Segonzano

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Segonzano
comune
Segonzano – Stemma
Segonzano visto dall'adiacente paese di Faver; nella parte sinistra si nota l'agglomerato delle frazioni di Scancio, Sabion, Stedro, Saletto e Luch e, più sotto, il castello; nella parte destra, in alto le piramidi di terra, in basso la frazione di Piazzo e il rio Regnana.
Segonzano visto dall'adiacente paese di Faver; nella parte sinistra si nota l'agglomerato delle frazioni di Scancio, Sabion, Stedro, Saletto e Luch e, più sotto, il castello; nella parte destra, in alto le piramidi di terra, in basso la frazione di Piazzo e il rio Regnana.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Pierangelo Villaci (lista civica Frazioni Unite) dal 10/05/2015
Territorio
Coordinate 46°11′N 11°16′E / 46.183333°N 11.266667°E46.183333; 11.266667 (Segonzano)Coordinate: 46°11′N 11°16′E / 46.183333°N 11.266667°E46.183333; 11.266667 (Segonzano)
Altitudine 660 m s.l.m.
Superficie 20,71 km²
Abitanti 1 536[1] (31-12-2010)
Densità 74,17 ab./km²
Frazioni Caloneghi, Casal, Gaggio, Gresta, Luch, Parlo, Piazzo, Prà, Quaras, Sabion, Saletto, Scancio (sede comunale), Sevignano, Stedro, Teaio, Valcava

Località: Gausaldo, Rio Secco, Santuario della Madonna dell'Aiuto

Comuni confinanti Altavalle, Baselga di Piné, Bedollo, Cembra Lisignago, Lona-Lases, Sover
Altre informazioni
Cod. postale 38047
Prefisso 0461
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022172
Cod. catastale I576
Targa TN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti segonzanesi
Patrono san Bartolomeo, 24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Segonzano
Segonzano
Posizione del comune di Segonzanonella provincia autonoma di Trento
Posizione del comune di Segonzano
nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Segonzano (Segonzàn in dialetto trentino[2]) è un comune sparso di 1.567 abitanti della provincia di Trento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamenti archeologici suffragano l'idea che Segonzano, e la Val di Cembra più in generale, fossero abitati sin dal neolitico; castellieri dell'età del bronzo sono stati rinvenuti sul Dos Venticcia di Segonzano e sull'Oselera di Sevignano[3].

Verso l'anno 15 a.C. i romani, guidati da Druso, conquistarono le valli dell'Avisio sottomettendone gli abitanti retici; il nome del comune di Segonzano risale probabilmente a questo periodo, da un prediale romano, Praedium Secundianum, che indicava che il territorio appartaneva ad un uomo di nome Secundus o Secundius o a una gens Secundia[4][5]; secondo alcuni storici, l'insediamento potrebbe essere stato fondato da galli romanizzati qui trapiantati, originari della Gironda, dove esistono svariati luoghi chiamati "Segonzac"[6].

Le invasioni barbariche, tra il III e il V secolo, scacciarono le forze romane dalla zona, dopodiché prese avvio la cristianizzazione della valle[7].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Ex-voto rappresentante la battaglia di Segonzano del 1796; sono visibili le truppe di entrambi gli schieramenti, il castello (in basso a sinistra), Segonzano con la chiesa della SS. Trinità (in alto) e Piazzo con la chiesa dell'Immacolata (in basso a destra)

Al 1216 è datato un documento, inserito nel Codex Vangianus, con il quale tale Rodolfo Scancio, proveniente da una famiglia di ministeriali in servizio come coppieri del vescovo, viene investito del feudo di Segonzano, prima appartenente al principe vescovo di Trento, autorizzandolo a costruire un castello[8]. Nel 1288, il feudo passò di mano dagli Scancio ai Rottenburgo, una famiglia originaria della Baviera, grazie alle macchinazioni di Mainardo II del Tirolo; il feudo venne governato da un ramo dei Rottenburgo capeggiato dal tal Jacopus o Giacomo, figlio di Sigfrido, che si appropriò anche del titolo di coppiere del vescovo[9]; nel 1375 Corrado, figlio di Giacomo, cedette il feudo al cugino Federico di Greifenstein, signore di Pergine; nel 1386, alla morte di questi nella battaglia di Sempach, il feudo passò a un altro ramo dei Rottenburgo, quello dei signori di Caldaro, che ne mantennero il controllo fino al 1424[10].

