Mori (Italia)

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Mori
comune
Mori – Stemma Mori – Bandiera
Mori – Veduta
La cittadina vista da nord
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Stefano Barozzi (Partito Democratico - Patto Civico per Mori - Unione per il Trentino - Insieme per Mori - Bene in Comune) dal 24-5-2015
Territorio
Coordinate 45°51′04.68″N 10°58′54.12″E / 45.8513°N 10.9817°E45.8513; 10.9817 (Mori)Coordinate: 45°51′04.68″N 10°58′54.12″E / 45.8513°N 10.9817°E45.8513; 10.9817 (Mori)
Altitudine 204 m s.l.m.
Superficie 40,08 km²
Abitanti 9 742[1] (31-3-2017)
Densità 243,06 ab./km²
Frazioni Besagno, Loppio, Manzano, Molina, Mori Vecchio, Nomesino, Pannone (Panóm), Ravazzone, Sano, Seghe I, Seghe II, Tierno, Valle San Felice, Varano
Comuni confinanti Ala, Arco, Brentonico, Isera, Nago-Torbole, Ronzo-Chienis, Rovereto
Altre informazioni
Cod. postale 38065
Prefisso 0464
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022123
Cod. catastale F728
Targa TN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 713 GG[2]
Nome abitanti moriani
Patrono santo Stefano
Giorno festivo 26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mori
Mori
Mori – Mappa
Posizione del comune di Mori
nella provincia autonoma di Trento
Sito istituzionale
Panorama del centro storico di Mori
Santuario di Montalbano
Il Santuario di Montalbano di notte
Besagno - La Crocifissione del 1406 in Piazza Castelbarco

Mori (Móri in dialetto trentino) è un comune italiano di 9 742 abitanti della provincia di Trento.

Veduta dei resti del Castello di Montalbano

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il corso d'acqua di maggiore rilievo del comune di Mori è il fiume Adige. Esso scorre da nord a sud lungo il confine est del comune.

Il rio che caratterizza la pianura di Mori è il Rio Cameras. Nasce dal lago di Loppio e si immette nel lato destro del fiume Adige. Il Rio Cameras nel tempo è stato pesantemente artificializzato contenendolo entro argini di cemento armato, tanto da renderlo per gran parte del suo percorso un canale a cielo aperto. Nel tratto che attraversa l'abitato, in corrispondenza della piazza Cal di ponte, e nell'adiacente piazza Malfatti esso risulta tombato.

Il bacino lacustre del comune di Mori è il Lago di Loppio, caratterizzato dalla presenza dall'isola di San Andrea, sede di antichi insediamenti. Il lago, in quanto tale è molto compromesso, esso è ridotto da molti decenni a zona umida, in quanto con la realizzazione della galleria Adige Garda, che scorre sotto il lago, si provvide al suo svuotamento realizzando dei camini di scolo. Da anni si discute circa un suo recupero.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

La pronuncia corretta è Móri, con la o chiusa, nonostante la radice del nome si trovi nella parola mòra, con la o aperta.

Il nome viene tradizionalmente associato ai "mori" (dal latino morus alba, pianta produttrice di more), cioè al gelso. Intenso è stato l'allevamento dei bachi da seta fin dal XV secolo, alimentati appunto con le foglie dei gelsi.

Origine e storia del nome[modifica | modifica wikitesto]

In un placito del 26 febbraio dell'845 tenuto a Trento, in cui si discuteva una causa tra Andelbergo, abate del monastero di Santa Maria in Organo di Verona, e alcuni uomini di Tierno, Avio, Mori e Castione per alcune prestazioni di servitù, compare per la prima volta il nome di Mori ("Murius"). In altri documenti poi del 1180, 1220 e 1234 e posteriori appaiono anche nuove forme: "de Murio" "Morio" "Moriensis" "Muriensis".

Questo sembrerebbe smentire la tradizionale associazione del nome Mori con il termine latino "morus alba" (pianta produttrice di more) cioè al famoso gelso, del quale nella Vallagarina fu iniziata la coltura solo al principio del Quattrocento. Altra opinione verosimile è che il nome sia stato ispirato dalla terra spesso scura, talvolta nera (famosa è la località di Terra Nera).

Paolo Orsi, l'unico studioso di toponomastica che ha tentato di studiare il nome ci ha dato una sua ipotesi, che il nome derivasse da "Vicus Murius", per "Murianus", dal gentilizio Murius, un nome romano che ci richiama a una gens Muria. L'interpretazione ci offre notevoli difficoltà.

