Campana dei Caduti

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Campana dei Caduti
Campana dei Caduti.jpg
Maria Dolens, la campana dei Caduti di Rovereto.
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRovereto
IndirizzoColle di Miravalle, Largo Padre Jori Eusebio, Rovereto e Largo Padre Eusebio Jori - Colle di Miravalle, 38068 Rovereto
Coordinate45°52′26.11″N 11°02′21.06″E / 45.873919°N 11.039182°E45.873919; 11.039182
Caratteristiche
TipoStoria
Visitatori19 852 (2020)
Sito web

La Campana dei Caduti, Maria Dolens, si trova sul Colle di Miravalle a Rovereto, dopo il trasferimento in questa nuova sede avvenuto nel 1965.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Idea[modifica | modifica wikitesto]

Ideatore della Campana dei Caduti fu un Sacerdote di Rovereto, don Antonio Rossaro (1883 -1952), il quale volle trovare un modo per ricordare tutti i Caduti del conflitto da poco concluso e pensò alla realizzazione di una campana, fusa con il bronzo dei cannoni delle Nazioni partecipanti alla prima Guerra mondiale[2][3].

In una cornice internazionale ancora scossa dalla guerra, il Prelato diede avvio al progetto, prendendo contatto con le diplomazie degli Stati ex belligeranti per una fornitura di cannoni ed altro materiale bellico dismesso. Grazie alla collaborazione di numerose Capitali, la Campana (denominata "Maria Dolens") poté essere fusa nell'ottobre 1924 a cura della Fonderia Colbacchini[4] di Trento e inaugurata solennemente il 4 novembre 1925 alla presenza del Re d'Italia Vittorio Emanuele III[5] e di altri dignitari, italiani e stranieri.

Prima realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La campana dei Caduti viene festeggiata al suo arrivo a Rovereto da Trento nel 1925 in piazza Rosmini, dopo essere transitata per corso Vittorio Emanuele (poi corso Bettini)
Campana originale sul torrione Malipiero del castello di Rovereto il 4 novembre 1925

Dal punto di vista figurativo, la realizzazione del modello era stata affidata al noto scultore trentino Stefano Zuech, che l'aveva raffigurata con un bassorilievo di impostazione neoclassica[6]. All'epoca, il suo peso raggiungeva i 110 quintali, con un'altezza di 2, 58 mt ed un diametro di 2,55 mt. Era la maggiore campana d'Italia e tra le più imponenti al mondo, superata solo da quelle di Mosca/Cremlino (peraltro mai in attività), di Colonia (Duomo) e di Vienna (Santo Stefano).

La prima collocazione di Maria Dolens fu rappresentata dal torrione Malipiero del Castello di Rovereto, nel centro cittadino, sede dal 1921 del "Museo Storico italiano della Guerra".

Realizzazioni successive[modifica | modifica wikitesto]

Non corrispondendo il suono a quello desiderato[7], la Campana fu sottoposta nel 1938 a due nuove fusioni (la prima non riuscita) ad opera della Fonderia Cavadini di Verona[4].

"Maria Dolens" tornò a Rovereto il 26 maggio 1940, a brevissima distanza dall'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale (10 giugno 1940). Si dovette attendere il 1945, cioè la fine delle ostilità, prima di poterla installare nuovamente al Castello. In seguito, nel 1960, essa si incrinò gravemente. Non potendo intervenire altrimenti nel 1964 si decise per una nuova fusione, la quarta, resa possibile dal sostegno finanziario dei Lions Club d'Italia e affidata per la realizzazione alla Fonderia Capanni di Reggio Emilia[8][9].

Il 31 ottobre 1965 la nuova Campana fu benedetta a Piazza San Pietro da Papa Paolo VI[10], per essere poi trasportata a Rovereto ed essere collocata in una nuova sede, il Colle di Miravalle.

Fondazione e attività[modifica | modifica wikitesto]

Con Decreto presidenziale del 18 gennaio 1968[11] è stata istituita la "Fondazione Opera Campana dei Caduti" (rinominata nel 2018 "Fondazione Campana dei Caduti"[12]), ente morale avente le finalità di preservare in piena efficienza lo storico manufatto. di garantire il decoro dell'area monumentale e di contribuire ad educare le nuove generazioni ai principi della pace e del rispetto dei diritti umani[13].

All'interno dell'area monumentale, si rifà a tali obiettivi il "Viale delle Nazioni", in cui figurano le bandiere degli oltre 100 paesi, fra Stati nazionali e entità territoriali non indipendenti, che hanno formalmente aderito al "Memorandum di Pace" della Fondazione[14].