Nel 1408 infatti, Enrico di Rottenburgo diede il via, con altri feudatari, ad una ribellione contro il conte del Tirolo Federico IV. Sedata la ribellione, Enrico venne privato dei suoi feudi e morì a Caldaro nel 1412, senza lasciare eredi; nel 1418, Sigismondo ordinò il passaggio del feudo di Segonzano al vescovo, e due anni dopo al conte Giovanni di Lupfen, entrambi ordini che Federico ignorò; il vescovo di Trento Alessandro di Masovia, volendo almeno salvare le apparenze, intestò ufficialmente il feudo a Federico nel 1424, privando però al contempo i signori di Segonzano della carica di coppieri, che venne conferita ai Thun[11]. Dal 1424 al 1500, quindi, Segonzano rimase di proprietà dei conti del Tirolo, che affidarono la guida del feudo a vari capitani[11].

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1500 fu nominato capitano, da Massimiliano I d'Asburgo, Paolo di Liechtenstein, proprietario di molti altri feudi in Trentino e in Alto Adige; suo figlio Cristoforo Filippo vendette il feudo a Giovanni Battista a Prato nel 1535, investitura ufficializzata dal vescovo Bernardo Clesio[12]. Gli a Prato, famiglia originaria di Barzio in Valsassina[12], vennero insigniti del titolo di baroni nel 1636[13], e detennero il controllo su Segonzano fino al 1869, quando la proprietà passò dai nobili ai comuni o ai singoli privati aventi diritto[12].

Nel 1796 il comune si trovò coinvolto nella campagna d'Italia delle guerre napoleoniche: il 2 novembre le forze francesi stanziate a Lavis, guidate dal generale de Vaubois, si mossero contro le truppe austriache guidate da Paul Davidovitch; una delle colonne francesi, guidata dal general Gaspard, si fece strada verso Segonzano, conquistando dapprima il castello, ma venendo poi respinta dalle forze austriache negli abitati di Parlo e Piazzo nella battaglia di Segonzano; il castello, gravemente danneggiato, non venne riparato e andò successivamente in rovina[14].

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Teaio

Le frazioni centrali del comune, Casal (770 s.l.m.), Luch (770-780 m), Sabion (730-750 m), Scancio (650-710 m), Saletto (650-670 m), Stedro (730-760 m) e Teaio (665-700 m), costituiscono di fatto un unico agglomerato. Scancio, ad oggi la frazione più popolosa, fu fondata dopo il 1920 e funge da sede comunale[8], mentre a Stedro si trova la chiesa della Santissima Trinità, chiesa parrocchiale per tutte queste frazioni e per l'abitato di Quaras.

Le frazioni di Teaio e Saletto ospitano due cappelle; a Teaio si trova la cappella dell'Assunta, dapprima edificata nel 1855 come piccolo capitello in ricordo delle vittime del colera, e ampliata alle dimensioni attuali nel 1923[15]. Quella di Saletto, dedicata a san Rocco, fu anch'essa costruita ex voto per la stessa epidemia di colera; la sua esistenza è attestata nel 1864; venne ripristinata nel 1898 e inaugurata due anni dopo, e ampliata ulteriormente nel 1925[15]. Al suo interno, un grande crocifisso ligneo e due statue, raffiguranti san Rocco e la Madonna col bambino[15].

Per quanto riguarda la toponomastica, il nome di Scancio venne scelto dal barone Silvio a Prato per commemorare la famiglia Scancio, prima proprietaria del feudo di Segonzano nel 1200; il cognome, in latino Scancus, Scanzus o Cancus, deriva dal tedesco Schenck, ossia "coppiere", il ruolo che tale famiglia svolgeva in servizio presso il vescovo[5][8]. I nomi di Saletto e Teaio, in dialetto locale Salèt e Teai, sarebbero dei fitonimi, rispettivamente derivati dal salice e dal tiglio[5], sebbene altri ipotizzino per Saletto un'origine longobarda, dal termine sala, il luogo dove venivano raccolti i tributi dovuti dalla popolazione[16]. Luch risale al latino lucus, "bosco"[5]. Ignota invece l'origine del toponimo di Stedro; alcuni hanno ipotizzato una derivazione da stedium (a sua volta da stabium) o da stalvedro (da stalla, "cortile", "casa", e vetero, "vecchio"), teorie rigettate da altri studiosi[5].