Lo storico locale Luigi Dal Rì pensava a un'origine molto antica del nome Mori, a un periodo prelatino-retico,probabilmente come altri paesi (Peri, Nomi). Con l'avvento dei romani i reti e i paesi retici sarebbero stati distrutti, solo alcune zone remote o lontane ai maggiori punti d'interesse, come ad esempio parti del territorio moriano sarebbero state risparmiate. Le prove le troviamo nella toponomastica locale dove abbiamo numerosi termini prelatini come "Pipel" e "Perghem", situati infatti nella zona di più antico insediamento del paese, quella di Mori Vecchio. Per l'origine del nome Mori secondo Dalrì allora non è da escludere il prelatino "Mur" o altri termini di un antico tedesco come "Muhre" o "Mos" che starebbero a indicare una zona dai terreni acquitrinosi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mori seguì nei secoli le vicende di Trento, facendo parte prima del Ducato longobardo di Trento, poi del Principato vescovile di Trento, nella Contea del Tirolo, seguendo le sorti di questo sotto il dominio del Principe vescovo di Trento prima, poi dei napoleonici, poi dell'impero d'Austria sino al passaggio al Regno d'Italia nel 1919, con il Trattato di Saint-Germain. Nei secoli XV e XVI in cui la parte meridionale del territorio trentino fu più volte sotto l'attacco espansionistico della Serenissima Repubblica di Venezia, Mori (sulla sponda destra dell'Adige) non fu mai dominio veneziano, al contrario della vicina Rovereto (sulla sponda sinistra dell'Adige) per lunghi periodi dominio veneziano, con una propria forma di governo locale sotto il dominio del Principe Vescovo, detta "dei quattro vicariati" che raggruppavano il territorio vescovile in destra Adige a sud di Trento.

Variazioni[modifica | modifica wikitesto]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche:

  • nel 1923 aggregazione di territori del soppresso comune di Valle San Felice e della frazione Loppio (Censimento 1921: pop. res. 126) staccata dal comune di Brentonico
  • nel 1971 aggregazione delle frazioni Manzano, Nomesino, Pannone e Varano staccate dal comune di Pannone ora Ronzo-Chienis (Censimento 1961: pop. res. 813).[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Simbolo della borgata è il santuario di Montalbano di Mori, situato nei pressi dei ruderi del castello di Montalbano di Mori, posti un centinaio di metri più in alto della quota del paese.

Luoghi di ritrovamenti archeologici sono: la grotta del Colombo sita nei pressi della frazione di Sano e l'isola di San Andrea sul lago di Loppio.

Il palazzo Salvotti che si affaccia sulla piazza della frazione di Mori vecchio e che fronteggia la chiesa di Santa Maria a Bindis.

Le chiese di Santa Maria a Bindis, di Santo Stefano, di San Biagio e quella di Sant'Apollonia, nella frazione di Manzano, sono dotate di pregevoli campanili romanici.

Inoltre, nella frazione di Pannone, situata a 760 m s.l.m., in val di Gresta, sorgono, in posizione dominante su di un dosso, i ruderi del castello medievale di Castelgresta, un tempo di proprietà della nobile famiglia dei Castelbarco.

Fra i luoghi notevoli rientrano ormai anche i luoghi della Grande Guerra (1914-1918), alcuni recuperati e valorizzati da varie associazioni per il centenario. Si tratta di fortificazioni e postazioni costruiti prima o durante il periodo bellico sul territorio comunale che ha visto il paese di Mori proprio sulla linea del fronte. Da una parte sono stati valorizzati i siti lasciati dall'esercito austro-ungarico come quello nella località Asmara sopra la frazione di Ravazzone o il caposaldo sul Monte Nagià Grom, a sudovest della frazione di Manzano, reso nuovamente percorribile e curato dalla Sezione ANA di Mori. Dall'altra parte sono stati recuperati le postazioni italiani sul Monte Giovo ed est della frazione di Besagno e sul Dos del Gal vicino alla località Talpina.

