Pomarolo

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Pomarolo
comune
Pomarolo – Stemma Pomarolo – Bandiera
Pomarolo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Roberto Adami (lista civica) dal 10-5-2015
Territorio
Coordinate 45°56′N 11°03′E / 45.933333°N 11.05°E45.933333; 11.05 (Pomarolo)Coordinate: 45°56′N 11°03′E / 45.933333°N 11.05°E45.933333; 11.05 (Pomarolo)
Altitudine 206 m s.l.m.
Superficie 9,23 km²
Abitanti 2 453[1] (30-9-2016)
Densità 265,76 ab./km²
Frazioni Chiusole, Savignano
Comuni confinanti Aldeno, Cimone, Nomi, Rovereto, Villa Lagarina, Volano
Altre informazioni
Cod. postale 38060
Prefisso 0464
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022144
Cod. catastale G808
Targa TN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti Pomarolesi
Patrono san Cristoforo
Giorno festivo 26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pomarolo
Pomarolo
Pomarolo – Mappa
Posizione del comune di Pomarolo
nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale

Pomarolo (Pomaròl in dialetto locale) è un comune italiano di 2 453 abitanti in provincia di Trento.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo deriva dal latino pomarium con suffisso diminutivo ("piccolo meleto"). Proprio per questo lo stemma tradizionale, derivante da sigilli del XVIII secolo e adottato ufficialmente il 1º settembre 1980, rappresenta un melo con frutti d'oro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Complice la sua collocazione sulla strada che costeggia la riva orientale dell'Adige, Pomarolo è sempre stato, dopo Villa Lagarina, il centro più importante della Val Lagarina sia durante l'epoca romana che nell'Alto Medioevo. Il villaggio venne distrutto nel 1136 dall'imperatore Lotario III del Sacro Romano Impero. Dalle ceneri dell'incursione imperiale, il villaggio risorse come un piccolo libero comune valligiano, la cui sfera d'influenza comprendeva tutti i villaggi tra Isera, Aldeno e Cimone. Parallelamente, presso la vicina rocca di Castel Barco si originava una famiglia di milites di grande importanza nella storia del Trentino, i Castelbarco. Occupato dalla Repubblica di Venezia nel XV secolo, il castello venne distrutto per ordine di Massimiliano I d'Asburgo nel 1508.

Nel 1967 i confini del territorio comunale hanno subito una modifica in seguito al distacco della frazione Piazzo, aggregata al comune di Villa Lagarina (Censimento 1961: pop. res. 219).[2]

Il paese possiede belle vigne, numerosi sentieri (che portano verso paesi tra cui Castellano, Pedersano e Villalagarina) d cui si gode di una vista della Val Lagarina e dei monti circostanti. Il municipio è un edificio risalente al XVII secolo. La strada principale è via 3 novembre, che percorre la città per un lungo tratto e termina alla chiesa di San Cristoforo (patrono della città). Su questa via sono situate la farmacia, gli ambulatori medici, gli ambulatori pediatrici, il centro prelievi e nella attigua piazza De Gasperi la banca. L'ingresso al paese è garantito da un largo viale detto dagli autoctoni "La Pontera", al termine del quale, si può trovare la residenza "La Màsera". Proseguendo si continua su via Masi su cui si affacciano graziose villette, da lì si arriva in via Case Sparse. Nel piazzale Angheben si trovano: il Municipio, la caserma dei vigili del fuoco volontari[3], l'asilo nido Sovracomunale, la scuola dell'infanzia, le scuole elementari Remo Galvagni, la sede della banda e il punto di lettura.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Cristoforo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Pomarolo è dedicata a San Cristoforo che è il patrono del paese e si festeggia il 25 luglio. La figura dipinta da Antonio Fasal, di grande impressione, fu restaurata nel 1930 quando il parroco era don Anselmo Girardini. Cristoforo significa portatore di Cristo ed è il protettore dei viandanti e degli automobilisti.

