Filatoi di Roggia Paiari

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Coordinate: 45°53′09.38″N 11°02′41.79″E / 45.88594°N 11.04494°E45.88594; 11.04494

Filatoio di vicolo Paiari

I filatoi di Roggia Paiari sono un complesso urbanistico di rilevanza storica costituito da sei filatoi edificati tra il 1700 e il 1750 nella zona di Santa Maria a Rovereto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Solo qualche decennio dopo la cacciata dei veneziani (1509) inizia in Vallagarina la coltivazione del gelso e la lavorazione della seta. Dopo di allora, e per oltre trecento anni, la produzione della seta diviene il perno della vita economica, culturale e sociale roveretana.

Per ottenere la seta greggia, veniva innanzitutto coltivato il gelso e allevato il baco da seta (nelle case agricole); i bozzoli nati da 40-45 giorni venivano trasportati al magazzino per il loro soffocamento e stufatura e per ultimo venivano trattati nelle filande (mentre il baco poteva essere mangiato). Va detto, però, che gran parte della seta grezza veniva importata di contrabbando dal veronese. Solo a fine settecento e poi nell'Ottocento la coltivazione dei gelsi si estese nostre campagne: quando le nuove grandi filande industriali soppiantarono gli ormai vetusti filatoi idraulici.

L'arte della seta lavorata, con le tipiche fasi di torcitura e filatura, inizia a Rovereto nella seconda metà del cinquecento. Queste operazioni venivano eseguite nei filatoi. Un primo filatoio idraulico fu costruito nel 1550 in via Portici dai norimberghesi fratelli Ferleger, cui seguì nel 1580 uno molto più grande dei Wegleiter, pure di Norimberga, in via Portici n.1. Alla metà del Seicento se ne contavano solo 6 (quasi tutti norimberghesi: Ferleger, Folckamer, Guttheter, Falzorger) ma nel secolo successivo divennero 38. Questa rapida e importante crescita di filatoi fu resa possibile da nuovi importanti investitori (tedeschi e lombardi) e naturalmente dalla presenza del torrente Leno.

I filatoi di Roggia Paiari, situati nel borgo di S.Maria (già S.Tomaso) sulla riva sinistra del torrente Leno sono il n.31 "Al Zambel" in Via Marsilli; il 32 in via Santa Maria, 25; il 33 nel Vicolo Tintori (denominazione tarda, derivante dall'attività di tintura ); il 34, 35, 36 in via Santa Maria e su Vicolo Paiari.

I filatoi di S.Maria furono edificati alla fine del seicento, eccetto il filatoio n.36 che forse risale addirittura al cinquecento.

Anche dall'altra parte del Leno furono numerosi i filatoi, serviti dalla Roggia Grande, dalla Roggia Piccola, dalle Rogge Riunite. Oggi, lungo queste tre rogge, si possono ancora ammirare nella loro perdurante maestosità.

Quest'attività contribuì positivamente in ambito lavorativo, creando numerosi posti di lavoro, particolarmente per le donne e i giovani, fino alla fine dell'Ottocento. La città di Rovereto, nel periodo della produzione e lavorazione della seta, fiorì anche in campo culturale: infatti venne fondata nel 1750 una delle istituzioni culturali più importanti, l'Accademia Roveretana degli Agiati, a ponte fra le due culture, italiana e tedesca, come si espresse uno dei fondatori, Valeriano Vannetti; furono create anche molte opere pubbliche e palazzi imponenti.

Il filatoio al n.32

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli edifici adibiti alla torcitura e alla filatura influenzarono l'architettura roveretana. Le case, infatti, hanno subito dei cambiamenti, in particolar modo sviluppandosi in altezza, raggiungendo i 7 piani, avvicinandosi così alla struttura del filatoio. Generalmente le abitazioni si articolavano solo su 2-3 piani.

Oggi, numerosi filatoi sono stati restaurati divenendo abitazioni, ma restando di interesse culturale e storico, in quanto testimonianza dell 'industria serica di Rovereto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Accademia Roveretana degli Agiati-Biblioteca Civica Rovereto, Rovereto Magia della seta, Manfrini R. Arti grafiche Vallagarina S.p.a., Calliano (Trento)