Manifattura Tabacchi (Rovereto)

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Ex manifattura Tabacchi di Rovereto
Ex Manifattura tabacchi Rovereto Trento 2.jpg
Ex manifattura tabacchi Rovereto Trento, facciata su viale Vittoria.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Rovereto
Coordinate 45°53′01.8″N 11°01′16.19″E / 45.883832°N 11.021165°E45.883832; 11.021165Coordinate: 45°53′01.8″N 11°01′16.19″E / 45.883832°N 11.021165°E45.883832; 11.021165
Informazioni
Condizioni In uso
Inaugurazione 1854
Realizzazione
Proprietario Provincia di Trento
Proprietario storico Monopoli austriaci e poi italiani
 
Veduta aerea di Borgo Sacco; sulla sinistra è visibile il complesso della manifattura tabacchi

La Manifattura Tabacchi di Rovereto (K.u.k. Tabakfabrik, Imperial Regia Manifattura d'Austria-Ungheria, al tempo della dominazione austro-ungarica) è ubicata in viale della Vittoria a Borgo Sacco, quartiere di Rovereto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Entrata principale (lato nord)

La storia della Provincia di Trento, all'interno della quale la campagna ed il mondo rurale occupano un ruolo determinante, è ancor oggi ricca di elementi (sotto forma di simboli, ritualità, oggetti della cultura materiale, memorie) che ci portano continuamente a riflettere sul settore del tabacco.

La coltivazione e la lavorazione di questa pianta comincia sul finire del Cinquecento e si sviluppa nel Trentino attraverso la costituzione di un sistema lavorativo predisposto attorno alle masere. Con la costruzione dello stabilimento di Borgo Sacco l'intero ciclo produttivo del tabacco nella zona della Vallagarina viene così a chiudersi, dal momento che ci si occupa così anche della confezione dei manufatti.

La decisione di costruire a Borgo Sacco lo stabilimento arriva dopo decenni di accese discussioni e di forti pressioni esercitate dai comuni di Sacco e di Rovereto. A tale proposito non mancano le resistenze poste dagli industriali della seta e del pellame, che temono il rialzo dei salari come conseguenza dell'aumento della domanda di manodopera ed alcuni accesi contrasti che vedono Rovereto contrapporsi a Bressanone. La scelta di edificare la fabbrica del tabacco a Sacco è indice, soprattutto, di quanto la città di Rovereto e l'intera zona della Vallagarina godessero di una posizione di particolare privilegio nei rapporti con l'amministrazione centrale austriaca ed è anche dovuta a gravi problematiche di carattere occupazionale, legate alla forte crisi del settore serico, che si tentava in questo modo di arginare. Sacco – bisogna ricordare inoltre - è situata nel centro della produzione del tabacco e la popolazione è, dunque, dotata anche di buone conoscenze tecniche.

Borgo Sacco mette a disposizione il terreno e le materie prime e anche Rovereto partecipa donando del denaro (4.000 fiorini) e due spine d'acqua potabile (del valore di 1.600 fiorini). La forza motrice necessaria per il movimento dei macchinari viene ricavata da una ruota idraulica azionata dall'acqua di una roggia che dal fiume Leno attraverso un canale sotterraneo, giunge fino alla fabbrica per poi svuotarsi nell'Adige, in località “Moia”. Il costo complessivo per l'epoca è enorme: 175.000 corone austro-ungariche.

Il 20 marzo del 1851 viene sottoscritta la convenzione tra il Regio Ministero delle Finanze austriaco ed il Comune di Sacco, nella persona del podestà Antonio Gasperini. A parte l'intervento di questo ministero, il quale si fa promotore della costruzione dei tabacchifici di Schwaz, una piccola cittadina del Tirolo austriaco, e Borgo Sacco, a favore dell'avvio di nuove iniziative industriali sta la volontà di alcuni operatori economici, sia locali che provenienti dall'estero, “di approfittare di alcune caratteristiche e di alcune dotazioni dell'economia locale per uno sbocco produttivo di tipo industriale”[1].

