Terragnolo

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Terragnolo
comune
Terragnolo – Stemma Terragnolo – Bandiera
Terragnolo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
ProvinciaTrentino CoA.svg Trento
Amministrazione
SindacoLorenzo Galletti (lista civica Terragnolo: Tradizioni, Impegno, Futuro) dal 10-5-2015
Territorio
Coordinate45°53′N 11°09′E / 45.883333°N 11.15°E45.883333; 11.15 (Terragnolo)Coordinate: 45°53′N 11°09′E / 45.883333°N 11.15°E45.883333; 11.15 (Terragnolo)
Altitudine785 m s.l.m.
Superficie39,57 km²
Abitanti710[2] (31-10-2018)
Densità17,94 ab./km²
FrazioniSan Nicolò, Fontanelle, Valduga, Valgrande, Perini, Piazza (sede comunale), Dosso, Maureri, Rovri, Pedrazzi, Peltreri, Puechem, Pergheri, Stedileri, Valle, Zencheri, Castello, Croce, Costa, Camperi, Geroli, Pinterreno, Ghesteri, Sega, Scottini, Pornal, Potrich, Dieneri, Zoreri, Soldati, Baisi, Incapo, Campi[1]
Comuni confinantiFolgaria, Laghi (VI), Posina (VI), Rovereto, Trambileno
Altre informazioni
Cod. postale38060
Prefisso0464
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT022193
Cod. catastaleL121
TargaTN
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiterragnoli (teragnói)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terragnolo
Terragnolo
Terragnolo – Mappa
Posizione del comune di Terragnolo
nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Terragnolo (Teragnól in dialetto trentino[3][4]) è un comune italiano di 710 abitanti della provincia di Trento nella Val Terragnolo, ai piedi del monte Pasubio. Si tratta di un comune sparso con sede nella frazione Piazza.

Il comune fa parte della Comunità della Vallagarina.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo deriva da "terragno", cioè "luogo piano".

Secondo una leggenda il nome venne invece attribuito da Attila che, attraversando le Alpi giunse nella valle di Terragnolo e disse "Terram hanc nolo" ("questa terra non la voglio") e passò oltre.[5]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Terragnolo, collocato nell'omonima valle percorsa dal torrente Leno di Terragnolo, si incunea a nord-est di Rovereto, tra il massiccio del Col Santo-Pasubio ed i monti Finonchio e Maggio, fino al valico della Borcola, al confine con la provincia di Vicenza. Piazza, la sede comunale, dista circa 12 km da Rovereto e circa 10 km dal Passo della Borcola.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti e l'età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Un'ascia dell'età del bronzo, trovata nel 1920 nelle vicinanze del Passo della Borcola, è la prima testimonianza della presenza o meglio del passaggio dell'uomo sul territorio comunale. Fino al medioevo la valle sembra stata frequentata solo da cacciatori e pastori. Anche alcune monte d'epoca romana venute alla luce non confermano l'ipotesi di un insediamento stabile.[6][7]

Documentato è invece l'insediamento nel XIII secolo da parte di coloni tedeschi. Chiamati dai Principi vescovi di Trento, a partire da Federico Vanga, e i loro vassalli come i Lizzana e i Castelbarco a dissodare la valle. Il nome Terregnolo appare la prima volta in un documento del 1263.[8]

Nel XV secolo, dopo la conquista veneziana di Rovereto nel 1416, anche Terragnolo passò sotto il dominio della Serenissima. I Veneziani iniziarono un intenso commercio di legname ma nonostante ciò a metà del XV secolo la valle fu ancora scarsamente abitata e contò all'incirca 100 abitanti. Con il commercio di legname la popolazione di origine tedesca fu però maggiormente costretta ad aprirsi al mondo esterno. Questa apertura è evidenziato dal fatto che la vecchia lingua parlata dai coloni tedeschi subì sempre di più l'influenza dell'italiano e cominciò lentamente ad assimilarsi.[9][10]

Dopo la sconfitta dei veneziani nella battaglia di Agnadello nel 1509 e il loro successivo ritiro dal Trentino meridionale, Terragnolo cadde sotto il dominio dell'Arciduca d'Austria Massimiliano I. Gli asburgici lasciarono intaccati i privilegi concessi dai Veneziani. Successivamente i Terragnoli riuscirono a costituire anche una forma di autogoverno, la Regola di Terragnolo. La Regola gestì la proprietà collettiva della comunità che fu fondamentale per la sopravvivenza di una popolazione basata soprattutto su un'economia di sussistenza. La proprietà collettiva riguardò innanzitutto le foreste e le malghe ma anche alcuni diritti come quello della fluitazione sul Leno.[11]