Di rilevante interesse è un edificio di archeologia industriale, dove nel tempo si sono succedute INA Industria Nazionale Alluminio, Montecatini, Alumetal, Alluminio-Italia. Le attività sono ormai cessate dal lontano 1982, e da allora non si è riusciti a trovare una nuova destinazione. Si sono succeduti due progetti di riconversione senza approdare ad una soluzione. L'ultimo prevedeva di realizzare un polo del gusto, una vetrina dei prodotti italiani sulla via che porta al Brennero. Di rilevante importanza anche la scuola media Bartolomeo Malfatti in via Giovanni XXIII.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Besagno[modifica | modifica wikitesto]

Besagno, (390 m s.l.m.) è frazione di ca. 500 abitanti posta a sud di Mori sulle prime pendici N/E del Monte Baldo. Già accampamento di origini romane, oltre alla chiesa dedicata alla Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio vi si può ammirare un pregevole affresco di scuola veneziana del 1406 sulla facciata di casa Girardelli in piazza Castelbarco, a ricordo della pace conclusa fra veneziani e Castelbarco.

Sul territorio circostante predomina la coltivazione della vite con varietà pregiate destinate per lo più alla spumantizzazione, e il castagno, un tempo fonte di sussistenza e pane dei poveri.

Notevoli i resti degli insediamenti del fronte italiano della prima guerra mondiale nella zona di Polìne e sulle pendici del Monte Giovo.

Di grande interesse storico sono due iscrizioni lapidee di epoca altomedievale (VI-VII secolo d.C.) collocate nella chiesa parrocchiale; sono considerate tra le prime testimonianze scritte della presenza del culto cristiano nel basso Trentino. Una è la dedicazione a San Zeno del primo luogo di culto, sull'area dell'attuale chiesa, fatta dal presbìtero "Ioh" [annes] ; l'altra, dal testo incompiuto, è la pietra tombale dello stesso presbìtero, nella quale è ricordato come "aedificator tituli".

Loppio[modifica | modifica wikitesto]

Loppio (Kastelwarg-Dorf in tedesco) è la frazione più occidentale del comune di Mori, e confina con i comuni di Nago-Torbole e Ronzo-Chienis. Si trova in una stretta valle che pone in comunicazione la valle del fiume Adige con il bacino del Lago di Garda: il posizionamento geografico rispetto ai due complessi montuosi che la circondano, quello del monte Altissimo di Nago e quello del monte Biaena, fa sì che la frazione goda di meno luce del resto del territorio moriano, specialmente nei mesi invernali, rendendone il clima più rigido rispetto al resto del territorio della borgata. Aspetto più caratteristico della frazione è un piccolo lago omonimo (Lago di Loppio), attualmente prosciugato involontariamente per opera dell'uomo (a seguito dello scavo nel sottosuolo della galleria Adige-Garda alla metà del XX secolo per lo scarico delle acque dell'Adige nei momenti di piena nel lago di Garda) e trasformato in biotopo di interesse naturalistico. È presente anche una villa signorile e quanto rimane di Palazzo Castelbarco, di proprietà della famiglia dei Castelbarco.

Manzano[modifica | modifica wikitesto]

È una frazione di circa 90 abitanti.

Molina[modifica | modifica wikitesto]

Frazione situata a est di Mori. Deve il suo nome alla presenza in passato di mulini azionati dall'energia idraulica del Rio Cameras.

È sovrastata da montagne e su un promontorio sorge la chiesa di Monte Albano dove ogni anno nel periodo invernale e primaverile si organizzano feste aperte alla comunità. Oltre a queste feste è un luogo frequentato da molti turisti e amanti delle arrampicate perché sulle pareti rocciose della montagna si trova una ferrata[4].

Via Roma è la strada principale ed è una trasversale della strada statale, dove si affacciano la maggior parte delle case e alcune botteghe come la sartoria, il tabacchino, una chiesetta e svariati studi privati.

Le case, quasi tutte ristrutturate, conservano tracce del passato attraverso le facciate delle abitazioni con pitture cromate a testimonianza della vita passata.

Molina con la frazione Seghe è stata un comune autonomo, retta da una propria regola, fino al 1810.[5]

C'è anche un'associazione che si chiama Amici di Molina e organizza feste e incontri come ad esempio il carnevale, animato dall'oratorio che prepara carri allegorici ogni anno diversi.

Mori Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Mori Vecchio è una frazione situata ad ovest di Mori, lungo la valle del Rio Cameras. Confina verso est con la frazione del comune di Mori: Mori "centro", a sud con la frazione di Sano ed a ovest con la frazione di Loppio.