La chiesa viene ricordata per la prima volta nel 1183, si tratta di una costruzione in stile romanico situata nello stesso luogo attuale, ma con orientamento contrario e con pianta a tre navate, divise da colonne, a volume più ridotto. Costruita con l'abside verso la Valle (est) e con l'entrata nella direzione opposta (ovest), questo a significare che il popolo entrava da ovest e quindi dal buio e camminava verso la luce, Gesù risorto. Il campanile era nella posizione attuale e pertanto veniva a trovarsi sul lato orientale del presbiterio, e lì attorno il cimitero. Sul lato opposto del campanile era situata la sacrestia, demolita nel 1929 non senza rimpianto dei pomarolesi. La popolazione era molto affezionata ad essa, basti pensare che per secoli e secoli aveva ospitato la Cassa contenente l'Archivio del Comun Comunale, vanto del paese e dei suoi abitanti. La forma originale della primitiva chiesa romanica di S. Cristoforo è visibile in un affresco "I ruderi di Castel Barco e la chiesa di S.Martino in trasandario e di S.Antonio a Pomarolo. (nr. inventario 11.100) custodito presso il Museo Civico di Rovereto. La storia della chiesa di Pomarolo si intreccia con quella politica del territorio ed è legata alle vicissitudini delle potenti famiglie che si alternarono nel lungo periodo storico che va dal 1200 al 1700. In un racconto del 1234 si dice che Federico fu Borsa signore di Castelnuovo (oggi Castel Noarna), in uno dei suoi atti di potenza, la incendiò spogliandola dei suoi preziosi arredi e paramenti sacri. Nel 1400 sotto il dominio della Repubblica di Venezia vennero nominati come rettori delle chiese di S. Cristoforo e di S. Antonio dei sacerdoti tedeschi. Il 1500 è caratterizzato dall'arrivo nei nostri paesi dei conti Lodron, i quali furono investiti dal Vescovo delle signorie di Castelnuovo e Castellano. Intenzionata ad imporre subito il proprio potere, questa famiglia non tralasciò neppure la componente ecclesiastica, aiutata in questo dal fatto che diversi membri vestirono l'abito talare: a Pomarolo furono rettori di S. Cristoforo il conte Alessandro Lodron e in seguito il conte Antonio Lodron. Alessandro morì nel 1555 e nel suo testamento, per abbellire l'interno della chiesa, ordinava la costruzione di un nuovo altare dedicato alla Santa Trinità, il quale doveva essere eretto in maniera splendida e simile al Corpo di Cristo. Per questo scopo Alessandro impegnava per metà i propri eredi e per la metà gli uomini di Pomarolo. Il conte Antonio è l'autore del primo registro che raccoglie tutte le investiture delle terre appartenenti alla Rettoria di Pomarolo e date in locazione ai contadini del paese. Si tratta di un prezioso libro del 1564, ancora oggi conservato nell'Archivio Parrocchiale presso la canonica. Nel 1640 veniva investito del Beneficio della chiesa di S. Cristoforo il reverendo don Pasino Pasio, originario di Magasa in Valvestino. Nell'Archivio Parrocchiale di Pomarolo è conservato il documento solenne della presa di possesso della chiesa da parte di questo sacerdote. Arriviamo così al settecento. L'antica chiesa di S. Cristoforo risulta ormai piuttosto piccola per i pomarolesi, in particolare rispetto alla sontuosa chiesa arcipretale di Villalagarina (opera dei Lodron), con la quale Pomarolo è in lotta da tempo, non volendo riconoscere nessuna dipendenza da essa. Nel 1756 il paese inizia l'ampliamento della chiesa. Per favorire i lavori, in data 26 marzo 1757, il Vescovo di Trento Francesco Felice degli Alberti d'Enno emette una bolla nella quale concede indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che presteranno aiuto in soldi o in opere all'ampliamento e ricostruzione della chiesa. La bolla fu rinnovata anche nell'anno 1758. Gli imponenti lavori durarono fino al 1773, anno in cui i pomarolesi poterono finalmente riaprire la loro chiesa al culto. Nell'arco trionfale del presbiterio la popolazione volle raffigurato il grande stemma comunale (il melo), a sottolineare il patronato della comunità di Pomarolo su di essa e l'indipendenza dalla vicina Chiesa Arcipretale di Villa Lagarina e dai