciaOggi", 3 febbraio 2008.
  • Silvia Ghilardi, Valvestino dirotta sul Trentino, il Consiglio dice sì al referendum, articolo del quotidiano "Il Brescia", 5 febbraio 2008, pag. 20.
  • "Fistarol attacca sulla "annessione" dei ladini", articolo del Gazzettino, 27 gennaio 2008.
  • Guardini Laura, Da Brescia al Trentino. Via libera al referendum, articolo del Corriere della Sera, 14 giugno 2008.
  • Cesare Battisti, I carbonari di Val Vestino, in "Scritti politici e sociali", La Nuova Italia, 1966, pag. 397.
  • Cesare Battisti, Il Trentino, Novara 1910.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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