Le operazioni di costruzione ed i primi anni di attività dell’opificio[modifica | modifica wikitesto]

Altra entrata sul lato nord

Attorno alla metà del 1851 si cominciano a demolire i vecchi edifici esistenti sull'area destinata alla costruzione. Nello stesso anno iniziano i lavori per la costruzione della imperiale regia Manifattura tabacchi di Borgo Sacco la quale, per molti decenni, rappresenta l'industria trentina con la maggiore capacità di assorbimento di manodopera. Il fabbricato nasce da un progetto dell'ing. Latzel, della direzione generale dei lavori di Vienna; i lavori vengono diretti da Giovanni Smith e Giovanni Rezzori.[2]

La Manifattura entra in funzione nel 1854-1855 con due laboratori di 220 operaie l'uno. Lo stabilimento si snoda inizialmente in tre articolazioni: un fabbricato per la lavorazione, un magazzino adatto a tenere le greggi ed infine un fabbricato al cui interno si potesse rendere efficace la macera delle foglie del tabacco. La lavorazione si sviluppa per ora attorno a quattro prodotti: il sigaro Virginia (Virginia comuni, Esportazione, Speciali, Imperiali); tabacchi da fiuto (Scaglia di lusso, nostrano fino, radica paesana, foglia di levante, scaglia fermentata, scaglia naturale); produzione di estratto di tabacco, realizzato con i residui del tabacco – quasi l'8% nella produzione dei sigari; sigarette a mano (produzione sperimentale che viene poco dopo tempo abbandonata). La produzione dei tabacchi da fiuto, la quale segna l'inizio dell'attività industriale delle manifatture italiane già nel corso del XVIII secolo, riveste per molto tempo una notevole importanza.

Prima della guerra del 1914-1918 l'opificio, che era uno dei più importanti dell'Austria, era chiamato sigarificio. Era, infatti, particolarmente rinomato per la fabbricazione dei sigari Virginia.[3]

La produzione ed il confezionamento dei sigari rappresentano, infatti, le attività che meglio caratterizzano il lavoro all'interno delle Manifattura durante il secolo che stiamo ora considerando.

Pochi anni dopo l'apertura dell'opificio le operaie impiegate (zigherane), si autotassarono per far costuire un ponte sul torrente Leno e ridurre così il percorso che dovevano affrontare giornalmente, dalle zone a sud, per raggiungere il posto di lavoro.

Il primo conflitto mondiale ed il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Lato est

Nel 1910 viene realizzato un nuovo edificio adibito a deposito, officina e falegnameria. Tali lavori non fermano, però, la produzione dello stabilimento.

La direzione, durante la guerra, si trova costretta ad inviare tutti i propri operai nelle fabbriche austriache di Linz e della Boemia. Tra requisizioni militari, saccheggi veri e propri e distruzioni dovute alle operazioni militari, i tre anni e mezzo di guerra provocano danni ingenti al patrimonio industriale roveretano e trentino, con la distruzione di interi impianti e l'asportazione di macchinari e scorte.

Si avvia, con la fine della guerra, il processo di ricostruzione delle città e di tutto ciò che è andato distrutto dai bombardamenti. Le amministrazioni dei due centri maggiori del Trentino promuovono anche una politica di rilancio generale dell'economia, con l'obiettivo primario di incrementare il settore industriale. In questi anni comincia a formarsi a Rovereto il primo vero nucleo industriale moderno, formato da numerose aziende di rilievo nazionale come la Komarek nel settore degli avvolgibili, la Radi degli apparecchi di riscaldamento, le Officine Ferroviarie, il Nastrificio Roveretano, la Pirelli e le Fonderie San Giorgio.

La Direzione generale dei Monopoli industriali del Regno d'Italia decide, verso la fine del 1918, una radicale ristrutturazione degli impianti che la lunga tragedia del primo conflitto mondiale aveva ridotto in gravi condizioni. Nel momento della riapertura dello stabilimento, il 19 marzo del 1919, vengono riassunti tutti i 1.400 operai che sono in servizio prima dello scoppio della guerra. L'unica condizione che l'amministrazione comunale di Sacco pone è la priorità nelle assunzioni per i suoi abitanti; tale privilegio dura sino al 1920, cioè sino a quando Sacco viene annesso al Comune di Rovereto.

Durante gli anni successivi la potenzialità produttiva dello stabilimento viene dilatandosi, grazie anche alla progressiva razionalizzazione del ciclo di lavoro.