Gaggio e Gresta[modifica | modifica wikitesto]

Gaggio, situata a 850 m di altitudine, e 200 metri sopra alla vicina Gresta, sorge su quanto resta di un deposito alluvionale del quaternario; edificata lungo il corso del rio Gaggio, gode di un clima soleggiato[17][18]. Il suo nome è di origine longobarda, da Gahagi, che indicava una siepe e poi un bosco recintato, anche se è ignoto a quale luogo facesse riferimento in origine il termine[5][18]. Nel 1800 fu edificata in paese una cappella, dedicata a sant'Antonio da Padova, ristrutturata nel 1911[18][15]; l'altare barocco seicentesco proviene dalla chiesa parrocchiale: lo spazio dell'ancona è vuoto, lasciando intravedere il muro retrostante, su cui, nel 1924, è stata affrescata l'immagine di sant'Antonio[15].

Gresta, posta in una conca a 650 m s.l.m. e a 67 metri dal corso dell'Avisio, prende il suo nome dal latino crista montis, "cresta del monte", per via del luogo dov'è posta[5][19]; gode di un clima buono, ma d'inverno perde il sole per alcuni mesi fra dicembre e marzo[17][19]. La frazione è divisa in due nuclei, le cui case sono sorte intorno al 1600[19]. La chiesa, costruita nel 1666, è intitolata alla Madonna di Loreto[19][20]; il primo edificio era piccolo, e corrisponde al presbiterio della chiesa odierna: esso fu ampliato tra il 1753 e il 1763 con l'allungamento della chiesa, la costruzione della sagrestia, mentre le cappelle laterali e l'innalzamento del campanile sono del 1875-1880[20].

Parlo[modifica | modifica wikitesto]

La cappella di Santa Maria Maddalena di Parlo

Frazione costituita da poche case, costruite lungo il vecchio corso stradale[17]. Al centro si erge una piccola cappella dedicata a santa Maria Maddalena, risalente alla fine del 1600 e voluta probabilmente dalla baronessa Maria Maddalena Spaur Valer, vedova a Prato[15]; l'edificio è molto decorato; sulla parete di fondo (molto deteriorata dall'umidità) sono affrescati Maria Maddalena affiancata dai santi Rocco e Sebastiano, i quattro evangelisti sul soffitto, i santi Giovanni Battista, Antonio e Giobbe sulla parete sinistra e santa Lucia con la Madonna della misericordia su quella destra[17][15]. Dei restauri sono sono effettuati nel 1926 e nel 1967[15].

L'origine del nome del villaggio è ignota; potrebbe derivare da un soprannome, corruzione di un termine dialettale bresciano, pèrlo, che indica il pero corvino[5].

Piazzo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piazzo (Segonzano).

È una frazione situata all'estremità sud-est del territorio comunale, al confine con il comune di Faver. Si trova a 520 m sul livello del mare e si affaccia sul torrente Avisio. Dista 3 km dalla sede comunale di Segonzano. Ci sono coltivazioni di mele e vigne. Al centro del paese si trova la chiesa dell'Immacolata, edificata nel 1500 sopra una preesistente cappella del 1130 circa[17]; è presente anche la villa dei baroni a Prato e, fuori dal centro abitato, una cappella dedicata a sant'Antonio di Padova e il castello di Segonzano[17].

Prà[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Prà

Piccola frazione situata a 490 m s.l.m., costruita su un terreno pianeggiante che costeggia il torrente Avisio, coltivato perlopiù a vigne[17]; alcuni riconducono il nome semplicemente al termine dialettale prà, "prato"[5], mentre per altri deriva dal longobardo braida, "pianura", "luogo pianeggiante"[21]. Il piccolo gruppo di case nasce pochi metri sopra al letto del torrente Avisio, molto importante una volta per bagnare i campi e per il trasporto del legname; al Prà esistevano due mulini, uno del Bepi e l'altro del Severino[17] dotato di sega, le cui pale hanno funzionato, proprio grazie all'acqua dell'Avisio, fino agli anni Cinquanta.

In paese si trova una chiesetta dedicata a Maria santissima Regina del Rosario, edificata all'inizio del 1900 e benedetta il 15 settembre 1918[17][15]. Presso la frazione sorge il ponte di Cantilaga, antica via di congiunzione fra le due sponde dell'Avisio, citato per la prima volta in un documento del 1472; il nome "Cantilaga" viene probabilmente da un termine ladino col significato di "passaggio sull'acqua", anche se l'etimologia popolare lo fa derivare dall'espressione "lasciare i canti", per non disturbare i signori del castello che sorgeva poco distante[17][22].

Quaras[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta di Quaras

Piccola frazione isolata, situata a 954 m s.l.m., sul versante sud del dosso di Segonzano, a sudest delle Piramidi[23]. Appena al di fuori del centro abitato sorge una piccola chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, costruita fra il 1920 e il 1924[15][24].