conti di Lodron suoi padroni, dei quali i pomarolesi avevano disdegnato il benché minimo aiuto. Il 23 ottobre 1823, il signor Dadò (sindaco) di Pomarolo fa istanza presso il Giudizio Distrettuale di Nomi per ottenere il benestare circa alcuni lavori di riparazione alle opere murarie della chiesa. A soli cinquant'anni dalla sua costruzione, si delineava la possibilità di un disastroso crollo del campanile. Si passò dunque a puntellarlo e si estese la richiesta di aiuto all'imperial Reggio Ingegnere dell'Ufficio Circolare di Rovereto. Finiti i lavori di restauro al campanile e all'atrio della chiesa, nel 1827 si passò subito ad una nuova opera: la realizzazione dell'Orchestra, ossia l'ampio soppalco all'inizio della navata, dove nel 1838 verrà collocato il prezioso organo costruito da fra' Damiano Damiani, restaurato nel 1964. L'incaricato del progetto fu il sig. Pietro Benvenuti, il quale affidò la parte strutturale a due grandi colonne in marmo. Il filone di roccia necessario all'opera fu individuato in una località impervia a monte della chiesa di S. Antonio, in una valletta che da allora prese a chiamarsi "la Val delle Colonne". I due nuovi blocchi di marmo furono condotti alla chiesa da Battista Pedrotti ("Gamba") e Tommaso Maffei, entrambi di Savignano. Il 27 agosto 1876 Don Bolner proponeva al Capitano Distrettuale di Rovereto la realizzazione di una cornice di pietra adatta al disegno della chiesa per la pala di S. Cristoforo dell'altare maggiore, ma visto lo scarso pregio artistico del quadro che vi si collocava, si fece strada l'idea di creare una nicchia nel muro dell'abside e installarvi invece una statua. Nel 1878 don Bolner ordinava all'architetto Ignazio Liberi di Trento la costruzione dell'elegante Ciborio a quattro colonnine e lo sfondo del tendaggio dell'Altar Maggiore. All'inizio del 1879 lo scultore Gelsomino Scanalata inviava il disegno del tabernacolo che inserito nel ciborio avrebbe completato l'ornamento dell'Altare. Nel frattempo anche l'interno della chiesa andava deteriorandosi, con comparsa di crepe, fessure e caduta di qualche pezzo degli stucchi, che risalivano alla fine del settecento e all'artista Giuseppe Canonica. Il 3 aprile 1883 si passò alla stipulazione del contratto tra il Viola e la Fabbriceria della chiesa, il restauratore si impegnava al rifacimento di tutti gli stucchi e ornamenti decadenti. Il denaro necessario a quest'opera fu ancora una volta trovato presso un benemerito cittadino pomarolese. Artefice del restauro degli stucchi fu don Bolner che seguì tutte le fasi del lavoro, rischiando perfino di cadere dai ponteggi. L'ultima opera di grande restauro della chiesa si ebbe tra il 1973 ed il 1979 nella quale venne anche ripristinato l'intonaco e venne dipinta così come si vede oggi. Più avanti fu restaurato completamente anche il campanile inaugurato il 24 luglio 1999. L'intervento delle grandi opere di restauro fu finanziato dalla Parrocchia, dalla Provincia, dal Comune, dalle offerte dei fedeli e dalle Associazioni del paese. Si tratta di una delle chiese più luminose anche senza candele e lampade accese e al suo interno vi si trova un grande lampadario di legno rivestito da una lamina d'oro. All'interno della chiesa ci sono affreschi e stucchi risalenti all'800 che adornano il presbiterio ai due lati e il dipinto più importante è sicuramente L'ULTIMA CENA, che risale al 600 veneto. Si trovano anche i dipinti delle 14 stazioni della Via Crucis e varie statue. Gli altari laterali sono in finto marmo in quanto gli abitanti di Pomarolo non avevano denaro a disposizione e non volevano dipendere dalle famiglie nobili del tempo. Una curiosità: se ci si posiziona al centro della navata, tra le due file di banchi, e si guarda verso l'entrata, si nota che la porta principale, spostata a sinistra, non è in asse con l'altare. Questo ricalcherebbe l'idea che la chiesa doveva nella sua pianta riprodurre l'immagine di Cristo in croce, la testa in corrispondenza dell'altare e i piedi dell'ingresso. "Cristo in croce al momento della morte chinato il capo (inclinato capite), spirò" (Gv. 19,30).