Nella piazza vi si trova Palazzo Salvotti, il 21 marzo 2004 alla morte della baronessa Anna Maria Salvotti divenne proprietà dell'UNICEF ed in seguito acquisito dal comune di Mori. Sul portale del palazzo sovrasta lo stemma di famiglia con inciso il motto "Rumpor non flector".

In via Fabio Filzi si trova Villa Annamaria Salvotti, anche questa acquisita dall'UNICEF dal comune di Mori.

Nomesino[modifica | modifica wikitesto]

È una frazione di circa 80 abitanti.

Pannone[modifica | modifica wikitesto]

Pannone (760 m s.l.m.) è una frazione di 229 abitanti situata al margine nord di un terrazzamento naturale che nel versante sud termina con un dosso dal quale svettano i ruderi del Castel Gresta, una volta di proprietà della famiglia dei Castelbarco. Fino agli anni sessanta Pannone era sede del comune della Val di Gresta, poi entrò a far parte del comune di Mori.

Ravazzone[modifica | modifica wikitesto]

Ravazzone è la frazione posta più a nord e ad oriente del Comune ed è in rapporto storicamente col fiume Adige, anche se in realtà ne è discosta. L'abitato era ed è unitario, allungato sulla via principale, che dal Garda portava alla destra Adige ed all'altro porto di Sacco. Ora quell'unica via, porta dalla strada statale 220 alla strada provinciale 90.

Una tradizione locale dice che l'Adige un tempo era molto più alto e correva sotto le case, nelle quali si mostrano ancora gli antichi anelli di ferro per fissarvi le barche. In realtà è molto plausibile, e documentato storicamente, che un primo insediamento molto più vicino al fiume Adige sia stato distrutto durante un'alluvione. La successiva ricostruzione avvenne ad una quota di maggiore sicurezza. Gli anelli appesi ad alcune vecchie case sono quelli tipici della tradizione contadina, ad essi si legavano temporaneamente gli animali: mucche, buoi, asini e cavalli.

La zona di Guadazzone rappresentava un importante guado sul fiume, e ospitò già fin dal XIII secolo[6] un piccolo "porto" fluviale, prima che il paese venisse riedificato a una certa distanza dal fiume per evitare le inondazioni.

Il guado rappresentò pertanto ambito feudo nel Medioevo. Il paese assumeva allora le caratteristiche di un piccolo centro commerciale, soprattutto di transito e di piccola frontiera sia di Mori che, in epoca più recente, dei Quattro Vicariati (Ala, Avio, Brentonico e Mori). Nel 1438 Erasmo Gattamelata tentò di vincere l'assedio di Brescia trasportando con l'aiuto dell'ingenere dalmata Sorbolo a Ravazzone le barche di rifornimenti per poi trasportarle poi via terra attraverso il solco di Loppio, al Lago di Garda[7][8]. Un ponte di barche fu edificato durante la guerra della Quinta coalizione per ordine di Eugenio di Beauharnais il 22 aprile 1809.[9] Fu fatto distruggere qualche giorno più tardi il 25 aprile[10] dal generale Achille Fontanelli.[11]

Nonostante la posizione strategica tuttavia, un vero ponte non vi fu mai costruito fino alla seconda metà dell'Ottocento.

Sano[modifica | modifica wikitesto]

Sano è isolata su di un poggio a 260 metri s.l.m. alla destra del rio Cameras, ad occidente del monte Giovo e sovrastata da Castione di Brentonico; è una piccola frazione situata a sud ovest di Mori. Conta non più di 200 abitanti e una quarantina di case. Il centro della frazione è una piazza dove è presente la chiesa, dedicata a Sant'Antonio, e un parco giochi con campo da calcio. A lato del parco scorre il Rì, un torrente che poi si unisce al rio Cameras che attraversa Mori. Anticamente era presente anche un bar gestito dalle persone del paese, ma ora non più. La strada che porta a Sano funge anche da pista ciclabile, che si collega poi alla ciclabile per Loppio-Torbole. Questa strada porta anche alla Grotta del Colombo, una grotta risalente all'età della pietra.

Si può vedere il parcogiochi con la neve, la piazza, la chiesa e varie case.

Inizialmente vi era presente anche una scuola, trasformata poi in una sede che soddisfa i bisogni della comunità di Sano, riunita in un'associazione chiamata A.R.C.S. (Associazione Ricreativa Culturale Sano). La sede viene utilizzata per varie feste, come Natale, Capodanno, Pasqua, e l'associazione allestisce ogni anno la Festa di Sano durante tre giorni alla fine di luglio, ormai da molti anni.