Anche tre organizzazioni multilaterali (Nazioni Unite, Consiglio d' Europa e Unione Europea) vi hanno esposti in maniera permanente i rispettivi vessilli.

Nel febbraio 2006, il Parlamento italiano approvando una legge ad hoc (la nr. 103) ha conferito a Rovereto il titolo di "Città della Pace" , assegnandole il compito di mettere in atto le misure e di realizzare le iniziative volte a diffonderne i relativi valori.

Dimensione Internazionale (Consiglio d'Europa e Nazioni Unite)[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2006 la Fondazione ha ottenuto il "participatory status" in ambito Consiglio d'Europa, mentre nell'agosto 2009 il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) dell'ONU le ha attribuito lo "special consultative status"[15].

Infine, dal 2020 la Fondazione pubblica in lingua italiana ed in inglese un mensile online, "La Voce di Maria Dolens", avente come focus la promozione dei diritti umani nella attualità internazionale[16].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La campana si trova sul Colle di Miravalle e tutte le sere batte i suoi rintocchi a ricordo dei caduti.

Tecnicamente si può classificare come campana a battaglio cadente. Le sue dimensioni sono notevoli: il suo peso equivale a 22,639 t, il ceppo a 10,3 t e il battaglio a 0,6 t. La sua altezza è di 3,36 m e il diametro di 3,21 m. La nota musicale è Si1. È la quinta campana al mondo per peso tra quelle che suonano a distesa (1ª Gotemba Park in Giappone di 36 t, 2ª Millennium Bell di Newport negli Stati Uniti di 33 t, 3ª Campana maggiore nuova Cattedrale Ortodossa di Bucarest (Romania) 25 t, 4ª la Petersglocke del duomo di Colonia in Germania di 24 t).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gorfer Trentino orientale, pp. 135-136.
  2. ^ Note Storiche, su fondazioneoperacampana.it. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  3. ^ Trentino Grande Guerra - La Campana dei Caduti - Rovereto, su trentinograndeguerra.it. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  4. ^ a b ISBN/9788871972589, p. 197 - 222.
  5. ^ Galleria 4, su Archivi di Pace. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  6. ^ Renato Trinco, Maurizio Scudiero, La Campana dei Caduti Maria Dolens. Cento rintocchi per la pace, pp. 20-26.
  7. ^ Renato Trinco, Maurizio Scudiero, La Campana dei Caduti Maria Dolens, p. 83.
  8. ^ Renato Trinco, Maurizio Scudiero, La Campana dei Caduti Maria Dolens. Cento rintocchi per la pace, p. 177.
  9. ^ Maria Dolens un simbolo di Pace - La Campana che risveglia la coscienza dei popoli, p. 70.
  10. ^ Benedizione del Papa, su fondazioneoperacampana.it. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  11. ^ DPR 18 gennaio 1968, su fondazioneoperacampana.it.
  12. ^ Statuto attuale, su fondazioneoperacampana.it.
  13. ^ I statuto, su fondazioneoperacampana.it.
  14. ^ Le bandiere, su fondazioneoperacampana.it. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  15. ^ Welcome to csonet.org | Website of the UN DESA NGO Branch. At your service, su csonet.org. URL consultato il 18 febbraio 2022.
  16. ^ Magazine Mensile, su fondazioneoperacampana.it. URL consultato il 18 febbraio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Trinco, Maurizio Scudiero, La Campana dei Caduti Maria Dolens. Cento rintocchi per la pace, Mori, La Grafica, 2000, ISBN 9788886757126, OCLC 58843894.
  • Touring Club Italiano, Trentino Alto Adige, Milano, Touring Editore, 2005, ISBN 978-88-365-4802-6.
  • Aldo Gorfer, Le valli del Trentino: guida geografico-storico-artistico-ambientale: Trentino orientale, Calliano (Trento), Manfrini, 1975, OCLC 637057987, SBN IT\ICCU\TSA\1415530.
  • Armando Vadagnini; Maria Dolens un simbolo di Pace - La Campana che risveglia la coscienza dei popoli, Via della Terra, 2005; ISBN 88-7558-020-0
  • Armando Vadagnini; Maria Dolens un simbolo di Pace - 2003-2013 una Campana che parla al Mondo, Egon 2013 ISBN 978-88-96215-55-5
  • Maurizio Gentilini, Francesco Samassa: I Documenti di un monumento - Guida alle fonti su Antonio Rossaro e La Campana dei Caduti di Rovereto; Pubblicazioni della Fondazione Museo Storico del Trentino, 2020; ISBN 978-88-7197-258-9[1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ archivi di pace, su archividipace.it.