Chiesa di San Rocco a Chiusole[modifica | modifica wikitesto]

La prima notizia della Chiesa di S. Rocco di Chiusole compare in alcuni documenti trascritti dal notaio Lorenzo Antonio Caracristi che il 24 agosto 1630 riunì tutti i capofamiglia per sottoscrivere alla presenza di Pietro Benvenuto de Chiusole, notaio in Nomi, la costruzione di una nuova Chiesa nel locco del Vo' detta "La Villa verso Nomi". Dalla lettura di questi documenti si può intuire che la vecchia Chiesa esistente era un sito disagiato e anche in cattivo stato di conservazione. Dimensioni e prestigio non erano soddisfacenti anche perché da poco si erano stabiliti definitivamente gli appartenenti a due dei quattro rami della famiglia di Antonio de Chiusole cittadino di Trento che formarono le famiglie dei Benvenuti e dei Chiusole di Chiusole. Nella visita pastorale del 1636 dal Vescovo viene sollecitata la costruzione. Altre sue notizie si hanno solo nel 1677 con la costruzione dei gradini e di una finestra. È nel nuovo secolo e più precisamente nel 1708 che fu costruito il campanile probabilmente in legno.

Nel 1726 venne inserito un secondo altare a fianco di quello maggiore dedicato a San Francesco di Paola e eretto dai fratelli Silverio e Felice Chiusole. È a partire dal 1762 che la Chiesa assume l'aspetto che ancor oggi conserva. Sicuramente il fatto che i patroni, i Signori de Chiusole fossero inseriti in posizione di prestigio nei campi della medicina, della legge e del clero in un periodo fiorente per la Vallagarina contribuì notevolmente a che essi volessero una Chiesa di famiglia impreziosita da marmi, stucchi e dipinti. Nel 1762 venne eretto l'altare in marmo dedicato a S. Rocco e nel 1764 si pavimentò l'abside per opera di Giacomo Benedetti e si stuccarono la volta della stessa e l'arco trionfante inserendo contemporaneamente il dipinto di Adamo Chiusole raffigurante il Padre Eterno con gli angeli. Nel 1765 fu sostituito quello di S. Francesco di Paola e fatto come titolare S. Francesco d'Assisi, poi sostituito con l'Immacolata a destra e la statua di S. Giuseppe a sinistra. Nel 1766 furono collocati i banchi, posa pavimento e inseriti in apposite cornici i quadri di Adamo Chiusole. Studi e decorazioni sono tutti di Giuseppe Canonica. Il nuovo campanile venne eretto nel 1739. La regia di questa trasformazione è sicuramente da attribuire a Don Pietro Chiusole, massaro della chiesa che propone contratta e sottoscrive per arrivare al notevole risultato che vediamo. I marmi della chiesa, lavoro e opera di Antonio Giuseppe Sartori. Gli arredi lignei sono opera di Giovanni Battista Sani di Mori. Anche all'esterno furono eseguiti importanti lavori: una via crucis formata da 13 edicole in muratura, due delle quali sulla facciata della chiesa a fianco del portale di entrata. L'ultima stazione rappresentata da una scultura del Cristo Morto fu inserita sotto la mensa del vecchio altare di S. Giuseppe e lì mantenuta. Eseguì la via crucis Orlando Fattori. Nel 1764 la pala raffigurante la Madonna con San Rocco è stata donata da don Pietro Antonio Chiusole e eseguita da Fra Felice Cignaroli. Adamo Chiusole è nipote di Don Pietro. Parete a fianco commemorativa di Marco Azzone 1765, generoso offerente. La tela a sinistra di Giacomo Antonio Pellegrini. Nel 1926 la stabilità del muro sulla strada era molto precaria e per consolidarla furono abbattute 3 edicole della Via Crucis. Dal 1986 l'edificio sacro e la Via Crucis ricevettero una sistemazione definitiva, furono consolidate le stazioni a monte, rifatti gli intonaci e il tetto della chiesa del campanile. Ultimi lavori di manutenzione straordinaria 2002-2003.