Tierno[modifica | modifica wikitesto]

Tierno (214 m s.l.m.) è una frazione di circa 1700 abitanti, posta a sud di Mori ai piedi del Monte Baldo. Sono presenti i resti del castello "Castel Palt" che è situato in località Coste di Tierno; confina con il comune di Brentonico in località Talpina e con la frazione di Besagno in corrispondenza dei declivi delle Coste di Tierno. Tierno è famoso per il suo carnevale: il "Gran carnevale di Tierno" che ogni anno attira molta gente. Soprattutto per la grande distribuzione dei "bigoi co' le sardele",ormai diventati il marchio della manifestazione.

Valle San Felice[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Valle San Felice conta circa 250 abitanti.

Varano[modifica | modifica wikitesto]

Varano (860 m s.l.m.) è una frazione che conta attualmente 42 abitanti situata in Val di Gresta. Nel 1236 è documentato Varanum. Secondo l'Orsi è, un nome prediale: «Varianum», della famiglia «Varia» (o «Veria»). Varagna, Varano, Varignano di Arco, Varano di Tenno, Varena di Cavalese, Varenna a Como, Varana a Verona, Varese, Vara e Varia forse sono parole liguri indicanti corso d'acqua. (Testo tratto da Mori di L.Dalrì, La Grafica, 1987) L'insediamento di Varano, la più piccola frazione in Val di Gresta, è sempre stato nelle vicende della storia locale un centro di modeste proporzioni, ma che ha saputo costruirsi una sua specifica identità. In una prima e sommaria ricerca sono state individuate alcune date storiche interessanti:

  1. nel 1234 la famiglia dei Signori di Gardumo (ora Ronzo-Chenis) chiese ed ottenne dal Principe Vescovo l'investitura per costruire un castelletto sul GROM di Varano;
  2. nel censimento del 1339 l'abitato di Varano contava 18 FUOCHI; in seguito grazie a questa presenza consistente, l'insediamento poteva così costituire un proprio Comune Catastale;
  3. nel XVI secolo i Signori di Gresta-Castelbarco eseguirono varie opere di ricostruzione, tra queste venne interessata anche la chiesa SS. Fabiano e Sebastiano di Varano con interventi particolari di abbellimento, attraverso affreschi, che a tutt'oggi necessitano di urgenti ed mirati interventi;
  4. nell'anno scolastico 1785-86 la scuola di Varano vedeva la presenza di un maestro e 42 alunni maschi frequentanti, i dati ritrovati, affermano inoltre che vi erano altri 4 alunni obbligati e 30 bambine, ma di queste, come la quasi totalità delle alunne obbligate del Circolo Ai Confini d'Italia, non frequentavano per immaginabili motivi socio culturali;
  5. nel corso del XIX secolo v'era la presenza di una fabbrica di coppi, usando l'argilla gialla ricavata in loco, molto resistente all'usura come dedotto da attente osservazioni di tecnici moderni. Nella recente fase di ristrutturazione di alcuni vecchi edifici dell'abitato sono stati ritrovati su alcuni coppi: la data di fabbricazione (1833) e un probabile marchio della famiglia che svolgeva questo tipo di lavoro. Osservando la frazione dall'alto risulta evidente come essa si presenti compatta nel suo nucleo costruttivo, dimostrando l'originaria esigenza già emersa in epoca romana e salvaguardata nel succedersi della storia, di non sottrarre spazio alle colture agricole per permettere di organizzare il suolo secondo il criterio di massimo utilizzo delle risorse naturali e nel rispetto dei caratteri morfologici della montagna. Il territorio agricolo era ben valorizzato tanto che si riusciva a determinare una specifica micro-unità produttiva, garantendo equilibrio tra territorio e abitanti.

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è teatro di varie manifestazioni, le più importanti delle quali sono il "Carnevale", la "Festa di Primavera" e soprattutto la "Ganzega d'Autunno", che si svolge il primo fine settimana di ottobre.

Il Carnevale di Mori si caratterizza per essere il più lungo del Trentino. Ben otto manifestazioni sono organizzate dalle singole frazioni e si susseguono nei fine settimana per circa un mese.