Sevignano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sevignano.

Frazione situata lungo la strada che conduce verso il comune di Lona-Lases, a 701 m s.l.m.[25]; ha costituito fino al 1926 comune autonomo. Al centro si erge la chiesa dedicata a san Nicolò, consacrata a fine 1500[26].

Valcava e Caloneghi[modifica | modifica wikitesto]

Vista notturna della frazione di Valcava

Una delle frazioni più distanti del comune, costruita su una piccola conca pianeggiante del dosso di Segonzano scavata dal rio Brusago, a 950 m s.l.m., da cui Valcava prende il suo nome[5][17][27]. Il posto è citato per la prima volta nel 1312 in alcuni documenti di Piné, ed è formata da una quarantina di case, centrate attorno al cimitero e alla chiesa; quest'ultima, costruita intorno al 1845 sul luogo dove già sorgeva una preesistente cappella e benedetta il 2 settembre 1857, è dedicata ai santi angeli custodi ed è stata edificata[17][20][27]; il campanile della chiesa, alto venti mtri, venne completato successivamente, nel 1910-11[17][20].

La frazione di Caloneghi, edificata da dei carbonai, consta di due sole case, e si trova un chilometro più avanti nella valle, verso il confine con il comune di Brusago[27].

Arte, cultura e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

I principali luoghi d'interesse di Segonzano sono le piramidi di terra e il castello. Le piramidi (in dialetto locale Omèni de Segonzan) sono grandi piramidi di terra e ciottoli, formate dall'erosione della pioggia, generalmente sormontate da un masso di porfido che funge da "cappello".

Il castello, costruito nel 1216 da Rodolfo Scancio, si avviò in rovina dopo che venne danneggiato nel 1796 durante la battaglia di Segonzano; è stato ristrutturato e messo in sicurezza nel 2006 e nel giugno del 2007 è stato inaugurato con una rievocazione storica della battaglia.

Oltre a ciò, in quasi tutte le frazioni vi è almeno una chiesa o una cappella; si segnalano in particolare le tre chiese parrocchiali: la chiesa della Santissima Trinità di Stedro, risalente alla prima metà del 1700; la chiesa dell'Immacolata di Piazzo, edificata nel 1524 su una preesistente cappella del XII secolo; e la chiesa di San Nicolò di Sevignano, consacrata sul finire del 1500. Oltre a queste, vi è anche il Santuario della Madonna dell'Aiuto, costruito nel 1820 su una cappella seicentesca.

Acquerello dipinto dal Dürer presso Faver, che ritrae la Val di Cembra nelle zone di Segonzano e Sevignano

Nel 1495 Albrecht Dürer, in viaggio per Venezia, passò per la Val di Cembra grazie allo straripamento dell'Adige. In Valle il pittore dipinse alcuni quadri tra cui due raffiguranti il castello di Segonzano, un mulino e una veduta della valle dalla chiesa di San Rocco di Cembra.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