Gli anni del fascismo e del secondo conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Lato nord

Nel 1929, a soli dieci anni dalla riapertura della struttura, la Manifattura di Sacco conta “una potenzialità produttiva di ben 1.636.000 kg di prodotti di cui 739.000 assorbiti dalla sola fabbricazione sigarette”.[4]

In questi anni la popolarità dello stabilimento diviene, nonostante la crisi, grandissima. Nel 1936, in occasione della festa dell'uva, comincia la collaborazione di Fortunato Depero con la città di Rovereto. L'artista roveretano disegna, infatti, il manifesto pubblicitario dell'evento e, nello stesso anno, progetta un carro allegorico per il dopolavoro aziendale della Manifattura, regalando a tale struttura industriale una notevole pubblicità. L'esperienza di pubblicitario permette a Depero di cogliere in questo lavoro, il quale si inserisce in una serie di progetti volti soprattutto a promuovere la città di Rovereto, i principali simboli dello stabilimento del tabacco.

Nel frattempo, l'attività dell'opificio procede progressivamente verso la meccanizzazione di molte delle proprie attività interne. Nel 1935 gli operai scendono, dunque, a 700.

Diversamente da quanto avviene durante gli anni della Grande Guerra, l'attività della Manifattura Tabacchi continua nonostante lo scoppio del secondo conflitto, ma la produzione subisce dei forti rallentamenti anche per la defezione di numerose lavoratrici. Quando cominciano anche in Trentino i bombardamenti, le lavorazioni del tabacco vengono trasferite negli scantinati dell'edificio.

Verso la fine del 1944 anche quello della Manifattura, come molti altri edifici della città, subisce alcuni danni; fortunatamente i bombardamenti non riportano, però, conseguenze in termini di vittime. Per questo motivo, operai ed impiegati, di comune accordo, prendono l'iniziativa per fare erigere un monumento alla Madonna Ausiliatrice, in ricordo di quei tristi e tormentati anni di lavoro durante la guerra. Il costo per l'erezione del monumento, opera dello scultore Luigi Degasperi e collocata nel 1947 nel giardino interno dello stabilimento, viene sostenuto totalmente attraverso una serie di offerte volontarie da parte del personale. In questo contesto evocativo si colloca anche la tradizione, ininterrotta dal 1946, che vede celebrare il giorno 24 maggio di ogni anno una messa dedicata a tutti i dipendenti ed i pensionati della Manifattura.

Con la fine del conflitto comincia in poco tempo l'opera di ricostruzione delle zone dell'opificio danneggiate dai bombardamenti; oltre alle distruzioni, sono andate perdute buona parte delle scorte e resi inservibili molti impianti e macchinari. Nel minore tempo possibile è indispensabile riammettere al lavoro tutto il personale ma anche fare fronte alle immediate esigenze del consumo. Esaurita la fase iniziale nella quale vengono sciolti i nodi più importanti, viene dato inizio ad un piano di ricostruzione a breve termine, ultimato nel 1948; contemporaneamente, viene studiata, invece, l'attuazione di un programma ad ampio raggio, destinato all'ammodernamento delle attrezzature e l'adeguamento del sistema di organizzazione del lavoro alle esigenze della moderna industria del tabacco.

Il secondo dopoguerra e l’inizio della crisi del settore del tabacco[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale molte delle produzioni vengono trasferite in altre Manifatture del territorio nazionale. Le lavorazioni dei trinciati vengono, innanzitutto, spostate alla Manifattura di Verona e nel 1953 a Borgo Sacco si è costretti ad abbandonare la produzione del sigaro. La struttura è, dunque, obbligata ad adeguarsi al cambiamento dei gusti del consumatore, il quale richiede in misura maggiore la sigaretta e sempre meno il sigaro.

Il 70% di ciò che, in questi anni, viene lavorato all'interno della Manifattura viene coltivato nella bassa Vallagarina e soprattutto nei dintorni di Mori, Ala e Rovereto. Durante gli anni cinquanta, nel contesto di un'agricoltura fondata, dunque, sull'autoconsumo, la coltivazione del tabacco rappresenta, nonostante un calo progressivo, l'unica importante coltura industriale agraria della provincia.

Con gli anni sessanta si avvertono i primi segnali della crisi del settore e il ciclo di lavorazione del tabacco comincia un lento ma inesorabile rallentamento della produzione.