La Ganzega d'Autunno[modifica | modifica wikitesto]

La "Ganzega d'Autunno". I cinquant'anni, che collegano la storia del popolo trentino alla suggestione e agli eventi proposti dalla Ganzega d'Autunno, sono quelli che furono anni duri per la popolazione che vide con i propri occhi lo sviluppo della storia mondiale. A cavallo degli anni 1880-1930, nel pieno dell'ondata di miseria che colpì l'Italia, molte famiglie furono costrette ad abbandonare il loro paese per recarsi in America in cerca della fortuna tanto desiderata.

La forza lavoro era stata falcidiata: la prima guerra mondiale aveva sottratto dalla terra molti giovani braccianti e lasciato grandi vuoti tra le genti rurali. Con il ritorno in patria i profughi si trovarono di fronte a scenari di paesi completamente distrutti, e tessuti sociali da ricostruire. All'interno di questo contesto sociale ed economico distinto da grandi cambiamenti, non è mai scomparsa la voglia di vivere che ha consentito ai trentini di non arrendersi nonostante le numerose difficoltà.

Le giornate della Ganzega d'Autunno si pongono come obiettivo quello di riportare lo spirito della vita trentina, la voglia di fare festa che nasceva quando, alla fine del raccolto, la gente si ritrovava insieme per festeggiare: per far "ganzega".[12]

La festa di San Giuseppe e la grostolada[modifica | modifica wikitesto]

La grostolada di S.Giuseppe è la più grande distribuzione gratuita di grostoi, i dolci tipici del carnevale e della primavera. Questa distribuzione è un elemento significativo della festa che trae origine dall'antica venerazione della popolazione di Mori per la Madonna e San Giuseppe, a cui è dedicato il Santuario che si trova a Montalbano. Inoltre si origina dalla tradizione di festeggiare con il giorno di San Giuseppe l'arrivo della primavera, con il caratteristico marendot (merenda), a base di radicchio, uova sode e grostoi, consumato insieme sugli spazi e sui massi.

Montalbano risulta essere il luogo più ricco di riferimenti per la gente di Mori, quali il santuario con il suo romitorio e l'enorme orologio, i ruderi del castello, gli spazi per lo svago e l'attività sportiva, la via attrezzata, gli enormi massi di frana e un impagabile scorcio della borgata e della vallata. A testimonianza di ciò è sufficiente sfogliare un qualunque dépliant di promozione turistico-culturale per ritrovarvi un logo con la riproduzione del caratteristico santuario.

La festa di Sano[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno nella frazione di Sano viene allestita una festa ad opera della comunità. La comunità è riunita nell'Associazione Ricreativa Culturale di Sano (A.R.C.S.), che durante le ultime giornate di luglio da una festa aperta a tutti. Questa festa che dura ormai da molti anni offre in tre giornate musica, balli, cibo e una lotteria.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Mori si distingue per il numero elevato di associazioni presenti (circa una novantina). Esse testimoniano la ricchezza d'iniziative, l'intraprendenza, lo spirito associativo e l'indole volontaristica dei residenti.

Il Gruppo Alpini "Remo Rizzardi" ha lo scopo di tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, illustrarne le glorie gesta, rafforzare tra tutti gli alpini i vincoli di fratellanza, il dovere di Patria, l'assistenza reciproca. Favorire i rapporti con i Reparti e con gli alpini in armi. Promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna.
Il gruppo ANA (Associazione Nazionale Alpini) di Mori nell'ultimo decennio si è fatto carico di restituire alla memoria le fortificazioni e le trincee realizzate dagli austriaci sul Monte Nagià Grom, rilievo stretto tra i paesi di Valle San Felice e Nomesino .

Il Gruppo Albora che organizza momenti di formazione ed aggregazione come "Il paese dei ragazzi" cioè la simulazione contemporanea del mondo degli adulti, evento unico non solo in Trentino ma anche in Italia.[senza fonte].

Tam Tam - Iniziative Moriane del "Gruppo Iniziative Moriane": offre alla comunità di Mori la possibilità di essere maggiormente partecipativa alle iniziative proposte dalle associazioni ed enti presenti sul territorio del comune.