  • El picena: la leggenda tratta la storia di un uomo di bassa statura, di professione sarto, che lavorava presso i baroni del castello di Segonzano. Quest'uomo, che veniva chiamato "El Picena" per la sua statura, era molto caro alla baronessa ma quando questa scoprì che era ateo tentò di convincerlo a convertirsi. Lui rifiutò, e all'insistere della donna l'ometto scappò via inseguito dalle guardie; per fuggire si arrampicò su un fico cresciuto su uno strapiombo. Il ramo su cui era salito però si spezzò facendolo cadere sulle rocce sottostanti. L'ometto, morente, strisciò fino ad una piccola grotta lì vicino dove esalò il suo ultimo respiro. Il suo fantasma senza pace però vaga tuttora nella speranza di trovare un prete che lo converta e permetta al suo spirito di riposare. Sebbene l'albero non ci sia, la cavità a cui la leggenda fa riferimento, conosciuta come Bus del Picena ("Buco del Picena"), è presente e raggiungibile e tuttora la popolazione di Piazzo evita di arrampicarsi sui fichi.
  • I Cavezai: si tratta di una serie di leggende riguardanti degli uomini dai piedi caprini (o di mulo), che nella maggior parte dei casi si facevano invitare con l'inganno nelle case della gente con cattive intenzioni. Generalmente i popolani, una volta accortisi della loro identità, riuscivano a salvarsi mandandoli fuori di casa con qualche trucco (il più celebre è quello escogitato da una donna che li mandò a prendere l'acqua per la polenta con un secchio bucato) per poi richiudersi la porta alle spalle e appenderci una croce, che impediva loro di avvicinarsi. Queste storie sono nate probabilmente per spiegare le croci presenti ancor oggi (anche se in rapida diminuzione) sulle porte delle case di Stedro.
  • El Capelòn del Doss: secondo questa leggenda, un bruto o un mostro con un grande cappello che viveva nei boschi, angariava la popolazione locale gettando le pecore nei burroni e adescando le persone nel suo covo per mangiarsele; gli abitanti di Segonzano, con grande sacrificio, preparono un grande tesoro, sette bocce d'oro, da offrire a un dio venerato sul Doss Venticcia perché li liberasse da quel male. Durante una notte di tempesta, però, il mostro rubò le sette bocce. Non molto tempo dopo, il bruto venne sorpreso ad attaccare un gregge e catturato: liberato un braccio, prese il grande cappello e lo lanciò verso il Doss Venticcia, per poi sparire nel nulla. Corsi sul Doss, i pastori trovarono che un grande masso a forma di cappello, mai visto prima, stava nel bosco; del mostro non si ebbe più notizia, ma tutti pensarono che sotto al masso si celassero le bocce d'oro. Un tale di Teaio, la notte di Natale, andò quindi a scavare sotto al "Capelòn" e, quando la punta del piccone urtò qualcosa di metallico, non si trattenne dall'urlare "le gh'è!" ("ci sono!"). Ma poiché quando si trova un tesoro bisogna fare silenzio, le bocce sprofondarono nel terreno, e questi se ne tornò a casa scornato[28].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
9 maggio 2005 9 maggio 2015 Giorgio Mattevi Lista civica - Lista aperta per Segonzano Sindaco
10 maggio 2015 in carica Pierangelo Villaci Lista civica - Frazioni Unite Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Segonzano è gemellato, dal 1985, con il comune francese di Segonzac (Charente)[29].

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Variazioni[modifica | modifica wikitesto]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori del soppresso comune di Sevignano[31].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AAVV, p. 615.
  3. ^ Antonelli (1982), pp. 48-51.
  4. ^ Antonelli (1982), pp. 63-64.
  5. ^ a b c d e f g h i j Flöss, p. 65.
  6. ^ Antonelli (1982), p. 67.
  7. ^ Antonelli (1982), pp. 77-79.
  8. ^ a b c Antonelli (1982), pp. 105-108.
  9. ^ Antonelli (1982), pp. 109-111.
  10. ^ Antonelli (1982), pp. 114-115.
  11. ^ a b Antonelli (1982), pp. 117-118.
  12. ^ a b c Antonelli (1982), pp. 136-138.
  13. ^ Antonelli (1982), p. 157.
  14. ^ Antonelli (1982), p. 183.
  15. ^ a b c d e f g h i j Antonelli (2016), pp. 33-49.
  16. ^ Antonelli (1982), p. 85.
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m Elio Antonelli, Sguardo ai toponimi delle frazioni periferiche, in Segonzano - Notiziario comunale, nº 18, dicembre 2014, pp. 17-23.
  18. ^ a b c Antonelli (1982), pp. 494-497.
  19. ^ a b c d Antonelli (1982), pp. 471-476.
  20. ^ a b c d Antonelli (2016), pp. 21-25.
  21. ^ Antonelli (1982), p. 86.
  22. ^ Flöss, p. 210.
  23. ^ Flöss, p. 167.
  24. ^ Flöss, p. 167.
  25. ^ Antonelli (1982), p. 517.
  26. ^ Antonelli (1982), pp. 544-545.
  27. ^ a b c Antonelli (1982), pp. 501-505.
  28. ^ Antonelli (1982), pp. 73, 74.
  29. ^ Città gemellate, su Comune di Segonzano. URL consultato il 4 marzo 2016.
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ ISTAT

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996.
  • Elio Antonelli, Segonzano e Sevignano in Valle di Cembra, Trento, Litografia Editrice Saturnia, 1982.
  • Elio Antonelli, Segni del Sacro a Segonzano, Trento, Grafiche Futura, 2016.
  • ISTAT, Unità amministrative : variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000: popolazione legale per comune ai censimenti dal 1861 al 1991 ai confini dell'epoca, Roma, 2001, ISBN 88-458-0574-3.
  • Provincia autonoma di Trento: Soprintendenza per i beni librari, archivistici e archeologici, Dizionario toponomastico trentino - Ricerca geografica 13 - I nomi locali dei comuni di Lona-Lasés, Segonzano, Sovér, a cura di Lydia Flöss, Trento, 2011, ISBN 978-88-7702-301-8.

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