Con il lento ma costante aumento della popolazione su un terreno di scarsa produttività per causa soprattutto collegate alle condizioni geografiche, si fece sentire un altro fenomeno sociale che caratterizzò la storia di Terragnolo, l'emigrazione. L'emigrazione, che attaccò ulteriormente l'isolamento culturale, e si intensificò dal XVII secolo quando si iniziò ad andare a lavorare a Rovereto nell'industria della seta, dopo che l'epidemia della peste del 1630 aveva drasticamente diminuita la mano d'opera.[10]

L'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La situazione economica si aggravò ulteriormente nel corso del XIX secolo. Le cause furono soprattutto esterne come la sospensione delle Regole nell'era napoleonica, i dazi doganali introdotti dopo l'annessione della Lombardia e del Veneto al costituendosi Regno d'Italia, l'alluvione del 1882 che colpì le foreste e la comparsa dell'afta epizootica alla fine del ottocento che decimò il già scarso numero di bestiame. La popolazione non si limitò più a emigrare stagionalmente come fecero i lavoratori impiegati nella costruzione delle ferrovie nell'Impero austro-ungarico che ritornarono a fine stagione in valle, ma ebbe anche inizio la emigrazione permanente. Le difficili condizioni di vita sono evidenziati dal fatto che la pellagra, una malattia di malnutrizione causata da una alimentazione prevalentemente basata sul grano turco, si fece largamente strada e Terragnolo. Il comune di Terragnolo risultò il comune più colpito in tutto il Trentino e per questo diventò uno dei principali campi di lotta contra la pellagra, portata avanti dal medico roveretano Guido de Probizer, nominato in seguito anche cittadino onorario del comune.[12][13]

Allo scoppio della Prima guerra mondiale nell'agosto 1914 gli uomini tra i 21 e i 42 anni furono chiamati alle armi e inviati sul fronte orientale dove morì una buona parte di loro nei primi mesi della guerra. La popolazione rimasta a casa, soprattutto donne, vecchi e bambini fu in parte militarizzata e impiegata nella costruzione di opere militari lungo il confine con il Regno d'Italia fino alla primavera del 1915. Il 23 maggio 1915 con la dichiarazione di guerra italiana all'Austria-Ungheria anche queste persone dovettero lasciare la valle. Iniziò la diaspora e i Terragnoli furono evacuati prima in Boemia e Moravia e poi raggruppati nel campo di Mitterndorf in Bassa Austria. La vita a Mitterndorf fu una vita di privazioni e sofferenze. A fine guerra si contarono oltre 450 morti tra gli internati tra cui oltre 160 bambini sotto i cinque anni.[14]

Quando la popolazione rientrò tra il 1918 e il 1919 nelle loro case, trovò una valle devastata. Gli abitazioni distrutti o danneggiati, i poveri averi depredati dai militari, i campi, i prati e le foreste segnati dalle azioni belliche o dalle trincee o da altre opere militari. In questi primi anni del dopoguerra il lavoro di recuperante diventò per tanti unica fonte di guadagno. Ma anche l'emigrazione si fece di nuovo sentire ed iniziò un calo demografico dovuto al fattore emigratorio che segnò la storia del comune per tutto il XX secolo. Negli anni venti furono la Francia e il Belgio le mete preferite per gli emigranti. La situazione cambiò negli anni trenta dopo la introduzione di disposizioni più restrittive dell'emigrazione da parte del regime fascista. Fino alla Seconda guerra mondiale si emigrò soprattutto all'interno del paese nelle città dell'Italia settentrionale e in modo minore nelle colonie italiane.[15]

Il flusso emigratorio interrotto durante la Seconda guerra mondiale riprese negli anni cinquanta in direzione Svizzera e Germania Federale per dirigersi dagli anni sessanta all'interno della Provincia Autonoma di Trento, soprattutto nei centri urbani della provincia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Piazza)
  • Chiesa dell'Immacolata Concezione (Zoreri)
  • Chiesa della Madonna del Buonconsiglio (Scottini)
  • Chiesetta di San Rocco (Puechem)
  • Chiesa della Madonna di Caravaggio (Geroli)
  • Chiesa dei Santi Nicolò e Colombano (San Nicolò)
  • Chiesa della Madonna del Carmine (Valduga)
  • Chiesa di Santa Maria Maddalena (Maureri-Camperi)
  • Chiesetta di San Giuseppe (Geroli)
  • Chiesetta degli Alpini (Passo Borcola)
Alta Val Terragnolo con le frazioni Baisi, Zoreri, Soldati, Campi e Incapo

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Segheria veneziana (Sega)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'Ottocento vi si parlava ancora un dialetto tedesco-cimbro detto localmente "slaper(o)" o "slambròt" (pane inzuppato e sporco per la difficile comprensione da parte dei forestieri).