Adamo Chiusole 1729-1787 SUE OPERE: - Chiesa S. Rocco Chiusole - Padre Eterno in Gloria 1764 - Cena in Emmaus (Gesù con il Cappello) - Rinnegamento di Pietro Santa Cecilia - Santa Caterina da Siena Oltre alle opere nella Chiesa di Chiusole c'è: "L'annunciazione a Savignano (chiesa), Sacrificio di Noè, Chiesa di Villa Lagarina, l'ultima cena Chiesa del Suffragio.

Chiesa di S. Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Sta in un'amena posizione tra Pomarolo e Savignano la stupenda chiesa gotico-romanica di S. Antonio. Circondata da tanto verde, conifere, palme, viti, presso il palazzo dei Conti Bossi Fedrigotti. È una delle chiese più antiche della valle. Secondo il francescano Benedetto Bonelli (1704-1784) la cappella di S. Antonio esisteva prima del 1183. Nel 1309 vi era annesso un ospizio per pellegrini poi trasformato in romitorio. La ricostruzione è del XV secolo. Posta sulla strada romana "peutingeriana" che costeggiava il monte per evitare le piene dell'Adige e saliva all'altopiano di Servis. Ritenuta probabilmente sede della "Civitas lagaris" la cappella servì inizialmente un cenobio. Vi abitò un eremita fino al 1820. L'edificio di struttura gotico romanica si nota per il suo campanile di pietre squadrate con cuspide a cono di cotto veronese a doppio ordine di bifore romaniche. L'interno è a due navate pavimentate con cotto e sulle pareti laterali sono venuti alla luce degli affreschi medievali. Le volte ripartite in quattro campate sono rette da 4 colonne cilindriche La seconda navata, quella più stretta, dovrebbe essere stata aggiunta in epoca successiva poiché il presbiterio è posto nella prima accanto al campanile e lo stile di costruzione è diverso; gotica la prima, rinascimentale la seconda. L'altare ligneo del 1500 con trittico, lunetta e predella costituivano l'insieme del patrimonio della chiesa. Quasi tutto è sparito con un furto sacrilego compiuto negli anni 1970 ed attualmente la chiesa si trova spoglia delle formelle dell'altare maggiore e del bambino che era in grembo alla Madonna, mentre le statuette di legno furono ritrovate presso un commerciante germanico di antichità negli anni '80 e riconsegnate al patrimonio religioso di Pomarolo. Una lapide all'entrata sulla sinistra celebra le nozze d'argento (1888) di Federico conte Bossi Fedrigotti e di Leopoldina principessa Lobkowits. Un'iscrizione sul campanile rammenta il passaggio di Federico III "1489 addì 22 giugno passò lo imperatore di qui per questa valle". Sulla parete del presbiterio c'erano diverse testimonianze e quadri dei devoti per grazie ricevute che sono spariti nel corso degli anni. Dietro l'altare numerose scritte ancora visibili di benedizioni chieste a S. Antonio. Si racconta che i fedeli di Basiano furono i primi a frequentarla seguiti da quelli di Savignano. Uno dei pochi eremiti di cui si conosce la scelta della solitudine si chiamava Ernesto Dasnoy o /Dalmoy) ed era originario del Lussemburgo. Risulta presente a S. Antonio nel 1750. La statua della Madonna risulta miracolosa; infatti nelle maggiori calamità i Pomarolesi salivano in processione e durante le due guerre mondiali fu portata nella parrocchiale di Pomarolo. Così anche se nel 1915 il fronte era molto vicino, la popolazione non fu evacuata e non ebbe morti civili In questi ultimi anni un grande lavoro di consolidamento e restauro è stato fatto con il contributo della Parrocchia (proprietaria) e della Provincia Autonoma di Trento. Anche S.Antonio è ritornato al suo posto con una scultura lignea di Don Marco Miorelli. Tre sono le celebrazioni ufficiali nella chiesa di S. Antonio:

  1. La prima domenica dopo S. Antonio (17 gennaio)
  2. La prima delle tre rogazioni
  3. Il 5 agosto (Madonna della neve) per un voto comunitario.

Chiesa delle Salette[modifica | modifica wikitesto]

A monte dell'abitato di Pomarolo, dove i ripidi vigneti lasciano il posto alle fratte, alle viti e al bosco, sorge una piccola chiesetta dedicata alla Madonna di La Salette dal nome della località francese dove alla metà del secolo scorso avvenne l'apparizione della Madonna. Il 19 settembre 1846 Pietro Massimino Giraud e Francesca Melania Mathieu stavano pascolando le loro mucche quando videro un grande chiarore ed apparve loro una bellissima signora che esortò i fanciulli a pregare per tutto il mondo. Nei pressi dell'apparizione sgorgò ben presto dell'acqua da una fonte ormai secca; in seguito si moltiplicano i casi di miracolose guarigioni operate dall'acqua della fonte e si diffuse anche all'esterno la devozione della Beata Maria Vergine di La Salette. In Val Lagarina la più alta espressione della devozione alla Madonna di La Salette è rappresentata dal Santuario di Trambileno, edificio la cui costruzione risale al 1856. A Pomarolo la devozione alla Vergine di La Salette trovò uno zelante sostenitore in Davide Gasperotti che promosse una raccolta di offerte in denaro, materiale ed opere per costruire Il luogo della costruzione fu individuato su un terreno comunale sopra le case della contrada Basiano, ubicazione appropriata vista l'ottima esposizione ed il magnifico panorama che di là si gode sulla valle. La costruzione e ultimazione senza rifiniture interne risale al 1866. Nel 1887, grazie alla sollecita cura di don Luigi Bolner che voleva vedere finita l'opera, 125 capo famiglia si offrirono di ultimarla con una petizione sottoscritta. A questo punto giunse provvidenziale la generosità di Teresa Vicentini, vedova di Oristano Caracristi, che donò i soldi necessari al completamento della cappella ed assegnò altri 300 fiorini austriaci per il suo mantenimento, quale elemosina di una S. Messa da celebrarsi ogni anno in quella chiesa il 19 settembre o il giorno più vicino. Il 19 settembre 1887, nel 41º anniversario dell'apparizione della Madonna ai due pastorelli, don Bolner benedì ufficialmente la nuova chiesetta di Pomarolo ad essa dedicata. Un bellissimo quadro di pittore ignoto sopra l'altare della piccola chiesa raffigura la Madonna con i due pastorelli. L'usanza di salire alla chiesa delle Salette in occasione delle rogazioni è mantenuta viva ancora oggi. Le prime custodi della chiesa delle Salette furono le sorelle Olimpia (1869-1931) e Ida (1871-1956) Celva. Verso gli anni '50 iniziò a curarsi della chiesa Pierina Vicentini (classe 1910). In quel periodo venne rifatto completamente il tetto dalla ditta Leoni di Nogaredo. Agli inizi degli anni '80 fino al 2005 subentrò al suo posto Fausta Vicentini (classe 1921); in questi anni furono effettuati parecchi lavori di manutenzione con il suo aiuto, quello dei suoi parenti, di tante altre persone di Pomarolo, della Chiesa e del Comune cui spetta il diritto di patronato sulla chiesetta. Dopo la scomparsa di Fausta Vicentini attualmente sono le nipoti Vicentini ed i vicini di casa Gasperotti a continuare la sua opera. Tutti gli anni in settembre la Pro-loco di Pomarolo fa celebrare la S.Messa per tutti i Pomarolesi in onore dei benefattori.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tradizioni locali non si può tralasciare il filò, tipica usanza rurale veneto-trentina. Consiste in una riunione serale alla quale, in passato, intervenivano persone anziane e giovani che raccontavano le ultime novità, infiorandole naturalmente con la fantasia e quel pizzico di malizia che rendeva interessanti le conversazioni. La sede più adatta a tali riunioni era senz'altro la stalla, il luogo più caldo della casa rurale, che era costituita da enormi stanzoni per i bachi da seta, spesso aperti in modo tale che passasse il vento di tramontana che le lunghe sere invernali portavano con sé.
L'usanza del filò si è protratta fino alla fine della seconda guerra mondiale, ma con la quasi totale scomparsa delle stalle adiacenti alle case, dell'economia agricola diffusa ed il contributo non irrilevante dell'avvento della televisione, è del tutto scomparsa.