Nel 1965 vengono eretti un fabbricato adibito alle lavorazioni, la mensa aziendale ed i nuovi magazzini. La Manifattura Tabacchi rappresenta, infatti, una struttura totalmente autonoma: vi sono le officine, dove si svolgono i lavori di riparazione dei pezzi, la falegnameria e altri laboratori per la lavorazione del metallo, che contribuiscono a rendere il processo lavorativo del tabacco più rapido. La centrale termica è necessaria, invece, per l'emissione del vapore della quale necessitano le prime fasi della lavorazione ma anche per il riscaldamento dell'edificio. Nel reparto articoli viene immagazzinato tutto il materiale che occorre per la produzione delle sigarette: le cartine, le colle, la carta sughero per rivestire il filtro, infine, i filtri.

Nel 1969 la Manifattura Tabacchi di Sacco comincia la produzione su commissione di Philip Morris. In questi anni il settore è interessato da altri forti cambiamenti; il comparto tabacchicolo subisce una nuova ristrutturazione su tutto il territorio nazionale nel momento in cui, “applicando le direttive contenute nel trattato di Roma istitutivo del Mercato Comune Europeo (…), si liberalizzerà la coltivazione e la prima lavorazione, provocando un mutamento strutturale del settore”.[5]

L'anno successivo entra in funzione la nuova manifattura, la quale usufruisce di locali e macchinari rinnovati; il ciclo di lavorazione viene interamente meccanizzato e si svolge ora in sole quattro fasi. La struttura industriale di Borgo Sacco ha a disposizione 22 macchine «Standard» di provenienza americana, 13 macchine impacchettatrici di sigarette, munite di speciali controlli elettronici per la verifica del numero del prodotto, capaci di produrre ciascuna 120 pacchetti di venti sigarette al minuto e 16 macchine trinciatrici in grado di effettuare 1.200 tagli al minuto.

Durante tutto questo decennio l'occupazione della Manifattura si stabilizza sulle 700 unità; la raggiunta parità salariale tra operai e operaie e la progressiva meccanizzazione del processo produttivo determina una diversa distribuzione numerica a vantaggio questa volta dei maschi.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ex Manifattura Tabacchi di Rovereto. Immagine del luglio 2015, ripresa dalla ciclopedonale accanto al torrente Leno)

Il rapporto di cooperazione produttiva della Philip Morris con il Monopolio dello Stato scade nel giugno del 1996 e viene, successivamente, rinnovato sino al 31 gennaio 1998; il 27 luglio del 2000, la Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco diviene una proprietà dell'Ente Tabacchi Italiani, nato nell'agosto del 1998 e destinato a diventare, nell'arco di soli due anni, un'azienda a capitale privato.

Nel marzo del 2001 viene firmata un'ulteriore proroga della convenzione, che esiste dal 1992, tra E.t.i. e Philip Morris, ma la situazione non è semplice dal momento che “l'Eti produceva la maggior parte delle sigarette Usa che poi finivano sul mercato italiano” e, allo stato attuale di cose, controlla solamente il 30% del mercato nazionale, contro il 60% della Philip Morris.

L'Antitrust, il 18 dicembre del 2003, dà il via al processo di acquisizione di E.t.i. s.p.a., al quale lo stabilimento di Sacco fa riferimento. Il 16 luglio dello stesso anno il Ministero dell'Economia cede l'intera struttura alla British Italian Tobacco, branca italiana della British American Tobacco. La vendita a B.a.t. è condizionata al mantenimento dei livelli occupazionali, per un periodo non inferiore a tre anni, in capo all'acquirente e alla garanzia da parte di E.t.i. s.p.a. di supportare una determinata quantità di commesse.

Per mantenere in vita la Manifattura di Bologna, in seguito alla perdita della quota di Philip Morris, B.a.t. deve togliere produzione agli opifici di Rovereto, Lecce, Chiaravalle e Scafati; la produzione a Rovereto passa in un anno da 6.100.00 kg a 5.100.000 kg e gli operai licenziati sono per il momento 17. Nel 1999 la Manifattura di Borgo Sacco dà lavoro a 270 operai e nel 2004 questi sono solamente 154.[6]