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

In questa valle aspra, i cittadini in antichità hanno creato il fanzelto: un piatto molto simile all'omelette, con la differenza che è prodotto con il grano saraceno. Questo piatto si sposa molto bene anche con i formaggi di malga.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Terragnolo è formato da 33 frazioni : San Nicolò, Fontanelle, Valduga, Valgrande, Perini, Piazza (sede comunale), Dosso, Maureri, Rovri, Pedrazzi, Peltreri, Puechem, Pergheri, Stedileri, Valle, Zencheri, Castello, Croce, Costa, Camperi, Geroli, Pinterreno, Ghesteri, Sega, Scottini, Pornal, Potrich, Dieneri, Zoreri, Soldati, Baisi, Incapo, Campi.[1]

I nuclei abitati sono prevalentemente collocati sulla sponda destra del torrente Leno. Solo le frazioni Geroli, Pinterreno e Ghesteri si trovano sulla sinistra orografica della valle. Il nucleo abitato di San Nicolò a 398 m può essere considerato invece l'unica frazione insediatosi nel fondovalle, anche se le case si trovano orientati verso il fianco montuoso per non essere colpite dalle piene del Leno. La sua posizione si spiega dal fatto che in passato il Leno fu utilizzato per la fluitazione del legno proprio fino a San Nicolò, visto che la valle poco dopo si restringe fino a diventare una forra. A San Nicolò il legname fu poi caricato sui carri e da qui trasportato a Rovereto. Le frazioni di Scottini e Pornal, rispettivamente a 1140 e 1150 m, sono invece i due nuclei abitati più alti del comune. La maggior parte dei abitati si trova invece tra i 700 e 900 m.[17]

Piazza[modifica | modifica wikitesto]

È la sede comunale e delle principali attività commerciali; inoltre vi è ubicato il plesso scolastico.

Geroli[modifica | modifica wikitesto]

Si trova sulla sponda sinistra del fiume Leno. Nella frazione si trova un'area faunistica e un cimitero militare della Prima guerra mondiale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sponda destra del Leno corre la S.P. n. 2 Rovereto-Folgaria, che conduce a Rovereto e Folgaria; inoltre dalla frazione Piazza inizia la S.P. n. 138 della Borcola che collega Terragnolo alla Provincia di Vicenza passando per il Passo della Borcola.

Terragnolo è servito dalla linea 315 (Rovereto-Terragnolo-Serrada-Folgaria) effettuata da Trentino Trasporti.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Brasile Bento Gonçalves, dal 2007. Bento Gonçalves fu alla fine dell'800 destinazione di tanti migranti dei comuni oggi appartenenti alla Comunità della Vallagarina, tra cui il comune di Terragnolo.[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Comune di Terragnolo - Statuto
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2018.
  3. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  4. ^ Carlo Battisti, I nomi locali del Roveretano distribuiti per comuni, Leo S. Olschki editore, 1969, p. 4.
  5. ^ Bais 1986, p. 11.
  6. ^ Bais, p. 28.
  7. ^ Rigotti, p. 388.
  8. ^ Mastrelli Anzilotti 2003, p. 76.
  9. ^ Braga, p. 138.
  10. ^ a b Mastrelli Anzilotti 1984, pp. 75-76.
  11. ^ Braga, p. 75.
  12. ^ Braga, pp. 85-88.
  13. ^ Prosser, pp. 274-275 e 282.
  14. ^ Braga, pp. 95-97.
  15. ^ Mattevi, p. 26 e 30.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Mattevi, pp. 36-38.
  18. ^ Fonte: Copia archiviata, su comune.villalagarina.tn.it. URL consultato il 5 settembre 2013 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2012)., consultato il 05/09/2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Bais, Storia della Valle di Terragnolo. Ricerche e documenti, Mori, 1986, ISBN non esistente.
  • Giampietro Braga, Le valli del Leno: Vallarsa e valle di Terragnolo, Verona, Nuova grafica Cierre, 1990, ISBN non esistente.
  • Giulia Mastrelli Anzilotti, Due isole linguistiche di origine tedesca nel Roveretano: Vallarsa e Terragnolo, in Le isole linguistiche di origine germanica nell’Italia settentrionale, Roana, Istituto di Cultura Cimbra, 1984.
  • Giulia Mastrelli Anzilotti, Toponomastica trentina: i nomi delle località abitate, Trento, Provincia autonoma di Trento. Servizio beni librari e archivistici, 2003, ISBN 978-88-86602-56-3.
  • Laura Mattevi, La geografia antropica della Valle di Terragnolo, Rovereto, Comune di Terragnolo, 2008, ISBN non esistente.
  • Italo Prosser, Guido de Probizer (1849-1929) e la lotta alla Pellagra, in Ciclo di conferenze Una galleria di ritratti: l'Accademia roveretana degli Agiati nell'opera di alcuni soci, Rovereto, Accademia roveretana degli Agiati, 2002.
  • Adriano Rigotti, Lagarina romana: storia antica e archeologia del territorio dal II sec. a.C. al V sec. d.C., Rovereto, Osiride, 2007, ISBN 978-88-7498-064-2.
  • Antonio Zandonati, La valle contesa: Terragnolo 1915-1918, Rovereto, Museo storico italiano della guerra, 2015, ISBN 978-88-7498-238-7.

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