Dal 1942 è attiva una sezione locale della Società Alpinisti Tridentini (S.A.T.).[13]

Dagli anni sessanta è attivo il "Gruppo Loppienis" che si è trasformato negli anni in "Museo Didattico Loppiensis" e poi in "Museo Didattico di Mori e Val di Gresta" ed ora nell'Associazione "Sintesi-Museo Didattico". L'associazione ha allestito delle sale museali in via Viesi, 2 grazie all'opera volontaria dei soci dove è esposto al suo interno un plastico del Lago di Loppio, oltre a materiale per attività di laboratorio e di conoscenza del territorio nei suoi aspetti naturali ed antropici. L'associazione partecipa da anni alla Ganzega d'Autunno proponendo mostre, laboratori e giochi di cortile di una volta. Nel 2001 ha allestito il percorso botanico per Montalbano con tabelloni esplicativi e targhe botaniche vicino alle principali piante che si possono incontrare sul sentiero, è disponibile un dépliant che descrive il percorso e le qualità delle diverse essenze floristiche.

Persone legate a Mori[modifica | modifica wikitesto]

  • Bartolomeo Giuseppe Giuliani detto Bortolo (Mori, 1843 - Mori, 1930), costruttore di fisarmoniche.
  • Bartolomeo Malfatti (Mori, 25 febbraio1828 - Firenze,15 gennaio 1892), geografo.
  • Guglielmo Azzone Castelbarco, condottiero (XIV secolo).
  • Giacomo Modena (Mori, 1773Treviso, 1841) attore.
  • Gustavo Modena figlio di Giacomo (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861), attore e patriota.
  • Antonio Salvotti, magistrato inquirente per il processo a Silvio Pellico nel 1821.
  • Scipione Salvotti, figlio di Antonio, filoitaliano e mazziniano passa sette anni allo Spielberg.
  • Filippo Tranquillini (Mori, 16 agosto 1837 - Milano, 13 ottobre 1879), avvocato e garibaldino.[14]
  • Anna Maria Salvotti, baronessa (1922-Rovereto, 21 marzo 2004).
  • Vasco Modena (Mori, 17 luglio 1929 - Trento, 7 agosto 2016), ciclista.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Attività economiche[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà dell'Ottocento l'economia moriana si basa sulle attività di trattura e filatura della seta. Le filande Salvotti, Lupatini, Grigolli, Salvadori e Lutteri più i due filatoi lungo il Cameras rappresentano l'unica fonte di occupazione dell'età preindustriale. Le malattie del baco da seta fanno però sprofondare l'attività in una crisi solo in parte lenita dal sorgere di una fabbrica di carta a mano, una pelletteria e una segheria. Fortunatamente la coltivazione della vite prende sempre più piede, con i filari di Negrara e Marzemino difesi talvolta da contadini col fucile in mano. Le condizioni sociali sono tuttavia aggravate da un'epidemia di colera, dalle malattie della vite e dall'inondazione provocata dal Cameras nel 1868. La fine del secolo coincide con una decisa ripresa economica che va di pari passo con una sempre più diffusa istruzione popolare. Parte della popolazione moriana trova occupazione in alcune fabbriche roveretane, dove vige l'oculata amministrazione del barone Malfatti. La vera industrializzazione resta solamente un miraggio, in quanto i pochi capitali presenti vengono investiti in proprietà terriera, scansando così il rischio del nuovo e dell'avventura, come osservò il de Cristiani nel 1766 "la diffidenza porta ad un ritardo dello sviluppo”. Alla vigilia della prima guerra mondiale ben 8 cantine della borgata esportano vini pregiati in Austria-Ungheria (per oltre 60000 ettolitri), ma solo la cantina Grisi è attrezzata su base industriale. La coltura della vite dà un impiego a tempo parziale per 200 operai, mentre il tabacco (da poco tempo affacciatosi sul panorama agricolo trentino) richiede il lavoro di 150 persone per 5 mesi. Una cinquantina di persone lavora nelle segherie, falegnamerie, concerie e piccole industrie alimentari. Una scuola con cinque classi più una classe serale è già presente a Mori, mentre un teatro all'aperto presso la birreria Grisi è luogo frequentato per dimenticare la crisi. Dopo la prima guerra mondiale molte persone sono costrette a sopravvivere con il "sussidio profughi”, che verrà presto sospeso. Nel 1921 la S.C.A.C, che fabbrica manufatti in cemento, apre a Mori Stazione, dando così occupazione a numerosi moriani. La situazione economica è messa a dura prova dal cambio delle corone in lire, che fa registrare una perdita del 40%, costringendo così 5/6 famiglie l'anno ad emigrare all'estero in cerca di fortuna. Nel 1928 il regime fascista decreta l'accorpamento di Mori e San Felice, ampliando la superficie comunale fino a 19,94km².