Il piano operativo industriale 2007-2009 che British American Tobacco presenta alle parti sociali per lo stabilimento di Rovereto prevede la cessazione definitiva delle produzioni al 31 marzo 2008 e il consolidamento della produzione di sigarette nello stabilimento di Lecce; la scelta di chiudere la Manifattura di Borgo Sacco è da imputare al minore impatto sociale che questa avrebbe provocato grazie all'autonomia della provincia.[7]

Il 30 ottobre del 2008 nasce Trentino Sviluppo, un'agenzia creata dalla Provincia autonoma di Trento per affiancare le imprese in un percorso di crescita e promozione del territorio. Tale agenzia sottoscrive per 20,5 milioni di euro l'atto di compravendita dell'intera area e si fa, inoltre, carico del problema della sistemazione dei dipendenti dell'azienda. La B.v. Tech Ricerca s.r.l., azienda individuata dalla stessa B.a.t. Italia s.p.a. ed attiva nel campo dei servizi informatici, nel rispetto degli impegni presi nei mesi precedenti anche con i sindacati e la Giunta provinciale, assume così una parte degli esuberi del colosso del tabacco.

Il presente ed il futuro dello stabilimento[modifica | modifica wikitesto]

Manifattura, cortile interno, ora sede del Progetto Manifattura

Il 30 aprile del 2009 viene creata la società Manifattura domani, con il compito di riqualificare tale sito industriale in quanto sistema produttivo legato ai temi della sostenibilità ambientale e delle tecnologie ambientali. L'obiettivo è quello di giungere alla realizzazione di un polo produttivo capace di sviluppare iniziative di ricerca, formazione e networking, che possa al contempo rappresentare uno spazio di sperimentazione e di innovazione sotto il profilo architettonico, ingegneristico ed energetico.

Tra l'autunno del 2009 e l'estate del 2010 si è passati dalla discussione sulla ristrutturazione alla pubblicazione del Master Plan (che definisce le linea guida del progetto di sistemazione) per la Nuova Manifattura. La nuova Manifattura Tabacchi di Rovereto parte con un plafond da 730 000 euro per il primo anno, i quali devono essere utilizzati per i primi interventi di risistemazione e per il lancio del progetto che definirà l'architettura degli 8,5 ettari di superficie e la sistemazione dei 56 000 metri quadrati coperti dello stabilimento di Borgo Sacco.

Il Master Plan della nuova Manifattura è il risultato del lavoro di un team di progettisti di rilievo internazionale composto da Arup (per quanto riguarda l'identificazione delle soluzioni tecnologiche orientate a rendere il complesso sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico), Kengo Kuma & Associates e Carlorattiassociati (per la progettazione architettonica ed urbanistica di massima) ed infine Kanso (per l'analisi tecnico-economica e la definizione del profilo dei soggetti da insediare).

Nel giugno del 2010, infine, viene divulgato in formato cartaceo ed elettronico il Master Plan definitivo. La pubblicazione di 128 pagine, che contiene le redazioni di Arup, Kanso, KKAA/CRA e la supervisione di Manifattura domani, si intitola “Progetto Manifattura: Green Innovation Factory”.

Il 10 marzo 2011, Progetto Manifattura ha inaugurato il rientro in funzione di circa 3.000 m² dello storico edificio del 1854; Habitech, Green Building Council Italia, e la stessa Manifattura Domani hanno insediato i propri uffici, costituendo il primo nucleo del progetto che prevede la costituzione all'interno del vecchio compendio manifatturiero di un'aggregazione di imprese e servizi collegati al tema dell'ecosostenibilità e delle clean technologies.

Le zigherane[modifica | modifica wikitesto]

Via della Zigherane, a Borgo Sacco, Rovereto

Le zigherane, nome dialettale dato alle sigaraie, le operaia della Manifattura Tabacchi di Rovereto, meritano un ricordo particolare nell'ambito del più ampio discorso della Manifattura e della sua storia. Dal 2012[8] esiste anche un monumento per ricordare questa figura di lavoratrice, posizionato nella piazza della Manifattura, davanti alla chiesetta dedicata alla Santissima Trinità, vicino all'edificio che, come ricordato, sino al 2008 ha ospitato l'opificio.