Come arrivare a Pomarolo[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Pomarolo è raggiungibile comodamente dall'autostrada A22, sia venendo dalla direzione nord che da sud (uscita Rovereto Nord, distanza casello 1 km); oppure tramite la Statale 12 del Brennero, proseguendo per la strada statale SP 90 Destra Adige.

Alternativamente all'utilizzo della propria automobile, vi è la possibilità di utilizzare i trasporti pubblici; questi possono raggiungere direttamente la stazione FS di Trento o Rovereto che sono collegate al paese con un ottimo servizio pullman.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Persone legate a Pomarolo[modifica | modifica wikitesto]

Felice Fontana
  • Felice Fontana, fisico e tossicologo
  • Gregorio Fontana, fratello di Felice, studioso di matematica e fisica. Ai due fratelli Fontana è dedicato l'istituto tecnico di Rovereto, la piazza comunale e la banda musicale di Pomarolo, fondata nel 1886.
  • Adamo Chiusole, pittore, poeta, letterato e collezionista di opere d'arte di Chiusole. Tra le sue opere artistiche si ricordano la pala dell'Annunciata nella chiesa di Savignano e la pala dell'altare della chiesa di Chiusole.
  • Girolamo Tartarotti, ricercatore, storico, studioso appassionato bibliotecario a cui è dedicata la biblioteca di Rovereto. A lui è anche dedicata la via del centro storico di Pomarolo. Tra i suoi testi si ricordano: “Memorie antiche di Rovereto e luoghi circonvicini”, “Rima scelte” e “Del congresso notturno delle Lammie”.
  • Rocco di Montpellier, universalmente noto come san Rocco (Montpellier, anno imprecisato tra il 1346 ed il 1350 — Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto di anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379), fu un pellegrino e taumaturgo francese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è patrono di numerose città e paesi. È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. Il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato. Con il passare dei secoli è divenuto il santo più conosciuto nel continente europeo e oltreoceano, ma è rimasto anche uno dei più misteriosi.

Location cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2016.
  2. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
  3. ^ Vigili del Fuoco Volontari di Pomarolo
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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