Per quanto riguarda l'artigianato, è da segnalare la produzione di mobili e di oggetti in legno, impreziositi da pregevoli decorazioni artistiche raffiguranti temi tipici locali.[16]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Podestà[modifica | modifica wikitesto]

Benedetti Giambattista nominato da Napoleone podestà del comune di Mori il 18 agosto 1810.

Sindaci[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1950 ... ... Sindaco
19.. 19.. ... ... Sindaco
19.. 19.. ... ... Sindaco
1969 1975 Rino Ballarini Sindaco
1975 1980 Francesco Sartori DC Sindaco
1980 1985 Sergio Mozzi DC Sindaco
19.. 19.. Cornelio Bisoffi DC Sindaco
19.. 20.. Clara Tranquillini DC Sindaco
18 giugno 1995 14 maggio 2000 Sandro Turella ... Sindaco
14 maggio 2000 22 settembre 2003 Sandro Turella ... Sindaco
22 settembre 2003 23 maggio 2004 Saverio Radam PATT Vicesindaco
23 maggio 2004 30 maggio 2010 Mario Gurlini Lista civica Sindaco
30 maggio 2010 24 maggio 2015 Roberto Caliari Lista civica Sindaco
24 maggio 2015 in carica Stefano Barozzi PDdT Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra locale di calcio è l'Associazione Sportiva Dilettantistica Mori Santo Stefano, la cui prima squadra gioca in Serie D Girone C.

La squadra cittadina di hockey su prato, l'UHC Adige ha ottenuto risultati anche a livello nazionale.

Inoltre anche la A.S.D. Pallamano Mori club che da anni svolge attività agonistica nel campo dell'handball sia maschile che femminile.

Dal 1969 esiste a Mori un'associazione damistica denominata ASD Dama Mori che nel corso degli anni ha organizzato molti tornei di dama anche a livello internazionale. Tra tutti si possono ricordare i Campionati Mondiali Juniores del 1987 e le Olimpiadi della Dama del 1992.

Nel 1976 la locale sezione della S.A.T. ha realizzato una via ferrata, la via attrezzata Monte Albano, dedicata successivamente ad Ottorino Marangoni. La via è percorribile da alpinisti adeguatamente attrezzati.[13]

Nel 1902 viene fondata la Società Ciclistica Mori, che promuove lo sviluppo e la conoscenza del mondo del ciclismo a livello giovanile. Nel 2010 viene inaugurato il nuovo Velodromo di Mori, che consente il ritorno a Mori dell'attività su pista. Nel 2010 si sono svolte cinque gare regionali e, come ciliegina sulla torta, il campionato italiano giovanile ed assoluto. Il movimento trentino del ciclismo su pista è ripartito con rinnovato entusiasmo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
  4. ^ Rinnovata la via ferrata “Ottorino Marangoni” della SAT di Mori - Lo scarpone on-line - L'house organ del Club Alpino Italiano, su www.loscarpone.cai.it. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  5. ^ Nadia Manfredi, La frazione senza nome, in Mori informa Mori, Gennaio 2010, nº 01.2010.
  6. ^ Ravazzone, Proloco Mori. URL consultato il 2 agosto 2013.
  7. ^ Gattamelata, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  8. ^ Ansano Fabbi, Antichità umbre: Natura, storia, arte., Pontificio seminario regionale, 1971, p. 174.
  9. ^ (FR) Frédéric François Guillaume de Vaudoncourt, Histoire politique et militaire du prince Eugène Napoléon, vice-roi d'Italie, vol. 1, P. Mongie, 1828, p. 201.
  10. ^ Cesare De Laugier, Fasti e vicende degl' italiani dal 1801. al 1815.; o, Memorie di un'uffiziale per servire alla storia militare italiana, 6-7, 1833, p. 342.
  11. ^ Girolamo Andreis, Alessandro Volpi, Andrea Hoffer o La sollevazione del Tirolo del 1809 memorie storiche di Girolamo Andreis, G. Gnocchi, 1856, p. 70.
  12. ^ prolocomorivaldigresta.com, http://www.prolocomorivaldigresta.com/default.aspx .
  13. ^ a b S.A.T., su www.sat.tn.it. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  14. ^ Filippo Tranquillini, archiviodistatotorino.beniculturali.it. URL consultato il 5 agosto 2017.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, p. 15.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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