Le donne in fabbrica[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il dominio austriaco l'intero Trentino visse un periodo di relativa tranquillità per tutto il secolo, ad esclusione del momento della breve parentesi della dominazione napoleonica. Il confine con l'Italia si trovava allora pochi chilometri a sud di Rovereto, e l'economia della Città della Quercia costituiva in quegli anni un'eccezione rispetto al resto della provincia, ancora legata all'agricoltura. A Rovereto infatti era fiorente l'industria, in particolare della seta, della carta e della pelle[9]. Occorre poi ricordare che l'allora comune indipendente di Borgo Sacco traeva da almeno tre secoli la sua prosperità dai trasporti fluviali grazie ai suoi zattieri. La merce sbarcata era soggetta a dazi e quella in transito doveva pagare i diritti di passaggio sul fiume Adige[10]. Di notte, a tal proposito, una catena veniva tesa tra una sponda e l'altra del fiume per impedire passaggi notturni al fine di evadere le imposte. Quando si cominciò a parlare della prossima inaugurazione della nuova linea ferroviaria e l'industria della seta iniziò a mostrare segni di crisi le resistenze degli industriali, che in precedenza si erano opposti[11] furono superate, prevalendo la necessità di avere un nuovo sbocco occupazionale. Il trasporto fluviale sarebbe entrato in crisi con l'avvento del trasporto su rotaia, e questo spinse le autorità locali a richiedere, a Vienna, che fosse scelto Borgo Sacco come sede della Manifattura. Un ruolo determinante in questa scelta, che avrebbero trasformato l'econonomia locale, fu quella della famiglia saccarda dei Bossi Fedrigotti[12], depositaria da secoli del privilegio concesso dall'autorità imperiale per il traffico commerciale sull'Adige[13]. I Bossi Fedrigotti infatti si spesero per la costruzione, sul loro territorio, della Imperial-Regia Fabbrica Tabacchi.

Con la fine annunciata del lavoro degli zattieri l'intera economia dell'area di Borgo Sacco e, in larga misura, di quella di Rovereto, assistette ad un passaggio ideale di consegne tra chi aveva lavorato sul fiume e chi stava iniziando a lavorare nell'opificio. Dal momento dell'apertura della Manifattura tabacchi, avvenuta nel 1854, la richiesta di manodopera, in particolare di quella femminile, richiamò da tutti i paesi della Vallagarina e anche da aree limitrofe, come ad esempio da Mori, un grande numero di donne[14]. Questo modificò tradizioni ed abitudini locali, diventando in breve tempo occasione di emancipazione sociale[15]. Le condizioni di lavoro si rivelarono subito abbastanza pesanti e richiesero sacrificio e abilità, ma allo stesso tempo offrirono una sicurezza che altrimenti era difficile da trovare in altre attività. Inoltre rispetto alla situazione che si registrava durante l'800 tra gli operai, uomini e donne, nella manifattura i ritmi di lavoro, la paga, la stessa considerazione nel ruolo sociale erano migliori. Ad un certo punto, a Rovereto, praticamente ogni famiglia ebbe contatti più o meno diretti con la manifattura, e l'essere assunte, per le donne, significava l'aver raggiunto un obiettivo importante[16].

L'emancipazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ponte delle Zigherane a Borgo Sacco, Rovereto

Il nome zigherane, che significa sigaraie, indicava in modo specifico le donne impiegate nella produzione dei sigari, che lavoravano in enormi saloni, disposti in file ordinate[17], ma in seguito il termine si estese ad indicare tutte le donne che lavorano in manifattura. Caratteristica del lavoro era il cottimo, cioè ogni zigherana doveva produrre 750 sigari, utilizzando una quantità precisa di tabacco. In caso di minor produzione scattavano multe, e lo stesso avveniva se si consumava troppo tabacco, mentre invece era un motivo di merito riuscire a produrre sigari di bell'aspetto e buona consistenza utilizzando meno tabacco[18]. Questa modalità di produzione contribuì a far nascere, tra le lavoratrici, solidarietà tra le donne e presa di coscienza del proprio ruolo. Le più abili spesso aiutavano quelle meno capaci a raggiungere le quote richieste[19] e, in seguito, questo contribuì a far nascere una sorta di Banca del Mutuo Soccorso, usata dalle socie per le esigenze occasionali come un bisogno improvviso o la necessità di dare una dote ad una figlia. Le zigherane, sin da subito, seppero organizzarsi. Cominciarono infatti, pochi anni dopo l'apertura della fabbrica, ad autotassarsi per costruire un ponte sul torrente Leno al fine di accorciare il percorso che dovevano affrontare giornalmente per raggiungere la fabbrica e poi per tornare a casa. In seguito lottarono per ottenere il primo asilo nido aziendale del Trentino (che venne inaugurato nel 1924)[20]. A livello locale le migliaia di donne che per quasi un secolo e mezzo si succedettero al lavoro nella Manifattura produssero un miglioramento economico per tutta la popolazione e un processo di emancipazione femminile unico in tutta la provincia di Trento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Leonardi, Politica economica e industrializzazione: un caso austriaco nel secondo Ottocento, in, Temi e questioni di storia economica e sociale in età moderna e contemporanea: studi in onore di Sergio Zaninelli, Milano, Vita e Pensiero, 1999, p. 653
  2. ^ E. Toldo, Rovereto: memorie, episodi e curiosità dall'origine ai giorni nostri, Rovereto, Arti grafiche R. Manfrini, 1964, p. 76
  3. ^ A. Gerola, I 150 anni del Gigante. Storia della Manifattura Tabacchi di Rovereto attraverso immagini e testimonianze, Rovereto, Edizioni Osiride, 2004, p. 41
  4. ^ Centenario della Manifattura tabacchi di Rovereto, Bologna, Tip. Baldazzi, 1955, p. 21
  5. ^ R. Covino, C. Saccia, Il tabacco in Italia e in Umbria. Produzioni, lavorazioni, consumo, in, “Proposte e ricerche. Economia e società nella storia dell'Italia centrale”, n. 61, anno XXXI, estate/autunno 2008, Ancona, Libreria Editrice Sapere Nuovo, p. 71
  6. ^ “La manifattura diventa ancora più piccola. L’annuncio di Bat: cala la produzione e i lavoratori passano da 171 a 154”, di Bruno Zorzi, in, “L’Adige”, sabato 31 gennaio 2004, p. 31
  7. ^ “La Manifattura Tabacchi chiude. L’annuncio ufficiale: la produzione a Lecce, 146 senza lavoro”, di Gigi Zoppello, in, “L’Adige”, martedì 17 aprile 2007, p. 33
  8. ^ Annalisa Gerola, Zigherana, monumento a memoria su progettomanifattura.it, 2012. URL consultato il 18 luglio 2015.
    «È opera dell’artista Livio Conta, è in bronzo a grandezza naturale, è posta a fianco dell’ex Manifattura Tabacchi e ha il compito di tramandare ai posteri il ricordo un importante pezzo di storia industriale della Vallagarina. È la statua della zigherana, ritratta dall’artista mentre è intenta nel suo lavoro».
  9. ^ A. Gerola, p.18
  10. ^ La Zigherana, p.20
  11. ^ A. Gerola, p.48:
    « Già nel 1834 il Municipio di Rovereto aveva deciso di chiedere al governo austriaco la costruzione di una Manifattura sul suo territorio. Allora la dura opposizione degli industriali della seta e delle pelli, che temevano la concorrenza e l'aumento del costo del lavoro, affossò il progetto. »
  12. ^ La scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti appartiene a questa nobile famiglia
  13. ^ La Zigherana, p.41
  14. ^ La fabbrica delle donne, DVD Fondazione Museo storico del Trentino, 2011, Allora io ero piccola, so che ero bambina e vedevo passar giù le anziane di allora, a piedi, e dicevamo: "passan le zigherane, passan le zigherane" - (al minuto 1 circa)
  15. ^ La Zigherana, p. 20:
    « L'apertura della Manifattura tabacchi diede avvio ad una rivoluzione sociale destinata a cambiare costumi e tradizioni millenarie. In breve lasso di tempo riunì in un solo luogo 1400 donne provenienti dai più disparati paesini della Vallagarina. »
  16. ^ M. Cossali:
    « Le prime zigherane, perché furono chiamate così le operaie che facevano i sigari a mano, furono addestrate nel 1854 e iniziarono a lavorare proprio all’interno della manifattura facendo i sigari. Non c’è una famiglia di Rovereto o dei dintorni che non abbia avuto qualcuno che non ha lavorato in Manifattura, o il nonno o la sorella o il marito o il cognato… qualcuno ha lavorato… perché, come dicevan tutti: “Sei entrata in Manifattura, adesso puoi sposarti” -(minuto 2 circa) »
  17. ^ M. Cossali:
    « Quando sono entrata sono andata ai toscani. C'era una sala con 200 persone, 100 da una parte e 100 dall'altra. Davanti c'erano e più belle nella fila di sinistra, le più brutte erano a destra -(minuto 4 circa) »
  18. ^ M. Cossali:
    « Ti davano il materiale, lo pesavano, e bisognava fare un numero di toscani preciso -(minuto 15 circa) »
  19. ^ A. Gerola, p.75:
    « Chi non riusciva a fare il cottimo, per esempio, veniva spontaneamente aiutata dalle altre. »
  20. ^ Manifattura Tabacchi su visitrovereto.it. URL consultato il 2 luglio 2015.
    «...verso la fine del secolo occupava più di mille operai, in prevalenza donne, le cosiddette zigherane. Furono loro a battersi per istituire il primo asilo nido aziendale del Trentino nel 1924, e ad autotassarsi per costruire un ponte sul torrente Leno per rendere meno lungo e tortuoso il tragitto da casa al lavoro.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Centenario della Manifattura tabacchi di Rovereto, Bologna, Tip. Baldazzi, 1955
  • Operaie, serve, maestre, impiegate (a cura di P. Nava), Torino, Rosenberg & Sellier, 1992
  • Per una storia della produzione del tabacco in Italia (a cura di A. Ciuffetti, R. Covino), in, “Proposte e ricerche. Economia e società nella storia dell'Italia centrale”, n. 61, anno XXXI, Ancona, Libreria Editrice Sapere Nuovo, estate/autunno 2008
  • Storia del Trentino, vol. V L'età contemporanea. 1803-1918 (a cura di M. Garbari, A. Leonardi), Bologna, Il Mulino, 2005
  • Storia del Trentino, vol. VI L'età contemporanea. Il Novecento (a cura di A. Leonardi, P. Pombeni), Bologna, Il Mulino, 2005
  • A. Andreolli, La Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco. Un itinerario tra il settore tabacchicolo del Trentino e l'archeologia industriale, tesi in Storia della tecnica, Corso di Laurea Triennale in Scienze storiche, Università di Bologna, a.a. 2009/2010, relatore prof. Giorgio Pedrocco
  • F. Benedetti, F. Campolongo, G. Cattaneo, A. Cerbaro, D. Leoni, B. Manfrini, E. Zendri, Il ciclo del tabacco. La «Manifattura Tabacchi» (1854-1978): alle origini della classe operaia roveretana, in, “Classe. Quaderni sulla condizione e sulla lotta operaia”, n. 18, anno XI, Bari, Edizioni Dedalo, dicembre 1980, pp. 55–86
  • F. Benedetti, F. Campolongo, G. Cattaneo, A. Cerbaro, D. Leoni, B. Manfrini, E. Zendri, La Manifattura Tabacchi: 1854-1978. Alle origini della classe operaia roveretana (anno scolastico 1977-78), in, Annali roveretani, Serie Strumenti, 3, Biblioteca civica “G. Tartarotti” di Rovereto, 2004, pp. 195–320
  • A. Gerola, I 150 anni del Gigante. Storia della Manifattura Tabacchi di Rovereto attraverso immagini e testimonianze, Prima Edizione, Rovereto, Edizioni Osiride, 2004
  • G. Pedrocco, Appunti per una storia della manifattura del tabacco in Italia fra XIX e XX secolo, in, “Studi e Notizie”, n. 8, Genova, CNR - Centro di studio sulla storia della tecnica, dicembre 1981, pp. 1–11
  • G. Vetritto, La parabola di un'industria di Stato. Il monopolio dei tabacchi 1861-1997, Padova, Marsilio, 2005
  • Annalisa Gerola, I 150 anni del Gigante, Pergine Valsugana (trento), Publistampa Edizioni, 2011, ISBN 978-8896014172.
  • Mario Cossali, Nereo Costantini, Gianfranco Zandonati (a cura di), La Zigherana, una donna operaia - Il monumento alla zigherana presso la Manifattuta Tabacchi di Sacco, Rovereto (Trento), Tipoffset Moschini (col sostegno di Assessorato provinciale alla Solidarietà internazionale e alla Convivenza e della Consiliera di Parità), aprile 2012.

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